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Posts Tagged ‘auto’

Mostra scambio. Auto-Moto d’epoca e ricambi

16 maggio 2012 Nessun commento

Fiera di Padova. Auto e moto d’epoca

16 ottobre 2011 3 commenti

Il 27 ottobre prende il via Auto e moto d’epoca 2011. Parola d’ordine: “il meglio del meglio”.

Mario Carlo Baccaglini, in gran patron di Auto e moto d’epoca non ha dubbi: quella che si svolgerà dal 27 al 30 ottobre a PadovaFiere sarà l’edizione dei record, una edizione che confermerà Auto e moto d’epoca come il grande salone internazionale di riferimento per il foltissimo pubblico degli appassionati del settore. Non solo, l’obiettivo del 2011 è quello di allargare ancora di più, di aprire il Salone a “chiunque sia semplicemente appassionato del bello: una macchina è innanzitutto un mezzo meccanico – chiarisce Baccaglini – ma è anche un “oggetto” di grande bellezza, un meraviglioso concentrato di tecnologia e di design, di costume che si fa presto storia”.
Le meraviglie che saranno accolte dagli 11 padiglioni (90 mila i metri quadri di superficie espositiva), rappresentano effettivamente “il meglio del meglio”.
Vediamone alcune: Mercedes e Alfa Romeo hanno scelto il Salone per festeggiare insieme ai loro fans due compleanni storici: 125 anni di splendida attività per la casa automobilistica tedesca e il secolo e mezzo dell’Unità d’Italia per la casa italiana che di candeline ne spegne invece 101.
Alfa Romeo celebra i 150 anni d’Italia con un omaggio alla genialità e al gusto dei carrozzieri made in Italy. Nello stand della Casa del Biscione saranno esposte, tra le altre, la 6C 2300 Gran Turismo del 1934, carrozzata da Castagna, la C 2900 B speciale tipo “Le Mans”, esemplare unico carrozzato Touring, la Gran Premio Tipo 159 “Alfetta” di F.1, firmata Zagato. La celeberrima monoposto festeggia a sua volta un grande anniversario: i 60 anni dal Campionato del Mondo vinto con Manuel Fangio, nato giusto cent’anni fa.
Non mancheranno di meravigliare i 3 concept realizzati sull’architettura della 33 stradale negli anni Sessanta: la Carabo di Bertone, la Iguana di Italdesign e la 33 Coupé di Pininfarina. Last but not last, la 8C Spider del 2008, creata dal Centro Stiloe Alfa Romeo che, dalla Giulia del 1962 in poi, ha firmato gran parte dei modelli della Casa Milanese.
Per Lancia le grandi berline storiche che incontrano l’ammiraglia globale Thema.
Da sempre sinonimo di design e innovazione nel campo delle grandi berline, il marchio Lancia partecipa all’evento di Padova con otto vetture storiche e la nuova Lancia Thema, la prima ammiraglia globale che unisce il meglio dei due mondi coniugando l’expertise e la funzionalità propri del marchio Chrysler, con il lusso degli interni in pelle Poltrona Frau®, il silenzio ovattato delle grandi Lancia e la cura dei dettagli che esprimono il meglio del “Made in Italy”.
Fiat invece presenta le vetture familiari e il nuovo Freemont.
Il tema conduttore è la storia delle “giardinette” o “familiari”, un particolare tipo di carrozzeria che assicurava maggior spazio nella parte posteriore rispetto alla berlina da cui derivava.
Infatti, mentre la zona anteriore e centrale del modello restava invariata, dietro il baule e l’abitacolo venivano untiti aumentando così il volume e di conseguenza la capacità di carico. La prima familiare della storia fu la Fiat 1100 Viotti Giardinetta del 1946, seguita due anni dopo dalla Fiat “Topolino” Giardiniera. Per il pubblico di Padova sono presenti quattro gli esemplari: una Fiat 500 C Giardiniera Legno del 1950, una Fiat 1100 R Familiare, una Fiat 2100 Familiare del 1960 e una rarissima (ne sono state costruite solo 3) Fiat 130 Familiare del 1972 appartenuta al dottore Umberto Agnelli.
Altro marchio magico è quello di Jaguar e altro compleanno: il cinquantesimo. Jaguar a Padova è presente con una mostra storica e con il primo modello del 1961 e l’ultimo, la XK “E-Type Celebratio”, di cui sono stati costruiti solo 50 esemplari . Ma nella storia del nostro paese, non si può non ricordare il ruolo svolto nel fumetto “Diabolik” e quindi presentarla anche in questa veste con il contributo della Mycrom, che è titolare dei diritti mondiali di riproduzione esclusiva per la stampa artistica su tessuto del famoso personaggio DiaboliK e della sua compagna Eva Kant, con il quale realizza quadri e complementi di arredo su licenza della casa editrice Astorina, proprietaria del marchio “Diabolik”.
Ancora un grande omaggio, stavolta rigorosamente tutto in tinta, ovviamente in azzurro, è per la MG. L’azzurro MG connoterà alcune vetture tra storia e mito, come la PA Sport del 1934, la J2 del 1933, una TC del 1946, la A coupè del 1960 e la A Roadster sempre del 1960.
L’elenco dei marchi presenti è ancora molto lungo: Fiat, Lancia.e poi ancora Abarth, Aprilia, Citroen: tutte con pezzi spettacolari, alcuni assolutamente inediti.
Ma un cenno particolare va ancora ad una presenza decisamente glamour. Quella proposta da Nicola Bulgari: 6 gioielli American Buick Prewar, vetture cariche di ricordi, di cui la Collezione Bulgari vanta 200 esemplari.
Per chi ama mettersi al volante di un’auto appartenuta ad un personaggio amato, di un divo, di un grande attore, a Padova le occasioni non mancano. Negli stand di Auto e moto d’epoca si potranno ammirare la Thunderbird di Adriano Celentano, la Maserati 3500gti di Miranda Martino, la Mercedes 600 limousine di Jean Louis Trintignant, la Mercedes 190 di Paolo Stoppa, la Isorivolta IR 300 di Giannino Marzotto..
Ma ad Auto e Moto d’Epoca 2011 non si troveranno solo oggetti assoluti del desiderio, sogni impossibili (o quasi). Com’è nella filosofia della manifestazione, chiunque può trovare tutto ciò che gli serve: vitine, bulloni.ricambi da 1 euro in su, o gadget e documenti storici, tutto per vivere o rivivere stagioni di vita e di storia, compresi accessori di viaggio: le borse, i completi, gli occhiali. Insomma un Salone che offre a chiunque sia colpito dal meraviglioso virus dell’auto d’epoca, sogni e affari, occasioni da non perdere, alla portata di ogni tasca, e oggetti del desiderio che ai più risultano, evidentemente, inavvicinabili.
Per chi, spendendo qualche cosa di più, vuole godersi il Salone in anteprima ristretta, Intermeeting propone un ingresso limitato, su prenotazione. Si potrà usufruire di questa opportunità nella sola giornata del 27 ottobre. E dopo, porte aperte a tutti coloro che annusando il profumo di un motore provano esperienze da capogiro.

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Ma quanto mi costi…

16 giugno 2010 Nessun commento

Ma è mai possibile che gran parte l’economia italiana campi sui proventi derivanti dai balzelli applicati a chi utilizza un mezzo motorizzato?
Salassi sulla tassa di proprietà, sulle assicurazioni, sui pedaggi, sulle strisce blu, sulle zone ZTL, sui parchimetri, sul bollino blu, sulle revisioni… e poi con gli autovelox, i tutor, i semafori killer T-Red, le telecamere di controllo sulle corsie preferenziali ecc.
Tutto questo per spillare più denaro possibile a noi “poveri” motorizzati che abbiamo la sfortuna di non poter circolare su un’auto blu con lampeggiatore sul tetto e tanto di scorta.
Andrà a finire che un giorno, sempre dietro la facciata dell’abbattimento delle emissioni nocive applicheranno una nuova tassa, quella sul chilometro.
Monteranno sulle nostre auto o moto una sorta di contatore chilometrico fiscale che annualmente conteggerà i nostri tragitti applicando una tassa addizionale per la quantità di chilometri annui percorsi.
Oppure in base all’iniziale del nostro cognome potrebbero imporci di circolare solo la mattina quelli dalla A alla F, il pomeriggio quelli dalla G alla O e la sera quelli dalla P alla Z.
Può sembrare un’utopia ma credetemi che di questo passo ci arriveremo, anzi non vorrei aver dato un’ idea a qualcuno!
Euro 0, 1, 2, 3, 4, ogni anno le auto scalano la vetta delle norme antinquinamento con una progressione impressionante al punto da far apparire obsoleta ed inquinante un’auto di pochi anni addietro.
Ogni anno si inventano nuovi balzelli e nuove restrizioni per le auto con qualche punto di euro in meno, e noi, terrorizzati che forse un giorno ci verrà persino vietato di circolare, corriamo a far debiti per comprarci un’auto euro 25.
Di qui non si passa se non si è euro tot, di lì inizia la zona ZTL A, dopo quella traversa scatta la zona ZTL B, circolazione con targhe dispari e pari, lì non si posteggia perché è zona blu, là ci sono i parchimetri, quello è un semaforo killer ecc.
Io penso comunque che ci sia un limite a tutto questo poiché non si può continuare così all’infinito.
Mi auguro che qualcuno che comanda e che abbia un pò di buonsenso si accorga che ormai la goccia ha fatto traboccare il vaso!

L’Italia dei SUV

7 gennaio 2010 9 commenti

Jeep Commander

Scusate se l’argomento non è inerente allo spirito del blog, ma con qualcuno mi debbo pure sfogare!
Sto parlando dei SUV, acronimo di modelli di auto che dovrebbero trovarsi a loro agio su terreni particolarmente difficili ed impervi.
In pratica un fuoristrada a tutti gli effetti, ma in veste elegante.
La mia città è praticamente infestata da questi mezzi, pazzeschi per la loro potenza, per la loro cilindrata, per il loro costo e la loro manutenzione.
Ma quello che maggiormente mi fa riflettere è che in un’Italia letteralmente imbrigliata dal traffico, soffocata dall’inquinamento, dove i mass media parlano quotidianamente di effetto serra, di innalzamento della temperatura, del buco nell’ozono, di scioglimenti dei ghiacciai, di provvedimenti urgentissimi per ridurre l’inquinamento mondiale, ebbene noi anziché sensibilizzarci sul problema cercando di acquistare auto più compatte, meno inquinanti e dalle cilindrate ridotte (oggi con un buon 1.600 si può fare di tutto) con alimentazione a gas o addirittura ibride, cosa facciamo?
Ci andiamo ad ingozzare di questi mostri dai marchi più svariati, tanto che non si capisce più chi le produce.
Auto alte quanto dei furgoni e dagli ingombri simili ad essi.
Auto che non riescono più a trovare un parcheggio, che ingombrano le misere carreggiate delle nostre città.
Auto dalle cilindrate pazzesche che producono inquinamenti pazzeschi con i loro voluminosi  motori disel da 3.000 cc. e passa.
Naturalmente tutti con trazione sulle quattro ruote e differenziali autobloccanti.
Non mancano paraurti con mostruosi tubi cromati per salvaguardare l’auto e il suoi occupanti  da impatti contro animali vaganti come cervi, antilopi, tigri, elefanti e coccodrilli che giornalmente scansiamo per non investirli sui passaggi pedonali.
Anche i verricelli con robusti ganci vengono da alcuni installati per cavarsi fuori da sabbie mobili o da pantani causati dalle piogge monsoniche che oggi si abbattono anche qui in Italia..
Batterie di riflettori posti sul tetto vengono installati sui Pick Up di sei metri (furgoni con cassone aperto per caricare le eventuali prede) per illuminare le piste della savana durante i loro raid notturni.
I nomi che si danno a questi SUV sono i più disparati e richiamano sempre luoghi esotici, desertici, maledettamente impervi, ove il possesso di un 4 ruote motrici può cavarli sempre da ogni estrema situazione.
Ma non certo in città dove persone  alla guida di queste mostruosità, di cui disconoscono il peso,  gli ingombri le dimensioni e la potenza, vanno circolando nella piena convinzione di trovarsi su un mezzo che garantirà loro la sicurezza in caso di incidente, ma che naturalmente gli farà fare bella figura e genererà tanta invidia, specie nei confronti dei vicini di casa che magari circolano su una pidocchiosa Seicento.
Di loro si dirà che sono delle persone riuscite e magari anche dei gran signori poiché oggi l’importante è l’apparire e non l’essere.
Ho visto donne e anziani rincoglioniti sui loro SUV fare danni notevoli ad altre auto durante le manovre di parcheggio.
Ho anche visto un SUV che stava ribaltando perché colpito di fianco da una Fiat Grande Punto.
Ho visto SUV che non danno la precedenza agli stop contando sul fatto che la loro esuberante dimensione possa dissuadere chiunque ad intralciar loro la strada.
Ho visto SUV di 5 metri con mamme al volante che vanno a prendere il loro unico figlioletto a scuola, posteggiando la bestia sopra il marciapiede  impedendo completamente il transito sullo stesso, costringendo persino gli scolari a scendere sulla strada per superare l’ostacolo.
Ci sono SUV che costano quanto un appartamento e mi chiedo come in un momento dove tutti piagnucolano (specie i commercianti e gli albergatori i quali sono pronti ad impiccarsi se le cose vanno male di qualche punto percentuale rispetto agli anni precedenti, ma dove le Porsche, le Audi Q7 e le BMW X5 e X6, di loro proprietà, sostano immacolate davanti ai loro negozi ) per la crisi, un elevato numero di cittadini si possa permettere tali spese e dove una sosta al distributore di benzina non costerà meno di 50,00 euro.
Ma la cosa ancora più strana, e adesso chiudo, è che gli americani fanno accordi con la FIAT per acquisire conoscenze nella produzione di auto di media cilindrata,  e noi ci stiamo andando a comprare tutte le loro bestiacce dalle cubature pazzesche…

Cellulare al volante… una mina vagante!

4 febbraio 2009 8 commenti

Cellulare al volanteL’altro giorno mentre percorrevo una tratta autostradale, mi ritrovai a dover superare un’auto che viaggiava a bassa velocità ed in una posizione quasi a cavallo delle due carreggiate.
Il conducente procedeva senza tenere una traiettoria lineare, e nel momento in cui mi accingevo a superarlo sembrava volesse tagliarmi la strada.
Dopo un ulteriore accostamento mi accorgo che alla guida c’è una giovane donna con il cellulare incollato all’orecchio ed una sola mano al volante.
L’auto viaggiava senza le luci di posizione accese.
La ragazza, in uno stato di evidente trance cellularistica entrava in una galleria scarsamente illuminata (per lavori di manutenzione) ad una velocità ridottissima rispetto alle normali medie autostradali.
Mentre ero ancora dietro di lei ho azionato immediatamente le luci di emergenza (in dotazione nella mia moto) ed ho cominciato a lampeggiarle negli specchietti.
Avrei potuto superarla e lasciarla al suo destino, togliendomi anch’io dal rischio di vedermi piombare addosso qualche auto che giungeva alle mie spalle a velocità sostenuta.
Bastava inserire la freccia, un colpetto di acceleratore, e mi sarei tolto da quella situazione pericolosa.
E invece no! Le sono rimasto dietro a guardarle le spalle con i miei lampeggiatori di emergenza azionati.
Terminata la galleria, prima di superarla aprii la visiera del casco e quando giunsi all’altezza del suo finestrino le gridai di accendere le luci dell’auto, ma la donna mi lanciò un’occhiata tale che dovetti immediatamente desistere.
Avevo disturbato la sua conversazione! :)
La lasciai al suo destino con un deciso colpo alla manopola del gas e un sonoro vaffanculo!
Strada facendo mi posi delle domande su quella vicenda appena trascorsa:
- quando quella benedetta donna è entrata nella galleria quasi buia non si è accorta che non si vedeva ad un palmo di naso?
- non ha notato che anche gli strumenti della plancia erano tutti al buio?
- non ha pensato che senza le luci di posizione accese poteva rappresentare un bersaglio per chi entrava in galleria ad una velocità più sostenuta?
- non ha capito che il mio continuo lampeggio doveva avvisarla di qualcosa che non andava?
Ebbene, nulla di tutto questo!
Quella mina vagante circolava mettendo a repentaglio la sua vita e quella degli altri!

E se un giorno ritornassero i sidecar?

29 gennaio 2009 7 commenti

Bmw R 68 sidecarTempo addietro, parlando con un amico appassionato di moto, il discorso cadde sui sidecar.
Lui asseriva che ormai il sidecar è da considerare estinto poiché il tipo di circolazione d’oggi non consente più ad un mezzo del genere di districarsi agevolmente fra gli spazi ristrettissimi ormai a disposizione.
Rimanere intrappolati fra le maglie del traffico inalando i miasmi degli scarichi non è cosa da augurare a nessuno.
Cose d’altri tempi, quando questi rappresentava un efficace mezzo di trasporto per una intera famiglia, naturalmente quando non c’erano i soldi per potersi comprare una topolino, e quando le strade non erano ancora le bolgie che son diventate oggi.
Era un mezzo di trasporto per il lavoro, ma anche di svago nei giorni festivi, quando si caricava all’inverosimile per andare a trascorrere una giornata al mare.
Ci si metteva tutta la famiglia (a volte anche 4 persone).
Lui naturalmente alla guida, lei seduta sul carrozzino con un piccolo fra le gambe aggrappato al maniglione, il figlio maggiore seduto dietro il conducente, e se ce n’era un altro questi si andava a piazzare in uno strapuntino che si trovava nella coda del carrozzino, (non tutti ne erano dotati) aprendo un piccolo portello che bloccandosi in posizione verticale fungeva da schienale.
Tutte le vettovaglie si piazzavano dentro il muso del carrozzino, mentre l’ombrellone e qualche sediolina si legavano dove c’era la possibilità di attaccarli.
Camminare con il side non dava grandi soddisfazioni di guida, specie se caricato in quel modo, ma era pur sempre un mezzo che consentiva di allontanarsi autonomamente per raggiungere la meta preferita.
Un rimedio per chi non poteva acquistare un’auto, ma anche ambito da chi nemmeno poteva permettersi di comprare una Vespa.
Sul finire degli anni cinquanta cominciò il suo declino poiché il boom dell’auto prese campo anche in Italia dove le piccole Fiat Cinquecento e poi le Seicento, ne interruppero definitivamente la sua lodevole carriera.
Ho avuto modo negli anni ’80 di condurre una moto con side, ed esattamente una Jawa 350 con motore bicilindrico a due tempi.
Non era certo un grande andare: oltre i 70 all’ora già te la facevi addosso, e dopo alcuni chilometri le braccia e i polsi avevano bisogno delle attenzioni di un fisioterapista.
Però era un gran piacere guidarlo, specie quando riuscivi a trovare dei tragitti stradali con fondo regolare e prive di traffico.
Poi tutti ti guardavano incuriositi, magari pensando che una cosa del genere non serviva proprio a nulla se non per fare della “pomata”.
Ricordo poi un particolare curioso!
Un giorno attraversando una borgata della mia città, un gruppo di ragazzotti seduti su un muretto cominciarono a ridere a squarciagola e dulcis in fundo mi presero anche a pernacchie.
Capii che il side era considerato da loro come una stravaganteria, qualcosa per farsi guardare, e non certo il mezzo da loro sognato, quello che li avrebbe tolti dalla loro condizione di appiedati.
Ma ritornando ai nostri giorni ed all’affermazione del mio amico, io gli risposi che forse un giorno sarebbero ritornati e non tanto come dettame di una moda, ma più semplicemente come un mezzo ecologico.
Alla parola ecologico lui si incuriosì poiché non riusciva a capire cosa poteva avere un side di ecologico.

Gli spiegai che un giorno non molto lontano la trazione elettrica si sarebbe Royal Enfield sidecardimostrata una valida alternativa ai motori che utilizzano carburanti derivanti dal petrolio e che avrebbe certamente rappresentato una sorta di ponte fra quest’ultime motorizzazioni e quelle alternative che vedranno l’utilizzo di energie differenti dal petrolio.
Ecco il mio pensiero: un sidecar elettrico, che consente di stivare nel suo carrozzino tutte le batterie che si vogliono e che gli consentirà autonomie per ora impensabili ad un normale mezzo a due ruote.
Molto più piccolo e maneggevole di un’auto, poco più grande di questi mastodonti a due ruote con immense borse rigide, che oggi chiamiamo supertourer.

Anch’io un sardomobilista?

9 gennaio 2009 2 commenti

Ho acquistato da poco un’auto a gasolio, dopo oltre quattro decenni di auto a benzina.
Ho sempre odiato i motori diesel ma per forza di cose ho dovuto capitolare. Il motivo è ben chiaro: si risparmia notevolmente sul carburante, e non tanto perché il gasolio costa qualche centesimo meno della più nobile benzina, ma semplicemente perchè con 40 euro nel serbatoio ci giri mezza Sicilia.
Il piacere della novità, seguito da un fastidioso dolore al gomito, mi hanno ultimamente portato, nel tempo libero, a preferire l’auto per i miei spostamenti.
San Vito Lo Capo, Erice, Cefalù, Sciacca, Pergusa, Siracusa, Taormina, Piano delle Battaglie, Terrasini.
Tutti itinerari che prima percorrevo spesso con la mia moto e che adesso ripercorro seduto comodamente sulla mia auto, con il gomito destro appoggiato sul bracciolo, il cellulare con il vivavoce acceso, lo stereo che pompa bassi a iosa, e il motore diesel che spinge come una locomotiva.
Che pacchia ragazzi percorrere 200 chilometri con pochi litri di carburante!
E dire che la mia moto consuma come una portaerei.
E’un vero assillo quella spia rossa della riserva!
Sono diventato anch’io un sardomobilista?
Anch’io finirò per guardare con compassione i motociclisti che come me amavano andare con la pioggia e il freddo?
Ma proprio oggi, mentre con la mia auto percorrevo l’autostrada per recarmi a Cefalù, sono stato colto da un attacco di sonnolenza.
Rimedio immediatamente fermandomi al distributore Agip per prendere un buon caffè.
Qualche riflessione comincia a frullarmi per la mente: non sono mai stato preso dalla sonnolenza quando percorrevo lo stesso tragitto con la moto!
E dire che l’ho fatto una miriade di volte e per me è stato sempre un divertimento.
Altro che addormentarmi!
Riprendo la strada e accendo l’impianto stereo a gran volume, nella speranza che mi aiuti a restare sveglio.
Sempre la stessa strada, le stesse curve gli stessi rettilinei, le stesse gallerie.
Che noia!
Giunto a Termini Imprese prendo lo svincolo e mi immetto sulla nazionale.
Forse qui potrò impegnarmi maggiormente nella guida.
Ma il risultato è sempre lo stesso: una grande noia!
Percorro per alcuni chilometri un tratto dove una volta si correva la mitica Targa Florio ma alle prime curve il rollio della mia auto mi fa capire che non mi trovo sulla Ferrari di Vaccarella e torno a guidare con meno enfasi, ovvero come ho sempre fatto.
Certo che se avessi la moto qualche curvetta col ginocchietto che quasi sfiora l’asfalto la farei.
Giungo finalmente a Cefalù e passo dinnanzi al famoso bar dove tutti gli smanettoni e i manici si fermano per sgranchirsi le gambe e prendere un buon caffè.
Rallento e cerco un posto dove infilare il mio scatolone, ma le moto hanno occupato tutti gli spazi disponibili.
Un nugolo di motociclisti con le loro variopinte tute di pelle stazionano davanti all’ingresso del bar mimando con plateali gesti le loro imprese motociclistiche.
Un altro caffè non ci starebbe male, ma proprio lì non voglio prenderlo.
Mi sento fuori luogo.
Sulla strada del ritorno vengo superato da uno stormo di motociclette, ognuna col suo colore, ognuna col suo assetto, ognuna col suo rombo.
Motori pluricilindrici che sembrano Stukas in picchiata, altri che tuonano come i cannoni di Navarrone.
La loro compagnia mi mette subito allegria e senza accorgermene mi trovo risucchiato da loro, con il pedale del gas quasi a tavoletta.
Vorrei fare un pò di strada dietro a loro ma è solo un’illusione poiché dopo qualche attimo le loro sagome diventano dei minuscoli puntini per poi sparire del tutto.
Impossibile stargli dietro!
Rientro nei soliti ranghi velocistici e guardo nel retrovisore nella speranza di veder sopraggiungere un nuovo gruppo ma purtroppo più nulla. Riaccendo lo stereo, aggiusto il mio gomito sul bracciolo, regolo l’impianto di riscaldamento ed eccomi pronto ad affrontare il viaggio di ritorno.
Giunto a casa vado a infilare l’auto dentro il box.
In un angolo riposa la mia moto, ancora con il parabrezza e il fanale pieni di moscerini.
Preparati, le dico, domani riprenderemo a gironzolare.
Vuoi conoscere l’itinerario?
Cerda, Scillato, Caltavuturo, Castellana, Petralia Soprana, Geraci, Castelbuono, Isnello, Collesano, Campofelice, rettifilo di Buonfornello. Ripercorreremo passo passo lo storico circuito della Targa Florio!

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