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Limiti di velocità ed autovelox per prevenire… e non solo per punire

14 gennaio 2012 Nessun commento

Vignetta di Carmelo Solarino

Oggi più che mai si levano alti i cori di utenti della strada, specie dei motociclisti, contro i sistemi di controllo della velocità come autovelox e laser.
Sembra che ormai molti comuni italiani aggiustino i loro traballanti bilanci, con le entrate derivanti da questi sistemi di controllo.
Facciamo attenzione: l’utente della strada non chiede l’abolizione di questi metodi (questo dev’essere chiaro) ma si augura che gli stessi vengano utilizzati in maniera corretta ed al preciso scopo di prevenire e non solo punire.
Per questo occorre che gli autovelox vengano installati in luoghi dove veramente l’eccessiva velocità può dimostrarsi pericolosa per la particolare situazione del territorio che la strada attraversa.
Mettere un limite di velocità di 50 Km/h in un centro abitato sta bene a tutti, ma posizionarlo su una strada nazionale, in un rettifilo di oltre un chilometro dove non vi sono nè abitazioni nè crocevia o strade intersecanti, mi sembra veramente eccessivo!
Sono limiti di velocità che forse andavano bene una quarantina di anni fa quando un’auto che andava a 100 Km/h ti metteva addosso un’apprensione paurosa, e che i 50-60 Km/h potevano già rappresentare una velocità di crociera.
Non certo oggi che i 100 Km/h si toccano con una vettura media inserendo già la seconda marcia.
Come si può pretendere ai tempi odierni di percorrere un rettifilo interminabile stando con il contachilometri che punta sui 50 Km/h?
E’ naturale che un autovelox installato in quel tratto di strada farà una strage di chiunque vi passi, portando nelle casse del comune che lo gestisce un discreto gruzzoletto.
Senza tralasciare quei particolari casi di segnaletica veramente assurdi.
Cartelli segnanti velocità di 30 Km/h lasciati lì dopo lavori di rifacimento della sede  stradale  eseguiti anni prima.
Cosa succede se si monta un autovelox dopo quel cartello?
Altro caso strano ed anche abbastanza frequente è l’avvicendarsi di cartelli segnalanti limiti di velocità che variano nell’arco di un centinaio di metri.
Del tipo: 40 Km/h (in un rettifilo) e dopo 100 metri si passa con un cartello che ne indica 70 o addirittura il cartello bianco che segnala la fine del divieto.
Cosa è cambiato nell’arco di questo breve spazio?
Poi nello stesso rettifilo dopo alcune centinaia di metri ricompare il cartello che indica la discesa a 50.
Niente traverse, niente incroci, niente pericoli.
Anche in questo caso, piazzando un autovelox dopo il cartello dei 50, sono multe assicurate.
Cominciamo allora col togliere queste segnaletiche poste in luoghi dove non ha senso andare a 50 Km/h e togliamo anche quei cartelli dimenticati da tempo, apparentemente innocui ma pronti per essere sfruttati quando più avanti c’è un bell’autovelox che ci aspetta!

Ma la strada è veramente una giungla d’asfalto?

8 maggio 2011 2 commenti

Nonostante le nostre reiterate lamentele sulla sicurezza, le strade non verranno rivestite di gommapiuma ma solo di ruvido asfalto; i guard rail non verranno coperti con cuscini imbottiti di piuma d’oca ma resteranno sempre di tagliente e duro metallo; gli automobilisti non saranno mai cortesi ma adotteranno sempre la legge del più forte; le forze dell’ordine non faranno opera di prevenzione ma si limiteranno solo a piazzare i loro vari marchingegni punitivi; i motociclisti coglioni resteranno tali anche dopo aver superato gli esami di abilitazione alla guida; gli altri rimanenti motociclisti coglioni rimarranno tali anche se qualcuno mandandoli a quel paese gli ricorderà quanto siano coglioni; le case motociclistiche continueranno a costruire ordigni da 200 cavalli – oggi – e da 400 domani; gli incoscienti che ancora nel 2011 si ostinano a circolare senza casco continueranno a farlo; gli smanettoni non rispetteranno i limiti di velocità e continueranno ad andare a 160 Km/h nelle tangenziali; gli scooteristi – esseri al di sopra di ogni regola stradale e civile – continueranno a guidare come hanno sempre fatto, innalzando esponenzialmente le statistiche degli incidenti in Italia.

Forse in primis dovrei smettere di parlare di educazione stradale per i più giovani, di paternali, di maturità alla guida, di patenti speciali, di corsi scolastici preparativi, di strade, di buche, di guard rail, ecc…
Personalmente non credo più a quel tipo di favola e non perché non esistano i sistemi per migliorare le cose, ma più semplicemente perché giunti al punto in cui siamo, mi sembra impossibile rimettere a posto le cose.
La strada è sempre più simile ad una giungla d’asfalto, e chi vuole entrarci deve conoscerne tutti i segreti e tutte le insidie… e forse solo così potrà sopravvivere!

Guard rail assassini!

23 marzo 2009 10 commenti

imageSembra che oggi finalmente ci sia una forte sensibilizzazione nei confronti della pericolosità che gli attuali guard rail rappresentano per tutti coloro che viaggiano su due ruote.
Un motociclista che ha la disgrazia di andare ad impattare contro una di queste barriere metalliche non ha scampo, in special modo se vi giunge dopo una scivolata.
Chi moltissimi anni addietro ha progettato questi guard rail lo ha fatto al solo scopo di salvaguardare l’incolumità di coloro che circolano su quattro ruote e non certo pensando al motociclista, anche in considerazione del fatto che allora le moto erano ancora considerate un mezzo utilitario ed ancora un po lontane dall’essere utilizzate come mezzi per il turismo o atte ad affrontare lunghe percorrenze, così come avviene oggi.
Noi motociclisti non pretendiamo che i guardrail vengano costruiti di morbida gomma piuma e nemmeno rivestiti di peluche, ma auspichiamo che nella sua futura riprogettazione si tengano presenti i problemi di chi va su due ruote.
Sappiamo tutti benissimo che il pericolo più grande per noi motociclisti è rappresentato dai quei montanti scoperti che sostengono le barriere del guard rail.
Ebbene, in caso di scivolata il centauro che ci va ad impattare finisce per lasciarci la pelle o ne esce in condizioni pietose.
La soluzione è semplice: basta proteggere quei micidiali montanti con una ulteriore barriera che non consenta ad un corpo in scivolata di andarvi ad impattare.
Nel mio piccolo, anzi piccolissimo, vorrei dare un contributo alla nostra causa pubblicando un disegno – da me ideato e realizzato da Benedetto Tarantino -  il quale forse, in maniera un pò tragica, illustra senza alcun commento ciò che rappresentano per noi gli attuali guard rail.

Se vuoi esporre questo banner nel tuo blog, copia e incolla nella sidebar  il codice  HTML sottostante:
<img src=”http://i12.photobucket.com/albums/a223/willygt/bannerguardrailassassiniCS-BT.jpg” border=”0″ alt=”Photobucket”></a>

E se un giorno ritornassero i sidecar?

29 gennaio 2009 7 commenti

Bmw R 68 sidecarTempo addietro, parlando con un amico appassionato di moto, il discorso cadde sui sidecar.
Lui asseriva che ormai il sidecar è da considerare estinto poiché il tipo di circolazione d’oggi non consente più ad un mezzo del genere di districarsi agevolmente fra gli spazi ristrettissimi ormai a disposizione.
Rimanere intrappolati fra le maglie del traffico inalando i miasmi degli scarichi non è cosa da augurare a nessuno.
Cose d’altri tempi, quando questi rappresentava un efficace mezzo di trasporto per una intera famiglia, naturalmente quando non c’erano i soldi per potersi comprare una topolino, e quando le strade non erano ancora le bolgie che son diventate oggi.
Era un mezzo di trasporto per il lavoro, ma anche di svago nei giorni festivi, quando si caricava all’inverosimile per andare a trascorrere una giornata al mare.
Ci si metteva tutta la famiglia (a volte anche 4 persone).
Lui naturalmente alla guida, lei seduta sul carrozzino con un piccolo fra le gambe aggrappato al maniglione, il figlio maggiore seduto dietro il conducente, e se ce n’era un altro questi si andava a piazzare in uno strapuntino che si trovava nella coda del carrozzino, (non tutti ne erano dotati) aprendo un piccolo portello che bloccandosi in posizione verticale fungeva da schienale.
Tutte le vettovaglie si piazzavano dentro il muso del carrozzino, mentre l’ombrellone e qualche sediolina si legavano dove c’era la possibilità di attaccarli.
Camminare con il side non dava grandi soddisfazioni di guida, specie se caricato in quel modo, ma era pur sempre un mezzo che consentiva di allontanarsi autonomamente per raggiungere la meta preferita.
Un rimedio per chi non poteva acquistare un’auto, ma anche ambito da chi nemmeno poteva permettersi di comprare una Vespa.
Sul finire degli anni cinquanta cominciò il suo declino poiché il boom dell’auto prese campo anche in Italia dove le piccole Fiat Cinquecento e poi le Seicento, ne interruppero definitivamente la sua lodevole carriera.
Ho avuto modo negli anni ’80 di condurre una moto con side, ed esattamente una Jawa 350 con motore bicilindrico a due tempi.
Non era certo un grande andare: oltre i 70 all’ora già te la facevi addosso, e dopo alcuni chilometri le braccia e i polsi avevano bisogno delle attenzioni di un fisioterapista.
Però era un gran piacere guidarlo, specie quando riuscivi a trovare dei tragitti stradali con fondo regolare e prive di traffico.
Poi tutti ti guardavano incuriositi, magari pensando che una cosa del genere non serviva proprio a nulla se non per fare della “pomata”.
Ricordo poi un particolare curioso!
Un giorno attraversando una borgata della mia città, un gruppo di ragazzotti seduti su un muretto cominciarono a ridere a squarciagola e dulcis in fundo mi presero anche a pernacchie.
Capii che il side era considerato da loro come una stravaganteria, qualcosa per farsi guardare, e non certo il mezzo da loro sognato, quello che li avrebbe tolti dalla loro condizione di appiedati.
Ma ritornando ai nostri giorni ed all’affermazione del mio amico, io gli risposi che forse un giorno sarebbero ritornati e non tanto come dettame di una moda, ma più semplicemente come un mezzo ecologico.
Alla parola ecologico lui si incuriosì poiché non riusciva a capire cosa poteva avere un side di ecologico.

Gli spiegai che un giorno non molto lontano la trazione elettrica si sarebbe Royal Enfield sidecardimostrata una valida alternativa ai motori che utilizzano carburanti derivanti dal petrolio e che avrebbe certamente rappresentato una sorta di ponte fra quest’ultime motorizzazioni e quelle alternative che vedranno l’utilizzo di energie differenti dal petrolio.
Ecco il mio pensiero: un sidecar elettrico, che consente di stivare nel suo carrozzino tutte le batterie che si vogliono e che gli consentirà autonomie per ora impensabili ad un normale mezzo a due ruote.
Molto più piccolo e maneggevole di un’auto, poco più grande di questi mastodonti a due ruote con immense borse rigide, che oggi chiamiamo supertourer.

Combattiamo gli automobil-cellularisti!

15 novembre 2007 6 commenti

cellulare in autoQualcuno mi dia l’opportunità di arruolarmi come ausiliario nel corpo dei vigili urbani o della polizia.
Non esiste un corpo di ausiliari addetto al controllo degli automobil-cellularisti?
Che lo si istituisca!
Dopotutto non abbiamo già gli ausiliari che appioppano multe a destra e a manca a chi posteggia nelle zone blu senza il pass o il pagamento del ticket?
Io sarei il primo ad aderire!
Datemi una paletta rossa, un distintivo  ed un bel blocchetto delle multe e diverrò il castigatore di questo popolo di telefonisti su quattro ruote.
Potrebbero modificare ulteriormente le norme del codice della strada e punire con l’ergastolo e un miliardo di sanzione pecuniaria chi guida con una mano ed il cellulare all’orecchio.
Non otterremmo nulla poiché  noi italici siamo soggetti che non si lasciamo intimorire, specie quando siamo certi che nessuno ci verrà a mettere i bastoni fra le ruote.
Ho fatto dell’ironia  sulle mie intenzioni di arruolamento, ma credetemi certe volte vorrei avere una bella paletta rossa con tanto di scritta polizia di stato o corpo dei vigili urbani per andarla a spiattellare sotto il naso di certi soggetti.
E allora io dico, perché non istituire un corpo di motociclisti ausiliari (naturalmente assunti a contratto o a tempo indeterminato) aventi la mansione di  multare quei soggetti non osservanti le nuove norme in materia di telefonia mobile, applicata ai conducenti di autoveicoli?
A questo punto applicare  multe da 10 mila o da 100 mila euro potrebbe anche avere un senso!

Adrenalina. Impariamo a controllarla.

12 novembre 2007 11 commenti

L’adrenalina è un ormone prodotto dalla ghiandola surrenale.
Oltre ad avere la funzione di vasodilatatore delle arterie muscolari e coronariche, va a stimolare il muscolo cardiaco producendo un notevole aumento dei suoi battiti.
Questo comporta un aumento dell’afflusso sanguigno in tutto il corpo, e in special modo nel cervello dove il maggior apporto di ossigeno e di glucosio lo porta a lavorare con maggiore velocità ed efficacia.
Avremo quindi una risposta cerebrale più rapida coadiuvata da un’altrettanta rapida risposta muscolare.
Questo ormone viene prodotto dal nostro corpo in particolari condizioni: paura, stress, pericolo, e nel caso motociclistico in particolare, dall’emozione e dall’agonismo. Quando andiamo in moto e cominciamo a forzare il ritmo, vuoi perché abbiamo deciso di andare forte vuoi perché qualcuno ci è venuto a stuzzicare… ci accorgiamo che i nostri riflessi, il nostro senso dell’equilibrio, la voglia di osare si accentuano notevolmente, mentre la prudenza, la coscienza e la maturità si affievoliscono.
Ne consegue una guida arrembante, veloce e reattiva dove noi stessi stentiamo quasi a riconoscerci, ma che riusciamo a sviluppare quasi con naturalezza.
E’ l’adrenalina che è entrata in circolo e che la nostra ghiandola surrenale continua a pompare poiché noi ci sentiamo sempre più forti e più sicuri e come tale continuiamo ad insistere e ad osare ancor di più.
Ma ogni motociclista ha il suo limite, oltre il quale non può andare, vuoi per il tipo di moto che si conduce, vuoi per la bravura e la tecnica di guida che si possiede.
L’adrenalina può farti sentire più sicuro, può stimolare al massimo i tuoi sensi, farti sentire un pilota da gran premio, ma non può insegnarti ad andare in moto oltre quei limiti a cui sei abituato andare.
Facile quindi immaginare cosa può accadere in determinate situazioni ed è facile prevedere cosa potrebbe accadere ad un pischello neo possessore di una ipersportiva da 140 cavalli.
Se l’adrenalina da un lato può anche aiutarti in determinate situazioni dove occorrono rapide risposte cerebrali e muscolari, dall’altro può danneggiare in quanto contribuisce a falsare la reale percezione del rischio e dei tuoi effettivi limiti.
Ecco allora che occorre imparare a controllarla, o meglio, a saperla gestire.
Quando ci accorgiamo che stiamo guidando in una maniera per noi inusuale dobbiamo avere la forza di volontà di rallentare ed attendere che l’effetto dell’adrenalina cessi (bastano pochi minuti).
Se stiamo duellando all’ultimo sangue con qualche motociclista lasciamolo andare per la sua strada, mentre se ci siamo gasati da soli fermiamoci al primo distributore di benzina o al primo bar e fumiamoci una sigaretta (ottima per metabolizzare rapidamente l’ormone) o beviamoci sopra un buon succo di frutta.
Una volta smaltito l’effetto dell’ormone ci sentiremo più calmi e rilassati e vedrete che andare in moto ci sembrerà ancora più bello ed appagante.

Le donne “zainetto”.

6 novembre 2007 2 commenti

Cercano col lumicino il loro centauro, e più la moto è potente, sportiva e scomoda, più loro sono appagate.
Poco importa se il centauro è un pivello, se non ha esperienza e maturità nella conduzione di una supersportiva.
L’importante è che dia tutta manetta e la faccia inebriare di adrenalina.
Quello che può venire dopo ha poca importanza!
Il suo cavaliere è lì davanti tutto ingobbito sopra quel piccolo manubrio, mentre armeggia con freno frizione e cambio in una spasmodica lotta contro lo spazio e il tempo.
Le ansie, le paure, le colpe, le responsabilità, la prudenza, cessano di esistere.
Quello che conta è la strada che corre velocissima dinnanzi a loro e quel motore che urla come un dannato.
L’adrenalina scorre a fiumi e libera tutti e due da ogni pensiero e forse… da ogni frustrazione.
Si dimentica tutto il mondo circostante!
Solo loro due su quel mostro meccanico comandato dalla loro stessa volontà.
E lui, il centauro, senza un attimo di respiro va come un dannato!
Si sente grande perché in quel momento è padrone di due vite: la sua e quella della povera compagna.
Lei non dimostra di aver paura, anzi!
Dopotutto davanti c’è il suo cavaliere, colui che la proteggerà per sempre.
E così tutto il corso della sua giovane esistenza sta su quella piccola porzione di strapuntino!
Lo studio, il lavoro, le ambizioni, le speranze, i genitori, i loro sforzi per tirarla su, per darle un’adeguata istruzione.
Adesso tutto questo è nelle mani di un deficiente che crede di dimostrare chissà che cosa, forse la sua virilità, forse la sua bravura, ma che non si è mai soffermato un attimo a riflettere sulla grande responsabilità che porta dietro le spalle.
Povero zainetto! :)

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