
In considerazione del fatto che quanto prima ci troveremo e centellinare i litri di carburante, pagandoli alla stregua del miglior limoncello prodotto con gli agrumi che crescono alle pendici dell’ Etna, e che in un futuro molto imminente dovremo rimodulare le nostre abitudini motociclistiche… secondo voi come dovrebbero orientarsi le case costruttrici per produrre moto dai consumi bassissimi, senza per questo mortificare eccessivamente le nostre velleità motociclistiche?
In poche parole, quanti cavalli potrebbero bastare per farci divertire lo stesso, tenendo in considerazione che i consumi aumentano con l’aumentare della cavalleria?
Possono bastare 50-60 cavalli per fare un po’ di tutto, percorrendo la media di 30 chilometri al litro?
Personalmente penso di si… e voi?
I costi della benzina hanno ormai raggiunto livelli inimmaginabili.
Qui non si parla più di aumenti annuali, semestrali o trimestrali.
Le colonnine dei distributori ormai sono come delle slot machine che aggiornano in tempo reale le oscillazioni di mercato (naturalmente solo quando sono in rialzo).
Fra qualche tempo solo i ricconi potranno permettersi il lusso di camminare con le loro auto, mentre tutti i comuni mortali dovranno trovare una soluzione per potere ancora usufruire di un mezzo di circolazione privato.
Soluzioni imminenti che possano costituire un’alternativa ai carburanti ancora non se ne vedono, o meglio, ci sono ma rappresentano solo pannicelli caldi che non potranno mai dare una rapida soluzione al problema del caro carburante e dell’inquinamento atmosferico.
L’unica soluzione attuabile in questo momento è quella di produrre mezzi che riescano ad effettuare molti chilometri con poco carburante, mezzi che riescano a muoversi agevolmente nel traffico limitando notevolmente i tempi di percorrenza e senza avere grossi problemi di posteggio.
Stiamo parlando naturalmente degli scooter e delle moto, quelli che ci aiuteranno a superare questo periodo di transizione fra carburanti tradizionali e nuove fonti di energia.
Sembra però che le maggiori case motociclistiche non abbiano ancora afferrato il problema.
Esse anzichè spostare la produzione verso mezzi di cilindrata medio bassa, continuano imperterrite a battere la strada delle maxicilindrate e della maxipotenze, sia nel campo delle moto che degli scooter, poiché sembra che solo così le case costruttrici possano dimostrare la propria supremazia tecnologica rispetto ad un altro marchio.
Sembra ormai che un progetto, per potere fare cassa, debba essere contraddistinto obbligatoriamente dalla trilogia che vede cilindrata-potenza-velocità come fattori trainanti ed essenziali per gratificare un motociclista.
Ma i tempi stringono e presto arriveremo al punto che le nostre cavalcature da 100 cavalli e passa sembreranno delle inutili e voraci macchine mangiasoldi.
Le venderemo allora per due lire e forse nessuno le vorrà più nemmeno per quella stessa cifra.
E allora cosa fare?
Dobbiamo goderci i nostri potenti e amati mezzi fino a quando un giorno qualcuno ci dirà che è venuto il momento di gettare tutto a mare?
Dobbiamo continuare a comprare moto da 160 cavalli finchè un giorno dovremo accendere un mutuo per infilare nel serbatoio 20 litri di benzina?
Penso invece che noi motociclisti dovremmo essere i primi a dimostrare coscienza e responsabilità cominciando a chiedere ad alta voce che si costruiscano mezzi più economici, anche se tutto ciò andrà a discapito delle nostre vanità e velleità velocistiche!
Quando si parla di inquinamento generato dai motori a combustione interna si citano monossido di carbonio, anidride carbonica, ossido di azoto, zolfo, piombo, polveri sottili etc.
Ma spesso si tralascia un dato molto importante, ovvero che gran parte dell’inquinamento che produciamo con i nostri motori è anche dovuto alla quantità di aria che gli stessi propulsori aspirano e che letteralmente bruciano distruggendo ogni molecola di ossigeno, tanto per intenderci, quella che a noi serve per respirare.
Il rapporto stechiometrico indica la quantità d’aria e la quantità di benzina necessari per formare quella miscela che opportunamente compressa nella camera di scoppio verrà poi fatta esplodere da una scintilla.
Il rapporto per i motori a benzina è in media di 14,5 : 1, ovvero 14,5 parti di aria (in peso) e una parte di benzina.
Quindi affinché un motore possa utilizzare un grammo di benzina per la sua alimentazione occorre che questa venga combinata ad una quantità d’aria pari a 14,5 grammi. Considerato che il peso specifico di un litro d’aria, in condizioni ottimali, equivale a circa 1,25 grammi, ne consegue che per bruciare un grammo di benzina occorrono circa 11,6 litri d’aria!!!!!
Se rapportiamo tali quantità d’aria bruciata ad un consumo di 30 chilogrammi di carburante (peso specifico della benzina 0,75 Kgl), ovvero a 40 litri, vedremo esaurire delle quantità d’aria (respirabili e quindi di tutti) pari a circa 348.000 litri.
Anche se dallo scarico delle auto, delle moto e dei ciclomotori, dopo la combustione dovesse uscire essenza di gelsomino e nessun altro veleno avremmo da noi soli sottratto all’atmosfera quantità enormi d’aria respirabile.
Sarebbe quindi interessante tenere d’occhio anche questo problema, ovvero quello dell’esaurimento delle scorte d’aria, considerato anche che il pianeta non riesce più a rimpiazzarle.
Sarebbe anche interessante oggi, oltre a indicare il consumo di carburante di un motore a combustione interna, che si indicasse anche il consumo d’aria nell’arco dei cento chilometri.
Forse potrebbe farci riflettere!
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