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L’essenza della moto. L’abbiamo persa di vista!

3 novembre 2007 Melus 9 commenti

Credo che non vi sia motociclista con un pò di annetti sul groppone che non abbia posseduto svariati modelli di moto.
Ogni moto posseduta lascia dietro di se un ricordo indelebile, a volte piacevole a volte un po’ meno, a volte anche brutto.
Vi sono moto che si ricordano in modo particolare, e non tanto per la loro grande affidabilità, per la loro qualità o per le loro prestazioni, ma semplicemente perché ci hanno donato delle sensazioni particolari, o meglio perché ci hanno emozionato in maniera particolare.
Se uno chiede ad un motociclista con una certa carriera qual è fra le moto possedute quella che gli è piaciuta di più o che gli ha lasciato un ricordo indelebile, vi accorgerete che egli mezionerà il modello più datato.
Questo non accade perché le moto di prima erano da ritenere più affidabili o migliori di quelle di oggi, ma per il semplice fatto che le moto di qualche decennio fa (nel mio caso diversi decenni) pur se angustiate da qualche problemino riuscivano a donare qualche cosa in più.
Questo qualcosa in più io lo definirei (sempre che questo termine si possa associare ad un mezzo meccanico), “carattere”.
Si, le moto di una volta avevano carattere, quello che non riesco più a trovare nelle moto d’oggi.
Provate a chiedere a qualcuno che ha posseduto una Norton Commando o una Guzzi V 700 Sport, una Laverda 750, ma anche qualche moto di media cilindrata come l’ Honda CB400 Four, la Morini 350 Sport o la Ducati Scrambler, e mi fermo qui, vedrete cosa vi dirà! Erano moto che si riconoscevano ad un miglio di distanza, per il loro personale rombo, per i loro colori, per le loro linee.
Ragazzi che moto!
E non occorreva certo avere più di cento cavalli sotto le terga.
Chi non ha vissuto quel periodo non può certo capire, e tutto ciò che gli viene propinato oggi per lui va bene.
Moto anonime, tutte uguali!
Moto che viste di davanti sembrano scooter; scooter che visti di davanti sembrano moto.
E poi plastica, quanta plastica!
Così se fai una semplice scivolata devi sostituire almeno 5 pezzi concatenati fra di loro, ognuno col suo codicino, ognuno col suo costo, naturalmente grezzi, poiché andranno poi verniciati in un carrozziere che ti farà sborsare la stessa cifra che occorre per verniciare un’auto intera.
Sarà che ormai sono fatto grandicello e che appartengo ad un’altra “era motociclistica”, ma devo confessare che le moto di oggi, tranne qualche particolare modello non mi dicono più niente.
Inoltre ho la vaga sensazione che questa corsa alle potenze estreme, alle superprestazioni, alla ipertecnologia, alla ricerca del nuovo che deve sbalordire ad ogni costo, ci stia facendo perdere di vista quella che è la vera essenza della moto, o meglio, dell’andare in moto.

Il motociclista misterioso.

31 ottobre 2007 Melus 4 commenti

Transitava ogni sera davanti alla mia abitazione, con la stessa puntualità di un trenino locale.
Il suo ritmo di marcia era sempre lo stesso, come le stesse erano le sue traiettorie, le frenate, i cambi di marcia.
Siamo negli anni ’60, quando le strade di periferia, completamente sgombre dal traffico, consentivano di marciare con il ritmo preferito senza problemi di sorta. Io, ancora ragazzo, lo attendevo ogni sera sotto casa, stando seduto sul muretto all’angolo del crocevia.
La sua moto, una stupenda Gilera 300 (una maxi moto per l’epoca) la riconoscevo perfettamente già da lontano.
Le marmitte Silentium scandivano in maniera celestiale gli scoppi emessi dal suo bicilindrico parallelo.
Una vera musica!
Prima di giungere al crocevia il nostro centauro scalava in rapida successione due marce e come su un binario infilava con precisione micrometrica la svolta a destra.
Ancor prima di raddrizzare la moto apriva la manetta del gas e con una entusiasmante progressione snocciolava nuovamente terza e quarta.
Io lo avevo denominato il motociclista misterioso poiché il suo perfetto abbigliamento (giubbotto di pelle, guanti alla moschettiera, casco e occhialoni), donava al nostro soggetto un alone di mistero.
Ebbene, il motociclista misterioso divenne il mio idolo, l’esempio di come avrei guidato una moto quando sarei diventato grande.
Quando finalmente ebbi la possibilità di mettermi a cavalcioni di una Vespa 50 mi ritrovai, nel mio piccolo, ad emulare lo stile di guida del mio idolo.
Mentre tutti i miei compagni con altrettanti ciclomotori trascorrevano intere giornate cimentandosi in stupide evoluzioni ed in puerili virtuosismi delle due ruote, io mi dedicavo da solo nell’esplorazione dei dintorni, effettuando delle escursioni fuori porta.
Pur guidando un mezzo utilitario e dalle prestazioni modestissime mi comportavo come se avessi avuto fra le mani una vera moto.
Ho continuato così fino al giorno in cui io stesso potei acquistare (usato) un Gilera 300 B Extra, e non vi dico che soddisfazione.
Dopo quella moto ne seguirono tante altre: italiane, giapponesi, tedesche, e su queste ho percorso centinaia di migliaia di chilometri, senza mai un incidente, senza mai una banale scivolata.
Fortuna? Bravura? Eccessiva prudenza? Santi protettori? Sinceramente non lo so!
Fatto sta che ormai vado su due ruote da oltre quarant’anni e fino ad ora me la sono sempre cavata rimanendo saldamente in sella.
Una cosa comunque mi ha aiutato, e personalmente ne sono convinto: il motociclista misterioso!
Il sogno di potere un giorno guidare come lui ha forse contribuito alla mia “formazione motociclistica”.
Naturalmente tutta questa storia ha una morale che voi avrete naturalmente percepito.
Per questo vi dico, cari amici motociclisti in erba, di essere più umili, e di seguire sempre i consigli e gli esempi di coloro che usano la moto con coscienza e correttezza. Evitate di farvi condurre fuori strada da chi utilizza questo mezzo con eccessiva superficialità.

Grazie moto!

31 ottobre 2007 Melus 1 commento

Quando durante il corso della nostra vita accadono degli spiacevoli eventi che colpiscono la nostra sfera famigliare, la visione di tutto ciò che ci circonda cambia di colpo assumendo una dimensione completamente diversa rispetto a come la percepivamo prima.
Molte cose che ritenevamo di primaria importanza passano in secondo piano e molte cose che consideravamo divertenti e irrinunciabili diventano ai nostri occhi futili.
E’ come se si acquisisse una particolare sensibilità che ci fa vedere le cose in maniera diversa, forse proprio in quella giusta!
Ci si rende conto di quanto sia importante e cara la vita e di quanto sia duro combattere per mantenerla.
La prima cosa che viene in mente durante uno di questi momenti è proprio quella di considerare certi svaghi o certe abitudini, prettamente insignificanti.
Anch’io ho attraversato una di queste spiacevoli fasi e non posso negare di essermi sentito cambiato.
Persino la moto non mi trasmetteva più quelle emozioni che solitamente mi donava.
Non era più il rifugio dai miei momenti di stress, il mezzo che mi consentiva di godere la natura, di rimanere solo con me stesso a meditare, di gettare dietro le spalle tutti i problemi quotidiani.
Era diventato semplicemente un oggetto di metallo e plastica, inespressivo quanto ingombrante.
Nessun desiderio di montarci sopra, nemmeno la voglia di accenderla ogni tanto.
L’interruttore che era rimasto acceso per tanti decenni e che aveva contribuito a fare dell’essere motociclista lo scopo primario della mia vita adesso era in zona “off”, completamente spento.
Poi un giorno, dopo aver riposto l’auto nel box, un’occhiata distratta cade sul voluminoso telone che copre la moto: porca miseria da quanto tempo non la tocco, forse più di un mese.
Metterla in moto per qualche minuto non le farebbe certo male!
Al primo tocco del pulsante il motore prende immediatamente vita, ma l’aria nel box diventa subito irrespirabile.
Meglio uscirla nel corridoio e farlo girare per qualche minuto.
Ma dopo qualche attimo i cilindroni cominciano a scaldare mentre i collettori emanano il caratteristico odore di arrosto.
Il motore ha fame d’aria ed io non posso rischiare di farlo grippare così stupidamente.
In un baleno stacco dall’appendino la giacca, esco dalla sacca il casco e sono già sulla rampa che porta all’uscita.
Fuori la giornata è stupenda e limitarmi a fare il giro dell’abitato mi sembra troppo riduttivo.
Se voglio far caricare la batteria occorre girare ad un regime costante e per far questo non c’è di meglio che l’autostrada.
Imbocco immediatamente la Palermo-Trapani e comincio a snocciolare le marce.
Il casco modulare comincia a brontolare dietro la turbolenza generata del parabrezza, segno che abbiamo raggiunto la giusta velocità di crociera.
Non ho più marce da infilare poiché se così fosse sono certo che lei, la mia BMW le accetterebbe, tanto la spinta del suo boxer è forte e vigorosa.
Cinisi, Terrasini, Trappeto, Balestrate.
Ad ogni svincolo sono tentato di entrare poiché mi sto allontanando troppo dalla base, inoltre il mio abbigliamento arraffato in tutta fretta non è molto adatto per la bisogna.
Ma quel motore che sembra aver acquistato una forza tutta nuova mi chiede di spingere ancora, di andare avanti!
Continuo ancora e infine prendo lo svincolo per Castellammare del Golfo e salgo verso il belvedere dove finalmente mi fermo.
Un panorama mozzafiato si presenta ai miei occhi.
Porca miseria, ma che ci faccio qui davanti a questo paradiso?
E dire che un’ora fa mi trovavo in città fagocitato da mille pensieri ed ora eccomi qui, svuotato da ogni pensiero.
Provo quasi vergogna per questo infinito godimento, per questa fuga in un certo senso fuori luogo, ma qualcosa mi dice che alla fine è giusto così.
Mi giro e guardo la mia moto che sotto i raggi del sole sembra brillare di luce propria.
Grazie a lei mi trovo qui, grazie a lei sono riuscito a staccare per un attimo la spina, a riprendere fiato, a capire che il mondo che ci circonda è ancora lì dove lo abbiamo lasciato e che la vita continua ancora!

Minchia, signor harleysta!

24 ottobre 2007 Melus 2 commenti

Una moto che non frena, che non curva, che non corre.
Minchia signor harleysta, che cancello ti sei comprato.
Ti hanno venduto il ferro per oro colato.
Due cilindri da 1800 con una manciata di cavalli vapore, donano tanta coppia ma anche tanto torpore.
I calci in culo appartengono ad un’era antica, quando queste moto si contavano sulle punte delle dita.
Quant’ acqua è passata sotto i ponti e quante innovazioni ci son state ma queste moto restano sempre le stesse, come quando furono inventate.
Hanno aggiunto qualche tampone di gomma e qualche equilibratore, ma la resa è sempre quella, la stessa di un trattore.
Adesso ci sono eserciti di harleysti, rozzi, incazzati e mal visti.
Caschi neri, borchie cromate, pantaloni di pelle, tutto griffato, persino le bretelle.
Vorrebbero far credere che son dei duri e camminano sempre in gruppo per sentirsi più sicuri.
L’oscurità è il loro momento più appropriato quando con le supertrap svegliano un intero abitato.
Il fresco della notte gli è molto congeniale, perché senza di quello son difficili da raffreddare.
Con tutto quel cromo che gli hanno buttato addosso i poveri harleysti lavoreranno a più non posso.
Passeranno un quarto della loro esistenza a usar olio di gomito con estrema indulgenza.
Ma a cosa serve tanto splendore su una motocicletta se poi non cammina e si comporta come una carretta?
Che forse quei lustrini sono lì montati per attirare le allodole ed i motociclisti un po’ avventati?
Minchia signor Harleysta lo so, te ne sei fatto una ragione, ti senti un americano come nel film di Albertone.
Ma a queste moto l’Italia viene stretta, e far le curve per loro rappresenta una disdetta.
Andare su strade larghe sembra una loro inclinazione e se son sempre dritte ti risparmi qualche ruzzolone.
Ma si, in fondo in fondo sei un motociclista particolare a cui poco interessa correre, e per nulla piegare.
Il sound della tua moto ti ripaga di tutte le torture, dai quintali che devi sostenere e dalle immense calure.
I pantaloni di pelle che tu indossi non sono certo un’opzione, ti fanno tanto figo ma ti proteggono da una sicura ustione.
Michia signor harleysta, lo so che sei innamorato di questo sound che tiene sveglio un intero abitato.
Adesso non contento di tutto questo sei andato persino in Vaticano a far sentire al Papa un po’ del tuo baccano (vedi articolo dal titolo “ed il Papa si svegliò!”).
Era notte fonda e tu l’hai svegliato, dalla sua finestra si è accesa una luce ma non si è affacciato, è rimasto a letto a meditare su questa umanità che è proprio da… gettare. Qualcun altro quella sera si è svegliato, non era il Papa ma solo un semplice impiegato, si è accesa la luce ma non è rimasto a letto a meditare, si è semplicemente affacciato mandandovi tutti a ca@@re.
Si scherza :)

Minchia, signor automobilista!

24 ottobre 2007 Melus Nessun commento

HummerSu questo mezzo che di equilibrio non ne vuol sapere, tu mi tagli la strada, senza pensare a cosa potrebbe accadere.
Minchia signor automobilista, se non avessi avuto un po’ di esperienza sarei già finito a terra, steso ad aspettare un’ambulanza.
Tu segui la legge del più grosso e del più forte perché sai benissimo che noi motociclisti non sfidiamo la sorte.
Ti sei comprato il SUV, un mostro alto due metri e cinquanta con delle ruote che solo a guardarle uno si spaventa.
Ma che ci devi fare con questo carro armato se giri sempre in città e non sei un soldato!
Di lassù tu domini il mondo con il tuo sguardo, mentre le auto dei comuni mortali sono solo un ricordo.
E quando ti accosti a noi dall’alto del tuo casotto ci guardi come per dire, scansatevi o vi metto sotto.
Seduto sulla tua poltrona di pelle primo fiore guidi con un occhio alla strada ed uno al televisore.
E mentre conversi con l’amante usando il vivavoce mi mandi a quel paese se ti lampeggio con la luce.
Lo so che c’hai i soldi per mantenere quel carrozzone, che paghi il bollo salato e anche l’assicurazione, ma tutto questo non ti deve far pensare che puoi salirci addosso e mandarci tutti a ca@@re.
Hai speso 60 mila euro in contanti o ti sei subissato di cambiali, per dimostrare cosa, che tutti non siamo uguali?
Lo Stato vi protegge e ve lo ha dimostrato perché dove lo trova un fesso che paga così salato.
Un piccolo spostamento a voi costa una liquidazione, cinquanta litri di benzina per recarsi alla stazione.
E se poi ci vuoi fare un viaggetto con quanto spendi ci sistemi un senzatetto.
Minchia signor automobilista che pollo che sei stato, ti sei fatto un mausoleo per far campare lo Stato.
Adesso si comprano anche gli Hammer, dei mezzi militari, che gli americani adoperano per far le guerre e per i safari.
Te li vendono anche con dei gadget di guerra, con vetri blindati, mitragliatrici e missili terra terra.
Io già ti vedo circolare nel centro urbano pronto a sparare a chi ti capita sottomano.
Minchia signor automobilista che mi sembri strano, ora che sei sceso dal tuo SUV mi sembri quasi un nano.
E dire che lassù sembravi un gigante, tanto eri tronfio e dal comportamento arrogante.
Adesso che ti muovi senza le tue coperture, ti vedo persino timido e pieno di paure.
Si scherza :)

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