Photobucket

Il centauro fachiro!

8 ottobre 2008 6 commenti
Mi chiedo se l’estrema ricerca stilistica riversata su una motocicletta possa anche andare d’accordo con le esigenze di chi la dovrà condurre.
In parole povere sembra che la maggior parte delle moto d’oggi siano concepite seguendo la moda del minimalismo, dove tutto ciò che deve servire per garantire l’accoglienza del suo conducente e del relativo passeggero passa in secondo piano.
Ciò che occorre mettere in risalto sono quei componenti che maggiormente saltano all’occhio: telaio, motore e ciclistica.
Il motociclista e le sue esigenze passano in secondo piano, anzi, non contano più nulla!
Vediamo così selle ridotte a semplici strapuntini, mentre per il passeggero quasi nulla.
Quest’ultimo relegato, per il più delle volte, in una sorta di attico dove la convivenza con chi guida diventa davvero problematica.
Parafanghi anteriori ridotti ad una piccola unghia, però rigorosamente in carbonio, mentre i posteriori ormai sono stati completamente eliminati.
Poco importa se in caso di pioggia il povero conducente e relativo passeggero dovranno viaggiare immersi in una nube d’acqua che giungerà loro dall’alto e dal basso.
Poco importa se anche una piccola pozzanghera ridurrà in uno schifo la moto lavata pochi attimi prima e se degli escrementi di vacca se li ritroverà incollati su scarpe e pantaloni.
Il parafango appesantisce la linea della moto, quindi eliminiamolo.
Quello che conta è la linea!
Il silenziatore è anch’esso diventato elemento di disturbo nella purezza delle linee e quindi va nascosto.
Sembra che il tentativo di celarlo sotto la sella facendolo uscire dal codone non abbia dato ottimi risultati.
Eccolo allora passare sotto la pancia del motore sfociando alla vista di tutti con una sorta di moncherino a volte triangolare, quadrangolare, pentagonale, ma non più rotondo.
Minimalismo nelle pedane di conducente e passeggero, che occorre cercarle con il lanternino per capire dove sono situate.
Non più rivestite con elementi antivibranti in morbida gomma, ma in nudo metallo, possibilmente ricavato dal pieno.
Minimalismo anche nel quadro degli strumenti, rigorosamente digitale e ridotto ormai alla grandezza di un francobollo, dove occorre una vista 10 decimi ed un corso di informatica per capire le 200 funzioni che racchiudono ma che raramente ti informano mai quando sei in riserva.
Minimalismo anche nella leva del cambio e del freno posteriore, ridotti a dei semplici piolini, sempre più nascosti e difficili da raggiungere, anch’essi privi di qualunque rivestimento in gomma, ma in compenso ricavati dal pieno.
E’ questo il futuro della moto?
Mezzi sempre più performanti, più tecnologici e naturalmente più cari?
Che espongono i loro elementi più “attraenti” come specchietti per le allodole, ma che riducono all’osso tutto ciò che deve servire al benessere del conducente!
A questo punto mi chiedo se sarà il motociclista a cambiare i dettami della moto o se sarà la moto a imporre i suoi dettami al motociclista.
In quest’ultimo caso il futuro ci porterà un nuovo tipo di centauro, sicuramente più votato al sacrificio e alla sofferenza, il centauro fachiro!

Foto di “Pilotino”

8 ottobre 2008 4 commenti
Pilotino e la sua Ducati 999

Pilotino e la sua Ducati 999

Categorie:Foto Tag: ,

Nuova Triumph Street Triple R… la moto per chi non si accontenta!

6 ottobre 2008 6 commenti

Dopo il grande successo riscontrato dalla vendutissima Street Triple, dal prossimo autunno vedremo nei concessionari Triumph una versione R, in grado di offrire prestazioni ancora più esaltanti.
La piccola naked inglese è leggera, maneggevole e con un motore potente e sfruttabile.
La ciclistica è stata rivista in stile decisamente racing: sospensioni completamente regolabili; freni radiali Nissin derivanti dalla Daytona 675; forcella a steli rovesciati da 41 mm, anch’essi completamente regolabili; manubrio Magura in alluminio a sezione variabile; sella rialzata di 5 mm rispetto alla precedente versione.

Con un motore a tre cilindri da 675cc che sviluppa 107CV, la nuova Street Triple R si afferma sicuramente come punto di riferimento delle naked di media cilindrata, capace di dare del filo da torcere anche alle sorelle più sportive.
La Street Triple R si rifà anche il look con due nuove colorazioni: Matt Graphite con grafiche arancio e Matt Blazing Orange con grafiche grafite, quest’ultimo disponibile da Gennaio 2009.

In entrambe colorazioni la sella è bicolore nero/grafite.

(clicca sulle immagini per ingrandirle)

Foto di “Benni”

4 ottobre 2008 5 commenti
Benni e la sua R 850 R

Benni e la sua BMW R850R

Categorie:Foto Tag: ,

Suzuki SVF 650 Gladius… con un occhio di riguardo al portafoglio!

3 ottobre 2008 4 commenti

Presentata al salone di Parigi tra le novità per il 2009, la Suzuki SVF 650 Gladius, rappresenta la terza generazione della bicilindrica SV 650.

Il progetto Glaudius segue una tendenza di mercato consolidata negli ultimi tempi, che vede moto vendute a prezzi inferiori a 6.000 euro.
Entra così a far parte di un segmento che ultimamente ha visto impegnate altre case “made in Japan”, come la Honda CB600, la Yamaha Diversion e la Kawasaki ER-6.
(clicca sulle immagini per ingrandirle)
Le linee non sono quelle a cui eravamo abituati nelle precedenti versioni.
Look grintoso e accostamenti cromatici azzeccati sono sicuramente i punti di forza di questa moto. La Gladius sfoggia quindi tanti elementi di puro design, anche se non originalissimi, e “vagamente” ispirati a qualche naked nostrana (vedi Ducati Monster), con risultato generale più che soddisfacente. Telaio e motore sono invece molto più simili alle precedenti versioni.
Si tratta sempre del bicilindrico a V di 90° montato sull’ultima versione della SV 650, famoso per la sua affidabilità, potenza e silenziosità..
La novità è il motore incastonato in un nuovo telaio a traliccio in tubi d’acciaio, abbinato a sospensioni tradizionali e ad un forcellone anch’esso d’acciaio.
(clicca sulle immagini per ingrandirle)
In conclusione, questa moto, visto il prezzo non eccessivo e la cilindrata “friendly” da 650 cc, può essere la prima scelta sicura del neofita che si avvicina alle due-ruote ma sono sicuro che non scontenterebbe nemmeno i centauri più smaliziati.
Promette facilità di guida, divertimento per tutti e un comfort elevato.
(clicca sulle immagini per ingrandirle)

La Targa Florio motociclistica.

1 ottobre 2008 Nessun commento

Dal 1920 al 1929 il nome della celebre corsa automobilistica è stato legato anche alle due ruote. Campioni provenienti da tutta Europa si sono dati battaglia lungo i 329 chilometri in terra battuta del circuito in eroiche sfide.

Quando si parla di Targa Florio si pensa immediatamente alle imprese compiute da arditi piloti di auto su un circuito a dir poco allucinante. Ma forse non tutti sanno che la Targa Florio si correva anche con le moto. Siamo nel 1920 e per un periodo che va fino agli anni ’30, motociclette di ogni marca e cilindrata si dettero battaglia lungo il massacrante circuito.

Questo si estendeva lungo un tracciato di 108 chilometri, il cosiddetto circuito medio, da percorrere per ben tre volte, per un totale di 324 chilometri. Una vera impresa considerato che si doveva correre su strade dove il manto stradale era esclusivamente in terra battuta. Partendo da Cerda, dove si trovavano le tribune, il circuito attraversava i paesi del comprensorio delle Madonie, in un continuo saliscendi Si toccava Caltavuturo (600 mt. sul livello del mare), Polizzi Generosa (920 mt.), Collesano (468 mt.), Campofelice (54 mt) per poi scendere sul livello del mare lungo il rettilifilo di Bonfornello. La Targa motociclistica vide fra i suoi concorrenti grandi piloti di fama internazionale, ma anche svariati piloti privati che corsero con ardore e coraggio con mezzi che fino a qualche giorno prima della gara venivano normalmente usati per diporto personale. Anche molti siciliani corsero nella mitica targa e i loro nomi si potevano spesso leggere nei primi posti delle graduatorie di arrivo. Le moto che maggiormente si distinsero e che più frequentemente capeggiavano le parti alte della classifiche erano le potenti bicilindriche Harley 1000, le Indian, le BMW 500, le monocilindriche Sarolea, Frera, Moto Guzzi, AJS, Rudge. Quei centauri, veri e propri pionieri, correvano su strade che erano più o meno delle “trazzere”, piene di buche ed insidie, con moto dalla frenatura quasi inesistente e con pneumatici distanti anni luce da ciò che si produce oggi. Difatti le forature erano frequentissime e quando ciò avveniva ci si doveva aiutare da soli poiché il più delle volte il povero centauro si trovava in zone dove non vi era anima viva. Le medie velocistiche oggi farebbero sorridere anche il possessore di un Liberty 50, ma se le rapportiamo al tipo di circuito, alle difficoltà, ai problemi tecnici, alle potenze espresse da quei propulsori, ed infine alle massacranti sollecitazioni a cui erano sottoposti piloti e macchine, si può senz’altro affermare che si trattava proprio di tempi sul giro non indifferenti.

Per fare qualche esempio, nella prima Targa Florio motociclistica i 324 chilometri del circuito furono percorsi in 7 ore e due minuti alla media di km/h 46,094. L’anno successivo fu percorso in 6 ore 19 minuti alla media di 51,183 km/h. La media si abbasserà notevolmente nel 1928 dove i 324 chilometri verranno percorsi in 4 ore e 58 minuti, alla media di 67,068 km/h con Ernest Henne, primo su BMW 500. Sicuramente il cattivo tempo giocava un ruolo determinante, considerato che correre sul fango in una gara di velocità non aiuta certo a migliorare le medie, ma una cosa è certa: con il tempo si capì che non occorrevano moto di elevata cilindrata e potenza per ottenere ottimi piazzamenti nelle classifiche. In quel tipo di circuito occorrevano moto agili e con un rapporto peso potenza ottimale. E lo dimostrarono gli ottimi piazzamenti di moto come la belga Sarolea, le italiane Frera, Bianchi, Moto Guzzi, le inglesi AJS e Rudge.

Qualche curiosità: nella targa del 1924 il premio per il primo assoluto era di 3000 lire, 1000 per il secondo, 500 per il terzo, mentre al primo di categoria veniva assegnata una medaglia d’oro, al secondo quella d’argento, al terzo il bronzo. Le iscrizioni dovevano essere inviate alla sede del Raci di Palermo e dovevano essere accompagnate da un versamento di 100 lire. Ai partecipanti che dovevano effettuare la “trasferta” venivano rimborsate le spese di viaggio di andata e ritorno in seconda classe e il trasporto delle moto sul piroscafo Napoli-Palermo. Purtroppo esiste poco materiale su ciò che riguarda la Targa motociclistica, e documentarsi diventa veramente difficile. Per esempio, oltre ai marchi delle moto che hanno partecipato alla Targa Florio, sarebbe interessante riuscire a determinarne anche i modelli, gli anni di produzione e le loro tabelle tecniche. Mi riprometto di effettuare delle ricerche in questo campo andando a spulciare fra enciclopedie motociclistiche, riviste e quotidiani di quel periodo. Per gli appassionati di moto d’epoca e della Targa Florio che fu anche motociclistica, vorrei ricordare che il Moto Club “Le Aquile” di Palermo da ormai due anni organizza una rievocazione storica della corsa (Moto Targa Vincenzo Florio). Un’iniziativa encomiabile che consente ai partecipanti di ripercorrere per intero un circuito ormai entrato nella leggenda e di rivivere sulla propria pelle la storia e le emozioni dei pionieri delle due ruote. Godendo anche di quei panorami, di quei colori, di quelle fragranze che purtroppo loro non poterono assaporare, presi dalla concentrazione e dalla foga della competizione.
(Questo articolo lo trovate anche nella rivista Sicilia Moto di ottobre 2008).

Le foto sono state reperite dall’archivio del sito www.targaflorio.info.

Ducati Monster 1100: un “Mostro” dal peso piuma!

29 settembre 2008 2 commenti
Proprio così, il “Mostro” è la moto più leggera della sua categoria. In soli 169 Kg è racchiuso un motore da 1100 cc Desmodromico a due valvole, con 95 CV erogati a 7500 giri/min e con l’impressionante coppia di 10,5 Kgm a 6000 giri/min. Daltronde lo spirto del progetto Monster è sempre stato quello di creare una moto leggera, compatta e soprattutto potente, ma senza mai trascurare l’inconfondibile look aggressivo e accattivante.
(clicca sulle immagini per visualizzarle in alta risoluzione)
Oltre alla versione standard ci sarà anche una versione S che differisce principalmente per la presenza di sospensioni in stile racing come la forcella e il monoammortizzatore Öhlins. Il peso è stato ridotto ulteriormente di 1 Kg rispetto alla versione base grazie all’utilizzo del carbonio per il parafango anteriore, le cartelle copricinghia e il paracalore dei silenziatori. Altra caratteristica distintiva saranno i cerchi a 5 razze colorati in “Racing gold”.
(clicca sulle immagini per visualizzarle in alta risoluzione)
La presentazione ufficiale della Monster 1100 è prevista per l’ Intermot 2008, il Salone internazionale della moto, dall’ 8 al 12 ottobre.
SEO Powered by Platinum SEO from Techblissonline