Sembra che la vera crisi stia arrivando proprio ora.
Avevano ragione certi osservatori che affermavano, quando si dava per scontata la ricrescita agli inizi del 2010, che ancora la vera crisi doveva arrivare.
E non sto qui ad elencare quello che oggi sta accadendo poiché è sotto gli occhi di tutti, e non passa giorno che vi non siano aziende che chiudono, anche le più solide e ferrate.
Marchi gloriosi che passano da una mano all’altra, sempre più operai in cassa integrazione (vedi la Fiat di Termini Imerese).
Chi ha denaro da investire arraffa e arraffa tutto, mette dentro e poi quando verranno tempi migliori si darà da fare per sciorinare i suoi nuovi prodotti, quelli acquistati in svendita, che naturalmente risorgeranno ma che di originale non avranno più nulla, snaturati da decine e decine di innesti per nulla compatibili con il prodotto originale, con la sua storia, con le sue intuizioni.
Oggi come oggi mi chiedo, qualora dovessi acquistare una moto nuova, cosa sceglierei per sentirmi più tranquillo, per avere la certezza che il mio investimento sia sicuro, che l’azienda a cui ho dato la mia fiducia non chiuda e svenda tutto il suo know-how ad una fabbrica di tagliaerba americana?
E’ pur vero che vi sono dei marchi che, considerata la loro estrema solidità, riusciranno a superare questo tragico momento, dando al compratore una certa tranquillità, ma occorre anche dire che il campo di scelta di una moto si va sempre più restringendo e che i nostri gloriosi marchi sono sempre più in cattive acque.
Ma cosa sta accadendo nel settore motociclistico italiano?
La MV Augusta acquistata dall’ Harley, è stata rivenduta ai cinesi; la Moto Morini versa in cattive acque; la Mondial è letteralmente scomparsa; la Moto Guzzi vuole effettuare dei licenziamenti; il marchio Benelli non è più risorto; le moto Gilera, tanto attese dagli appassionati del marchio, non si sono mai viste; il rilancio della Laverda si è fermato al semplice tentativo di apporre su uno scooter del sol levante il suo glorioso marchio; così come anche fatto dalla Lambretta con il suo scooter cinese Pato.
E’ tutta colpa della crisi?
Personalmente non ci giurerei!
Direi piuttosto che il tutto sia avvenuto per errate scelte da parte di chi sta nella stanza dei bottoni.
Possibile che di tutto il patrimonio motociclistico italiano, unico al mondo per quantità di marchi e di modelli, non si sia potuto salvare nulla?
Non sarà forse perché chi ha acquistato certi marchi appartiene ad un settore imprenditoriale che nulla sa e nulla conosce di motociclette e che pensa solo ai guadagni, cercando di cavare il massimo da prodotti che magari non lo valgono?
Forse ci si illude che un marchio pieno di storia possa far aprire le borse ad eventuali acquirenti, senza che questi possano fare i dovuti confronti con la concorrenza?
Non sarà perché si è scelta la strada sbagliata?
Immettendo nel mercato prodotti troppo sofisticati, potenti e costosi senza tener conto di quelle che furono le scuole passate?
Non sarà forse perché chi ha immesso nel mercato questi prodotti sofisticati e costosi non si è poi curato tanto del dopo, lasciando il cliente in balia di se stesso?
Non sarà forse perché chi ha tentato di rilanciare un marchio si è impegnato in un settore forse troppo elevato, entrando in un campo dove la concorrenza è assai agguerrita per mezzi e tecnologia… e dove il rapporto qualità prezzo versa sempre a loro favore?
Categorie:Attualità, Riflessioni Tag: Benelli, crisi, Gilera, Lambretta, Laverda, Mondial, Morini, Moto Guzzi, moto italiana, MV Augusta
Il momento che sta attraversando la nostra industria motociclistica è veramente duro (la crisi è generale ed abbraccia tutti i settori, ma noi parliamo in questa sede di ciò che ci è più caro, ovvero la moto), ma è proprio in questo particolare momento di crisi che le nostre case motociclistiche dovrebbero trovare la forza per organizzarsi e puntare su una produzione di qualità, così da dare la certezza a chi acquista i loro prodotti di aver ben speso il proprio denaro.
Per noi motociclisti l’acquisto di una buona moto, che un giorno si possa rivendere per il suo giusto valore e non svendere come un capo di fine stagione, conta molto!
Vogliamo qualcosa che non crolli nella sua valutazione appena uscita dal concessionario.
Essere sicuri che il proprio mezzo resti in produzione per un bel pezzo senza che dopo pochi mesi, a seguito di errate scelte di progettazione, non venga subito rimpiazzato da un nuovo modello, mentre ancora nei concessionari stazionano quelli precedenti che rimarranno invenduti o venduti con sconti pazzeschi.
Desideriamo che chi acquista una moto sia il suo felice fruitore finale e non colui che la dovrà effettivamente collaudare, riscontrandone tutte le sue magagne e per di più pagando sulla propria pelle le lunghe attese e l’incompetenza di certi riparatori.
Desideriamo che la rete di assistenza sia preparata e capillare nelle sue ubicazioni e che i magazzini dei ricambi siano forniti come è giusto che dovrebbero essere.
Questo è ciò che i nostri produttori dovrebbero capire e che consentirà loro di sopravvivere a questo momento, scongiurando il rischio di cassa integrazione o di licenziamenti, o peggio ancora di dover vendere il proprio marchio per un tozzo di pane.
Occorre anche evitare di creare modelli che vadano in competizione con altri appartenenti a marchi di gran lunga più dotati strutturalmente ed economicamente.
Molto spesso si legge, quando esce un nuovo modello di moto italiana, che sarà l’anti questo o l’anti quello, quando poi quella moto non potrà reggere la concorrenza di certe industrie che non hanno pari nel nostro pianeta e che danno garanzie maggiori (vedi la Moto Guzzi Stelvio che doveva essere l’anti Bmw Gs).
Con i nostri limitati mezzi purtroppo non possiamo competere con loro, anche se le nostre moto non sono inferiori a nessuno.
Vi sono case motociclistiche straniere che nonostante abbiano prodotto delle moto poco affidabili continuano a vendere quel modello con il ritmo di sempre poiché l’acquirente ha fiducia in quel marchio e sa benissimo che i suoi problemi verranno sempre risolti.
La stessa cosa non si può dire per determinati marchi italiani i quali difettano per capillarità dei concessionari, di officine specializzate e di reperibilità dei ricambi.
Creare un nuovo modello con la fretta di metterlo in commercio senza le strutture sopracitate, non conduce da nessuna parte!
E’ stato annunciato che il 2009 sarà un anno terribile.
Questo tipo di notizia serve solo a seminare panico e non aiuterà di certo nessuno.
Occorre essere positivi, e noi motociclisti per fortuna lo siamo!
E così è trascorso un altro anno!
Ci lasciamo dietro un 2008 pieno di paure e che nulla di buono fa presagire per l’anno nuovo a venire.
Forse a mezzanotte del 31 dicembre potrebbe sembrare persino superfluo augurarci un felice anno nuovo, come abbiamo sempre fatto, tanto siamo afflitti dalle notizie che i mass media, con un martellante cinismo, ci propinano quotidianamente.
Questa crisi che ormai riempie le pagine dei giornali e dei notiziari TG, dove continue statistiche basate su percentuali cavate con chissà quale sistema, ci informano che tutti siamo diventati più poveri, che nessuno arriverà più alla fine del mese e che fra poco per mangiare dovremo piantare il granturco nei giardini delle nostre case o nei vasi dei nostri balconi.
Io da parte mia consiglierei di non prendere troppo seriamente queste notizie, e di cercare di vivere più serenamente la nostra vita, lasciando agli sciacalli dell’informazione il compito di scialare su questo nuovo filone che tanta audience procura loro, propinandoci quotidianamente interviste di negozianti che piangono, albergatori che mugugnano, ristoratori che lacrimano e cittadini che si lamentano.
Non è in questo clima che si supera una crisi e forse è meglio quando una volta le crisi c’erano lo stesso ma nessuno le propagandava ai quattro venti, proprio per evitare quel panico che oggi sta coinvolgendo tutti.
Cari amici motociclisti, a questo punto posso solo augurarvi che questa crisi voi la sentiate meno degli altri, e che le nostre amate moto ci aiutino a superare psicologicamente questo brutto momento.
Il panico dilagante non ha mai portato a nulla di buono e più che mai ci aiuterà a superare questo periodo.
Quindi su con la vita e continuiamo a macinare chilometri… ma sempre con il cervello collegato alla manetta del gas poiché sarà anche interessante vedere come andrà a finire tutta questa faccenda!
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