Combattiamo gli automobil-cellularisti!
Qualcuno mi dia l’opportunità di arruolarmi come ausiliario nel corpo dei vigili urbani o della polizia.
Non esiste un corpo di ausiliari addetto al controllo degli automobil-cellularisti?
Che lo si istituisca!
Dopotutto non abbiamo già gli ausiliari che appioppano multe a destra e a manca a chi posteggia nelle zone blu senza il pass o il pagamento del ticket?
Io sarei il primo ad aderire!
Datemi una paletta rossa, un distintivo ed un bel blocchetto delle multe e diverrò il castigatore di questo popolo di telefonisti su quattro ruote.
Potrebbero modificare ulteriormente le norme del codice della strada e punire con l’ergastolo e un miliardo di sanzione pecuniaria chi guida con una mano ed il cellulare all’orecchio.
Non otterremmo nulla poiché noi italici siamo soggetti che non si lasciamo intimorire, specie quando siamo certi che nessuno ci verrà a mettere i bastoni fra le ruote.
Ho fatto dell’ironia sulle mie intenzioni di arruolamento, ma credetemi certe volte vorrei avere una bella paletta rossa con tanto di scritta polizia di stato o corpo dei vigili urbani per andarla a spiattellare sotto il naso di certi soggetti.
E allora io dico, perché non istituire un corpo di motociclisti ausiliari (naturalmente assunti a contratto o a tempo indeterminato) aventi la mansione di multare quei soggetti non osservanti le nuove norme in materia di telefonia mobile, applicata ai conducenti di autoveicoli?
A questo punto applicare multe da 10 mila o da 100 mila euro potrebbe anche avere un senso!
Adrenalina. Impariamo a controllarla.
L’adrenalina è un ormone prodotto dalla ghiandola surrenale.
Oltre ad avere la funzione di vasodilatatore delle arterie muscolari e coronariche, va a stimolare il muscolo cardiaco producendo un notevole aumento dei suoi battiti.
Questo comporta un aumento dell’afflusso sanguigno in tutto il corpo, e in special modo nel cervello dove il maggior apporto di ossigeno e di glucosio lo porta a lavorare con maggiore velocità ed efficacia.
Avremo quindi una risposta cerebrale più rapida coadiuvata da un’altrettanta rapida risposta muscolare.
Questo ormone viene prodotto dal nostro corpo in particolari condizioni: paura, stress, pericolo, e nel caso motociclistico in particolare, dall’emozione e dall’agonismo. Quando andiamo in moto e cominciamo a forzare il ritmo, vuoi perché abbiamo deciso di andare forte vuoi perché qualcuno ci è venuto a stuzzicare… ci accorgiamo che i nostri riflessi, il nostro senso dell’equilibrio, la voglia di osare si accentuano notevolmente, mentre la prudenza, la coscienza e la maturità si affievoliscono.
Ne consegue una guida arrembante, veloce e reattiva dove noi stessi stentiamo quasi a riconoscerci, ma che riusciamo a sviluppare quasi con naturalezza.
E’ l’adrenalina che è entrata in circolo e che la nostra ghiandola surrenale continua a pompare poiché noi ci sentiamo sempre più forti e più sicuri e come tale continuiamo ad insistere e ad osare ancor di più.
Ma ogni motociclista ha il suo limite, oltre il quale non può andare, vuoi per il tipo di moto che si conduce, vuoi per la bravura e la tecnica di guida che si possiede.
L’adrenalina può farti sentire più sicuro, può stimolare al massimo i tuoi sensi, farti sentire un pilota da gran premio, ma non può insegnarti ad andare in moto oltre quei limiti a cui sei abituato andare.
Facile quindi immaginare cosa può accadere in determinate situazioni ed è facile prevedere cosa potrebbe accadere ad un pischello neo possessore di una ipersportiva da 140 cavalli.
Se l’adrenalina da un lato può anche aiutarti in determinate situazioni dove occorrono rapide risposte cerebrali e muscolari, dall’altro può danneggiare in quanto contribuisce a falsare la reale percezione del rischio e dei tuoi effettivi limiti.
Ecco allora che occorre imparare a controllarla, o meglio, a saperla gestire.
Quando ci accorgiamo che stiamo guidando in una maniera per noi inusuale dobbiamo avere la forza di volontà di rallentare ed attendere che l’effetto dell’adrenalina cessi (bastano pochi minuti).
Se stiamo duellando all’ultimo sangue con qualche motociclista lasciamolo andare per la sua strada, mentre se ci siamo gasati da soli fermiamoci al primo distributore di benzina o al primo bar e fumiamoci una sigaretta (ottima per metabolizzare rapidamente l’ormone) o beviamoci sopra un buon succo di frutta.
Una volta smaltito l’effetto dell’ormone ci sentiremo più calmi e rilassati e vedrete che andare in moto ci sembrerà ancora più bello ed appagante.
Il rapporto stechiometrico. Quel rapporto… che ci fa tanto male!
Quando si parla di inquinamento generato dai motori a combustione interna si citano monossido di carbonio, anidride carbonica, ossido di azoto, zolfo, piombo, polveri sottili etc.
Ma spesso si tralascia un dato molto importante, ovvero che gran parte dell’inquinamento che produciamo con i nostri motori è anche dovuto alla quantità di aria che gli stessi propulsori aspirano e che letteralmente bruciano distruggendo ogni molecola di ossigeno, tanto per intenderci, quella che a noi serve per respirare.
Il rapporto stechiometrico indica la quantità d’aria e la quantità di benzina necessari per formare quella miscela che opportunamente compressa nella camera di scoppio verrà poi fatta esplodere da una scintilla.
Il rapporto per i motori a benzina è in media di 14,5 : 1, ovvero 14,5 parti di aria (in peso) e una parte di benzina.
Quindi affinché un motore possa utilizzare un grammo di benzina per la sua alimentazione occorre che questa venga combinata ad una quantità d’aria pari a 14,5 grammi. Considerato che il peso specifico di un litro d’aria, in condizioni ottimali, equivale a circa 1,25 grammi, ne consegue che per bruciare un grammo di benzina occorrono circa 11,6 litri d’aria!!!!!
Se rapportiamo tali quantità d’aria bruciata ad un consumo di 30 chilogrammi di carburante (peso specifico della benzina 0,75 Kgl), ovvero a 40 litri, vedremo esaurire delle quantità d’aria (respirabili e quindi di tutti) pari a circa 348.000 litri.
Anche se dallo scarico delle auto, delle moto e dei ciclomotori, dopo la combustione dovesse uscire essenza di gelsomino e nessun altro veleno avremmo da noi soli sottratto all’atmosfera quantità enormi d’aria respirabile.
Sarebbe quindi interessante tenere d’occhio anche questo problema, ovvero quello dell’esaurimento delle scorte d’aria, considerato anche che il pianeta non riesce più a rimpiazzarle.
Sarebbe anche interessante oggi, oltre a indicare il consumo di carburante di un motore a combustione interna, che si indicasse anche il consumo d’aria nell’arco dei cento chilometri.
Forse potrebbe farci riflettere!
Le donne “zainetto”.
Cercano col lumicino il loro centauro, e più la moto è potente, sportiva e scomoda, più loro sono appagate.
Poco importa se il centauro è un pivello, se non ha esperienza e maturità nella conduzione di una supersportiva.
L’importante è che dia tutta manetta e la faccia inebriare di adrenalina.
Quello che può venire dopo ha poca importanza!
Il suo cavaliere è lì davanti tutto ingobbito sopra quel piccolo manubrio, mentre armeggia con freno frizione e cambio in una spasmodica lotta contro lo spazio e il tempo.
Le ansie, le paure, le colpe, le responsabilità, la prudenza, cessano di esistere.
Quello che conta è la strada che corre velocissima dinnanzi a loro e quel motore che urla come un dannato.
L’adrenalina scorre a fiumi e libera tutti e due da ogni pensiero e forse… da ogni frustrazione.
Si dimentica tutto il mondo circostante!
Solo loro due su quel mostro meccanico comandato dalla loro stessa volontà.
E lui, il centauro, senza un attimo di respiro va come un dannato!
Si sente grande perché in quel momento è padrone di due vite: la sua e quella della povera compagna.
Lei non dimostra di aver paura, anzi!
Dopotutto davanti c’è il suo cavaliere, colui che la proteggerà per sempre.
E così tutto il corso della sua giovane esistenza sta su quella piccola porzione di strapuntino!
Lo studio, il lavoro, le ambizioni, le speranze, i genitori, i loro sforzi per tirarla su, per darle un’adeguata istruzione.
Adesso tutto questo è nelle mani di un deficiente che crede di dimostrare chissà che cosa, forse la sua virilità, forse la sua bravura, ma che non si è mai soffermato un attimo a riflettere sulla grande responsabilità che porta dietro le spalle.
Povero zainetto!
Manico, smanettone, fermone. Le tre identità del motociclista.
Il manico: animale da asfalto, gode di una particolare sensibilità che gli consente di sfruttare fino all’estremo limite le prestazioni e la meccanica del suo mezzo.
Il suo campo di battaglia è il misto, meglio se stretto, dove riesce ad esprimere la sua naturale vocazione.
Il suo divertimento maggiore è dare la paga a motociclisti con mezzi più performanti e blasonati.
Corre dove c’è da correre e rispetta quando può i limiti di velocità. Uno dei suoi maggiori pregi è quello di conoscere a menadito il territorio dove generalmente agisce.
Sa esattamente dove frenare, dove aprire, dove trovare il giusto punto di corda, quanto inclinare, quanto osare.
Nonostante agli occhi di un inesperto possa sembrare uno spericolato, lui ha sempre la situazione sotto controllo e non effettua mai manovre che possono mettere a rischio l’incolumità altrui.
Ama la moto più di qualunque altro motociclista e la considera come parte integrante del suo corpo.
Non è portato agli imbellettamenti, ma tiene molto alla sostanza e quindi all’efficienza delle parti meccaniche, pretendendo il meglio dalle sospensioni, dai freni e dalle gomme.
Non nutre molta simpatia per le forze dell’ordine e per gli autovelox ma riesce a conviverci senza subire grossi danni.
Lo smanettone non ama il mezzo di per se, conosce poco la sua meccanica e molto volentieri ne affida la manutenzione alle cure di un meccanico.
Le sue moto sono sempre tirate a lucido, potenti, ben assettate e… rumorose.
Non brilla particolarmente per bravura ed ecletticità.
Il suo campo di battaglia è qualunque luogo dove si possa spalancare la manetta del gas e scatenare tutta la cavalleria, ma non fa mai le cose per bene.
Uno dei luoghi dove preferisce sfoderare le sue velleità corsaiole è il centro urbano e le strade di periferia.
Ama inanellare duelli con altri motociclisti, specie se di calibro inferiore, ma quando incontra un manico…
In autostrada non disdegna le puntate al massimo dei giri, ma nei curvoni veloci mostra la corda.
Quando l’adrenalina entra in circolo ai livelli massimi è capace di qualunque azione, anche superare un rivale invadendo la corsia opposta in una curva cieca.
Per questo alcune volte assaggia il morso dell’asfalto e altre volte…
E’ un grande cultore dell’after market con parti speciali in lega leggera, silenziatori aperti, centraline modificate, e gomme a non finire.
Non considera la moto come parte integrante del suo corpo ma semplicemente un oggetto su cui farsi notare, sia visivamente che acusticamente.
Generalmente non ama i lunghi tragitti come non gradisce avere un passeggero dietro la sua sella.
Odia le forze dell’ordine e i limiti di velocità.
Gli autovelox sono il suo peggior nemico, mentre non disdegna di adottare sistemi che possano rendere difficoltosa l’identificazione della sua targa.
Il fermone non ama correre nè gareggiare.
Lui apprezza la moto principalmente come mezzo che gli consente di muoversi liberamente a contatto con la natura.
Predilige moto con elevate dosi di coppia motrice che richiedono un moderato uso del cambio.
Conosce bene la meccanica della sua moto ma non osa metterci le mani.
Cura scrupolosamente la normale manutenzione e molto spesso si diletta nella pulizia e alla lucidatura del suo mezzo.
Predilige l’autostrada e il misto veloce ma non si diletta a far strisciare le pedane sull’asfalto.
Tiene sotto controllo il contachilometri ma ignora completamente il contagiri.
La velocità non lo esalta particolarmente e se deve correre lo fa solo in determinati frangenti.
Il tragitto che deve percorrere viene da lui considerato come parte del divertimento e lo centellina chilometro dopo chilometro.
Ama le moto che consentono una postura corretta e non disdegna i lunghi percorsi.
Le sue moto sono spesso dotate di borse e di sella abbastanza accogliente, anche per il passeggero, con cui ama condividere i piaceri di questa pratica.
Quando esce in gruppo lo fa solo ed esclusivamente con motociclisti selezionati che la pensano come lui.
Adotta una guida particolarmente responsabile quando ha un passeggero alle spalle.
Non è portato ad effettuare modifiche nel suo mezzo, tranne che per migliorarne il confort e la capacità di carico.
Tollera le forze dell’ordine poiché non ha nulla da temere, ma alla loro vista prova sempre un pizzico di timore, poiché quando loro vogliono…


 
 


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