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Moto GP

20 marzo 2009 Melus 5 commenti

imageQuest’ anno, sarò più assiduo nel nel seguire il massimo campionato di moto, e mi auguro anche d’ intervenire nei dibattiti dei vari forum sparsi per  il web, cosa che non ho mai fatto in precedenza.
Cos’ è cambiato?
E’ cambiato che non mi sento più d’essere uno sfegatato antirossiano come lo ero in precedenza, al punto da non seguire più un Moto GP per non vederlo vincere.
Devo ammettere che Rossi mi fa ancora una grande antipatia, che viene accentuata da quei demenziali spot pubblicitari che ce lo propinano in maniera martellante in ogni attimo della giornata, con quella sua cantilena che a me fa accapponare la pelle.
Ma a pensarci bene questo non ha nulla a che vedere con colui che ha vinto una marea di mondiali, che rappresenta la nostra Italia, e che ormai è diventato un mito.
Mi sono reso conto che un campione va accettato e valutato per il ruolo che gli compete sul campo e non per quello che fa quando lascia gli attrezzi della sua attività.
Pensate che un giorno sono persino giunto ad esultare quando Valentino prese uno scivolone.
Adesso mi vergogno a raccontarlo, e me ne vergognai quello stesso giorno, quando mio figlio, tifoso di Valentino, con grande sdegno mi fece notare che mi ero comportato come un selvaggio e che un campione durante la gara va sempre rispettato, qualunque sia il suo quoziente di gradimento che noi gli attribuiamo.
A volte mi chiedo se sia più costruttivo tifare per un campione straniero che porta in alto un marchio italiano o per un campione italiano che porta in alto un marchio straniero.
Io comunque continuerò a tifare per Stoner e non certo per particolari
motivi di simpatia (non mi risulta che sia un tipo particolarmente simpatico) ma perché penso che lui abbia le capacità per portare alla vittoria un marchio italiano che fa sforzi inauditi per poter stare alla pari con dei colossi come Yamhaha, Honda e Suzuki.
Ed in questo momento, personalmente, penso che sia più importante avere
un marchio italiano che possa trarre innegabili benefici di immagine e quindi di vendite, dalle vittorie delle sue creature.
Certo, l’ideale sarebbe avere un campione del mondo italiano su moto italiana, e chissà che un giorno…
Ma per adesso nell’attesa mi contenterò di tifare Ducati e Stoner,
diversamente da come feci però negli gli anni precedenti.
Niente odi ed antipatie, ma solo un grande rispetto per tutti i suoi avversari!

ABS obbligatorio e potenza limitata a 74 KW su tutte le moto europee

14 marzo 2009 Melus 19 commenti

Commissione EuropeaLa Commissione Europea ha lanciato una consultazione pubblica, dove tutti i cittadini europei possono dare  il loro contributo rispondendo ad un questionario.
I settori di intervento sui quali si dovrebbe esprimere un parere, per ciò che interessa noi motociclisti, riguardano la sicurezza.
Le domande sono due:

  1. se si ritiene opportuno rendere obbligatorio per le moto l’ABS, dando anche la possibilità di dare suggerimenti alternativi;
  2. la possibilità di limitare la potenza delle moto a 74 KW (100 CV) in tutta l’Europa.

Non so con quali criteri e quali modalità si potrà partecipare a questa consultazione pubblica.
Da parte mia, se me ne daranno la possibilità, sarò ben lieto di farlo.
Per quanto riguarda l’obbligatorietà degli impianti di ABS sulle  moto (non si specifica se solo sulle moto o su tutti i mezzi a due ruote)  sono pienamente d’accordo poiché tale impianto sarebbe dovuto nascere ancor prima sulle moto anziché sulle auto.
Per quanto riguarda invece la questione dei 74 KW avrei qualcosa da ridire, anche se in un primo momento la proposta sembrerebbe la soluzione migliore per far diminuire gli incidenti causati dagli smanettoni o dai pivelli che pensano di poter gestire una moto da 160 cavalli solo perché hanno avuto la possibilità di comprarsela.
Tali moto nelle mani di un inesperto si possono  trasformare in  armi da guerra, e come tali provocare  danni anche al prossimo.
A questo punto io dico che anche 100 cavalli per una moto sono una potenza abbastanza consistente considerato che il rapporto peso potenza per  una moto da 170 chilogrammi è quasi da formula uno.
Stabilire per legge che una moto non debba superare i 100 cavalli (oggi raggiungibili da una buona 600) significherebbe che i costruttori comincerebbero a battagliare fra di loro sciorinando le loro massime conoscenze, giocando sull’elettronica, la tecnologia motoristica, la leggerezza dei materiali e altre diavolerie,  riuscendo lo stesso ad offrire un prodotto altamente prestazionale che nulla avrebbe da invidiare ai banditi propulsori da 160 cavalli e oltre.
Inoltre si innescherebbe una sorta di ricerca allo sfruttamento massimo del propulsore, perpetrato dagli stessi privati i quali ricorrerebbero a centraline modificate o ad  elaborazioni motoristiche che renderebbero estremamente pericolosa una moto, telaisticamente nata per dare solo 100 cavalli.
Ritengo inoltre che una moto da 100 cavalli sia pericolosa quanto una di 160, se il proprietario della prima è un incosciente e non collega il cervello alla manetta del gas.
Per questi motivi io lascerei le cose come stanno, lasciando le superpotenze a chi crede di essere in grado di poterle gestire e le moto più modeste a chi crede che tale potenza sia adatta alle proprie esigenze ed alla propria esperienza.
Se proprio dovessi fare una proposta direi che sarei d’accordo ad elevare l’età richiesta per la guida di tali mezzi, proporzionalmente  alla  potenza espressa dalla moto in questione.
Qualche annetto in più significherebbe maggiore maturità, e  alla guida di tali bolidi ciò non guasterebbe.

Non solo due ruote… Effetti nocivi della telefonia mobile

12 marzo 2009 Melus Nessun commento

imagePerchè si parla così poco degli eventuali effetti nocivi della telefonia mobile sull’essere umano?
Si fanno campagne contro il fumo, contro l’alcool, contro le droghe, e nei telegiornali si parla di inquinamento atmosferico, di riscaldamento della terra, di mozzarelle di bufala alla diossina, di vino con l’acido muriatrico, etc., e nulla si dice sui danni che i cellulari potrebbero arrecarci, anche se l’effetto lo potremo riscontrare fra una decina d’anni.
Attualmente non c’è nulla di veramente certo che possa stabilire una correlazione fra tumori al cervello e microonde.
Ma forse tutti non sanno, e questo è un vero guaio, che i telefonini cellulari lavorano ad una frequenza che va dai 900 MHz fino ai 1800 MHz.
Tali frequenze rientrano nello spettro elettromagnetico delle microonde.
Abbiamo quindi un generatore di microonde che noi appoggiamo all’orecchio a strettissima distanza dal cranio e quindi dal cervello.
Le radiazioni di questa lunghezza d’onda vengono assorbite in maniera particolare da quei tessuti che contengono liquidi (vedi funzionamento del forno a microonde).
Il riscaldamento di questi tessuti (vedi massa cerebrale) potrebbe costituire un serio pericolo per la nostra salute.
Si dice anche che dentro un ambiente particolarmente ristretto, come per esempio l’abitacolo dell’auto le microonde emesse da un telefonino, riflettendo sulle pareti possano diventare ancora più incisive e causare un bombardamento più mirato sia su chi lo utilizza, sia sugli eventuali passeggeri.
A questo punto mi chiedo se sia giusto utilizzare un telefonino in un ambiente metallico e particolarmente affollato qual è un mezzo pubblico.
Oggi vi sono delle persone che già salgono sull’autobus con il telefonino attaccato all’orecchio e stanno a conversare, magari ad alta voce, allietandoci di discorsi a dir poco demenziali, specie, da parte degli adolescenti, che sembra non riescano più a vivere senza fiatare dentro questo strumento.
La cosa bella è che a volte si arrivano a contare diverse persone impegnate a conversare, così, tanto per ammazzare il noioso tempo del tragitto.
Telefonate insignificanti che si potrebbero senz’altro fare una volta scesi dal bus, ma a cui il nostro utente telefonista non può sicuramente rinunciare.
L’autobus così si trasforma in un forno a microonde, alimentato da diversi generatori sparsi lungo la superficie del mezzo, mentre i passeggeri rappresentano l’alimento da cucinare.
Mi chiedo a questo punto se non sia giusto sensibilizzare la popolazione a spegnere questo strumento durante il tragitto su un mezzo pubblico, così come si fa quando si va al cinema, al teatro, in chiesa, in una conferenza, etc… anche se in questi casi si tratta di una semplice questione di educazione e buon senso.
Ma in un luogo pubblico abbastanza ristretto, come quello del bus, oltre a trattarsi di buon senso si tratta anche di salvaguardare la nostra salute, poichè lì siamo sottoposi ad un bombardamento di microonde che nessuno ci ha prescritto e di cui potremmo fare volentieri a meno!

Honda CB 400 Four: la piccola samurai!

9 marzo 2009 Melus 71 commenti
Honda CB 400 Four

Honda CB 400 F (Four)

Giapponese, quattro cilindri raffreddati ad aria per solamente 405 cc. Nata nel 1974 offre ancora oggi soluzioni tecniche d’avanguardia, una linea piacevole e ottime prestazioni. Le mode cambiano ma lei è sempre attuale.

Gli anni sono passati anche per lei, e adesso son più di 30 dalla sua nascita.
Una moto d’epoca con le carte in regola, ma che ancor oggi, viene utilizzata quotidianamente dai suoi possessori che, forse, ancora non si sono resi conto di avere fra le gambe un gioiello.
Occorre avere più riguardo nei suoi confronti, e magari, centellinarne l’ uso onde preservarla dalle usure e dai pericoli della strada?
Questo potrebbe essere il pensiero di chi, appassionato di moto antiche, non ha mai avuto la possibilità di guidare questa quattro cilindri nipponica.
Se lo avesse fatto si sarebbe ben presto reso conto che, nonostante gli anni, le sue prestazioni, la robustezza e la proverbiale affidabilità non possono essere minimamente inficiate da un suo uso costante.
Brillante e maneggevole rappresentò un vero miracolo della tecnologia, considerato anche la complessità meccanica del propulsore che a tutt’oggi non ha nulla da invidiare ai più moderni propulsori a quattro tempi.
Anche la sua linea non ha risentito del trascorrere del tempo, si potrebbe scambiare per una moto di nuova produzione in stile un po’ retrò.
Questo modello comparve negli anni ’70 (1974 – 1978) in un periodo in cui eravamo già abituati a ciò che i signori giapponesi sapevano costruire.
Ci avevano sbalordito con le stupende Honda CB 750 Four, con le brutali Kawasaki tricilindriche a due tempi, o con le indistruttibili Suzuki Titan.
Sembrava che dopo quell’esplosione di moto marziane di grossa cubatura nient’ altro avrebbe potuto impressionare il motociclista italico.
Ed invece ecco che nel 1972 i laboriosi tecnici giapponesi della Honda decidono di riversare tutta la tecnologia e la complessità meccanica delle grosse “Four k” su motorizzazioni di piccola cilindrata.
Miniaturizzando ogni componente e dimostrando che l’affidabilità e la robustezza di un propulsore non sono direttamente proporzionali alla quantità di materia impiegata per costruirli.
Mostrarono inoltre che un motore prodotto in gran serie può girare a regimi elevatissimi senza per questo sbiellare, sfarfallare, vibrare o avere vita breve.
Nacque così l’Honda CB 350 Four, una moto che ricalcava in scala ridotta le sembianze dell’ammiraglia “Four K”.
La moto era bella e funzionava come un orologio svizzero ma il motore risultò un po’ fiacco di potenza e troppo scarso di coppia ai medi regimi.
Inoltre la sua linea risultava un pò antiquata, forse anche a causa di quei quattro silenziatori che, se nella “Four K” facevano tanta scena, nel suo caso contribuirono ad appesantirla ulteriormente.
Inoltre quel manubrio troppo alto e largo, sicuramente progettato per il mercato americano, fece storcere il naso al motociclista italico, notoriamente affezionato ad una posizione più caricata in avanti.
La moto non rappresentò affatto un flop poiché fu ben venduta sia in Italia che negli altri mercati, ma ben presto il costruttore Honda si rese conto che occorreva mettere in commercio qualcosa di più moderno e sportivo, qualcosa che potesse attrarre maggiormente un pubblico giovanile, pur rimanendo nel tema di una cilindrata media con motorizzazione a 4 cilindri.
Nel 1974 nacque così l’Honda CB 400 F, (denominata poi 400 SS).
Una moto eclettica, dalle ottime prestazioni e dall’aspetto veramente accattivante.
Questa volta venne adottato un solo silenziatore dove convogliavano, in un armonioso gioco di curve e controcurve, i quattro collettori di scarico.
Una scenografia di grande effetto dovuta anche alla qualità dei metalli e delle cromature che non tendevano mai ad assumere quel colore violaceo, caratteristico di certi collettori sottoposti ad elevate temperature.
Anche il serbatoio, adesso più squadrato e voluminoso concorreva a rendere la linea della moto più moderna ed attuale.
La maggiore larghezza, inoltre, riusciva a minimizzare l’ingombro trasversale del propulsore, specie guardandolo dal posto di guida.
Definita indistruttibile dai meccanici, rappresentò negli anni ’70 quanto di meglio potesse pretendere un giovane motociclista dalle velleità sportive.
Trovare oggi una di queste moto in discrete condizioni e perfettamente marciante non è difficile come non è affatto difficile reperire i ricambi, soprattutto tramite internet.
Prima di un eventuale acquisto è bene controllare lo stato della catena di distribuzione, la cui sostituzione comporta una spesuccia non indifferente ed eventuali trafilagli d’olio fra testata e blocco cilindri, la cui eliminazione comporta anch’essa un esborso monetario non trascurabile.

Honda CB 400 F (Four)

Honda CB 400 F (Four)

SCHEDA TECNICA HONDA CB 400 F

Motore
  • 4 cilindri in linea fronte marcia, quattro tempi, raffreddato ad aria;
  • alesaggio e corsa: mm, 51 x mm. 50;
  • distribuzione: 1 albero a camme in testa comandato da catena centrale, due valvole per cilindro;
  • cilindrata: 405 cc.;
  • potenza: 35 cv a 9.400 giri;
  • rapporto compressione: 9,4:1;
  • alimentazione: 4 carburatori Kein da 20 mm.;
  • impianto elettrico: 12 Volt;
  • frizione: a dischi multipli a bagno d’olio;
  • avviamento: elettrico e a pedale

Telaio

  • a culla sdoppiata in tubi di acciaio;
  • sospensioni: forcella anteriore telescopica con frenatura idraulica a doppio effetto;
  • ammortizzatori: regolabili nel precarico molla;
  • freno anteriore: a disco singolo con comando idraulico;
  • freno posteriore: a tamburo con comando meccanico.

Dimensioni e pesi

  • altezza: mm 1120;
  • larghezza: 505 mm;
  • altezza sella: mm 790;
  • interasse: mm 1355;
  • peso a secco kg 167.

Velocità, consumi e rifornimenti

  • 168 Km/h;
  • 20 km al litro;
  • Serbatoio benzina: 14 litri;
  • riserva: 3,5 litri;
  • olio motore: 3,5 litri SAE 10W – 40.

Gomme

  • ruota anteriore: 3,00S – 18 PR4;
  • ruota posteriore: 3,50S – 18 PR4.

Foto di “Bart”

7 marzo 2009 Willy 2 commenti
Bart e la sua Triumph Scrambler

Bart e la sua Triumph Scrambler

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