Nonostante le nostre reiterate lamentele sulla sicurezza, le strade non verranno rivestite di gommapiuma ma solo di ruvido asfalto; i guard rail non verranno coperti con cuscini imbottiti di piuma d’oca ma resteranno sempre di tagliente e duro metallo; gli automobilisti non saranno mai cortesi ma adotteranno sempre la legge del più forte; le forze dell’ordine non faranno opera di prevenzione ma si limiteranno solo a piazzare i loro vari marchingegni punitivi; i motociclisti coglioni resteranno tali anche dopo aver superato gli esami di abilitazione alla guida; gli altri rimanenti motociclisti coglioni rimarranno tali anche se qualcuno mandandoli a quel paese gli ricorderà quanto siano coglioni; le case motociclistiche continueranno a costruire ordigni da 200 cavalli – oggi – e da 400 domani; gli incoscienti che ancora nel 2011 si ostinano a circolare senza casco continueranno a farlo; gli smanettoni non rispetteranno i limiti di velocità e continueranno ad andare a 160 Km/h nelle tangenziali; gli scooteristi – esseri al di sopra di ogni regola stradale e civile – continueranno a guidare come hanno sempre fatto, innalzando esponenzialmente le statistiche degli incidenti in Italia.
Forse in primis dovrei smettere di parlare di educazione stradale per i più giovani, di paternali, di maturità alla guida, di patenti speciali, di corsi scolastici preparativi, di strade, di buche, di guard rail, ecc…
Personalmente non credo più a quel tipo di favola e non perché non esistano i sistemi per migliorare le cose, ma più semplicemente perché giunti al punto in cui siamo, mi sembra impossibile rimettere a posto le cose.
La strada è sempre più simile ad una giungla d’asfalto, e chi vuole entrarci deve conoscerne tutti i segreti e tutte le insidie… e forse solo così potrà sopravvivere!
Diverse volte abbiamo affrontato il tema della sicurezza in moto e quasi sempre un coro di scetticismo è scaturito nei confronti di sistemi air bag o di cinture di sicurezza.
Noi motociclisti siamo di per se tutti scaramantici, un po’ come gli uomini di mare, e tutto ciò che potrebbe alleviare la nostra incolumità viene visto di cattivo occhio.
Dopotutto ci crediamo tutti invulnerabili.
Non è così?
Solo dopo aver assaggiato il morso dell’asfalto ci rendiamo conto di quanto questo sia duro.
Ma prima di allora molti di noi non ci hanno mai pensato, e così continuano a circolare in moto senza un capo di abbigliamento con le dovute protezioni, ed in estate addirittura in pantaloncini corti e maglietta di cotone. E dire che in estate l’asfalto, anche se più caldo, è duro come in inverno!
Si parla di novità che un giorno sicuramente diverranno obbligatorie anche su una moto ed io sono d’accordo che vengano, poiché noi non abbiamo un abitacolo che ci protegge con cinture di sicurezza ed air bag, ma solo un casco in testa ed un abbigliamento tecnico (quando c’è).
Che ben vengano quindi i giubbotti air bag, le moto con sistemi air bag, anche se quest’ultimi non saranno mai efficaci come quelli di un’auto, ma che certamente riusciranno in qualche modo a minimizzare i danni derivanti da un determinato tipo di incidente.
Cari motociclisti, cerchiamo di vedere di buon occhio qualunque sistema che potrebbe dimostrarsi valido per la salvaguardia della incolumità, e se nel caso accettarne anche la sua obbligatorietà, così come abbiamo fatto con il casco!
Nelle auto il sistema di aggancio e di sgancio delle cinture di sicurezza è azionabile con un criterio facilmente comprensibile, ed in caso di incidente che vede degli occupanti privi di sensi o impossibilitati ad agire, il soccorritore può a colpo sicuro andarli a liberare dalla cintura di sicurezza per estrarli dall’abitacolo.
Nei caschi invece il sistema di allaccio è molteplice nei suoi svariati modelli e diventa incomprensibile da azionare se chi presta soccorso non è un motociclista e non ha dimestichezza con questi marchingegni.
La mia proposta è la seguente: dotare i caschi di un sistema di sgancio di emergenza universale da azionare solo in caso di soccorso.
Molte volte dopo un incidente motociclistico il soccorritore trova grosse difficoltà a sganciare il casco del malcapitato, vuoi perché rimane inerme in una posizione sconveniente affinché il sistema di sgancio sottogola venga individuato ed azionato, vuoi perché lo stesso soccorritore a volte non sa nemmeno cosa deve azionare.
A questo punto non si tratta di andare ad uniformare l’aggancio del sottogola – il quale può rimanere vario a seconda di come lo interpreta la casa costruttrice – ma di unificare un sistema che consenta di liberare l’intera fascetta sottogola dai punti che la fissano alla calotta del casco, per l’appunto con un sistema di sgancio esterno.
Dovrebbe essere ben visibile e facilmente individuabile, magari posto sul lato destro o sinistro in modo tale che il meccanismo non possa essere azionato accidentalmente.
Lancio questa pietra nello stagno e chissà che qualche ondina non raggiunga qualche casa costruttrice di caschi.
Quando ad un motociclista si propone qualcosa che possa migliorare la sua incolumità in caso di incidente, questo subito storce il naso poiché pensa che qualora un giorno dovesse diventare obbligatorio lui si dovrebbe accollare addosso un ulteriore orpello.
Ricordo, tanto per fare un esempio, quando una legge sancì l’uso obbligatorio del casco.
Si formarono subito schieramenti per il si ed altri per il no.
C’era chi lo riteneva indispensabile, chi invece non ne tollerava l’obbligatorietà, nel senso che ognuno era padrone della sua vita, chi ancora asseriva che il suo uso poteva riflettersi negativamente sulle capacità sensoriali di chi lo indossava, altri ancora lo ritenevano un orpello estremamente fastidioso nei mesi più caldi, alcuni addirittura gli accollarono la responsabilità della caduta dei capelli.
Oggi per fortuna noi centauri lo indossiamo tutti (o quasi) e quando non lo abbiamo in testa ci sentiamo persino un po’ nudi.
Ma il solo casco non basta ad assicurare l’incolumità di un motociclista.
Si è pensato così di proteggere anche il corpo inserendo nei giacconi e nei giubbotti delle protezioni antischok inserite nei gomiti e nelle spalle, aggiungendo, per chi volesse ritenersi più sicuro, delle placche snodate a protezione della colonna vertebrale, ed ultimamente anche a protezione del torace.
Per ciò che mi consta, non sono molti quelli che le adoperano, i primi per scaramanzia, gli altri per non sentirsi troppo appesantiti e ingombrati nei movimenti.
Per l’uso cittadino poi queste protezioni sono tristemente inutilizzate.
E questo è un grande errore poiché è proprio nei centri urbani che queste strutture possono rivelarsi determinanti nel mitigare le conseguenze traumatiche di un incidente.
Finalmente sembra che un nuovo strumento per la salvaguardia della nostra incolumità sia stato messo a punto con successo: il giubbino airbag.
Non starò qui a spiegare come funziona poiché ormai è noto a tutti i motociclisti, ma dirò solamente che questo tipo di protezione, secondo il mio parere, è quanto di meglio sia stato fatto fino ad oggi per la salvaguardia della nostra incolumità.
Basti solo dire che il sistema di gonfiaggio del collare, evita al casco (naturalmente integrale e ben allacciato) di assumere quelle torsioni che potrebbero danneggiare le vertebre del collo.
E’ questo non mi sembra cosa da poco.
Per non parlare poi della possibilità di proteggere il busto immobilizzandolo in un una sorta di morsa che lo rende praticamente invulnerabile sia agli urti che alle torsioni.
E sappiamo benissimo noi motociclisti cosa può accadere se una vertebra si sposta dalla sua sede.
Ma veniamo al dunque!
Sembrerebbe questa la panacea di tutti i mali, un’invenzione che finalmente potrebbe donare maggiore serenità di guida a chi lo indossa, e dare maggiore tranquillità anche a chi in moto non va, ma che vive di apprensione quando un proprio famigliare circola su uno di questi mezzi.
E invece se ne parla poco, viene reclamizzato poco, viene ignorata dai mass media.
La causa? Forse l’elevato costo, dovuto sicuramente alla complessità della realizzazione, ma anche al fatto che purtroppo chi lo costruisce non vede quei grossi numeri di vendita che poi contribuiscono a rendere il prodotto meno caro.
Ma vi è anche un altro fattore che a mio parere potrebbe rallentare la diffusione di questo capo, ed è la tipica mentalità del motociclista italico, scaramantico e invulnerabile.
Tenere addosso tutta questa attrezzatura è come ammettere di poter avere un incidente, cosa che può accadere agli altri e non certo a lui.
Ma se mettiamo da parte queste congetture e partiamo dal presupposto che il giubbino air bag un giorno diverrà insostituibile come il casco, vorrei lanciare un sasso nello stagno, sperando che qualche piccola ondina possa giungere a lambire la sensibilità dei nostri governanti, considerato anche che il suo uso potrebbe rendere i costi della sanità italiana meno pesanti.
Parlo di incentivi che lo Stato potrebbe elargire per l’acquisto dei suddetti giubbini.
Dopotutto si danno a iosa per l’acquisto di auto nuove, per i computer, per i decoder, non vedo perché non si potrebbe fare anche per questi capi salvavita.
E se un giorno i nostri legislatori dovessero decidere di renderli obbligatori?
Che ben vengano!
(visita il sito www.helite.it)
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