Archivio

Posts Tagged ‘Moto Guzzi’

Trofeo Motoraid Montepaschi. “Una Storia Italiana”

28 maggio 2010 Willy 1 commento

Trofeo Motoraid Montepaschi

Ai primi 20 Iscritti al Motoraid della Valle Santa, in regalo la Tessera FMI 2010.

Il prossimo 29-30 Maggio si terrà il terzo appuntamento in cui il Moto Guzzi World Club presenzierà assieme al Monte dei Paschi di Siena ai Motoraid 2010 della Federazione Motociclistica Italiana.
Si ricorda che per partecipare alla gara vera e propria del Motoraid è necessario essere Soci FMI.

La Federazione Motociclistica Italiana regalerà ai primi 20 Iscritti appartenenti al Moto Guzzi World Club (esibire la tessera MGWC o il pagamento quota 2010) e ai correntisti MPS (esibire un bancomat/carta di credito a marchio MPS) la tessera FMI 2010.
Il costo d’iscrizione alla gara sarà inoltre scontato al 50%.
L’iscrizione deve tassativamente essere fatta il Sabato, poiché la licenza ha validità dalle 0,00 della giornata successiva.

L’area di partenza del Motoraid, delle Prove speciali e del Test Moto Guzzi è sita in: Parco Bonangelico Vanni, Via Palmiro Togliatti 02015 – Santa Rufina – fraz. Città Ducale (RI).

Durante tutto il week end, a partire dal Sabato dalle 10,00 alle 18,00 Domenica dalle 9,00 alle 17,00 la Concessionaria di Zona Fiorenzi (0763-390055) seguirà le prove su Strada delle moto della Gamma Modelli 2010, mentre allo stand MPS, oltre a ritirare i gadget “una Storia Italiana”, sarà possibile conoscere i prodotti finanziari MPS per l’acquisto di una Moto Guzzi.
Prenotazioni per le prove direttamente in loco o telefonando in Concessionaria.

INFO EVENTO: unastoriaitaliana@motoguzziworldclub.it

PER ISCRIZIONI AL MOTORAID: Francesco Giraldi – Presidente Club FMI MotoClub 97 Cell. 338-9074981 motoclub97@libero.it

Moto Guzzi… poco pubblicizzata

22 gennaio 2010 Melus 17 commenti

Mi capita saltuariamente di assistere alla trasmissione televisiva Tg2 motori, dove quasi ogni volta, oltre ad auto da sogno, si fanno degli interessanti test, indovinate su che moto?
Naturalmente BMW!
Non ricordo di avere mai visto servizi sulla Moto Guzzi Stelvio e sulla Bellagio o ancora sulla Griso.
Me li sono forse persi?
O non sono mai stati fatti?
Ed a questo punto mi chiedo: una casa motociclistica per far effettuare un servizio su un suo modello di moto, cosa deve fare?
O meglio: sono le case motociclistiche che debbono chiedere un eventuale servizio o è lo staff del Tg2 motori che effettua liberamente le sue scelte?
E in quest’ultimo caso come avviene tale procedura?
Si sceglie la moto in base alla sua mole di vendita, al suo costo più o meno elevato, alla sua affidabilità, alla sua bellezza o alla particolare gloria del marchio?
Oppure (e questo lo pensiamo un pò tutti) devono essere le case che sborsando una certa cifra e mettendo a disposizione i loro migliori modelli possono contare su un servizio che generalmente finisce sempre per esaltare i lati positivi e dare solo qualche lieve accenno a quelli negativi?
Fatto sta che questi  servizi, creano tanta pubblicità e portano tanta acqua al mulino dei produttori.
E lo vediamo nelle vendite.
Le BMW, nonostante la crisi si vendono sempre bene, anche se a ritmi meno serrati, mentre sembra che tanti altri marchi italiani brancolino nel buio e forse proprio perché qualcuno non vuole spendere denaro o perché ancora pensa che la pubblicità o la divulgazione di un prodotto non rappresenti il motore del commercio.
Faccio un esempio: Moto Guzzi Bellagio, quasi sconosciuta a chi non è un guzzista; un pò meno è la Griso, la quale alla sua nascita ha fatto seguire una certa campagna pubblicitaria; la Stelvio è molto conosciuta negli ambiti dei blogs guzzisti, dove se ne parla moltissimo, ma purtroppo in giro se ne vedono pochissime.
Vi faccio un altro esempio: Se andate in un  salone BMW e chiedete un opuscolo su un determinato modello di moto, riceverete un opuscolo di 350 pagine dal peso di un chilo, stampato su carta patinata e con foto spettacolari… che ha volerlo valutare dovrebbe costare non meno di 10 euro a copia.
Provate ad entrare in un concessionario Moto Guzzi e chiedete un opuscolo di qualunque moto: il più delle volte non c’è nulla e se siete fortunati riceverete un misero pieghevole dal costo di 50 centesimi!

Ho sognato… la Moto Guzzi che vorrei!

15 novembre 2009 Melus 3 commenti

sognoHo sognato… che ero diventato un guzzista praticante.
Avevo una moto che non potrei ben definire, ma sul suo serbatoio vi era raffigurata l’aquila… un’aquila in bassorilievo che quasi sembrava volersi staccare dal serbatoio per librarsi in volo.
La moto era agile, leggera, bella, filante… i suoi colori erano brillanti e ben intonati.
Il suo motore poi era particolare: il solito bicilindrico trasversale, ma molto più compatto, con i cilindri meno sporgenti e con un carter motore molto più corto e meno massiccio.
Il sound del motore era ovattato forse per via del raffreddamento a liquido, e non faceva il solito “puf puf”.
Saliva di giri con una rapidità impressionante e non aveva quella fastidiosa coppia di rovesciamento.
La moto era leggiadra come una gazzella ed in città sgattaiolava fra le auto che era un piacere.
Sicuramente il suo peso era alquanto ridotto e ad occhio e croce i suoi chili si potevano stimare non oltre i 200.
Mi recavo al magazzino ricambi Guzzi poiché desideravo acquistare una borsa dedicata  in pelle, e con grande meraviglia questa comparve sul bancone del ricambista come per incanto!
Non mi importò molto chiederne il suo prezzo poiché fui contento di trovarla lì, immediatamente!
Chiesi anche un pedalino del cambio che mi si era storto in una banale caduta da fermo.
Il magazziniere guardò sul suo computer e dopo aver  digitato sulla tastiera alcune voci scomparve dietro alcune scaffalature per ritornare con in mano quel piccolo gioiello di alluminio.
Non costava certo due lire, ma l’averlo immediatamente fra le mani non mi fece pensare nemmeno per un attimo al suo costo.
Accanto al magazzino ricambi vi era l’officina dove io avvicinai per chiedere qualche consiglio al meccanico relativamente ad un problema di vibrazioni e di scarsa coppia sotto i 5.000 giri.
Mi fu detto che la Guzzi aveva affettuato i richiami su tutte le moto che accusavano questi problemi.
Se al sottoscritto non era pervenuto nulla avrebbe provveduto lui stesso a segnalarlo alla casa madre, e per questo si appuntò numero di telaio e data di immatricolazione… il mio telefono e l’indirizzo di residenza.
Mi disse che quanto prima avrei ricevuto notizie.
Il pedalino fu cambiato in un attimo così come in un attimo fu installata la borsa.
Nulla da pagare, una stretta di mano e il meccanico tornò ad armeggiare attorno al motore  di un’altra Guzzi.
Accesi la moto e prima di avviarmi voltai lo sguardo verso la concessionaria dove su un alto traliccio metallico svettava imponente l’aquila della Moto Guzzi.
Mi sentii orgoglioso di appartenere  a questa grande ed unica famiglia, orgoglioso di avere fra le mani  una moto dal cuore tutto italiano, che tutto il mondo ci invidia e che nessuno,
dico mai nessuno, ha saputo imitare!

La moto italiana è in crisi!

2 novembre 2009 Melus 4 commenti

fabbrica Moto MoriniMa cosa sta accadendo nel settore motociclistico italiano?
La MV Augusta acquistata dall’ Harley, è stata rivenduta ai cinesi; la Moto Morini versa in cattive acque; la Mondial è letteralmente scomparsa; la Moto Guzzi vuole effettuare dei licenziamenti; il marchio Benelli non è più risorto; le moto Gilera, tanto attese dagli appassionati del marchio, non si sono mai viste; il rilancio della Laverda si è fermato al semplice tentativo di apporre su uno scooter del sol levante il  suo glorioso marchio; così come anche fatto dalla Lambretta con il suo scooter cinese Pato.
E’ tutta colpa della crisi?
Personalmente non ci giurerei!
Direi piuttosto che il tutto sia avvenuto per errate scelte da parte di chi sta nella stanza dei bottoni.
Possibile che di tutto il patrimonio motociclistico italiano, unico al mondo per quantità di marchi e di modelli, non si sia potuto salvare nulla?
Non sarà forse perché chi ha acquistato certi marchi appartiene ad un settore imprenditoriale che nulla sa e nulla conosce di motociclette e che pensa solo ai guadagni, cercando di cavare il massimo da prodotti che magari non lo valgono?
Forse ci si illude che un marchio pieno di storia possa far aprire le borse ad eventuali acquirenti, senza che questi possano fare i dovuti confronti con la concorrenza?
Non sarà perché si è scelta la strada sbagliata?
Immettendo nel mercato prodotti troppo sofisticati, potenti e costosi senza tener conto di quelle che furono le scuole passate?
Non sarà forse perché chi ha immesso nel mercato questi prodotti sofisticati e costosi non si è poi curato tanto del dopo, lasciando il cliente in balia di se stesso?
Non sarà forse perché chi ha tentato di rilanciare un marchio si è impegnato in un settore forse troppo elevato, entrando in un campo dove la concorrenza è assai agguerrita per mezzi e tecnologia… e dove il rapporto qualità prezzo versa sempre a loro favore?

Moto Guzzi… sei tutti noi!

17 ottobre 2009 Melus 23 commenti

Moto Guzzi logo

Cari amici, a seguito di centinaia di vostri commenti su un articolo pubblicato su questo blog “Moto Guzzi Stelvio 1200: quante vibrazioni!”, quel piccolo focolaio che rimaneva acceso in me da circa 40 anni, ha innescato un nuovo incendio nella mia passione motociclistica.
Un incendio che si era acceso negli anni ‘70 con una Guzzi V7 e che è durato per tanto tempo, ma che poi si spense per colpa dell’avvento delle moto Jap.
Quello che mi ha colpito nei commenti pervenuti al mio articolo è stata la passione e la perseveranza di chi oggi e ieri ha acquistato una moto Guzzi.
Passione non certo dettata da motivi di mode o di particolari azioni di marketing, poiché bisogna ammettere che a livello di marketing la Guzzi e allo stadio di acqua e sapone.
Basta dire che non sono mai riuscito, tutte le volte che sono andato da un concessionario Guzzi ad avere un depliant della moto di cui ero interessato (è accaduto anche la settimana scorsa per la Bellagio).
Una passione, anzi direi amore, che fa superare le tante cosette che non vanno proprio per il verso giusto nella gestione di questo glorioso marchio, ma che il Guzzista prende con grande spirito di sopportazione, come se lo scotto da pagare per godere appieno delle soddisfazioni che possono dare questi mezzi fosse un atto dovuto.
Ho letto di persone scontente, di meccanici poco preparati, di ricambi difficili da reperire, di richiami non effettuati, di centraline da riprogrammare, di pezzi che vanno cambiati.
Ma ho anche letto di persone soddisfatte, entusiaste del proprio mezzo, di meccanici coscienziosi, di persone che si prodigano per fare in modo che il cliente rimanga sempre soddisfatto.
Ma la cosa che mi lascia veramente stupito, e che naturalmente mi fa capire quanto sia forte l’attaccamento a questo marchio, è il fatto che solo in pochissimi casi ho sentito dire di motociclisti che hanno venduto la loro Guzzi a seguito di vicissitudini più o meno gravi.
Vuol dire che queste moto hanno veramente qualcosa di particolare e che una volta messe a punto entreranno in maniera indissolubile nel cuore del suo proprietario.
Dopotutto gli ingredienti ci sono tutti: una storia gloriosa, un motore a V che è ormai entrato nella leggenda, una ciclistica di prim’ordine.
Cosa le manca allora per divenire quel marchio di cui tutti gli italiani dovrebbero andare fieri, così come accade in America per le Harley-Davidson?
Perché questo marchio è sempre soggetto ad attraversare momenti bui e momenti luminosi?
Perché la sua produzione rimane sempre limitata a pochi numeri?
Perché queste moto sono apprezzatissime all’estero mentre da noi vengono dai più bistrattate?
Perché si sono preferite le BMW per motorizzare le forze dell’ordine e le amministrazioni comunali?
Perché le nuove generazioni non prendono in considerazione questo marchio?
Sono tutti interrogativi che fanno pensare e che potrebbero fare allontanare il potenziale cliente sulla scelta di queste moto.
Penso che una riflessione da parte di tutti coloro che amano questo marchio, che ne sono già possessori o che pensano un giorno (come me) di diventarlo, sia dovuta!
Una cosa mi fa pensare ed intendo esternarla subito: alcune moto di produzione Jap degli anni ‘70 sono cominciate a diventare interessanti, sotto il profilo collezionistico, solo in questi ultimi anni.
Ho visto moto giapponesi degli anni ’70 buttate per ferrovecchio nelle officine meccaniche o addirittura abbandonate incatenate ad un palo dopo alcuni anni dalla loro produzione; non ho mai visto una moto Guzzi marcire dentro un’officina o abbandonata per la strada.
Non vi è una Guzzi, qualunque sia il periodo della loro messa in strada, e qualunque siano stati i loro problemi durante la produzione, che sia uscita dalle grazie del suo proprietario.
Questo vuol dire che il marchio Guzzi è rietenuto dagli italiani come un qualcosa che fa parte della propria storia, storia tramandata dai nonni ai nostri genitori ed infine a noi figli, ultimo anello della catena.
Tenere nel proprio box una Guzzi, che sia funzionante o meno, che sia d’epoca o contemporanea è come tenere un pezzo di storia, poiché la Guzzi nonostante le tante vicissitudini e i tanti cambi di gestione più o meno felici è sempre rimasta la stessa.
Perché la Guzzi non ha mai inseguito le mode tentando di imitare ciò che sono le moto d’oggi, con dei cokpit che le fanno assomigliare a calabroni, vespe o altri insetti simili; oppure imitare moto che montano delle sovrastrutture prive di un qualsivoglia coordinamento stilistico, dove sembra che un assemblatore stravagante si sia servito di pezzi di magazzino di svariati marchi per mettere su un qualcosa che possa avere la funzione di una moto; o di motocicli che nascondono la migliore parte di loro (il motore), sotto un intreccio di tubi metallici, di cavi elettrici, di radiatori, di flessibili, di ventole etc., e dove anche la più banale delle operazioni (il cambio delle candele) comporta lo smontaggio di mezza struttura.
La moto è un mezzo semplice e tale deve rimanere.
Una buona moto non bisogna di tanti orpelli: basta un buon telaio, un motore onesto, dei buoni freni, un serbatoio e una sella.
Tutto il resto è inutile e serve solo a creare ulteriori rogne al suo possessore.
La Guzzi segue da tempo questa filosofia, che a mio parere è la vincente, perché tali moto hanno una linea che sfida il tempo e che non invecchia così come invece accade per i prodotti effimeri a cui i giapponesi ci hanno abituati.
Sembra che gli ingredienti ci siano tutti per far si che questo marchio possa diventare il simbolo dei motociclismo italiano, la moto che fu dei nostri nonni, dei nostri padri, odiernamente nostra e di cui possiamo andare fieri.
Eppure non sembra che vada così.
Forse perché qualcuno nella stanza dei bottoni non ha ancora capito che il potenziale di questo marchio che si trova tra le mani è enorme.
Non ha capito che questo potenziale, fatto di storia, di leggende, di vite umane, di ardui progetti, di campioni, di vittorie e di sconfitte, dev’essere tenuto sempre presente e rispettato, così come va rispettato, seguito e addirittura coccolato chi dona la propria fiducia a questo marchio.
Da quello che è venuto fuori da molti commenti sorge qualche lamentela circa la carenze di punti vendita, di centri di assistenza, di meccanici specializzati.
Sembra che l’indotto che dovrebbe gravitare attorno a questo marchio ancora non giri a dovere e che diversi utenti devono percorrere centinaia di chilometri per recarsi a fare il tagliando presso un meccanico che ci sappia fare poiché quello di zona non lo convince o addirittura non esiste.
Insomma il desiderio di coloro che posseggono una Guzzi è quello di avere più concessionari, più centri di assistenza, maggiore disponibilità di ricambi, una linea di accessori più consistente.
E allora forza Guzzi, e voi signori della Piaggio dateci sotto perché la strada che avete intrapresa è quella giusta!
E ricordatevi che non vi è italiano, nè giapponese, nè tedesco, nè inglese, nè americano che quando sente nominare questo marchio non abbia un lampo di ammirazione.


SEO Powered by Platinum SEO from Techblissonline