Vicino casa mia vi è un bar molto alla moda, davanti al quale si possono ammirare a qualunque ora del giorno e della notte, stupende motociclette posteggiate in bella mostra, mentre i loro proprietari consumano seduti ai tavoli facendo sfoggio di caschi stupendi ed abbigliamenti motociclistici griffati.
Le loro cavalcature raramente denotano i segni di un uso intenso, che l’occhio di un buon motociclista sa immediatamente percepire!
Vi sono ipermoto da far felice il più incallito pistaiolo, che sicuramente non hanno mai respirato l’atmosfera di una pista, ma forse nemmeno quella più plebea di un’autostrada.
Vi sono supertourer che farebbero felice il più accanito macinatore di chilometri e che a stento sono arrivate a Mondello (rinomata località balneare a qualche chilometro di distanza dalla città).
Alcune volte mi è capitato di ascoltare cosa dicono questi centauri dalle ipercavalcature, e ad onor del vero non ho mai sentito parlare di imprese particolari, di viaggi, di puntate velocistiche, di tempi sul giro, ma solo e più semplicemente di vendite, di futuri acquisti, di permute con mezzi ancora più performanti e costosi.
Ho la vaga impressione che non mi ritroverò mai a viaggiare in loro compagnia.
Ma a pensarci bene, forse non mi perdo nulla!
Quando le balle cominciano a girare più del dovuto e quando la routine di tutti i giorni mi toglie quasi il respiro, afferro la moto e mi vado a purificare da tutti i miasmi che ci regala la vita quotidiana, specie quella di città.
Naturalmente l’ itinerario non lo scelgo a caso nè tanto meno mi vado ad impelagare in tragitti che potrebbero farmi incappare in qualche situazione caotica.
Sono tragitti brevi (70, 100 chilometri fra andata e ritorno) su strada nazionale, dove occhi, spirito, cuore, e motore possono trarne benefici influssi.
Il mio itinerario preferito è un paesino rivierasco distante una trentina di chilometri da Palermo.
Si chiama Terrasini, e la sua particolare caratteristica è quella di avere una passeggiata panoramica che si sviluppa su una costa rocciosa a strapiombo sul mare.
Ma non è solo questo!
La roccia calcarea stratificata orizzontalmente sovrappone parti di colore rossastro e parti di roccia color nocciola.
Un vero mistero della natura.
C’è una panchina (la mia) da dove si può osservare una caletta sabbiosa posta ad una trentina di metri più in basso, dove i gabbiani si divertono a stallare sulle correnti ascensionali rimanendo immobili a distanza di pochi metri dal tuo punto di osservazione (o meglio di meditazione).
Poi c’è un piccolo bar, di quelli dove ti puoi soffermare a scambiare quattro chiacchiere con persone semplici e senza fretta, e dove il gestore, quando mi vede arrivare, mi dice che con quella bella giornata sapeva benissimo che sarei arrivato!
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