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A cosa serve…

8 maggio 2008 Melus 4 commenti

A cosa serve un parafango posteriore distante 50 centimetri dalla ruota?
A cosa serve una sella rivestita da un solo centimetro di gommapiuma?
A cosa servono le pedane per il passeggero poste a 20 centimetri sotto la sella?
A cosa serve quella piccola unghia di plastica appiccicata sopra la ruota anteriore?
A cosa servono quei silenziatori che passano sotto il sedere di conducente e passeggero?
A cosa serve quel microscopico display che ti da mille informazioni se poi sotto la luce del sole non si vede niente?
A cosa servono quelle sospensioni rigidissime che garantiscono un’ottima stabilità a 200 Km/h se poi ci cammini sempre in città?
A cosa servono quei cupolini che non proteggono dall’aria?
A cosa serve una moto con 160 cavalli alla ruota se non puoi nemmeno superare i 130 Km/h?
Meditate ragazzi, meditate…

Moto Guzzi V7 Classic. Il mito è tornato?

7 maggio 2008 Melus 11 commenti

Quando fu presentata al motosalone sembrava semplicemente un’esercitazione stilistica sul tema Guzzi V7 e invece questa moto è entrata in produzione e a quanto sembra è già in vendita dai concessionari.
La sigla V7 ha sicuramente fatto vibrare le corde delle rimembranze ai vecchi guzzisti, quelli che in passato hanno avuto la fortuna di possederne una o altri che hanno sbavato al solo vederla ma che non avrebbero mai potuto permettersela.
Vorrei tranquillizzare questi signori facendo presente che questa moto non ha nulla a che vedere con la vecchia V7 Sport, divenuta ormai un mito.
Sotto il bellissimo serbatoio preso pari pari dalla sua antenata poi non v’è più nulla che possa anche lontanamente somigliarci.
E’ pur vero che sotto batte un motore a V di 90 gradi frontemarcia, ma nulla a che vedere con il biclindrico che motorizzò le vere V7.
Qui siamo dinnanzi ad un aste e bilancieri nato sotto la gestione De Tomaso che non ha mai avuto radicali innovazioni se non quelle atte a migliorarne l’affidabilità, che nelle vecchie versioni V35, V500 e V65 non brillava certo.
Adesso siamo giunti ad un 750, peraltro già montato sulle piccole Breva, che non è  certo un mostro di potenza, anche se si tratta di un aste e bilancieri.
Non so quante V7 Classic potrà vendere la Guzzi, ma non mi sembra una moto che possa fare grandi numeri anche perché il prezzo non mi sembra abbastanza concorrenziale, considerando che si tratta di una piccola Breva mascherata da V7.
Prima di mettere in commercio un modello di moto occorre sempre fare alcuni conticini con ciò che offre la concorrenza e con le attuali tendenze dei motociclisti.
Purtroppo con la cifra che occorre sborsare per portarsi a casa questa V7 la concorrenza offre molto di più in termini di prestazioni, cavalli, coppia e allestimenti, senza bisogno poi di andare a raggiungere cilindrate di 750 cc.
Si fa leva, in particolare,  sui nostalgici del modello e del  mito che rappresenta il marchio?
Ma non credo che con questo concetto, considerato il costo di questa moto, si possano fare grandi numeri!
Il vero V7 aveva un motore che non finiva mai e non credo che questo del Classic possa esservi paragonato anche lontanamente.
Cinquanta cavalli per un 750 sono un po’ riduttivi, specie se l’impostazione della moto induce a farne un uso turistico, invogliando a viaggiare con un passeggero e del bagaglio.

ZTL. Due tempi non catalizzati, addio?

5 maggio 2008 Melus 2 commenti

La delibera della giunta comunale di Palermo, per quanto riguarda i motoveicoli ed i ciclomotori, dice che la circolazione nelle zone ZTL è consentita a tutti i motocicli a 4 tempi, (catalizzati e non), purchè in regola con l’emissione dei gas di scarico.
Mentre per quanto riguarda i motocicli e ciclomotori con ciclo a 2 tempi non catalizzati l’ordinanza è abbastanza chiara, e così come accade a Milano, Roma, Bologna, Bolzano etc… la circolazione per loro è preclusa.
Ma nessuno si è degnato di dirci cosa dobbiamo fare di questi mezzi di locomozione che ancor oggi portano al lavoro e a spasso migliaia e migliaia di cittadini.
Li buttiamo a mare?
Ce li mettiamo in salotto a mò di scultura?
Li vendiamo come ferro vecchio?
Li usiamo solo per i raduni?
Li dobbiamo mettere sopra un carrello per uscire dai gioghi delle zone ZTL?
Per favore, qualcuno ce lo dica!
Siamo adulti e vaccinati e sappiamo benissimo che ormai le zone ZTL sono entrate a far parte del sistema.
Le più grandi capitali d’Italia le hanno adottate e come tale anche noi dobbiamo allinearci, anche se siamo tutti ben consapevoli che si tratta di un pannicello caldo e che l’inquinamento atmosferico non si combatte permettendo a delle auto considerate altamente inquinanti di circolare dopo aver pagato il dovuto balzello.
Le promesse che questi introiti serviranno per migliorare e rendere più confortevole la circolazione con i mezzi pubblici, invogliando il cittadino a servirsene più assiduamente mi lascia un po’ perplesso, così come le piste ciclabili che attraversano zone poco utilizzabili dai ciclisti, ed ancora l’installazione di potenti depuratori d’aria nelle zone a maggiore intensità di traffico.
Staremo a vedere che cosa accadrà.
Per adesso possiamo beneficiare di una proroga fino all’8 giugno per ottenere i pass, considerato che nemmeno centomila sono i cittadini che fino ad ora sono riusciti a mettersi in regola, su una stima di almeno 400 mila pass da consegnare.
In questo periodo di proroga i residenti di mezzi euro 3 non ancora in possesso del pass potranno circolare liberamente nella ZTL A e B, mentre i residenti delle ZTL B senza il possesso del pass potranno circolare liberamente solo nella zona B a patto che i loro mezzi siano almeno euro 1.
Una cosa è certa comunque: ci dovremo rassegnare alle zone ZTL e sarebbe alquanto illusorio pensare che una simile ordinanza del sindaco possa essere revocata!

Giubotti airbag per centauri.

30 aprile 2008 Melus Nessun commento

Quando ad un motociclista si propone qualcosa che possa migliorare la sua incolumità in caso di incidente, questo subito storce il naso poiché pensa che qualora un giorno dovesse diventare obbligatorio lui si dovrebbe accollare addosso un ulteriore orpello.
Ricordo, tanto per fare un esempio, quando una legge sancì l’uso obbligatorio del casco.
Si formarono subito schieramenti per il si ed altri per il no.
C’era chi lo riteneva indispensabile, chi invece non ne tollerava l’obbligatorietà, nel senso che ognuno era padrone della sua vita, chi ancora asseriva che il suo uso poteva riflettersi negativamente sulle capacità sensoriali di chi lo indossava, altri ancora lo ritenevano un orpello estremamente fastidioso nei mesi più caldi, alcuni addirittura gli accollarono la responsabilità della caduta dei capelli.
Oggi per fortuna noi centauri lo indossiamo tutti (o quasi) e quando non lo abbiamo in testa ci sentiamo persino un po’ nudi.
Ma il solo casco non basta ad assicurare l’incolumità di un motociclista.
Si è pensato così di proteggere anche il corpo inserendo nei giacconi e nei giubbotti delle protezioni antischok inserite nei gomiti e nelle spalle, aggiungendo, per chi volesse ritenersi più sicuro, delle placche snodate a protezione della colonna vertebrale, ed ultimamente anche a protezione del torace.
Per ciò che mi consta, non sono molti quelli che le adoperano, i primi per scaramanzia, gli altri per non sentirsi troppo appesantiti e ingombrati nei movimenti.
Per l’uso cittadino poi queste protezioni sono tristemente inutilizzate.
E questo è un grande errore poiché è proprio nei centri urbani che queste strutture possono rivelarsi determinanti nel mitigare le conseguenze traumatiche di un incidente.
Finalmente sembra che un nuovo strumento per la salvaguardia della nostra incolumità sia stato messo a punto con successo: il giubbino airbag.
Non starò qui a spiegare come funziona poiché ormai è noto a tutti i motociclisti, ma dirò solamente che questo tipo di protezione, secondo il mio parere, è quanto di meglio sia stato fatto fino ad  oggi per la salvaguardia della nostra incolumità.
Basti solo dire che il sistema di gonfiaggio del collare, evita al casco (naturalmente integrale e ben allacciato) di assumere quelle torsioni che potrebbero danneggiare le vertebre del collo.
E’ questo non mi sembra cosa da poco.
Per non parlare poi della possibilità di proteggere il busto immobilizzandolo in un una sorta di morsa che lo rende praticamente invulnerabile sia agli urti che alle torsioni.
E sappiamo benissimo noi motociclisti cosa può accadere se una vertebra si sposta dalla sua sede.
Ma veniamo al dunque!
Sembrerebbe questa la panacea di tutti i mali, un’invenzione che finalmente potrebbe donare maggiore serenità di guida a chi lo indossa, e dare maggiore tranquillità anche a  chi in moto non va, ma che vive di apprensione quando un proprio famigliare circola su uno di questi mezzi.
E invece se ne parla poco, viene reclamizzato poco, viene ignorata dai mass media.
La causa? Forse l’elevato costo, dovuto sicuramente alla complessità della realizzazione, ma anche al fatto che purtroppo chi lo costruisce non vede quei grossi numeri di vendita che poi contribuiscono a rendere il prodotto meno caro.
Ma vi è anche un altro fattore che a mio parere potrebbe rallentare la diffusione di questo capo, ed è la tipica mentalità del motociclista italico, scaramantico e invulnerabile.
Tenere addosso tutta questa attrezzatura è come ammettere di poter avere un incidente, cosa che può accadere agli altri e non certo a lui.
Ma se mettiamo da parte queste congetture e partiamo dal presupposto che il giubbino air bag un giorno diverrà insostituibile come il casco, vorrei lanciare un sasso nello stagno, sperando che qualche piccola ondina possa giungere a lambire la sensibilità dei nostri governanti, considerato anche che il suo uso potrebbe rendere i costi della sanità italiana meno pesanti.
Parlo di incentivi che lo Stato potrebbe elargire per l’acquisto dei suddetti giubbini.
Dopotutto si danno a iosa per l’acquisto di auto nuove, per i computer, per i decoder, non vedo perché non si potrebbe fare  anche per questi capi salvavita.
E se un giorno i nostri legislatori dovessero decidere di renderli obbligatori?
Che ben vengano!
(visita il sito www.helite.it)

Scooteristi, schegge impazzite!

27 aprile 2008 Melus 5 commenti


Non ho nulla contro gli scooter poiché li ritengo dei mezzi utili ed economici e sicuramente i più adatti per alleviare i problemi della circolazione e quindi dell’inquinamento.
Il problema purtroppo non è rappresentato dal mezzo di per se ma da chi li guida!
A lor parere questi signori (per fortuna non sono tutti) ritengono che lo scooter sia un mezzo con cui poter fare di tutto, in barba alle norme della circolazione e del  buon senso!
Siamo tutti minacciati da questi sciami di scooteristi, vuoi quando assumiamo il ruolo di semplici pedoni che di automobilisti o motociclisti.
Loro si intrufolano dappertutto senza rispettare le file, le precedenze, i divieti, le corsie riservate, le barriere architettoniche, gli scivoli per gli handicappati. Per loro la strada non è solo rappresentata da quel manto di asfalto riservato al transito dei mezzi motorizzati.
La loro strada è semplicemente quel luogo ove si ha la possibilità di far girare le ruote e fare avanzare il loro mezzo, a prescindere di quale sia la sua dislocazione.
Li vediamo sfrecciare sui marciapiedi, correre dentro le ville, terrorizzare i poveri anziani sui passaggi pedonali, fare lo slalom fra le auto pensando che deve essere l’automobilista a curarsi della loro incolumità.
Una guida scriteriata e d’arrembaggio che purtroppo mette in cattiva luce tutta la categoria dei dueruotisti.

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