Questo pomeriggio mi trovavo in giro a sbrigare le solite faccende quotidiane quando ad un tratto, in prossimità di un incrocio, vedo arrivare in derapata una Ducati Hypermotard con a bordo un ragazzetto sui venti.
E’ stato un attimo… e l’ attimo dopo lui era già per terra, e ciò che restava della moto era finito sotto una macchina.
Quasi con le gambe tremanti mi avvicinai al ragazzo per prestare immediato soccorso e insieme a me tanta gente intorno… gente comune… gente impaurita e preoccupata per quel ragazzetto che adesso stava li, disteso e senza nessun segno di vita.
Le sirene dell’ ambulanza facevano già da sottofondo quando riprese a muoversi.
Un gran botto, tanta paura e con ogni probabilità più di qualche osso rotto.
Tornando a casa ripensavo a quanto avevo appena visto e riflettevo su dove finivano le colpe del guidatore e iniziavano quelle di una moto dalla potenza esagerata con la licenza di poter essere guidata da chiunque… esperti piloti o pivelli dal portafoglio gonfio.
Ma siamo veramente in grado di guidare questi mostri che ci propinano le case motociclistiche?
Nessuno si rende conto che tali moto, in mano a delle persone incompetenti possono diventare estremamente pericolose?
Troppe moto sono sempre più simili a quelle usate in Moto GP, solo che i piloti sono dei ragazzi che magari qualche mese prima giravano in Vespa e che adesso a bordo dei loro bolidi girano su strade che non sono piste e dove al posto degli ampi spazi vi sono macchine, moto e soprattutto pedoni.
Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che ognuno è padrone della propria vita, padrone di spendere i propri soldi come meglio crede e soprattutto in molti sostengono che anche un triciclo può essere pericoloso nelle mani di una persona poco coscenziosa.
E a dire il vero questo qualcuno mi troverebbe anche d’ accordo… ma solo in parte!
Bisogna guidarla un Hypermotard per capire di cosa parlo.
E anche l’ utente più esperto dovrà ammettere che avere sotto il culo tutti quei cavalli pronti a sbizzarrirsi con la minima inclinazione del polso, non è cosa di poco conto.
Quale sarebbe allora la soluzione?
Limitare la produzione di questi mostri e cercare nuovi fronti dove le case motociclistiche potranno confrontarsi… privilegiando i consumi, il minore impatto sull’inquinamento, il peso, la guidabilità e soprattutto la sicurezza.
Nel campo della tecnologia ci si può misurare soprattutto su questi altri valori, e non per forza sconfinando nel campo dell’ iper potente e del super veloce.
Guard rail assassini!
Sembra che oggi finalmente ci sia una forte sensibilizzazione nei confronti della pericolosità che gli attuali guard rail rappresentano per tutti coloro che viaggiano su due ruote.
Un motociclista che ha la disgrazia di andare ad impattare contro una di queste barriere metalliche non ha scampo, in special modo se vi giunge dopo una scivolata.
Chi moltissimi anni addietro ha progettato questi guard rail lo ha fatto al solo scopo di salvaguardare l’incolumità di coloro che circolano su quattro ruote e non certo pensando al motociclista, anche in considerazione del fatto che allora le moto erano ancora considerate un mezzo utilitario ed ancora un po lontane dall’essere utilizzate come mezzi per il turismo o atte ad affrontare lunghe percorrenze, così come avviene oggi.
Noi motociclisti non pretendiamo che i guardrail vengano costruiti di morbida gomma piuma e nemmeno rivestiti di peluche, ma auspichiamo che nella sua futura riprogettazione si tengano presenti i problemi di chi va su due ruote.
Sappiamo tutti benissimo che il pericolo più grande per noi motociclisti è rappresentato dai quei montanti scoperti che sostengono le barriere del guard rail.
Ebbene, in caso di scivolata il centauro che ci va ad impattare finisce per lasciarci la pelle o ne esce in condizioni pietose.
La soluzione è semplice: basta proteggere quei micidiali montanti con una ulteriore barriera che non consenta ad un corpo in scivolata di andarvi ad impattare.
Nel mio piccolo, anzi piccolissimo, vorrei dare un contributo alla nostra causa pubblicando un disegno – da me ideato e realizzato da Benedetto Tarantino - il quale forse, in maniera un pò tragica, illustra senza alcun commento ciò che rappresentano per noi gli attuali guard rail.
Se vuoi esporre questo banner nel tuo blog, copia e incolla nella sidebar il codice HTML sottostante:<img src=”http://i12.photobucket.com/albums/a223/willygt/bannerguardrailassassiniCS-BT.jpg” border=”0″ alt=”Photobucket”></a>
L’imponderabile!
Nella carriera motociclistica di ognuno di noi vi è un momento in cui a seguito di qualche spiacevole vicissitudine ci soffermiamo a riflettere, traendo delle conclusioni determinanti per il proseguo della nostra passione.Sgancio di emegenza universale per caschi.
Nelle auto il sistema di aggancio e di sgancio delle cinture di sicurezza è azionabile con un criterio facilmente comprensibile, ed in caso di incidente che vede degli occupanti privi di sensi o impossibilitati ad agire, il soccorritore può a colpo sicuro andarli a liberare dalla cintura di sicurezza per estrarli dall’abitacolo.
Nei caschi invece il sistema di allaccio è molteplice nei suoi svariati modelli e diventa incomprensibile da azionare se chi presta soccorso non è un motociclista e non ha dimestichezza con questi marchingegni.
La mia proposta è la seguente: dotare i caschi di un sistema di sgancio di emergenza universale da azionare solo in caso di soccorso.
Molte volte dopo un incidente motociclistico il soccorritore trova grosse difficoltà a sganciare il casco del malcapitato, vuoi perché rimane inerme in una posizione sconveniente affinché il sistema di sgancio sottogola venga individuato ed azionato, vuoi perché lo stesso soccorritore a volte non sa nemmeno cosa deve azionare.
A questo punto non si tratta di andare ad uniformare l’aggancio del sottogola – il quale può rimanere vario a seconda di come lo interpreta la casa costruttrice – ma di unificare un sistema che consenta di liberare l’intera fascetta sottogola dai punti che la fissano alla calotta del casco, per l’appunto con un sistema di sgancio esterno.
Dovrebbe essere ben visibile e facilmente individuabile, magari posto sul lato destro o sinistro in modo tale che il meccanismo non possa essere azionato accidentalmente.
Lancio questa pietra nello stagno e chissà che qualche ondina non raggiunga qualche casa costruttrice di caschi.
Giubotti airbag per centauri.
Quando ad un motociclista si propone qualcosa che possa migliorare la sua incolumità in caso di incidente, questo subito storce il naso poiché pensa che qualora un giorno dovesse diventare obbligatorio lui si dovrebbe accollare addosso un ulteriore orpello.
Ricordo, tanto per fare un esempio, quando una legge sancì l’uso obbligatorio del casco.
Si formarono subito schieramenti per il si ed altri per il no.
C’era chi lo riteneva indispensabile, chi invece non ne tollerava l’obbligatorietà, nel senso che ognuno era padrone della sua vita, chi ancora asseriva che il suo uso poteva riflettersi negativamente sulle capacità sensoriali di chi lo indossava, altri ancora lo ritenevano un orpello estremamente fastidioso nei mesi più caldi, alcuni addirittura gli accollarono la responsabilità della caduta dei capelli.
Oggi per fortuna noi centauri lo indossiamo tutti (o quasi) e quando non lo abbiamo in testa ci sentiamo persino un po’ nudi.
Ma il solo casco non basta ad assicurare l’incolumità di un motociclista.
Si è pensato così di proteggere anche il corpo inserendo nei giacconi e nei giubbotti delle protezioni antischok inserite nei gomiti e nelle spalle, aggiungendo, per chi volesse ritenersi più sicuro, delle placche snodate a protezione della colonna vertebrale, ed ultimamente anche a protezione del torace.
Per ciò che mi consta, non sono molti quelli che le adoperano, i primi per scaramanzia, gli altri per non sentirsi troppo appesantiti e ingombrati nei movimenti.
Per l’uso cittadino poi queste protezioni sono tristemente inutilizzate.
E questo è un grande errore poiché è proprio nei centri urbani che queste strutture possono rivelarsi determinanti nel mitigare le conseguenze traumatiche di un incidente.
Finalmente sembra che un nuovo strumento per la salvaguardia della nostra incolumità sia stato messo a punto con successo: il giubbino airbag.
Non starò qui a spiegare come funziona poiché ormai è noto a tutti i motociclisti, ma dirò solamente che questo tipo di protezione, secondo il mio parere, è quanto di meglio sia stato fatto fino ad oggi per la salvaguardia della nostra incolumità.
Basti solo dire che il sistema di gonfiaggio del collare, evita al casco (naturalmente integrale e ben allacciato) di assumere quelle torsioni che potrebbero danneggiare le vertebre del collo.
E’ questo non mi sembra cosa da poco.
Per non parlare poi della possibilità di proteggere il busto immobilizzandolo in un una sorta di morsa che lo rende praticamente invulnerabile sia agli urti che alle torsioni.
E sappiamo benissimo noi motociclisti cosa può accadere se una vertebra si sposta dalla sua sede.
Ma veniamo al dunque!
Sembrerebbe questa la panacea di tutti i mali, un’invenzione che finalmente potrebbe donare maggiore serenità di guida a chi lo indossa, e dare maggiore tranquillità anche a chi in moto non va, ma che vive di apprensione quando un proprio famigliare circola su uno di questi mezzi.
E invece se ne parla poco, viene reclamizzato poco, viene ignorata dai mass media.
La causa? Forse l’elevato costo, dovuto sicuramente alla complessità della realizzazione, ma anche al fatto che purtroppo chi lo costruisce non vede quei grossi numeri di vendita che poi contribuiscono a rendere il prodotto meno caro.
Ma vi è anche un altro fattore che a mio parere potrebbe rallentare la diffusione di questo capo, ed è la tipica mentalità del motociclista italico, scaramantico e invulnerabile.
Tenere addosso tutta questa attrezzatura è come ammettere di poter avere un incidente, cosa che può accadere agli altri e non certo a lui.
Ma se mettiamo da parte queste congetture e partiamo dal presupposto che il giubbino air bag un giorno diverrà insostituibile come il casco, vorrei lanciare un sasso nello stagno, sperando che qualche piccola ondina possa giungere a lambire la sensibilità dei nostri governanti, considerato anche che il suo uso potrebbe rendere i costi della sanità italiana meno pesanti.
Parlo di incentivi che lo Stato potrebbe elargire per l’acquisto dei suddetti giubbini.
Dopotutto si danno a iosa per l’acquisto di auto nuove, per i computer, per i decoder, non vedo perché non si potrebbe fare anche per questi capi salvavita.
E se un giorno i nostri legislatori dovessero decidere di renderli obbligatori?
Che ben vengano!
(visita il sito www.helite.it)
Officina Siti Web