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Moto Guzzi Bellagio. Un’ Aquila che vola alto

1 ottobre 2009 Melus 6 commenti
Moto Guzzi Bellagio

Moto Guzzi Bellagio

Quando fu presentata nell’aprile del 2007 fu subito etichettata dai soliti giornalisti del settore come una custom e naturalmente, come sempre accade per ogni nuovo  modello della Guzzi, le fu affibbiato il ruolo di antagonista delle mitiche H-D 883 e 1200 Sportster.
Niente di più sbagliato, poiché la Bellagio non ha nulla a che spartire con tali moto, tranne forse la filosofia delle custom.
Ma a guardarla attentamente nemmeno custom si può definire poiché la Bellagio è una via di mezzo fra custom e naked.
Anche se un po’ improvvisata nelle sue sovrastrutture (si poteva fare di più a livello serbatoio, sella e parafango posteriore) la moto risulta comunque piacevole, agile e diversa dalle tante imitazioni Jap.
Inoltre quegli scarichi sovrapposti e perfettamente paralleli aggiungono una nota di personalità così come accadde per il Nuovo Falcone 500.
La parte del leone la fa sempre il motore poiché non esiste una custom con simile disposizione, differenziandosi totalmente da quella che è la tendenza attuale, cioè del bicilindrico a V stretto longitudinale che tante case hanno adottato nei cloni Harley.
Ma passiamo alla parte dinamica della Bellagio, tenendo sempre un confronto con la sua sorella Harley.
Chi come me ha posseduto un’ H-D 883 o 1200 Sporster conosce benissimo le qualità ed i limiti di queste moto.
Tutte votate alla coppia, alla pastosità del motore, al sound inconfondibile, alle good vibration, che nonostante l’abbondante uso di silent blok ci sono ancora.
Ma sono moto da utilizzare quasi esclusivamente per trotterellare in pieno relax senza forzare troppo la mano con la manopola del gas ed usando il cambio senza mai portarlo ai limiti di rotazione.
La ciclistica poi è quella che ben conosciamo: forcella anteriore da 35 mm e ammortizzatori posteriori stereo a corsa breve (purtroppo la cinghia di trasmissione finale non consente grandi oscillazioni al forcellone).
Ciò che ne deriva è un confort di marcia alquanto discutibile ulteriormente mortificato da una sella che nulla di buono concede alle nostre preziose terga.
Infine un peso di 260 Kg che oltre a mettere facilmente in crisi la forcella anteriore e fare andare a pacco gli ammortizzatori posteriori crea non pochi problemi negli spostamenti a mano.
Terminato il periodo di infatuazione della mia 883 ho cominciato a vedere le cose sotto un’ottica differente.
Avevo bisogno di una moto rilassante, è vero, ma anche di una ciclistica più solida, di un motore più prestante e di un confort maggiore.
Inoltre mia moglie, dopo la prima uscita in coppia, si era rifiutata categoricamente di risalire su quella moto.
Eccomi così nuovamente alla caccia di un qualcosa che possa soddisfare le mie velleità di customista che pretende anche un motore che abbia una sostanziosa cavalleria, tanto per intenderci quella che puoi sfoderare quando devi cavarti fuori da qualche impiccio, e una comodità di cui un soggetto di ormai 63 anni comincia a pretendere.
Scartando completamente i cloni Jap senza carattere, senza storia e senza gloria, l’alternativa alla mia Harley diveniva veramente ardua.
Immagine 3Ma ecco che un giorno, a seguito di segnalazioni di alcuni forumisti la mia attenzione cadde sulla Bellagio, moto che a dire il vero non avevo mai considerato, preso ancora dalla febbre Harley.
Mi reco così dal concessionario Guzzi della mia città e con grande meraviglia entro in un ampio salone dove in bella mostra è esposta tutta la gamma delle moto dell’Aquila.
Mi catapulto immediatamente sulla Bellagio la quale spicca fra le altre per la sua bellissima livrea argento-avorio (tutta un’altra storia rispetto al modello nero opaco).
Comincio a studiarla attentamente e mi accorgo subito di alcune peculiarità di grande pregio.
Tanto per cominciare una solida forcella anteriore da 45 mm, regolabile nel precarico; un impianto frenante con doppi dischi da 320 mm e pinze Brembo a 4 pistoncini; una sospensione posteriore con mono-ammortizzatore che agisce su leveraggi progressivi e regolazione dell’idraulica tramite pomello registrabile a mano; un cardano CARC che non finisce mai; una sella dalle dimensioni regali, anche per il passeggero.
Ma la mia grande meraviglia è stata quando mi sono abbassato per guardare il telaio.Immagine 2
Avevo letto che per la Bellagio i tecnici della Guzzi avevano optato per un progetto inedito particolarmente adatto per donare compattezza e guidabilità alla moto.
Andando a sbirciare sotto il voluminoso serbatoio rimango di stucco: mi trovo di fronte al telaio che non mi sembra tanto inedito, anzi a dire il vero assomiglia molto a quello della mitica V7 Sport, progettato da Lino Tonti.
Manca solo la chiusura della culla inferiore, che in questo modello è assente e viene sostituita dallo stesso motore che va a chiudere il doppia culla. Stupendo!
Immagino già cosa si potrà fare con questa moto, peraltro dotata di ruote a raggi e copertoni dall’impronta notevole.
Qualche appunto lo farei su quei perfili posticci che ornano il serbatotio e il codone che altro non sono che piccole bande adesive applicate senza una protezione di vernice trasparente.
Facile immaginare quindi quale sarà il loro futuro!Le pedane per il passeggero sono poste troppo in alto, costringendo quest’ultimo ad una posizione delle gambe troppo rannicchiata.
Un vero peccato poichè con questa nuova sella si era dato un particolare riguardo alle terga del passeggero.
Immagine 1Sicuramente la conformazione dei due scarichi sovrapposti ha condizionato il posizionamento della pedana sinistra.
Trovare una soluzione sarebbe auspicabile.
Infine il manubrio, il quale è molto bello a vedere ma comporta una posizione (specie per chi è corto di braccia) caricata in avanti.
E’ pur vero che la moto è una via di mezzo tra una custom e una naked e che nella guida veloce è bene spostare il busto in avanti caricando i polsi, ma non dimentichiamo che l’essenza principale di questa moto (almeno così ho avuto modo di credere) sia la guida in tutto relax gustandosi motore e paesaggio.
Forse un manubrio con i corni più arretrati e leggermente rialzati non avrebbe guastato allo spirito della moto.
Infine la posizione del pilota in sella: le pedane a lui riservate sembrano un pò alte ed arretrate, costringendo quest’ultimo (specie se di gamba lunga) ad una posizione anche in questo caso, troppo rannicchiata.
Per quanto riguarda il motore, un aste e bilancieri a due valvole, ultrasperimentato ed ultracollaudato, penso che non ci siano problemi.
Con i suoi 75 cavalli si potrà fare di tutto.
Dopo 45 anni dall’ultima esperienza Guzzi (la mitica V7) sento che quanto prima ritornerò a cavalcare…… o meglio, a volare con l’Aquila e questa sarà la Guzzi Bellagio… forse!

Moto Guzzi Bellagio

Moto Guzzi Bellagio

BELLAGIO > Scheda tecnica

Motore

Tipo Bicilindrico a V di 90°, 4 tempi
Raffreddamento Ad aria
Cilindrata 935.6 cc
Alesaggio e corsa 95 x 66 mm
Rapporto di compressione 10
Distribuzione 2 valvole in testa comandate da aste in lega leggera e bilancieri azionati da punterie meccaniche
apertura valvola aspirazione 24 ° P.P.M.S.
chiusura valvola aspirazione 52 ° D.P.M.I.
apertura valvola scarico 54 ° P.P.M.I.
chiusura valvola scarico 22 ° D.P.M.S.
misurati con gioco di controllo bilanciere-valvola
Potenza massima 55 Kw a 7200 rpm
Coppia massima 78 Nm a 6000 Rpm
Alimentazione Iniezione elettronica Multipoint, sequenziale, fasata Magneti Marelli IAW, sistema alfa-n; 2 corpi farfallati di Ø 40 mm con iniettori Weber IW 031
Avviamento Elettrico
Impianto di scarico In acciaio inox, 2 tubi collegati ad 1 camera di espansione, collegata a due silenziatori in acciaio cromati; catalizzatore a 3 vie con sonda Lambda
Omologazione Euro 3

Ciclistica

Telaio Tubolare a doppia culla scomponibile in acciaio ad alto limite di snervamento
Interasse 1.570 mm
Avancorsa 165 mm
Inclinazione canotto di sterzo 28°
Sospensione anteriore Forcella telescopia idraulica Marzocchi, Ø 45 mm, regolabile separatamente
Escursione ruota anteriore 140 mm
Sospensione posteriore Monobraccio con leveraggio progressivo, monoammortizzatore regolabile in estensione e con manopola ergonomica per la regolazione del precarico
Escursione ruota posteriore 120 mm
Freno anteriore Doppio disco flottante in acciaio inox, Ø 320 mm, pinze Brembo, 2 pistoni paralleli
Freno posteriore Disco fisso in acciaio inox, Ø 282 mm, pinza flottante Brembo, 2 pistoni paralleli
Ruote A raggi con cerchi in lega di alluminio (tubeless)
Cerchio anteriore 3,50” x 18”
Cerchio posteriore 5,50” x 17”
Pneumatico anteriore 120/70 ZR 18 M/C (59W) TL Roadtec Z6
Pneumatico posteriore 180/55 ZR 17 M/C (73W) TL Roadtec Z6

Dimensione

Lunghezza 2.270 mm
Larghezza 890 mm
Altezza (parabrezza posizione alta) 1.310 mm
Altezza sella 780 mm
Altezza mimima da terra 150 mm
Altezza manubrio 1.050 mm
Altezza pedante conducente 326 mm
Altezza pedante passeggero 385 mm
Peso a secco 224 kg
Capacità serbatoio carburante 19 litri
Riserva 4 litri

The Legend On Tour 2009 è in Italia

4 marzo 2009 Willy Nessun commento

imageThe Legend on Tour, l’evento itinerante giunto alla sua quinta edizione porterà anche quest’anno il mondo Harley-Davidson nelle più belle piazze d’Italia.
Più di 20 week-end per avvicinare il grande pubblico al marchio americano attraverso i Demo Rides occasioni imperdibili che consentiranno di testare gratuitamente una Harley-Davidson della gamma 2009.
CLICCA QUI per vedere il calendario completo dell’evento.

La stagione 2009 sarà ancora più entusiasmante grazie alle quattro “SPECIAL EDITION” che si svolgeranno in circuito.
I quattro appuntamenti proporranno la seconda edizione del trofeo monomarca dedicato al modello XR1200.
Un tributo alla sportività, al quale faranno da contorno tantissime altre attività tra le quali Demo Rides, Women Academy, Stunt Shows, Expo abbigliamento e moto e tanta musica!

Fonte: www.thelegendontour.com

Acciaio nero! La nuova 883 Iron

30 gennaio 2009 Willy 53 commenti

Decisamente “cattiva” ma nello stesso tempo facile da domare; è la nuova proposta della casa di Milwaukee, un colosso capace di vendere oltre 300.000 moto all’anno.

La 883 Iron fa parte della serie Sportster che sono le H-D più apprezzate in Europa e soprattutto in Italia (pù di 1.400 pezzi venduti lo scorso anno tra la 1200 e la 883).

Il motore è interamente verniciato a polvere, neri i cerchi, nera la forcella, nere le poche sovrastrutture, compreso l’immancabile serbatoio “peanuts” da 12,5 litri.

La sella è monoposto ma si può aggiungere sia il sellino passeggero che lo schienalino.

In America è già ricercatissima e sono sicuro che anche in Italia verrà molto apprezzata. Considerando anche che le moto “dark” hanno da sempre avuto un grande fascino e soprattutto un grande riscontro nelle vendite.

 

Harley Davidson 883 Iron

Harley Davidson 883 Iron

Ferro allo stato dell’arte!

3 dicembre 2008 Melus 7 commenti

I detrattori delle Harley le chiamano pezzi di ferro o cancelli.
In un certo senso hanno ragione poiché di ferro ce n’è tanto ma di plastica a cercarla col lanternino se ne trova appena qualche grammo.
Diciamo che è ferro allo stato dell’arte!
Un Harley la si può portare anche a casa e godersela al posto della televisione.
Chi giudica queste moto cancelli lo fa perché non ha mai avuto la possibilità di guidarle.
E’ vero, non si godono facendo strisciare i gomiti sull’asfalto, poiché non sono state create per questo.
Dopotutto loro, i detrattori, sono portati per la plastica e per tutto ciò che è minimalista ed al contempo effimero, figurarsi quindi se possono tollerare una cosa fatta di metallo che può ancora sfoggiare le sue beltà e funzionare perfettamente dopo decine e decine di anni.
Oggi tutto dev’essere obbligatoriamente effimero, poiché la civiltà del consumismo vuole così e anche le moto devono seguire questa regola.
Come dicevo sopra, le Harley sono oggetti di metallo allo stato dell’arte.
Già di per se, anche se strettamente di serie, rappresentano qualcosa che prima di appagare i piaceri della guida deliziano i sensi della vista. E mi fa tanta invidia quando vedo in televisione o leggo dei servizi relativi a quei mega raduni americani di Harleysti che sfoggiano le loro cavalcature come fossero oggetto di culto.
La cosa più affascinante è che queste moto vanno osservare una per una poiché ognuna è diversa dall’altra.

Che dire poi dei vari preparatori che operano nel campo della motorizzazione e che dire ancora dei vari produttori di parti speciali che si ingegnano a progettare migliaia di componenti esclusivi per queste moto che ormai sono diventate dei veri miti.
Arlen Ness, Cory Ness, Cyril Huze.
Se qualcuno ti chiede di spiegare in poche parole cosa rappresentano le Harley Davidson la risposta è: se mi chiedete di spiegare non potreste mai comprendere.
Martin Jack Sosemblum, lo storico ufficiale dell’Harley Davidson, un giorno disse:

l’incredibile è che non si riuscirà mai a spiegare veramente perché la gente mostri questo attaccamento alle Harley Davidson.
L’Harley è come una fiamma che non smette mai di bruciare, che a volte si crede spenta, ma che rinasce dalle sue ceneri.
E’ una fiamma sempre cangiante, che si può vedere, sentire, ma che le parole non riescono mai a descrivere perfettamente
.

Foto di “Blue”

29 novembre 2008 Willy Nessun commento
Blue e la sua Moto Guzzi Breva 750.

Blue e la sua Moto Guzzi Breva 750

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