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Scooteromani!

30 dicembre 2009 Melus 4 commenti

scooter nel trafficoMiei cari scooteristi, così non va!
E visto che ormai lo scooter è diventato una mania, da oggi in poi vi chiamerò con l’appellativo di scooteromani.
Il modo di guidare della stragrande vostra maggioranza è riprovevole.
E’ pur vero che in queste giornate di pura follia, dovute alle ricorrenze delle festività natalizie e di fine anno, dove la gente corre a destra e a manca in una spasmodica e febbrile ricerca di regali e cotillions, il traffico cittadino è diventato una vera bolgia infernale, portando molti automobilisti ad effettuare manovre scellerate.
Ma voi mi sembra che abbiate toccato il fondo, anzi, lo state raschiando.
In queste giornate ho visto cose inaudite, una sorta di anarchia totale verso tutto ciò che dovrebbe essere regolamentato dal codice della strada.
Adesso c’è anche chi non può attendere nemmeno che il verde del semaforo gli consenta l’attraversamento di un crocevia.
Si passa anche con il rosso, e chi s’è visto s’è visto!
Tanto di vigili urbani agli incroci non ce n’è nemmeno l’ombra (qui a Palermo li vediamo solo quando deve venire un’autorità) e quindi perché rispettare le regole del codice e del buon senso? Cosa può cambiare attendere ulteriori 30 secondi o un minuto nell’attesa che giunga il verde? Totalmente nulla dal lato spazio-tempo, ma se si finisce per essere investiti in pieno da un automobilista che attraversa l’incrocio nel pieno diritto che gli consente quella luce verde, allora le cose cambiano, e come se cambiano.
E lo sanno i conducenti delle ambulanze, il pronto soccorso degli ospedali, lo sanno i chirurghi che suturano le ferite, lo sanno gli ortopedici e i fisioterapisti.
Una volta lo scooter aveva un’altra connotazione e veniva considerato dai più come un mezzo utilitario dove si procedeva al riparo dagli schizzi, dalle intemperie e dove la velocità contava poco o nulla.
Oggi tutto è cambiato e lo scooter è diventato uno strumento offensivo: potente, velocissimo, ma anche maledettamente pesante e mal frenato in proporzione alla sua esuberanza, il più delle volte viene usato da giovani incoscienti che non si rendono conto di cosa hanno in mano, ma anche da automobilisti incazzati che si convertono a tale mezzo e lo vedono come una rivalsa nei confronti di tutti quei momenti in cui sono rimasti imbottigliati tra le maglie del traffico con le loro scatole di lamiera.
Forse dovreste fare un passo indietro, riconsiderando questo mezzo per quello che effettivamente è: un mezzo utilitaristico.
Ma occorre anche che cambi la vostra mentalità, cari scooteromani, poiché il possesso di tale mezzo non vi autorizza ad agire in piena anarchia, e ricordatevi che il più delle volte chi ci rimette siete proprio voi!

Motociclisti, mosche bianche… scooteristi, come le mosche!

8 dicembre 2009 Melus 5 commenti

Honda Griffon. Il maxi scooter Honda anti T-Max

Honda Griffon. Il maxi scooter Honda anti T-Max

Purtroppo lo dobbiamo ammettere: la motocicletta è un mezzo in estinzione.
Basta prestare un pò d’ attenzione ai mezzi che circolano per le nostre strade per accorgerci immediatamente di questa realtà.
Chi ha vinto è lo scooter!
Se guardiamo gli appositi  posteggi dedicati ai mezzi a due ruote ci accorgiamo che la schiacciante maggioranza è costituita da scooter; se ci soffermiamo ad osservare i mezzi posteggiati sui marciapiedi ci accorgeremo che per il 90% sono degli scooter; se dovessimo soffermarci per alcuni minuti ai bordi di un asse viario principale e ci metessimo a contare il transito dei mezzi a due ruote (così come mi è capitato di fare durante l’attesa di un autobus) potremmo annotare, su 100 mezzi,  il passaggio di 95 scooter a discapito di 5 motociclette.
Qualcuno potrebbe obiettare  dicendo che lo scooter è la regina dei centri abitati e la moto invece rimane l’ incontrastata regina della strada aperta.
Anche qui sorge qualche dubbio poiché le elevate potenze e velocità raggiunte dalle ultime generazioni di scooter, unite alla comodità, alla facilità di guida ed alle notevoli capacità di carico, hanno fatto si che anche lo scooter sia diventato un mezzo per eccellenza su questo tipo di strade.
Nulla da ridire su tutto ciò, poiché è ormai chiaro che lo scooter, o ciò che ne uscirà in futuro dalla fusione di due filosofie e due stili, sarà il mezzo del domani!
E lo vediamo già oggi con delle moto che assomigliano sempre più ad uno scooter e scooter che a guardarli  non sono altro che moto rivestite da ampie strutture di plastica.
Dopotutto le motorizzazioni future faranno grande uso di energia elettrica, di gas, di idrogeno e qualche altra diavoleria che per adesso resta nei cassetti di chi ha il comando nella stanza dei bottoni.
Occorrono quindi dei mezzi capaci di ampia possibilità di stivaggio per contenere accumulatori, per applicare cellule fotovoltaiche, per installare bombole e quant’altro possa servire a garantire l’erogazione di una fonte di energia che possa far funzionare un motore.
E questo lo si può ottenere solo con gli scooter.
Gli appassionati della cambiata all’ultimo giro, del propulsore tutto a vista, del serbatoio sotto il mento, dell’ ululato del “quattro cilindri” o del bombardamento del bicilindrico o ancora del sound pacioso e borbottante tipico del “V” stretto longitudinale, dovranno rinunciare a tutto questo.
Niente più cromature da lucidare, niente catene da lubrificare, niente silenziatori da modificare, niente motori da coccolare.
Solo un acceleratore, un freno e tanta  anonima plastica monocolore.
Tutto molto più semplice per le nuove generazioni che cercano la vita facile e che non amano porsi tanti problemi.
Il futuro sarà quindi dello scooter, mentre le moto saranno costrette a gravitare in un ambiente di nicchia, dove motociclisti nostalgici o testardi continueranno ad armeggiare con cambio e frizione, accomodandosi  su selle scomode che non smorzeranno di certo l’azione di sospensioni tarate sul rigido.
In cambio avranno un mezzo che risponderà all’unisono a tutte le loro volontà facendoli sentire un tutt’ uno nel rapporto uomo-macchina, quel rapporto tanto amato dai motociclisti di ieri e da quelli che ancora rimangono oggi!

Ducati Cruiser. Uno scooter d’epoca!

5 maggio 2009 Melus 5 commenti
Ducati Cruiser

Ducati Cruiser

Quando si parla di scooter che hanno fatto la storia, la nostra attenzione si focalizza immediatamente sul duopolio di Vespa e Lambretta.
Per noi italiani non sono esistiti altri scooter, anche se occorre ricordare che molte case motociclistiche sin nell’immediato dopoguerra e nella loro breve o lunga vita hanno sempre tentato di inventare qualcosa che potesse coprire questo settore, che risultava essere molto promettente considerati i grandi sviluppi e i larghi consensi ottenuti dalla Piaggio e dalla Innocenti per i loro scooter.
Alcune case produttrici di motocicli hanno cercato di sfruttare questo filone pur non avendo ampie conoscenze in questo settore.
Si vedevano così delle moto ricoperte da pannelli e carenature che in un certo senso dovevano rendere tale mezzo più pulito, comodo e fruibile e il più possibile simile ad uno scooter.
Persino il motore veniva nascosto da una carenatura, poiché come negli scooter, questi non doveva  essere in vista.
Nacquero così degli ibridi che portarono a dei flop quasi immediati, anche se oggi tali moto scooterizzate sono molto ricercate dai collezionisti.
Vi furono invece altre case che pur producendo esclusivamente motocicli si rimboccarono le maniche progettando ex novo degli scooter che non avevano nemmeno un bullone in comune con la originaria produzione motociclistica.
Purtroppo l’originalità e la qualità  dei progetti Vespa e Lambretta  portava la concorrenza a sconfinare in soluzioni a volte troppo ricercate e sofisticate  per essere accettate da un pubblico abituato alla razionalità ed alla semplicità dei due miti italiani che avevano fatto scuola nel mondo.
Questo fu il caso della Ducati, la quale presentò alla Fiera di Milano del gennaio 1952 uno scooter di altissima qualità e dalle soluzioni tecniche d’avanguardia, sicuramente superiori a quanto offriva in quel periodo il mercato.
Si trattava del Ducati Cruiser, dotato di un motore a 4 tempi di 175 cc. (primo in Italia per la motorizzazione di uno scooter) con valvole comandate da aste e bilancieri e gruppo termico orizzontale disposto trasversalmente al telaio.
Il cambio, altra grande novità, era idromeccanico a convertitore di coppia, mentre l’accensione elettrica veniva comandata da un pulsante azionabile con il piede.
Notevole la potenza: 8 cavalli a 4.000 giri.
Lo studio del telaio e della carrozzeria  venne affidato alla matita del carrozziere Ghia, mentre la parte meccanico-tecnica all’estro ed all’inventiva dell’ing. Antonio Fessia, con precedenti in campo aeronautico.
Fra le altre peculiarità del Cruiser vi è il gruppo cambio completamente distaccato dal gruppo termico da cui prende il moto tranne un albero con giunto elastico.
Esso fungerà da forcellone posteriore mentre le sue oscillazioni verranno ammortizzate da sospensioni composte da tamponi in gomma.
La forcella anteriore è invece monobraccio lavorante su biellette ed ammortizzata anch’essa da tamponi in gomma.
Il gruppo termico veniva ulteriormente raffreddato da un’ampie presa d’aria poste sia sullo schermo anteriore dello scooter che sui pannelli laterali.
A dire il vero la linea del Cruiser, forse anche a causa delle sua dimensioni extra large risultava un po’ pesante, sia di linea che di peso, considerato che eravamo nell’ordine dei 100 Kg.
La ruota di scorta, a differenza di quanto avveniva  sugli altri scooter trovava posto, perfettamente celata dietro lo scudo sinistro.  Dobbiamo anche dire che il Cruiser fu il primo scooter a montare le frecce.
Purtroppo la causa del suo elevato prezzo, dovuto alle elevate soluzioni tecniche (300.000 lire, ovvero circa tre volte il costo di una Vespa) non portò a quegli obiettivi di vendita sperati e così anche il Cruiser ben presto si rivelò un flop.
Ne vennero prodotti circa 1.000 in un periodo compreso fra il 1952  fino al 1953.
Oggi questo scooter è ricercatissimo dai collezionisti che non disdegnano di sborsare cifre elevate anche per un modello che richiede grandi cure per il suo restauro.
Nelle riviste specialistiche viene quotato circa 2.000 euro nelle condizioni di buona conservazione, ma ad onor del vero mi sembra una quotazione che non rispecchia la realtà.
Difficilissimo da reperire vuoi per la limitata produzione, vuoi perché ritenuto quasi immediatamente un oggetto da collezionismo, proprio per le sue soluzioni tecniche d’avanguardia, il Cruiser risulta alquanto laborioso da restaurare proprio per la scarsa  disponibilità di pezzi di ricambio.
Per chi si volesse cimentare in un’operazione del genere il mio consiglio personale è quello cercare un mezzo che sia perfettamente completo ed originale nella sua componentistica.
La carrozzeria, anche se malmessa e con qualche punto di ruggine non dovrebbe presentare problemi.
Molta attenzione invece alla ruggine sul pianale ed alla costola di irrigidimento dello stesso.
L’ideale sarebbe trovare un mezzo marciante, sperando sempre che il cambio idromeccanico ad invertitore di coppia sia a posto.

Dove sono le medie cilindrate?

3 aprile 2009 Melus 9 commenti

imageIn una società dove ormai il mezzo meccanico rappresenta una appendice della persona che lo possiede, e dove il benestare di un soggetto si misura in base alla lunghezza di una barca ed al costo del suo SUV, e dove la cazzutaggine di un motociclista viene valutata in base alla quantità di cavalli che quest’ultima riesce a scatenare, ebbene, dinnanzi a tutto questo fa piacere sentire che sempre più frequentemente vi sia qualcuno che continua a stupirsi del fatto che le case motociclistiche siano sempre più orientate verso produzioni di moto altamente performanti, mentre scompaiono dai listini le moto di media cilindrata, quando per media cilindrata si intendono quelle moto che vanno dai 350 ai 500 centimetri cubici.
Occorre che le case motociclistiche capiscano che le medie cilindrate non sono esclusivo appannaggio di sfigati dal portafoglio sgonfio, o mezzo prediletto di neo patentati intimoriti dalla mole e dalle cilindrate, o ancora mezzo esclusivo per donne che hanno preferito la moto allo scooter.
Le case motociclistiche devono capire che il futuro della moto non può essere solo incentrato su un aumento costante delle cilindrate e dei cavalli fino all’infinito, e che invece quanto prima si ritroveranno a dover affrontare una inversione di marcia, proprio in base agli elevati costi del carburante, alla scarsezza e alla durata delle scorte, all’effetto serra.
Ma a prescindere dai problemi ambientali penso che sia venuto il momento, per le case motociclistiche, di rimboccarsi le maniche e cominciare a sfornare qualche bel modello di media cilindrata con motorizzazione moderna, leggera, economico nei consumi e nella manutenzione, performante nella sua classe di cilindrata, senza andare a depotenziare modelli di maggiore cilindrata o a ripescare i soliti progetti anni ‘70/ ‘80 riveduti e corretti.
Non moto mortificanti per motociclisti mortificati, così come sembra che vadano le cose oggi, ma moto di nuova generazione per motociclisti intelligenti che intendono ancora usare le due ruote per divertirsi e non solo per correre, che sanno benissimo che con 50/60 cavalli alla ruota e una moto leggera si può fare proprio di tutto.

Dove sono finiti gli scooter di una volta?

16 dicembre 2008 Melus 11 commenti

Voi pensate che ci possa essere qualcuno che fra una trentina d’anni si metta a restaurare uno di questi scooter fatti tutti di plastica?
Che una di queste vasche da bagno informi e prive di qualunque personalità possa un giorno essere considerata da qualcuno un mito?
Che qualcuno si possa mettere alla caccia di un determinato modello poiché lo stesso lo aveva posseduto suo padre o lui stesso tanti anni addietro?
Certo, la plastica gioca un ruolo determinante sulla longevità di un mezzo.
Le plastiche con gli anni perdono la loro elasticità e si cristallizzano.
Basta un nonnulla e si spaccano.
E finchè ci sono i ricambi allora tutto si sostituisce ma fra qualche decina d’anni cosa si può trovare nei magazzini se già sin d’ora è quasi impossibile recuperare qualche ricambio di un modello già uscito di produzione?
Il risultato: mezzi effimeri che nessuno un giorno cercherà e che cesseranno di esistere una volta mandati dagli sfasciacarrozze.

Nessun paragone potrà essere fatto con ciò che furono le nostre Vespe e Lambrette, vuoi come mezzi che rappresentarono la rinascita della motorizzazione nell’immediato dopoguerra, vuoi come mezzi che ancor oggi è possibile restaurare con una disponibilità di ricambi eccezionale, e, cosa più importante, poterne usufruire come fossero mezzi attuali.
Ho visto scocche di vespe e lambrette che sotto le mani di abili carrozzieri, saldatori e battilamiera sono tornate come nuove, pronte per accogliere i loro inseparabili motori.
Il segreto della riuscita di questi stupendi restauri sta nel desiderio del suo proprietario di far ritornare in vita qualcosa che ha fatto storia, che lo ha accompagnato per tanti anni della sua vita e che ha fatto breccia nel suo cuore.
Scusate tanto, ma credo proprio che questi effimeri scatoloni di plastica che il progresso oggi ci regala, non lasceranno dietro di se, altro che il nulla!

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