Ho sognato… la Moto Guzzi che vorrei!
Ho sognato… che ero diventato un guzzista praticante.
Avevo una moto che non potrei ben definire, ma sul suo serbatoio vi era raffigurata l’aquila… un’aquila in bassorilievo che quasi sembrava volersi staccare dal serbatoio per librarsi in volo.
La moto era agile, leggera, bella, filante… i suoi colori erano brillanti e ben intonati.
Il suo motore poi era particolare: il solito bicilindrico trasversale, ma molto più compatto, con i cilindri meno sporgenti e con un carter motore molto più corto e meno massiccio.
Il sound del motore era ovattato forse per via del raffreddamento a liquido, e non faceva il solito “puf puf”.
Saliva di giri con una rapidità impressionante e non aveva quella fastidiosa coppia di rovesciamento.
La moto era leggiadra come una gazzella ed in città sgattaiolava fra le auto che era un piacere.
Sicuramente il suo peso era alquanto ridotto e ad occhio e croce i suoi chili si potevano stimare non oltre i 200.
Mi recavo al magazzino ricambi Guzzi poiché desideravo acquistare una borsa dedicata in pelle, e con grande meraviglia questa comparve sul bancone del ricambista come per incanto!
Non mi importò molto chiederne il suo prezzo poiché fui contento di trovarla lì, immediatamente!
Chiesi anche un pedalino del cambio che mi si era storto in una banale caduta da fermo.
Il magazziniere guardò sul suo computer e dopo aver digitato sulla tastiera alcune voci scomparve dietro alcune scaffalature per ritornare con in mano quel piccolo gioiello di alluminio.
Non costava certo due lire, ma l’averlo immediatamente fra le mani non mi fece pensare nemmeno per un attimo al suo costo.
Accanto al magazzino ricambi vi era l’officina dove io avvicinai per chiedere qualche consiglio al meccanico relativamente ad un problema di vibrazioni e di scarsa coppia sotto i 5.000 giri.
Mi fu detto che la Guzzi aveva affettuato i richiami su tutte le moto che accusavano questi problemi.
Se al sottoscritto non era pervenuto nulla avrebbe provveduto lui stesso a segnalarlo alla casa madre, e per questo si appuntò numero di telaio e data di immatricolazione… il mio telefono e l’indirizzo di residenza.
Mi disse che quanto prima avrei ricevuto notizie.
Il pedalino fu cambiato in un attimo così come in un attimo fu installata la borsa.
Nulla da pagare, una stretta di mano e il meccanico tornò ad armeggiare attorno al motore di un’altra Guzzi.
Accesi la moto e prima di avviarmi voltai lo sguardo verso la concessionaria dove su un alto traliccio metallico svettava imponente l’aquila della Moto Guzzi.
Mi sentii orgoglioso di appartenere a questa grande ed unica famiglia, orgoglioso di avere fra le mani una moto dal cuore tutto italiano, che tutto il mondo ci invidia e che nessuno,
dico mai nessuno, ha saputo imitare!




 
 



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