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Posts Tagged ‘Harley Davidson’

Ferro allo stato dell’arte!

3 dicembre 2008 7 commenti

I detrattori delle Harley le chiamano pezzi di ferro o cancelli.
In un certo senso hanno ragione poiché di ferro ce n’è tanto ma di plastica a cercarla col lanternino se ne trova appena qualche grammo.
Diciamo che è ferro allo stato dell’arte!
Un Harley la si può portare anche a casa e godersela al posto della televisione.
Chi giudica queste moto cancelli lo fa perché non ha mai avuto la possibilità di guidarle.
E’ vero, non si godono facendo strisciare i gomiti sull’asfalto, poiché non sono state create per questo.
Dopotutto loro, i detrattori, sono portati per la plastica e per tutto ciò che è minimalista ed al contempo effimero, figurarsi quindi se possono tollerare una cosa fatta di metallo che può ancora sfoggiare le sue beltà e funzionare perfettamente dopo decine e decine di anni.
Oggi tutto dev’essere obbligatoriamente effimero, poiché la civiltà del consumismo vuole così e anche le moto devono seguire questa regola.
Come dicevo sopra, le Harley sono oggetti di metallo allo stato dell’arte.
Già di per se, anche se strettamente di serie, rappresentano qualcosa che prima di appagare i piaceri della guida deliziano i sensi della vista. E mi fa tanta invidia quando vedo in televisione o leggo dei servizi relativi a quei mega raduni americani di Harleysti che sfoggiano le loro cavalcature come fossero oggetto di culto.
La cosa più affascinante è che queste moto vanno osservare una per una poiché ognuna è diversa dall’altra.

Che dire poi dei vari preparatori che operano nel campo della motorizzazione e che dire ancora dei vari produttori di parti speciali che si ingegnano a progettare migliaia di componenti esclusivi per queste moto che ormai sono diventate dei veri miti.
Arlen Ness, Cory Ness, Cyril Huze.
Se qualcuno ti chiede di spiegare in poche parole cosa rappresentano le Harley Davidson la risposta è: se mi chiedete di spiegare non potreste mai comprendere.
Martin Jack Sosemblum, lo storico ufficiale dell’Harley Davidson, un giorno disse:

l’incredibile è che non si riuscirà mai a spiegare veramente perché la gente mostri questo attaccamento alle Harley Davidson.
L’Harley è come una fiamma che non smette mai di bruciare, che a volte si crede spenta, ma che rinasce dalle sue ceneri.
E’ una fiamma sempre cangiante, che si può vedere, sentire, ma che le parole non riescono mai a descrivere perfettamente
.

Foto di “Blue”

29 novembre 2008 Nessun commento
Blue e la sua Moto Guzzi Breva 750.

Blue e la sua Moto Guzzi Breva 750

Carlo Talamo. Io lo ricordo così!

7 novembre 2008 3 commenti

Timido, riservato, con quel suo viso pacioccone che infondeva immediatamente simpatia e fiducia.
Era un vero genio nell’intuizione delle tendenze di mercato.
Ma Talamo non era solo un abile imprenditore.
Era anche un vero motociclista che passava gran parte del tempo a provare e riprovare modelli che lui riteneva bisognosi di cure e aggiornamenti, per meglio adeguarli alle esigenze del popolo italico, per poi proporne le modifiche alle stesse case costruttrici.
Ma dentro di lui vi era anche il poeta.
Carlo Talamo inanellava versi che non facevano obbligatoriamente rima con sole, cuore o amore.
Le sue disquisizioni poetiche si leggevano sotto le foto pubblicitarie delle sue Harley e parlavano di ferro, di olio che brucia, di forze ataviche, di notte dei tempi, di pulsazioni primordiali….
Talamo era riuscito a destare il nostro interesse verso una moto creata per una mentalità, un uso e un territorio completamente diversi da quelli del nostro Paese.
Come se ciò non bastasse si buttò a capofitto in un’altra impresa: la Numero Tre, dedicata ad un altro marchio altrettanto glorioso ma alquanto bisognoso di essere rilanciato e assimilato dal popolo motociclistico italico; la Triumph.
Anche in questa impresa riuscì nel suo intento ed anche in questo caso collaborò intensamente con la stessa casa produttrice per migliorarne la produzione e meglio adeguarla ai gusti dei nostri centauri.
Durante una delle sue uscite in moto (si dice che stesse testando un nuovo modello) è rimasto vittima di un incidente mortale che lo ha tolto dalla scena.
Se n’è andato un geniale imprenditore, un vero motociclista, un gentleman.
Io lo ricordo così!

Foto di “Pippo”

23 ottobre 2008 Nessun commento
Pippo e la sua Harley Davidson Heritage Softail del 1993

Pippo e la sua Harley Davidson Heritage Softail del 1993

Nuova Harley-Davidson Sporster XR 1200. Ispirata all’eredità racing.

15 settembre 2008 1 commento
(clicca sull’ immagine per vederla ad alta risoluzione)
E’ uscita la nuova sportiva dell’Harley Davidson, la XR 1200.
Forse gli harleysti incalliti storceranno il naso poiché loro odiano la plastica e le moto alte di sella.
Infatti questa XR ha una sella posta a 745 millimetri d’altezza e per di più pesa la bellezza di 260 chilogrammi.
E chi già possiede un’Harley sa benissimo che per spostare da fermo una massa simile ed anche maggiori (vedi i 290 kg delle Dyna Glide gli oltre 300 delle serie touring) occorre farlo non scendendo dalla moto ma rimanendo in sella e “remando con piedi e gambe.
Per far ciò occorre avere un’ottima presa sul terreno ed un’ottima falcata di gamba.
In poche parole una sella alta 680 millimetri e non certo una da 745 come nel caso della XR.
Ma purtroppo questo è stato un compromesso che si è dovuto raggiungere per compensare l’innalzamento del motore onde consentire a questa sportiva (secondo i canoni Harley) di poter piegare senza strisciare per terra.
Forse i più lunghi di gamba troveranno minori difficoltà ma chi va sotto il metro e settanta avrà dei problemi. Purtroppo le pedane per il conducente sono adesso arretrate rispetto ai modelli sporster trovandosi proprio sulla perpendicolare del sellino. Questa nuova impostazione non consente ai piccoli di taglia di poter remare agevolmente in quanto tali pedane si trovano esattamente nello spazio di manovra delle gambe.
Per quanto riguarda l’uso della plastica occorre dire che su questo modello l’Harley ha effettuato un drastico cambio di tendenza.
Certo, su una moto sportiva occorre limare qualcosa per ridurre i pesi, ma sembra che l’uso della plastica non abbia poi tolto molto al peso complessivo della moto poiché siamo sempre nell’ordine dei 260 chili e che a dire il vero sono un po’ troppini per una moto sportiva.
Molto bello il serbatoio che sembra preso pari pari dalle moto di flat track, brutte invece quelle modanature di plastica che completano la sua parte inferiore, così come son bruttini quei silenziatori verniciati a polvere argentata dall’aspetto un po’ economico.
Per quanto riguarda la carenatura che sostiene la sella, anch’essa in plastica, sembra un po’ posticcia e poco in armonia con il resto della moto.
Allora sarà un flop questa 1200 XR?
Non credo poiché già il concessionario di zona le ha vendute tutte.
Forse non saranno i puristi dell’Harley a comprarle ma certamente coloro che storcevano il naso dinnanzi alle Harley tradizionali, ma di cui ammiravano la qualità e la serietà dl marchio.
La 1200 XR quindi una sorta di ponte tra tradizione e novità, una moto che tende la mano ad una nuova nicchia di mercato composta da motociclisti con tendenze moderatamente sportive, amanti della coppia sostanziosa, che intendono fregiarsi di un marchio carico di storia ed in auge più che mai.
Chi desidera una moto veramente sportiva, di quelle con un rapporto peso potenza di un cavallo per chilogrammo potrà optare fra una miriade di modelli made in japan, tutte uguali, tutte RRR, ZZZ, XXX, tutte con i fari a mandorla, tutte con lo stesso rombo.
Moto da pista, ingestibili dalla maggior parte dei motociclisti, usate quasi esclusivamente in città in brucianti accelerazioni tra un semaforo e l’atro.
(clicca sulle immagini per vederle ad alta risoluzione)

La mia 883!

26 giugno 2008 10 commenti
Così bassa che ti puoi sdraiare sul manto stradale
e quel motore che batte con forza ancestrale.
Dinnanzi a te solo un piccolo strumento rotondo
che manco guardi se attorno gira il mondo.

Ha qualcosa di magico questa 883, con la sua coppia imponente
che ti spinge da dietro come la mano buona di un gigante.
Poca fretta con lei e nessuna velleità corsaiola

dev’essere trattata con calma ed estrema cura.

Lungi da lei i frettolosi, i manici e gli smanettoni
gli amanti del contagiri gli stanno sui coglioni.
E se le curve non le fai con il ginocchio per terra
a lei poco importa, non deve scendere in guerra.

Ci si diverte con 50 cavalli trotterellando a velocità da passeggio
e te ne fotti di chi ti supera a 200 mostrando il suo coraggio.
Dietro la visiera del casco rigorosamente aperto
compare un sorriso nei confronti di quell’esperto.

Lui non ha capito niente del valore della vita
e se la gioca alla roulette russa ad ogni sua uscita.
La velocità è l’appagamento di ogni sua ambizione
ma dalla mia 883 lo vedo come un gran coglione.

Il suo motore a quattro, urla come un dannato
e lui tutto ingobbito sul manubrio si sente realizzato.
Il suo strumento segna appena 10 mila rotazioni
ce ne sarebbero ancora 5000 per giungere alle massime prestazioni.

Lui giungerà prima di me qualunque sia il suo itinerario
e si congratulerà con se per il suo perfetto orario.
E racconterà ai suoi amici, ogni due e tre
di come superò a 200 all’ora un pirla sull’883.

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Che goduria questa 883!

7 giugno 2008 4 commenti

Dopo oltre 20 anni di moto BMW ho voluto provare qualcosa di diverso.
Ho sempre gironzolato attorno al marchio Harley Davidson e grazie ad un gentile concessionario ne ho provate anche diverse, ma ogni qualvolta scendevo dalla sella rimanevo alquanto perplesso ed alla fine mi rendevo conto che non erano moto fatte per me.
Vibrazioni, motore, cambio, frizione e sospensioni non avevano nulla a che vedere con quanto offriva la BMW e con quanto io ero abituato da tempo.
E poi quella posizione di guida alquanto inusuale non riusciva a convincermi.
Ma con il tempo le cose cambiano, e quando si arriva a 62 anni stando ininterrottamente sulle moto dall’età di 16, le cose cambiano eccome!
Le velleità velocistiche calano inesorabilmente, altrettanto dicasi per le esigenze di potenza, le percorrenze stradali annue si dimezzano, le uscite diventano passeggiate fuori porta.
Da parte mia è duro ammetterlo, ma ormai è così.
La mia BMW R 1100 R del 2000 cominciava a venirmi troppo grande ed in certe occasioni finiva anche per mettermi in imbarazzo.
Era venuto il momento di cambiare registro e cercare qualcosa che potesse soddisfare le mie nuove esigenze.
L’occasione si presentò con una XL 883 R colore arancio e motore nero opaco, immatricolata nel 2007 e  praticamente nuova di pacca!
Apparteneva ad un mio conoscente che nel suo garage ne aveva 4, una più stupenda dell’altra e dove l’ 833 forse ci stava un po’ stretta.
Me la fece provare  e me ne innamorai immediatamente.
L’indomani era già nel mio box che troneggiava in prima fila fra le altre moto.
Ci sono uscito già tre volte e sono state delle vere godurie.
Mi sono reso conto che la gratificazione che può avere un motociclista dalla sua moto non si basa solo sulla velocità, sulla potenza o sulla possibilità di piega.
Ci si può divertire ed essere felici anche con 50 cavalli, trotterellando a velocità che magari altri possono ritenere da handicappati.
Il segreto sta nel motore, nella sua paciosità e nella capacità di infondere sicurezza.
Non una coppia motrice che ti arriva da dietro come un calcione nel sedere, ma una spinta potente e progressiva che ti accompagna come la mano di un gigante buono.
Oggi mi son ritrovato a passeggiare osservando il cielo e il mare cullato dal borbottio asincrono del motore a V stretto.
Da oltre mezz’ora viaggiavo ad una velocità quasi costante senza sentire il bisogno di andare oltre.
Guardo il contachilometri: segnava 50!

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