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Posts Tagged ‘Laverda’

La moto italiana è in crisi!

2 novembre 2009 4 commenti

fabbrica Moto MoriniMa cosa sta accadendo nel settore motociclistico italiano?
La MV Augusta acquistata dall’ Harley, è stata rivenduta ai cinesi; la Moto Morini versa in cattive acque; la Mondial è letteralmente scomparsa; la Moto Guzzi vuole effettuare dei licenziamenti; il marchio Benelli non è più risorto; le moto Gilera, tanto attese dagli appassionati del marchio, non si sono mai viste; il rilancio della Laverda si è fermato al semplice tentativo di apporre su uno scooter del sol levante il  suo glorioso marchio; così come anche fatto dalla Lambretta con il suo scooter cinese Pato.
E’ tutta colpa della crisi?
Personalmente non ci giurerei!
Direi piuttosto che il tutto sia avvenuto per errate scelte da parte di chi sta nella stanza dei bottoni.
Possibile che di tutto il patrimonio motociclistico italiano, unico al mondo per quantità di marchi e di modelli, non si sia potuto salvare nulla?
Non sarà forse perché chi ha acquistato certi marchi appartiene ad un settore imprenditoriale che nulla sa e nulla conosce di motociclette e che pensa solo ai guadagni, cercando di cavare il massimo da prodotti che magari non lo valgono?
Forse ci si illude che un marchio pieno di storia possa far aprire le borse ad eventuali acquirenti, senza che questi possano fare i dovuti confronti con la concorrenza?
Non sarà perché si è scelta la strada sbagliata?
Immettendo nel mercato prodotti troppo sofisticati, potenti e costosi senza tener conto di quelle che furono le scuole passate?
Non sarà forse perché chi ha immesso nel mercato questi prodotti sofisticati e costosi non si è poi curato tanto del dopo, lasciando il cliente in balia di se stesso?
Non sarà forse perché chi ha tentato di rilanciare un marchio si è impegnato in un settore forse troppo elevato, entrando in un campo dove la concorrenza è assai agguerrita per mezzi e tecnologia… e dove il rapporto qualità prezzo versa sempre a loro favore?

Lambretta Pato. Dalla Cina con furore!

22 aprile 2009 47 commenti

Lambretta Pato 125N

Lambretta Pato 125N

Se Ferdinando Innocenti dovesse vedere questo nuovo scooter che si fregia del marchio Lambretta sono certo che si rivolterebbe nella tomba.
Ma anche i migliaia di appassionati e cultori del mitico marchio italiano, tutti coloro che ne hanno posseduta una o che gelosamente ne conservano un esemplere restaurato con pazienza e con buon esborso di denaro… sono certo che anche loro, dinanzi a questa Pato, storceranno il naso e si sentiranno offesi!
E non sarà di certo il fatto che questo scooter viene prodotto completamente in Cina, poiché siamo ormai abituati a questo ed altro, considerato che buona parte dei nostri scooter e motocicli montano componentistica “Made in Cina“.
Valeria Marini e Lambretta PatoE neanche il fatto che sia venduta nei supermercati al prezzo relativamente basso di 2.410 euro, che farebbe pensare ad una scarsa qualità del prodotto (ma immagino che se fosse costruita interamente in Italia a parità di qualità forse di euro ne costerebbe 3.410).
E allora cos’è che non va?
Cos’è che fa gridare allo scandalo a tutti gli appassionati del marchio Lambretta?
Cercando di interpretare il loro pensiero, ma dando anche un mio parere personale da grande estimatore lambrettista degli anni ’60, penso che la linea della Pato non abbia alcuna affinità con l’originale progetto Lambretta.
Addirittura penso che questo scooter sia stato costruito non tenendo il benché minimo conto della continuità con l’originale progetto e penso ancora che questo scooter sia nato in Cina per i fatti suoi e che su di esso qualcuno ha avuto l’idea di appiccicarci sopra il marchio Lambretta.
Sembra che questo scooter venga anche importato in America con la sigla MC-42.
Insomma dove sono le affinità con la mitica Lambretta?
A dire il vero questo scooter sembra più una  restailing della Vespa.
Mi sembra che tempo addietro vi fu qualcuno che acquistando il marchio di una casa motociclistica estinta, allora nota per la sue potentissime e velocissime maxi ha cercato di riportare alla ribalta il suo marchio proponendo uno scooter, il Laverda Phoenix, che altro non era che lo Joride della Sym su cui è stato appiccicato il blasonato marchio Laverda.
Ve lo immaginate?
Vi sembra questo il sistema per far rinascere un marchio che è stato un mito?image
Chi tenta queste strade è qualcuno che di moto e di storia della moto non ne capisce un tubo!
Un sistema che non porta a nulla tranne quello di vendere qualche migliaio di pezzi  per poi finire totalmente nel dimenticatoio.
E non solo!
Si finisce per affossare completamente un marchio che forse sarebbe potuto veramente rinascere se acquistato da qualcuno che ci avesse saputo veramente fare!

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Troppi marchi italiani sono andati persi: perchè non farne rinascere qualcuno?

22 gennaio 2009 14 commenti

Aermacchi Ala Verde 250

Aermacchi Ala Verde 250

Troppi  marchi motociclistici italiani sono caduti nell’oblio: Rumi, Moto Maserati, Guazzoni, Parilla, Motobi, Laverda, Aermacchi, etc.

Tutte moto stupende che hanno segnato un passo della storia motociclistica italiana.
Pensate che sia improponibile farne rinascere qualcuno?
Possibile che non vi sia un imprenditore con un pò di soldini da investire, che non sia capace di acquistare uno di questi marchi e mettere sù una fabbrica che ricalchi le sue produzioni e le sue filosofie?
E non certo andando a cercare qualche assemblatore coreano o cinese che ci appioppa sopra il marchio originale della casa e che poi ci fa uno scooter o qualche altra moto dalle connotazioni chiaramente orientali, magari con frizione automatica!

Se fossi un imprenditore mi metterei al lavoro cercando di produrre moto il più simili possibile ai modelli storici, che ancor oggi fanno girare la testa a chi le osserva e a chi ne capisce ancora di moto!
Non mi andrei ad impelagare in progetti megalattici cercando di operare il rilancio facendo leva su produzioni di maxi-mega-ultra-iper moto, ma più semplicemente rispettando quelli che furono i canoni della casa, ovvero stupende monocilindriche o bicilindriche dalla cubatura media, leggere, agili, filanti e toste.

Un motore che ancora fa sentire i suoi colpi senza l’interposizione di catene, catenelle ed equilibratori.
Moto che vanno veloci perché i loro motori, anche se non straripanti di cavalli, dovranno spingere delle masse filanti che pesano poco, dal rapporto peso-potenza ottimale.
E allora signori imprenditori del settore, la strada è già aperta, i marchi sono pronti per essere “adottati”, la storia c’è pure, il mito non manca e la voglia di vederli ritornare in auge neanche!
Cosa aspettate?

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