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Aprilia Mana. Un’automatica non compresa!

9 luglio 2009 10 commenti
Aprilia Mana 850

Aprilia Mana 850

Leggendo i dati tecnici e le peculiarità di questa moto verrebbe da gridare al “miracolo”.
Cosa  può pretendere di più dalla vita un motociclista?

Una moto “vera” senza mezzi termini e non certo una DN-01 della Honda che ad onor del vero non si capisce cosa sia.
Presentata all’ EICMA alla fine del 2006 si pensò che la Mana avrebbe aperto la strada a una nuova linea di prodotto.
Motore a V longitudinale di 839,3 cc. con distribuzione a 4 valvole, due candele per cilindro, raffreddamento a liquido, potenza 75 cavalli.
Quindi ruote, freni, potenza, assetto e prestazioni da vera moto.
Cosa c’è di diverso rispetto ad una moto tradizionale?
Solo il cambio!
Ma attenti, poiché non stiamo parlando della trasmissione automatica a convertitore idraulico di coppia della Guzzi 1000 idroconvert degli anni ’70 o di un cambio automatico con variatore simile a quello che ormai equipaggia tutti i nostri scooter, ma di un marchingegno che si comporta come un cambio vero, con le marce che entrano una dopo l’altra, e il cui azionamento avviene senza dover manovrare nessuna leva della frizione.
Andiamo quindi ad esaminare la vera chicca di questa moto.
Cambio sequenziale con modalità manuale comandato da pulsante sul manubrio o a pedale; cambio automatico nelle modalità touring, sport o rain, selezionabile tramite pulsanti.

Nella Mana la leva della frizione è completamente scomparsa lasciando la manopola sinistra completamente orfana della sua antichissima compagna.
La cosa potrebbe sconcertare il motociclista durante i primi approcci, ma sono certo che nel giro di pochi chilometri ci si farebbe l’abitudine.
Peraltro una eventuale leva collocata al posto della tradizionale leva della frizione, magari con il compito di freno, potrebbe indurre il motociclista a tentare il suo azionamento (per abitudine) durante il cambio delle marce azionato dal pedale.
Meglio quindi toglierla del tutto!
Il costo della moto non è fra i più concorrenziali poiché occorre sborsare, nella versione con ABS, la non modica cifra di 10.650 euro.
A distanza di quasi tre anni dalla sua presentazione la Mana non ha avuto quello sperato successo che ci si augurava alla sua presentazione.
Nè tanto meno ha aperto una nuova nicchia di mercato o un nuovo filone verso cui la concorrenza si sarebbe gettata a capofitto.
L’unica moto automatica oltre la Mana attualmente in commercio è l’Honda DN-01, ma sinceramente non la classificherei una vera moto.

A cosa è dovuto tutto ciò?
Sicuramente al fatto che il motociclista italico considera tutt’oggi la moto come un mezzo di svago, un mezzo da duri, dove ci si  può divertire ma anche  soffrire, e la sofferenza deve far parte del gioco, altrimenti tutti saremmo dei motociclisti.
Quindi motociclista considerato come una casta a parte, che si distingue nettamente dall’automobilista, abituato alle comodità offerte dall’abitacolo della sua auto.
La moto è divertimento e sacrificio, dove si muore dal freddo, o ci si scioglie dal caldo, dove si sta seduti su strapuntini con pochi centimetri d’imbottitura e dove il confort e la postura, a volte, sfidano tutte le regole del buon senso.
La moto è considerata come l’appendice del proprio corpo e come tale se ne devono governare personalmente tutte le funzioni,  attimo dopo attimo, metro dopo metro, e dove l’azionamento di qualunque comando dev’essere sincronizzato perfettamente al nostro volere, senza l’intermediazione di alcun marchingegno ausiliario.
Il cambio rappresenta proprio una di queste funzioni, nei confronti della quale il motociclista risulta essere estremamente geloso  poiché la cambiata rappresenta il momento in cui ciascun motociclista esprime la sua personalità di guida, come una sorta di firma, diversa da tutte le altre… unica ed inimitabile.
Togliergli  questo piacere significherebbe privarlo di quella personalità di guida che lo fa diverso dagli altri e che lo renderebbe simile a tutti gli scooteristi.
Questa, a mio parere, potrebbe essere la causa per cui una moto automatica, nonostante la sua innegabile comodità, non riesca ancora a prendere campo nella mentalità del motociclista odierno!

Jawa 350. La mia moto del cuore!

28 aprile 2009 16 commenti

imageNon c’è motociclista che abbia un bel pò di annetti sul groppone che nella sua carriera non abbia posseduto un buon numero di motociclette.
Ogni qualvolta si ha la possibilità di mollare la moto vecchia per poggiare le proprie terga su una nuova è consuetudine fare il giusto paragone fra il vecchio e il nuovo.
Ogni moto ci ha lasciato il suo segno, nel bene o nel male!
Ma ce n’è sempre una, che più di tutte le altre, ha lasciato un ricordo vivo… e non è obbligatoriamente la più bella, la più potente, la più cara o la più affidabile.
Una moto che ci ha donato particolari emozioni e regalato indimenticabili momenti, forse anche perché collegata ad un periodo in cui la nostra età “più verde” e spensierata ci consentiva di vedere le cose sotto un’ottica diversa e sicuramente più ottimistica.
Il mio ricordo va ai primi anni ’70, ad una Jawa 350 bicilindrica, due tempi.
Fumava come una vaporiera e non frenava quasi per niente.
La sua accensione a pedivella comportava quasi sempre dispendiosi sprechi di energia, specie quando si doveva passare alla manovra a spinta.
Ma una volta acceso quel motore era capace di tutto: instancabile, economico, indistruttibile, completamente esente da manutenzione.
Un vero mulo!
Ci ho percorso 40.000 chilometri, quasi sempre in coppia, affrontando viaggi indimenticabili
Dopodichè lo vendetti ad un amico per quattro soldi.
La mia scelta cadde su un’ Honda CX 500, bicilindrica, trasmissione cardanica, raffreddata a liquido, quattro tempi, quattro valvole per cilindro.
Una moto extraterrestre se paragonata a quel catorcio sfumacchiante della Jawa.
Ma ad essere sinceri quella moto non mi ha lasciato grandi ricordi!

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Honda CB 400 SF 2009. La vedremo in Europa?

8 aprile 2009 19 commenti
honda-cb-400-sf-coppia

Honda CB 400 SF 2009

Non oso pensarlo, ma personalmente me lo auguro!
Dico non oso pensarlo, poiché una simile moto rappresenterebbe per tutti i costruttori europei un bel boccone amaro da mandare giù.
Mentre tutti si arrabattano a cercare nuove formule per accaparrarsi clienti, formule che spesso si incentrano su sconti di una certa entità che non fanno bene al mercato delle moto, poiché, se da un lato fanno contento il nuovo acquirente, dall’altro scontentano il vecchio, vi sono case motociclistiche che preferiscono adottare filosofie diverse.
Meglio creare modelli nati proprio per combattere questo momento di crisi, senza andare a giocare al ribasso con quanto già esiste in commercio e senza andare a limare qui e là sulla qualità dei componenti.
Questa mi sembra una filosofia corretta e che sicuramente non potrà che dare dei buoni risultati.
Ma andiamo a vedere di scoprire le carte di questa piccola naked recentemente aggiornata e rimodernata per il 2009.
Vediamo un motore 4 cilindri, doppio albero a camme in testa e quattro valvole per cilindro.
Per i giapponesi è un gioco da ragazzi fare un simile motore, cosa che invece non è mai riuscito a noi italiani, neanche negli anni della gestione De Tomaso quando un propulsore simile (spudoratamente copiato dalle “Four” giapponesi) si rivelò una vera patacca.
Ma continuiamo con la nostra CB 400 SF.
Per dare maggiore sostanza al motore nella fascia di regime medio (cosa di cui soffrono tutti i pluricilindrici di piccola cubatura) i nostri amici jap hanno pensato di adottare il sistema di distribuzione VTEC, oltre alla iniezione elettronica.

Motore VTEC
Praticamente la moto fa lavorare solo 8 valvole (due per cilindro) entro un range di 6.000 giri/min.
Una volta superato tale limite mette in moto tutta la sua batteria, ovvero 16 valvole (quattro per cilindro).
I benefici?
Un risparmio di carburante del 24%, un motore con maggiore sostanza ai medi regimi e che respira alla grande una volta superati i 6.000 giri/min.
Alla fine abbiamo un propulsore che ci dona 53 cv a 10.500 giri/min.
A guardare attentamente la CB 400 SF non sembra che vi siano delle eccessive economie nella ciclistica e nella componentistica… anzi!
Vediamo una forcella anteriore con steli da almeno 40 mm, due bei dischi con pinze a quattro pistoncini, dei bellissimi collettori quattro in uno, di quelli che non diventano mai bluastri, due ammortizzatori con serbatoi separati e un peso che dovrebbe stare al disotto dei 170 Kg.
Una grafica bellissima che ricalca quella di alcuni modelli Honda degli anni ’70.

imageIl modello sarà disponibile anche in versione S, ovvero corredato di un bel cupolino che ricalca sempre i canoni di quel periodo.
Non mi sento di accennare ad una valutazione del suo costo qualora se ne decidesse la sua importazione in Europa, ma se si dovesse trattare di una cifra inferiore a 6.000 euro penso che saranno cavoli amari per tutti!

Moto GP

20 marzo 2009 5 commenti

imageQuest’ anno, sarò più assiduo nel nel seguire il massimo campionato di moto, e mi auguro anche d’ intervenire nei dibattiti dei vari forum sparsi per  il web, cosa che non ho mai fatto in precedenza.
Cos’ è cambiato?
E’ cambiato che non mi sento più d’essere uno sfegatato antirossiano come lo ero in precedenza, al punto da non seguire più un Moto GP per non vederlo vincere.
Devo ammettere che Rossi mi fa ancora una grande antipatia, che viene accentuata da quei demenziali spot pubblicitari che ce lo propinano in maniera martellante in ogni attimo della giornata, con quella sua cantilena che a me fa accapponare la pelle.
Ma a pensarci bene questo non ha nulla a che vedere con colui che ha vinto una marea di mondiali, che rappresenta la nostra Italia, e che ormai è diventato un mito.
Mi sono reso conto che un campione va accettato e valutato per il ruolo che gli compete sul campo e non per quello che fa quando lascia gli attrezzi della sua attività.
Pensate che un giorno sono persino giunto ad esultare quando Valentino prese uno scivolone.
Adesso mi vergogno a raccontarlo, e me ne vergognai quello stesso giorno, quando mio figlio, tifoso di Valentino, con grande sdegno mi fece notare che mi ero comportato come un selvaggio e che un campione durante la gara va sempre rispettato, qualunque sia il suo quoziente di gradimento che noi gli attribuiamo.
A volte mi chiedo se sia più costruttivo tifare per un campione straniero che porta in alto un marchio italiano o per un campione italiano che porta in alto un marchio straniero.
Io comunque continuerò a tifare per Stoner e non certo per particolari
motivi di simpatia (non mi risulta che sia un tipo particolarmente simpatico) ma perché penso che lui abbia le capacità per portare alla vittoria un marchio italiano che fa sforzi inauditi per poter stare alla pari con dei colossi come Yamhaha, Honda e Suzuki.
Ed in questo momento, personalmente, penso che sia più importante avere
un marchio italiano che possa trarre innegabili benefici di immagine e quindi di vendite, dalle vittorie delle sue creature.
Certo, l’ideale sarebbe avere un campione del mondo italiano su moto italiana, e chissà che un giorno…
Ma per adesso nell’attesa mi contenterò di tifare Ducati e Stoner,
diversamente da come feci però negli gli anni precedenti.
Niente odi ed antipatie, ma solo un grande rispetto per tutti i suoi avversari!

Honda CB 400 Four: la piccola samurai!

9 marzo 2009 131 commenti
Honda CB 400 Four

Honda CB 400 F (Four)

Giapponese, quattro cilindri raffreddati ad aria per solamente 405 cc. Nata nel 1974 offre ancora oggi soluzioni tecniche d’avanguardia, una linea piacevole e ottime prestazioni. Le mode cambiano ma lei è sempre attuale.

Gli anni sono passati anche per lei, e adesso son più di 30 dalla sua nascita.
Una moto d’epoca con le carte in regola, ma che ancor oggi, viene utilizzata quotidianamente dai suoi possessori che, forse, ancora non si sono resi conto di avere fra le gambe un gioiello.
Occorre avere più riguardo nei suoi confronti, e magari, centellinarne l’ uso onde preservarla dalle usure e dai pericoli della strada?
Questo potrebbe essere il pensiero di chi, appassionato di moto antiche, non ha mai avuto la possibilità di guidare questa quattro cilindri nipponica.
Se lo avesse fatto si sarebbe ben presto reso conto che, nonostante gli anni, le sue prestazioni, la robustezza e la proverbiale affidabilità non possono essere minimamente inficiate da un suo uso costante.
Brillante e maneggevole rappresentò un vero miracolo della tecnologia, considerato anche la complessità meccanica del propulsore che a tutt’oggi non ha nulla da invidiare ai più moderni propulsori a quattro tempi.
Anche la sua linea non ha risentito del trascorrere del tempo, si potrebbe scambiare per una moto di nuova produzione in stile un po’ retrò.
Questo modello comparve negli anni ’70 (1974 – 1978) in un periodo in cui eravamo già abituati a ciò che i signori giapponesi sapevano costruire.
Ci avevano sbalordito con le stupende Honda CB 750 Four, con le brutali Kawasaki tricilindriche a due tempi, o con le indistruttibili Suzuki Titan.
Sembrava che dopo quell’esplosione di moto marziane di grossa cubatura nient’ altro avrebbe potuto impressionare il motociclista italico.
Ed invece ecco che nel 1972 i laboriosi tecnici giapponesi della Honda decidono di riversare tutta la tecnologia e la complessità meccanica delle grosse “Four k” su motorizzazioni di piccola cilindrata.
Miniaturizzando ogni componente e dimostrando che l’affidabilità e la robustezza di un propulsore non sono direttamente proporzionali alla quantità di materia impiegata per costruirli.
Mostrarono inoltre che un motore prodotto in gran serie può girare a regimi elevatissimi senza per questo sbiellare, sfarfallare, vibrare o avere vita breve.
Nacque così l’Honda CB 350 Four, una moto che ricalcava in scala ridotta le sembianze dell’ammiraglia “Four K”.
La moto era bella e funzionava come un orologio svizzero ma il motore risultò un po’ fiacco di potenza e troppo scarso di coppia ai medi regimi.
Inoltre la sua linea risultava un pò antiquata, forse anche a causa di quei quattro silenziatori che, se nella “Four K” facevano tanta scena, nel suo caso contribuirono ad appesantirla ulteriormente.
Inoltre quel manubrio troppo alto e largo, sicuramente progettato per il mercato americano, fece storcere il naso al motociclista italico, notoriamente affezionato ad una posizione più caricata in avanti.
La moto non rappresentò affatto un flop poiché fu ben venduta sia in Italia che negli altri mercati, ma ben presto il costruttore Honda si rese conto che occorreva mettere in commercio qualcosa di più moderno e sportivo, qualcosa che potesse attrarre maggiormente un pubblico giovanile, pur rimanendo nel tema di una cilindrata media con motorizzazione a 4 cilindri.
Nel 1974 nacque così l’Honda CB 400 F, (denominata poi 400 SS).
Una moto eclettica, dalle ottime prestazioni e dall’aspetto veramente accattivante.
Questa volta venne adottato un solo silenziatore dove convogliavano, in un armonioso gioco di curve e controcurve, i quattro collettori di scarico.
Una scenografia di grande effetto dovuta anche alla qualità dei metalli e delle cromature che non tendevano mai ad assumere quel colore violaceo, caratteristico di certi collettori sottoposti ad elevate temperature.
Anche il serbatoio, adesso più squadrato e voluminoso concorreva a rendere la linea della moto più moderna ed attuale.
La maggiore larghezza, inoltre, riusciva a minimizzare l’ingombro trasversale del propulsore, specie guardandolo dal posto di guida.
Definita indistruttibile dai meccanici, rappresentò negli anni ’70 quanto di meglio potesse pretendere un giovane motociclista dalle velleità sportive.
Trovare oggi una di queste moto in discrete condizioni e perfettamente marciante non è difficile come non è affatto difficile reperire i ricambi, soprattutto tramite internet.
Prima di un eventuale acquisto è bene controllare lo stato della catena di distribuzione, la cui sostituzione comporta una spesuccia non indifferente ed eventuali trafilagli d’olio fra testata e blocco cilindri, la cui eliminazione comporta anch’essa un esborso monetario non trascurabile.

Honda CB 400 F (Four)

Honda CB 400 F (Four)

SCHEDA TECNICA HONDA CB 400 Four

Motore
  • tipo: 4 tempi, 4 cilindri
  • raffreddamento: aria
  • alesaggio e corsa: 51 x 50 mm
  • cilindrata: 405,8 cc
  • distribuzione: 1 albero a camme in testa comandato da catena centrale
  • potenza: 35 CV a 9.400 giri;
  • rapporto compressione: 9,4:1
  • alimentazione: 4 carburatori Kein da 20 mm
  • frizione: dischi multipli in bagno d’olio
  • cambio: 6 rapporti
  • impianto elettrico: 12 Volt
  • avviamento: elettrico e a pedale
  • scarico: 4 in 1

Telaio

  • tipo: a culla sdoppiata in tubi di acciaio
  • sospensione anteriore: ammortizzatore idraulico con forcella telescopica
  • sospensione posteriore: ammortizzatore idraulico con braccio oscillante
  • freno anteriore: a disco singolo con comando idraulico
  • freno posteriore: a tamburo con comando meccanico

Dimensioni e pesi

  • altezza totale: 1120 mm
  • lunghezza totale: 2160 mm
  • larghezza totale: 885 mm
  • altezza sella: mm 790
  • interasse: mm 1355
  • peso a secco kg 170

Velocità, consumi e rifornimenti

  • velocità massima: 168 Km/h
  • consumi medi: 20 km al litro
  • serbatoio benzina: 14 litri
  • serbatorio dell’olio: 3,5 litri;
  • olio del cambio: 3,5 litri SAE 10W – 40

Gomme

  • ruota anteriore: 3,00S – 18 PR4
  • ruota posteriore: 3,50S – 18 PR4

Motociclisti: una grande famiglia?

26 gennaio 2009 8 commenti

Harleysti VS BiemmewuistiBasta andare a curiosare in un qualunque forum motociclistico per rendersi conto di quanto sia variegata e disgregata questa nostra grande famiglia di motociclisti.

Ci accomuna il grande amore per questo mezzo, la passione, il sacrificio, il desiderio di libertà, il rischio!
Effettivamente siamo una grande famiglia, e come  tutte le grandi famiglie che si rispettino  vi sono anche, invidie, gelosie e contrasti.
Biemmewuisti contro guzzisti, ducatisti contro biemmewuisti, hondisti contro yamahaisti, suzuchisti contro kawasakisti.
Tutti quanti poi contro gli harleysti, che sono la categoria di motociclisti più criticata e da qualcuno persino odiata.
Fermoni, manici, smanettoni, mototuristi, pistaioli, enduristi, tutti contro tutti!Cultori del monocilindrico contro quelli del bicilindrico; quelli del tricilindrico contro il quadricilindrico.
Battaglie anche per la disposizione dei cilindri: il bicilindrico fronte marcia è meglio di quello a V, e sullo stesso V ci sono i sostenitori del  trasversale o del longitudinale; il quadricilindrico è meglio del bicilindrico e del tricilindrico, ma sullo stesso quadricilindrico vi sono i cultori del fronte marcia in linea e del V trasversale o longitudinale.
Ma anche sulla tipologia della moto vi sono continue battaglie: custom, enduro, naked, turistiche, sportive, ipersportive, supertourer.
Moto belle, moto brutte, moto buone, moto scarse, moto affidabili, moto inaffidabili.
Cultori del prodotto italiano contro gli esterofili.
Non è difficile immaginare cosa può scaturire da questa moltitudine di fattori.
Forse questo è il motivo per cui la nostra categoria è la più vessata fra quelle motorizzate e dove non vi è nessuna volontà  per  protestare e far valere le proprie ragioni.
Mi chiedo se non si potesse essere tutti contenti e rimanere  in pace ed uniti, anziché stare ad azzuffarci su ogni piccola cosa!

Non criticate le mie borse!

27 dicembre 2008 2 commenti

BMW R 1100 RMolto spesso vengo criticato da colleghi non bmwisti per quelle borse rigide montate sulla mia BMW R1100R.
In particolare, c’è un mio amico (possessore di un Honda CBR 600) il quale non riesce proprio a farne a meno, e ogni qualvolta ci incontriamo per una uscita, critica la presenza di queste ingombranti, antiestetiche, quanto inutili (dice lui) borse!
Che poi in genere tengo soltanto la borsa di destra, quella più capiente, dove ripongo dei capi che mi consentono di poter affrontare le più svariate condizioni climatiche e termiche.
Solamente nelle uscite più impegnative e con lunghe percorrenze, applico anche la seconda borsa, che peraltro ha una capacità ridotta per via del grosso silenziatore.
Qualche tempo fa, decidemmo di andare a pranzare presso un agriturismo in una località distante circa 150 chilometri da casa, percorrendo un’autostrada che attraversa il cuore della Sicilia e che inerpicandosi su maestosi viadotti raggiunge altitudini non indifferenti.
La giornata è bellissima e la temperatura primaverile.
Siamo precisissimi all’appuntamento ed io mi presento con i miei fedeli valigioni che come sempre generano il solito sfottò.
Hai portato il corredino per la notte? Dove hai messo l’aspirapolvere? E la caffettiera elettrica? (considerato che nella moto esiste una presa per allacciare una lampada o un mini compressore).
Lui invece, motociclista spartano, si presenta con pantaloni e giubbino in cordura, portafoglio nella tasca superiore destra, cellulare nella cerniera della manica sinistra, casco integrale e un paio di guanti.
Gli dissi: “guarda che nonostante la bella giornata al ritorno troveremo freddo, considerato che dobbiamo passare da Enna.
“Mi sento come un bimbo nel ventre della mamma” mi rispose, e così senza perdere tempo ci avviammo.
Il viaggio di andata va liscio che è un piacere e finalmente giunti nel complesso agrituristico attendiamo l’ora per pranzare.
Ci rimpinziamo con una infinità di antipasti, due portate di pasta, carciofi alla brace, il solito trittico di salsiccia, costoletta di maiale e castrato… rigorosamente alla brace, frutta, dolce, amaro e caffè.
Il tutto naturalmente innaffiato con buon vino rosso locale.
Non saremmo stati in grado di salire sulla moto nemmeno se ci  avessero issati sopra la sella con un paranco, così decidiamo di fare una digestiva passeggiata nei dintorni dell’agriturismo.
Il tempo passa e quando torniamo alla base il sole è già tramontato.
Prendiamo un buon caffè ed eccoci già sulla strada del ritorno.
Insieme a noi si unisce un gruppetto di motociclisti, anch’essi presenti al pranzo, dei veri e propri “smanettoni” smanettoni che peraltro non sembrano aver smaltito i fumi di vino “della casa”.
Vanno forte ed io non ho alcuna intenzione di far strada con loro.
Il mio amico è tentato di stargli dietro, ma quando si accorge di non vedermi quasi più nello specchietto, riduce la manetta e si riunisce al sottoscritto.
E’ quasi buio, e noi ci apprestiamo ad attraversare la zona interna della Sicilia.
Il freddo comincia a farsi sentire nelle ossa ed io lo desumo dall’andatura alquanto ridotta del mio compagno, che tutto accucciato dietro lo striminzito capolino, procede come un automa.
Giunti nei pressi di un’area di parcheggio mette la freccia e vi si infila dentro.
“Devi fare il bisognino?” chiedo io… “No, sto solo crepando di freddo!”.
“Porca vacca non potevi dirlo prima?” Scendo dalla moto, apro i due bauletti e metto a disposizione il mio campionario: pantalone cerato imbottito per le gambe; un caldo maglione e se non bastasse un giubbino smanicato in piume d’oca per il corpo.
Lui arraffa tutto e nel giro di un attimo è già bello e vestito.
Sembra un pò goffo, ma almeno adesso si sente meglio!
“E tu non senti freddo?”… E io “non ti preoccupare, sono ben cautelato, e nel caso sentissi freddo ho ancora qualche altra cosetta infilata nelle borse…”
Rientrati in città ci fermiamo nello stesso luogo da dove eravamo partiti.
Lui si toglie i capi prestati, e mi ringrazia per l’efficacia del mio pantalone imbottito e del giubbino.
“Senza di questi non ce l’avrei mai fatta… sarei morto di freddo… adesso capisco perché non ti separi mai da quelle borse!”
Da quel giorno non ha più detto nulla nei confronti di ciò che lui reputava “orrendi orpelli”, anzi, si rammarica di non essere riuscito a trovare qualcosa di decente da adattare alla sua moto!

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