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Posts Tagged ‘Honda’

Motociclisti: una grande famiglia?

26 gennaio 2009 Melus 8 commenti

Harleysti VS BiemmewuistiBasta andare a curiosare in un qualunque forum motociclistico per rendersi conto di quanto sia variegata e disgregata questa nostra grande famiglia di motociclisti.

Ci accomuna il grande amore per questo mezzo, la passione, il sacrificio, il desiderio di libertà, il rischio!
Effettivamente siamo una grande famiglia, e come  tutte le grandi famiglie che si rispettino  vi sono anche, invidie, gelosie e contrasti.
Biemmewuisti contro guzzisti, ducatisti contro biemmewuisti, hondisti contro yamahaisti, suzuchisti contro kawasakisti.
Tutti quanti poi contro gli harleysti, che sono la categoria di motociclisti più criticata e da qualcuno persino odiata.
Fermoni, manici, smanettoni, mototuristi, pistaioli, enduristi, tutti contro tutti!Cultori del monocilindrico contro quelli del bicilindrico; quelli del tricilindrico contro il quadricilindrico.
Battaglie anche per la disposizione dei cilindri: il bicilindrico fronte marcia è meglio di quello a V, e sullo stesso V ci sono i sostenitori del  trasversale o del longitudinale; il quadricilindrico è meglio del bicilindrico e del tricilindrico, ma sullo stesso quadricilindrico vi sono i cultori del fronte marcia in linea e del V trasversale o longitudinale.
Ma anche sulla tipologia della moto vi sono continue battaglie: custom, enduro, naked, turistiche, sportive, ipersportive, supertourer.
Moto belle, moto brutte, moto buone, moto scarse, moto affidabili, moto inaffidabili.
Cultori del prodotto italiano contro gli esterofili.
Non è difficile immaginare cosa può scaturire da questa moltitudine di fattori.
Forse questo è il motivo per cui la nostra categoria è la più vessata fra quelle motorizzate e dove non vi è nessuna volontà  per  protestare e far valere le proprie ragioni.
Mi chiedo se non si potesse essere tutti contenti e rimanere  in pace ed uniti, anziché stare ad azzuffarci su ogni piccola cosa!

Non criticate le mie borse!

27 dicembre 2008 Melus 2 commenti

BMW R 1100 RMolto spesso vengo criticato da colleghi non bmwisti per quelle borse rigide montate sulla mia BMW R1100R.
In particolare, c’è un mio amico (possessore di un Honda CBR 600) il quale non riesce proprio a farne a meno, e ogni qualvolta ci incontriamo per una uscita, critica la presenza di queste ingombranti, antiestetiche, quanto inutili (dice lui) borse!
Che poi in genere tengo soltanto la borsa di destra, quella più capiente, dove ripongo dei capi che mi consentono di poter affrontare le più svariate condizioni climatiche e termiche.
Solamente nelle uscite più impegnative e con lunghe percorrenze, applico anche la seconda borsa, che peraltro ha una capacità ridotta per via del grosso silenziatore.
Qualche tempo fa, decidemmo di andare a pranzare presso un agriturismo in una località distante circa 150 chilometri da casa, percorrendo un’autostrada che attraversa il cuore della Sicilia e che inerpicandosi su maestosi viadotti raggiunge altitudini non indifferenti.
La giornata è bellissima e la temperatura primaverile.
Siamo precisissimi all’appuntamento ed io mi presento con i miei fedeli valigioni che come sempre generano il solito sfottò.
Hai portato il corredino per la notte? Dove hai messo l’aspirapolvere? E la caffettiera elettrica? (considerato che nella moto esiste una presa per allacciare una lampada o un mini compressore).
Lui invece, motociclista spartano, si presenta con pantaloni e giubbino in cordura, portafoglio nella tasca superiore destra, cellulare nella cerniera della manica sinistra, casco integrale e un paio di guanti.
Gli dissi: “guarda che nonostante la bella giornata al ritorno troveremo freddo, considerato che dobbiamo passare da Enna.
“Mi sento come un bimbo nel ventre della mamma” mi rispose, e così senza perdere tempo ci avviammo.
Il viaggio di andata va liscio che è un piacere e finalmente giunti nel complesso agrituristico attendiamo l’ora per pranzare.
Ci rimpinziamo con una infinità di antipasti, due portate di pasta, carciofi alla brace, il solito trittico di salsiccia, costoletta di maiale e castrato… rigorosamente alla brace, frutta, dolce, amaro e caffè.
Il tutto naturalmente innaffiato con buon vino rosso locale.
Non saremmo stati in grado di salire sulla moto nemmeno se ci  avessero issati sopra la sella con un paranco, così decidiamo di fare una digestiva passeggiata nei dintorni dell’agriturismo.
Il tempo passa e quando torniamo alla base il sole è già tramontato.
Prendiamo un buon caffè ed eccoci già sulla strada del ritorno.
Insieme a noi si unisce un gruppetto di motociclisti, anch’essi presenti al pranzo, dei veri e propri “smanettoni” smanettoni che peraltro non sembrano aver smaltito i fumi di vino “della casa”.
Vanno forte ed io non ho alcuna intenzione di far strada con loro.
Il mio amico è tentato di stargli dietro, ma quando si accorge di non vedermi quasi più nello specchietto, riduce la manetta e si riunisce al sottoscritto.
E’ quasi buio, e noi ci apprestiamo ad attraversare la zona interna della Sicilia.
Il freddo comincia a farsi sentire nelle ossa ed io lo desumo dall’andatura alquanto ridotta del mio compagno, che tutto accucciato dietro lo striminzito capolino, procede come un automa.
Giunti nei pressi di un’area di parcheggio mette la freccia e vi si infila dentro.
“Devi fare il bisognino?” chiedo io… “No, sto solo crepando di freddo!”.
“Porca vacca non potevi dirlo prima?” Scendo dalla moto, apro i due bauletti e metto a disposizione il mio campionario: pantalone cerato imbottito per le gambe; un caldo maglione e se non bastasse un giubbino smanicato in piume d’oca per il corpo.
Lui arraffa tutto e nel giro di un attimo è già bello e vestito.
Sembra un pò goffo, ma almeno adesso si sente meglio!
“E tu non senti freddo?”… E io “non ti preoccupare, sono ben cautelato, e nel caso sentissi freddo ho ancora qualche altra cosetta infilata nelle borse…”
Rientrati in città ci fermiamo nello stesso luogo da dove eravamo partiti.
Lui si toglie i capi prestati, e mi ringrazia per l’efficacia del mio pantalone imbottito e del giubbino.
“Senza di questi non ce l’avrei mai fatta… sarei morto di freddo… adesso capisco perché non ti separi mai da quelle borse!”
Da quel giorno non ha più detto nulla nei confronti di ciò che lui reputava “orrendi orpelli”, anzi, si rammarica di non essere riuscito a trovare qualcosa di decente da adattare alla sua moto!

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Non solo moto d’epoca!

1 dicembre 2008 Melus 8 commenti

Fino a qualche tempo fa ero convinto che fosse una passione che scaturisse solo sui soggetti che avevano un bel pò di anni sul groppone, vuoi perché alquanto dispendiosa, vuoi perché chi acquista o restaura moto d’epoca lo fa perché quel determinato modello di moto ha rappresentato qualcosa per lui nei tempi passati: la moto del padre, la sua stessa moto la moto tanto desiderata ma che non ci si sarebbe mai sognati di poter acquistare.
Ma oggi le cose vanno diversamente poiché vediamo sempre più giovani a cavallo di motocicli d’epoca che per loro non possono rappresentare nessun ricordo data la loro età.
Ma la moto d’epoca può rappresentare, per chi non ha la borsa molto gonfia, un mezzo di trasporto e di svago particolarmente economico proprio per i limitati costi  di gestione che lei offre.
Bollo ed assicurazione sono veramente una bazzecola se paragonati ai normali costi di un’attuale moto.


Naturalmente dobbiamo dire che chi opterà per una moto d’epoca per i sopracitati motivi non andrà a scegliersi una Egli Vincent o un Norton Commando, un’ Honda CB 1000 a 6 cilindri o qualsivoglia altra moto che costa un occhio della testa e che richiede continue cure certosine, al punto da portare il suo proprietario ad usarle con il contagocce. Ma vi sono moto d’epoca meno blasonate e quindi meno costose che si possono trovare a prezzi veramente accessibili, restaurate di tutto punto.

Moto come le Kawasaki KH o Mach III 400, le varie Moto Guzzi V35, V50 e V65 o ancora la BMW R45 e R65 (tanto per elencarne alcune). Moto che consentono di essere usate giornalmente senza l’assillo che qualcosa si debba rompere da un momento all’altro.
Certo, l’uso che se ne deve fare è sempre moderato poiché non si può pretendere che una nonnina si metta a fare le cose di quando era giovane.
La logica comunque vuole che una moto d’epoca possa ritenersi più affidabile e meno gravosa nella manutenzione se quest’ultima si presenta con una motorizzazione semplice.

Un monocilindrico è sempre meno complesso di un bicilindrico o di un quadricilindrico. Un motore con distribuzione ad aste e bilancieri sarà meno complesso da mettere a punto di un doppio albero a camme in testa, come un monocarburatore sarà più facile da tarare rispetto ad una batteria di quattro. Ma bisogna ammettere che vi sono motori che nonostante la loro elevata frammentazione e la complessità meccanica riescono  ad essere affidabili e facili da gestire anche dopo aver varcato la soglia dell’anzianità.

Vorrei citare in particolare una best seller degli anni ’70, una moto che oscurò tutta la concorrenza dei quattro cilindri di media cilindrata.
L’ Honda CB 400 Four.
Una moto indistruttibile e di facile gestione, che con la sua ecletticità riusciva a soddisfare lo smanettone, il manico o il semplice mototurista.
Ancor oggi questa moto si vede circolare disinvoltamente  e senza nemmeno troppi patemi, a volte tirata a specchio da utenti amatori, altre volte usata senza nessun riguardo, come moto di tutti i giorni.
Come si suol dire, la bontà di un progetto si vede nel tempo!

La moto verso lo scooter o lo scooter verso la moto?

24 novembre 2008 Melus 9 commenti

Sembra che le case produttrici di motocicli stiano cercando un compromesso che possa accontentare tutti i futuri dueruotisti. Ma non si potrebbe continuare come si è fatto sempre? Ovvero costruire moto per i motociclisti e scooter per gli scooteristi? Purtroppo sembra che la carenza di carburante e i problemi inerenti l’inquinamento atmosferico ci portino a guardare sempre con maggiore interesse verso tutte le fonti alternative di energia. Quelle più papabili per la trazione di un mezzo a due ruote sembrano essere l’energia elettrica e l’idrogeno. Entrambe hanno però bisogno di una notevole riserva di energia elettrica e quindi di batterie. Conseguenzialmente occorrono dei mezzi capaci di consentire lo stivaggio di questi pesanti accumulatori. Occorre quindi molto spazio per collocarli su un mezzo a due ruote e proprio le moto, specie quelle odierne, non sembrano poterne garantire alcuna collocazione.

Solo lo scooter può offrire questa possibilità, visto l’ampio spazio ricavabile sia sotto la sella che sotto il pianale, ma tale mezzo purtroppo fa storcere il naso a quella categoria di dueruotisti chiamati motociclisti, i quali non si sognerebbero mai di poggiare le proprie terga su un mezzo che loro chiamano in maniera molto simpatica “plasticone”, “vasca da bagno”, “sputer”, etc… Bisogna quindi cercare di proporre qualcosa che possa andare bene sia per il motociclista che per lo scooterista. Una via di mezzo che non faccia storcere il naso ne ai primi ne ai secondi. E qualcosa sembra sia spuntato alla ribalta, e chi altro poteva essere a proporlo se non la mamma Honda? La sua motorizzazione è ancora a combustione interna, ma un giorno potrebbe tranquillamente accogliere la trazione elettrica.

Si tratta dell’ Honda DN – 01, un mezzo veramente nuovo che riunisce in uno tutte le peculiarità di moto e scooter. Ruote leggermente più piccole di quelle di una moto e poco più grandi di quelle di uno scooter. Motore prettamente motociclistico da 680 cc., con i suoi cilindri a V bene in vista, ma privo di frizione e con un sistema di trasmissione sequenziale automatica HFT che garantisce un controllo sicuro in ogni situazione di guida, con un sistema di utilizzo che può passare dall’automatico, al manuale e allo sportivo. Basso come uno scooter ma con un assetto da moto custom. Niente catena per la trasmissione finale, ma un bel cardano che fa dimenticare la manutenzione. Molta più carrozzeria di una normale moto ma sempre meno rispetto allo scooter.

La presenza del motore, visibile ma non troppo, accontenta sia i motociclisti che amano vederlo sempre in primo piano, sia gli scooteristi che invece preferiscono tenerlo celato sotto una coltre di plastica. Saranno così le moto del futuro? Sarà l’ Honda DN–01 la capostipite di questo nuovo corso?

Il segreto di un buon motociclista!

3 novembre 2008 Melus 3 commenti
(Foto: Melus e la sua Honda CX 500 degli anni ’80)

Sessantadue anni compiuti a luglio.
Quarantacinque di guida ininterrotta su due ruote, una buona varietà di moto possedute, centinaia di migliaia di chilometri percorsi, mai un incidente!
Non sono uno smanettone, nemmeno un manico, non ho mai sverniciato nessuno, non ho mai girato in pista, non ho mai inanellato gare con gli amici (o meglio: i nemici) del gruppo, anzi a dire il vero ho sempre evitato (tranne una volta) di uscirci, poiché so benissimo come va a finire!
Non ho particolari imprese da raccontare ai miei nipoti, non ho mai intrapreso viaggi a Capo Nord o in Africa.
Mi sono solo limitato, tranne qualche sporadico viaggio verso il nord d’Italia a girovagare nella magnifica terra di Sicilia, dove da tantissimi anni ormai risiedo e che sento mia a tutti gli effetti, e che ancora a distanza di tanto tempo non sono riuscito ad esplorare interamente.
Sono un comune mortale motociclista che va in moto non solo nei fine settimana, ma sempre!
Non mi interessano gli scarichi in carbonio, gli ammortizzatori ultraregolabili, le gomme racing, le centraline riprogrammate, i cerchi alleggeriti, le parti in alluminio ricavate dal pieno, le forcelle rovesciate con steli da 50 millimetri, i freni a 6 o 18 pistoncini della serie oro e platino, i telai perimetrali ultrarigidi, una dotazione infinita di cavalli, le rilevazioni sui 400 metri da fermo, la velocità finale, un contachilometri tarato a 320, un contagiri che segna 20 mila.
Nulla di tutto questo!
Sono solo un buon motociclista a cui interessa maggiormente la coppia motrice, il tiro, un buon rapporto peso potenza, l’affidabilità, la reperibilità dei ricambi, la certezza di avere fra le gambe una moto onesta, che sappia condurmi lontano, ma che mi riporti sempre a casa!
Questo sano e pacifico rapporto uomo-macchina mi ha consentito di spostarmi “sapendo osservare”, al contrario di molti motociclisti che trasformano questo rapporto uomo macchina in una forma concitata di guida e di stimoli adrenalinici, che non lasciano alcuno spazio a fattori ben più importanti, quale la contemplazione, la riflessione, il piacere puro.
Quando vado in moto riesco ancora a “vedere”, a riflettere e poi anche a scrivere, quindi a trasmettere!

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