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L’Italia dei SUV

7 gennaio 2010 Melus 7 commenti

Jeep Commander

Scusate se l’argomento non è inerente allo spirito del blog, ma con qualcuno mi debbo pure sfogare!
Sto parlando dei SUV, acronimo di modelli di auto che dovrebbero trovarsi a loro agio su terreni particolarmente difficili ed impervi.
In pratica un fuoristrada a tutti gli effetti, ma in veste elegante.
La mia città è praticamente infestata da questi mezzi, pazzeschi per la loro potenza, per la loro cilindrata, per il loro costo e la loro manutenzione.
Ma quello che maggiormente mi fa riflettere è che in un’Italia letteralmente imbrigliata dal traffico, soffocata dall’inquinamento, dove i mass media parlano quotidianamente di effetto serra, di innalzamento della temperatura, del buco nell’ozono, di scioglimenti dei ghiacciai, di provvedimenti urgentissimi per ridurre l’inquinamento mondiale, ebbene noi anziché sensibilizzarci sul problema cercando di acquistare auto più compatte, meno inquinanti e dalle cilindrate ridotte (oggi con un buon 1.600 si può fare di tutto) con alimentazione a gas o addirittura ibride, cosa facciamo?
Ci andiamo ad ingozzare di questi mostri dai marchi più svariati, tanto che non si capisce più chi le produce.
Auto alte quanto dei furgoni e dagli ingombri simili ad essi.
Auto che non riescono più a trovare un parcheggio, che ingombrano le misere carreggiate delle nostre città.
Auto dalle cilindrate pazzesche che producono inquinamenti pazzeschi con i loro voluminosi  motori disel da 3.000 cc. e passa.
Naturalmente tutti con trazione sulle quattro ruote e differenziali autobloccanti.
Non mancano paraurti con mostruosi tubi cromati per salvaguardare l’auto e il suoi occupanti  da impatti contro animali vaganti come cervi, antilopi, tigri, elefanti e coccodrilli che giornalmente scansiamo per non investirli sui passaggi pedonali.
Anche i verricelli con robusti ganci vengono da alcuni installati per cavarsi fuori da sabbie mobili o da pantani causati dalle piogge monsoniche che oggi si abbattono anche qui in Italia..
Batterie di riflettori posti sul tetto vengono installati sui Pick Up di sei metri (furgoni con cassone aperto per caricare le eventuali prede) per illuminare le piste della savana durante i loro raid notturni.
I nomi che si danno a questi SUV sono i più disparati e richiamano sempre luoghi esotici, desertici, maledettamente impervi, ove il possesso di un 4 ruote motrici può cavarli sempre da ogni estrema situazione.
Ma non certo in città dove persone  alla guida di queste mostruosità, di cui disconoscono il peso,  gli ingombri le dimensioni e la potenza, vanno circolando nella piena convinzione di trovarsi su un mezzo che garantirà loro la sicurezza in caso di incidente, ma che naturalmente gli farà fare bella figura e genererà tanta invidia, specie nei confronti dei vicini di casa che magari circolano su una pidocchiosa Seicento.
Di loro si dirà che sono delle persone riuscite e magari anche dei gran signori poiché oggi l’importante è l’apparire e non l’essere.
Ho visto donne e anziani rincoglioniti sui loro SUV fare danni notevoli ad altre auto durante le manovre di parcheggio.
Ho anche visto un SUV che stava ribaltando perché colpito di fianco da una Fiat Grande Punto.
Ho visto SUV che non danno la precedenza agli stop contando sul fatto che la loro esuberante dimensione possa dissuadere chiunque ad intralciar loro la strada.
Ho visto SUV di 5 metri con mamme al volante che vanno a prendere il loro unico figlioletto a scuola, posteggiando la bestia sopra il marciapiede  impedendo completamente il transito sullo stesso, costringendo persino gli scolari a scendere sulla strada per superare l’ostacolo.
Ci sono SUV che costano quanto un appartamento e mi chiedo come in un momento dove tutti piagnucolano (specie i commercianti e gli albergatori i quali sono pronti ad impiccarsi se le cose vanno male di qualche punto percentuale rispetto agli anni precedenti, ma dove le Porsche, le Audi Q7 e le BMW X5 e X6, di loro proprietà, sostano immacolate davanti ai loro negozi ) per la crisi, un elevato numero di cittadini si possa permettere tali spese e dove una sosta al distributore di benzina non costerà meno di 50,00 euro.
Ma la cosa ancora più strana, e adesso chiudo, è che gli americani fanno accordi con la FIAT per acquisire conoscenze nella produzione di auto di media cilindrata,  e noi ci stiamo andando a comprare tutte le loro bestiacce dalle cubature pazzesche…

Scooteromani!

30 dicembre 2009 Melus 4 commenti

scooter nel trafficoMiei cari scooteristi, così non va!
E visto che ormai lo scooter è diventato una mania, da oggi in poi vi chiamerò con l’appellativo di scooteromani.
Il modo di guidare della stragrande vostra maggioranza è riprovevole.
E’ pur vero che in queste giornate di pura follia, dovute alle ricorrenze delle festività natalizie e di fine anno, dove la gente corre a destra e a manca in una spasmodica e febbrile ricerca di regali e cotillions, il traffico cittadino è diventato una vera bolgia infernale, portando molti automobilisti ad effettuare manovre scellerate.
Ma voi mi sembra che abbiate toccato il fondo, anzi, lo state raschiando.
In queste giornate ho visto cose inaudite, una sorta di anarchia totale verso tutto ciò che dovrebbe essere regolamentato dal codice della strada.
Adesso c’è anche chi non può attendere nemmeno che il verde del semaforo gli consenta l’attraversamento di un crocevia.
Si passa anche con il rosso, e chi s’è visto s’è visto!
Tanto di vigili urbani agli incroci non ce n’è nemmeno l’ombra (qui a Palermo li vediamo solo quando deve venire un’autorità) e quindi perché rispettare le regole del codice e del buon senso? Cosa può cambiare attendere ulteriori 30 secondi o un minuto nell’attesa che giunga il verde? Totalmente nulla dal lato spazio-tempo, ma se si finisce per essere investiti in pieno da un automobilista che attraversa l’incrocio nel pieno diritto che gli consente quella luce verde, allora le cose cambiano, e come se cambiano.
E lo sanno i conducenti delle ambulanze, il pronto soccorso degli ospedali, lo sanno i chirurghi che suturano le ferite, lo sanno gli ortopedici e i fisioterapisti.
Una volta lo scooter aveva un’altra connotazione e veniva considerato dai più come un mezzo utilitario dove si procedeva al riparo dagli schizzi, dalle intemperie e dove la velocità contava poco o nulla.
Oggi tutto è cambiato e lo scooter è diventato uno strumento offensivo: potente, velocissimo, ma anche maledettamente pesante e mal frenato in proporzione alla sua esuberanza, il più delle volte viene usato da giovani incoscienti che non si rendono conto di cosa hanno in mano, ma anche da automobilisti incazzati che si convertono a tale mezzo e lo vedono come una rivalsa nei confronti di tutti quei momenti in cui sono rimasti imbottigliati tra le maglie del traffico con le loro scatole di lamiera.
Forse dovreste fare un passo indietro, riconsiderando questo mezzo per quello che effettivamente è: un mezzo utilitaristico.
Ma occorre anche che cambi la vostra mentalità, cari scooteromani, poiché il possesso di tale mezzo non vi autorizza ad agire in piena anarchia, e ricordatevi che il più delle volte chi ci rimette siete proprio voi!

Buon Natale e felice anno nuovo!

24 dicembre 2009 Willy 1 commento

Babbo Natale in Vespa

Lo staff di Due Ruote Nel Web augura a tutti i lettori del blog un buon Natale e un felice anno nuovo. Arrivederci a dopo le feste!

Motociclisti, mosche bianche… scooteristi, come le mosche!

8 dicembre 2009 Melus 5 commenti

Honda Griffon. Il maxi scooter Honda anti T-Max

Honda Griffon. Il maxi scooter Honda anti T-Max

Purtroppo lo dobbiamo ammettere: la motocicletta è un mezzo in estinzione.
Basta prestare un pò d’ attenzione ai mezzi che circolano per le nostre strade per accorgerci immediatamente di questa realtà.
Chi ha vinto è lo scooter!
Se guardiamo gli appositi  posteggi dedicati ai mezzi a due ruote ci accorgiamo che la schiacciante maggioranza è costituita da scooter; se ci soffermiamo ad osservare i mezzi posteggiati sui marciapiedi ci accorgeremo che per il 90% sono degli scooter; se dovessimo soffermarci per alcuni minuti ai bordi di un asse viario principale e ci metessimo a contare il transito dei mezzi a due ruote (così come mi è capitato di fare durante l’attesa di un autobus) potremmo annotare, su 100 mezzi,  il passaggio di 95 scooter a discapito di 5 motociclette.
Qualcuno potrebbe obiettare  dicendo che lo scooter è la regina dei centri abitati e la moto invece rimane l’ incontrastata regina della strada aperta.
Anche qui sorge qualche dubbio poiché le elevate potenze e velocità raggiunte dalle ultime generazioni di scooter, unite alla comodità, alla facilità di guida ed alle notevoli capacità di carico, hanno fatto si che anche lo scooter sia diventato un mezzo per eccellenza su questo tipo di strade.
Nulla da ridire su tutto ciò, poiché è ormai chiaro che lo scooter, o ciò che ne uscirà in futuro dalla fusione di due filosofie e due stili, sarà il mezzo del domani!
E lo vediamo già oggi con delle moto che assomigliano sempre più ad uno scooter e scooter che a guardarli  non sono altro che moto rivestite da ampie strutture di plastica.
Dopotutto le motorizzazioni future faranno grande uso di energia elettrica, di gas, di idrogeno e qualche altra diavoleria che per adesso resta nei cassetti di chi ha il comando nella stanza dei bottoni.
Occorrono quindi dei mezzi capaci di ampia possibilità di stivaggio per contenere accumulatori, per applicare cellule fotovoltaiche, per installare bombole e quant’altro possa servire a garantire l’erogazione di una fonte di energia che possa far funzionare un motore.
E questo lo si può ottenere solo con gli scooter.
Gli appassionati della cambiata all’ultimo giro, del propulsore tutto a vista, del serbatoio sotto il mento, dell’ ululato del “quattro cilindri” o del bombardamento del bicilindrico o ancora del sound pacioso e borbottante tipico del “V” stretto longitudinale, dovranno rinunciare a tutto questo.
Niente più cromature da lucidare, niente catene da lubrificare, niente silenziatori da modificare, niente motori da coccolare.
Solo un acceleratore, un freno e tanta  anonima plastica monocolore.
Tutto molto più semplice per le nuove generazioni che cercano la vita facile e che non amano porsi tanti problemi.
Il futuro sarà quindi dello scooter, mentre le moto saranno costrette a gravitare in un ambiente di nicchia, dove motociclisti nostalgici o testardi continueranno ad armeggiare con cambio e frizione, accomodandosi  su selle scomode che non smorzeranno di certo l’azione di sospensioni tarate sul rigido.
In cambio avranno un mezzo che risponderà all’unisono a tutte le loro volontà facendoli sentire un tutt’ uno nel rapporto uomo-macchina, quel rapporto tanto amato dai motociclisti di ieri e da quelli che ancora rimangono oggi!

Ho sognato… la Moto Guzzi che vorrei!

15 novembre 2009 Melus 3 commenti

sognoHo sognato… che ero diventato un guzzista praticante.
Avevo una moto che non potrei ben definire, ma sul suo serbatoio vi era raffigurata l’aquila… un’aquila in bassorilievo che quasi sembrava volersi staccare dal serbatoio per librarsi in volo.
La moto era agile, leggera, bella, filante… i suoi colori erano brillanti e ben intonati.
Il suo motore poi era particolare: il solito bicilindrico trasversale, ma molto più compatto, con i cilindri meno sporgenti e con un carter motore molto più corto e meno massiccio.
Il sound del motore era ovattato forse per via del raffreddamento a liquido, e non faceva il solito “puf puf”.
Saliva di giri con una rapidità impressionante e non aveva quella fastidiosa coppia di rovesciamento.
La moto era leggiadra come una gazzella ed in città sgattaiolava fra le auto che era un piacere.
Sicuramente il suo peso era alquanto ridotto e ad occhio e croce i suoi chili si potevano stimare non oltre i 200.
Mi recavo al magazzino ricambi Guzzi poiché desideravo acquistare una borsa dedicata  in pelle, e con grande meraviglia questa comparve sul bancone del ricambista come per incanto!
Non mi importò molto chiederne il suo prezzo poiché fui contento di trovarla lì, immediatamente!
Chiesi anche un pedalino del cambio che mi si era storto in una banale caduta da fermo.
Il magazziniere guardò sul suo computer e dopo aver  digitato sulla tastiera alcune voci scomparve dietro alcune scaffalature per ritornare con in mano quel piccolo gioiello di alluminio.
Non costava certo due lire, ma l’averlo immediatamente fra le mani non mi fece pensare nemmeno per un attimo al suo costo.
Accanto al magazzino ricambi vi era l’officina dove io avvicinai per chiedere qualche consiglio al meccanico relativamente ad un problema di vibrazioni e di scarsa coppia sotto i 5.000 giri.
Mi fu detto che la Guzzi aveva affettuato i richiami su tutte le moto che accusavano questi problemi.
Se al sottoscritto non era pervenuto nulla avrebbe provveduto lui stesso a segnalarlo alla casa madre, e per questo si appuntò numero di telaio e data di immatricolazione… il mio telefono e l’indirizzo di residenza.
Mi disse che quanto prima avrei ricevuto notizie.
Il pedalino fu cambiato in un attimo così come in un attimo fu installata la borsa.
Nulla da pagare, una stretta di mano e il meccanico tornò ad armeggiare attorno al motore  di un’altra Guzzi.
Accesi la moto e prima di avviarmi voltai lo sguardo verso la concessionaria dove su un alto traliccio metallico svettava imponente l’aquila della Moto Guzzi.
Mi sentii orgoglioso di appartenere  a questa grande ed unica famiglia, orgoglioso di avere fra le mani  una moto dal cuore tutto italiano, che tutto il mondo ci invidia e che nessuno,
dico mai nessuno, ha saputo imitare!

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