Photobucket

Honda CB 400 Four: la piccola samurai!

9 marzo 2009 131 commenti
Honda CB 400 Four

Honda CB 400 F (Four)

Giapponese, quattro cilindri raffreddati ad aria per solamente 405 cc. Nata nel 1974 offre ancora oggi soluzioni tecniche d’avanguardia, una linea piacevole e ottime prestazioni. Le mode cambiano ma lei è sempre attuale.

Gli anni sono passati anche per lei, e adesso son più di 30 dalla sua nascita.
Una moto d’epoca con le carte in regola, ma che ancor oggi, viene utilizzata quotidianamente dai suoi possessori che, forse, ancora non si sono resi conto di avere fra le gambe un gioiello.
Occorre avere più riguardo nei suoi confronti, e magari, centellinarne l’ uso onde preservarla dalle usure e dai pericoli della strada?
Questo potrebbe essere il pensiero di chi, appassionato di moto antiche, non ha mai avuto la possibilità di guidare questa quattro cilindri nipponica.
Se lo avesse fatto si sarebbe ben presto reso conto che, nonostante gli anni, le sue prestazioni, la robustezza e la proverbiale affidabilità non possono essere minimamente inficiate da un suo uso costante.
Brillante e maneggevole rappresentò un vero miracolo della tecnologia, considerato anche la complessità meccanica del propulsore che a tutt’oggi non ha nulla da invidiare ai più moderni propulsori a quattro tempi.
Anche la sua linea non ha risentito del trascorrere del tempo, si potrebbe scambiare per una moto di nuova produzione in stile un po’ retrò.
Questo modello comparve negli anni ’70 (1974 – 1978) in un periodo in cui eravamo già abituati a ciò che i signori giapponesi sapevano costruire.
Ci avevano sbalordito con le stupende Honda CB 750 Four, con le brutali Kawasaki tricilindriche a due tempi, o con le indistruttibili Suzuki Titan.
Sembrava che dopo quell’esplosione di moto marziane di grossa cubatura nient’ altro avrebbe potuto impressionare il motociclista italico.
Ed invece ecco che nel 1972 i laboriosi tecnici giapponesi della Honda decidono di riversare tutta la tecnologia e la complessità meccanica delle grosse “Four k” su motorizzazioni di piccola cilindrata.
Miniaturizzando ogni componente e dimostrando che l’affidabilità e la robustezza di un propulsore non sono direttamente proporzionali alla quantità di materia impiegata per costruirli.
Mostrarono inoltre che un motore prodotto in gran serie può girare a regimi elevatissimi senza per questo sbiellare, sfarfallare, vibrare o avere vita breve.
Nacque così l’Honda CB 350 Four, una moto che ricalcava in scala ridotta le sembianze dell’ammiraglia “Four K”.
La moto era bella e funzionava come un orologio svizzero ma il motore risultò un po’ fiacco di potenza e troppo scarso di coppia ai medi regimi.
Inoltre la sua linea risultava un pò antiquata, forse anche a causa di quei quattro silenziatori che, se nella “Four K” facevano tanta scena, nel suo caso contribuirono ad appesantirla ulteriormente.
Inoltre quel manubrio troppo alto e largo, sicuramente progettato per il mercato americano, fece storcere il naso al motociclista italico, notoriamente affezionato ad una posizione più caricata in avanti.
La moto non rappresentò affatto un flop poiché fu ben venduta sia in Italia che negli altri mercati, ma ben presto il costruttore Honda si rese conto che occorreva mettere in commercio qualcosa di più moderno e sportivo, qualcosa che potesse attrarre maggiormente un pubblico giovanile, pur rimanendo nel tema di una cilindrata media con motorizzazione a 4 cilindri.
Nel 1974 nacque così l’Honda CB 400 F, (denominata poi 400 SS).
Una moto eclettica, dalle ottime prestazioni e dall’aspetto veramente accattivante.
Questa volta venne adottato un solo silenziatore dove convogliavano, in un armonioso gioco di curve e controcurve, i quattro collettori di scarico.
Una scenografia di grande effetto dovuta anche alla qualità dei metalli e delle cromature che non tendevano mai ad assumere quel colore violaceo, caratteristico di certi collettori sottoposti ad elevate temperature.
Anche il serbatoio, adesso più squadrato e voluminoso concorreva a rendere la linea della moto più moderna ed attuale.
La maggiore larghezza, inoltre, riusciva a minimizzare l’ingombro trasversale del propulsore, specie guardandolo dal posto di guida.
Definita indistruttibile dai meccanici, rappresentò negli anni ’70 quanto di meglio potesse pretendere un giovane motociclista dalle velleità sportive.
Trovare oggi una di queste moto in discrete condizioni e perfettamente marciante non è difficile come non è affatto difficile reperire i ricambi, soprattutto tramite internet.
Prima di un eventuale acquisto è bene controllare lo stato della catena di distribuzione, la cui sostituzione comporta una spesuccia non indifferente ed eventuali trafilagli d’olio fra testata e blocco cilindri, la cui eliminazione comporta anch’essa un esborso monetario non trascurabile.

Honda CB 400 F (Four)

Honda CB 400 F (Four)

SCHEDA TECNICA HONDA CB 400 Four

Motore
  • tipo: 4 tempi, 4 cilindri
  • raffreddamento: aria
  • alesaggio e corsa: 51 x 50 mm
  • cilindrata: 405,8 cc
  • distribuzione: 1 albero a camme in testa comandato da catena centrale
  • potenza: 35 CV a 9.400 giri;
  • rapporto compressione: 9,4:1
  • alimentazione: 4 carburatori Kein da 20 mm
  • frizione: dischi multipli in bagno d’olio
  • cambio: 6 rapporti
  • impianto elettrico: 12 Volt
  • avviamento: elettrico e a pedale
  • scarico: 4 in 1

Telaio

  • tipo: a culla sdoppiata in tubi di acciaio
  • sospensione anteriore: ammortizzatore idraulico con forcella telescopica
  • sospensione posteriore: ammortizzatore idraulico con braccio oscillante
  • freno anteriore: a disco singolo con comando idraulico
  • freno posteriore: a tamburo con comando meccanico

Dimensioni e pesi

  • altezza totale: 1120 mm
  • lunghezza totale: 2160 mm
  • larghezza totale: 885 mm
  • altezza sella: mm 790
  • interasse: mm 1355
  • peso a secco kg 170

Velocità, consumi e rifornimenti

  • velocità massima: 168 Km/h
  • consumi medi: 20 km al litro
  • serbatoio benzina: 14 litri
  • serbatorio dell’olio: 3,5 litri;
  • olio del cambio: 3,5 litri SAE 10W – 40

Gomme

  • ruota anteriore: 3,00S – 18 PR4
  • ruota posteriore: 3,50S – 18 PR4

Foto di “Bart”

7 marzo 2009 2 commenti
Bart e la sua Triumph Scrambler

Bart e la sua Triumph Scrambler

Categorie:Foto Tag: ,

The Legend On Tour 2009 è in Italia

4 marzo 2009 Nessun commento

imageThe Legend on Tour, l’evento itinerante giunto alla sua quinta edizione porterà anche quest’anno il mondo Harley-Davidson nelle più belle piazze d’Italia.
Più di 20 week-end per avvicinare il grande pubblico al marchio americano attraverso i Demo Rides occasioni imperdibili che consentiranno di testare gratuitamente una Harley-Davidson della gamma 2009.
CLICCA QUI per vedere il calendario completo dell’evento.

La stagione 2009 sarà ancora più entusiasmante grazie alle quattro “SPECIAL EDITION” che si svolgeranno in circuito.
I quattro appuntamenti proporranno la seconda edizione del trofeo monomarca dedicato al modello XR1200.
Un tributo alla sportività, al quale faranno da contorno tantissime altre attività tra le quali Demo Rides, Women Academy, Stunt Shows, Expo abbigliamento e moto e tanta musica!

Fonte: www.thelegendontour.com

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , ,

Foto di “Enrico”

2 marzo 2009 5 commenti
Moto Guzzi V11 Sport Naked

Enrico e la sua Moto Guzzi V11 Sport Naked

Categorie:Foto Tag: ,

Collezionisti di moto d’epoca… mostrate i vostri tesori!

23 febbraio 2009 26 commenti

Norton Commando 750 Fastback (1969)

Norton Commando 750 Fastback (1969)

Vi sono collezionisti di moto d’epoca che non riescono nemmeno a contare quante moto hanno restaurato nella loro vita e quante ne hanno conservate nelle loro rimesse.
Si è sempre pensato che quello del collezionista fosse un ruolo che oltre a dare delle notevoli soddisfazioni potesse anche rendere qualcosa a livello economico.
Dopotutto la disponibilità di spazio il più delle volte è limitata e chi acquista moto già restaurate o da restaurare a scopo di collezionismo ad un certo punto deve pur togliersi qualcosa, altrimenti le moto gli arriveranno fin sopra i capelli.
Purtroppo il più delle volte non è così semplice e alla fine il collezionista continua sempre a comprare, ammassando moto su moto fino a giungere alla saturazione dello spazio.
Quello che lascia più meravigliati è la morbosa gelosia per le moto che possiede, quasi fossero delle creature viventi da cui non riuscirà mai a separarsi.
E se qualcuno, approfittando di un suo momento di debolezza, volesse intraprendere qualche trattativa per l’acquisto di una delle sue creature dovrà presto ricredersi in quanto si vedrà sparare cifre astronomiche, proprio allo scopo di far desistere l’eventuale acquirente-profittatore.
La gelosia per le loro moto è a livelli tali che questi signori non hanno nemmeno il desiderio di mostrarle agli altri, pur sapendo quanto interesse desterebbero anche ai non addetti ai lavori.
Conosco un collezionista che tiene nei suoi box un gran numero di moto d’epoca, una più bella e rara dell’altra, di cui lui stesso cura la manutenzione e la messa a punto.
Ebbene, dinnanzi ad una mia proposta di cominciare a vendere qualcosa, ed in special modo una stupenda moto inglese, mi ha risposto dicendo che non la cederebbe per nessuna cifra al mondo poiché non potrebbe mai concepire il fatto di vederla manovrare da un pinco pallino che non saprebbe nemmeno dove mettere le mani.
Altra buona scusa per non vendere!
Ma a volte c’è un altro motivo che porta il collezionista a tenere strette le proprie creature: la diffidenza!
Il timore di un qualcuno che possa scoprire il luogo dove sono conservate e che una volta individuato un modello particolarmente appetibile, ne possa far man bassa.
Un giorno parlando con lui gli chiesi come mai non sentisse il bisogno di fare un giretto con una delle sue moto.
La risposta fu:

tu non sai di che cosa sono capaci certi collezionisti pur di entrare in possesso di una moto rara!

A volte ritornano!

17 febbraio 2009 2 commenti
Vespa 150 Struzzo

Vespa 150 "Struzzo"

Qualsiasi veicolo d’epoca è in grado di riportare alla mente felici ricordi d’infanzia e gioventù. La Vespa, più di altri, è legata alla storia di tutti noi.

Spesso si acquista una moto d’epoca per il semplice piacere di possedere un mezzo che abbia alle spalle una lunga storia e per assaporare tutte le sensazioni che solo un oggetto simile può donare.
Ricordi di giovinezza, sensazioni dimenticate, soddisfazione nel rimettere in vita una moto che altrimenti sarebbe finita sulla bilancia di un compra ferrovecchio a peso.
Ma uno dei motivi più interessanti che possono indurre l’appassionato alla spasmodica ricerca di un particolare modello è senz’altro quello di tornare a possedere unveicolo che ha segnato un particolare momento della propria vita.
Ricordi belli e meno belli, ma che il tempo trasformato in qualcosa di indissolubile che è appartenuto alla nostra giovinezza e quindi capace di far vibrare delle corde che ormai sembravano mute e immobili da tempo.
Mi è quasi mancato il fiato quando ho visto davanti l’officina di un meccanico di un piccolo paese della Sicilia una Vespa 150 del 1956, denominata “Struzzo“.
Un esemplare identico appartenne a mio padre negli anni ’50 quando all’età di 10 anni, ero esclusivamente un passeggero.
Con quella Vespa affrontammo diversi viaggi a dir poco allucinanti per l’epoca, quando la Palermo-Sciacca si percorreva tutta su strade nazionali, provinciali ed a volte su trazzere.
Spesso l’assenza di segnaletica ci faceva smarrire, conducendoci in luoghi completamente sconosciuti e spesso privi di anima viva.
Per chiedere informazioni eravamo costretti a lasciare la strada per addentrarci lungo le strade private per raggiungere delle masserie dove dei gentili, quanto meravigliati contadini, facevano di tutto per indicarci la via che ci avrebbe portato alla nostra meta.
Alcune volte le nostre sortite ci conducevano in luoghi dove i pastori preparavano la ricotta e dove immancabilmente venivamo invitati ad assaggiare tutto ciò che derivava dalla trasformazione del prezioso latte di pecora, vera e propria manna per mio padre, e momento di riposo per le mie povere terga.
Il ricordo più “tragico” è quello del primo viaggio, quando con la Vespa nuova di pacca effettuammo il rodaggio lungo la Palermo-Sciacca, con il sottoscritto seduto su un portapacchi in lamiera, quello su cui si sarebbe dovuto installare, in un secondo tempo, il sedile imbottito, opzional, e che non fu ritenuto necessario acquistare subito.
L’unica mia salvezza fu un plaid piegato in otto ed interposto fra la dura base e il mio fondo schiena.
Ma le strade non erano certo quelle di oggi e le sospensioni della Vespa non avevano particolari capacità nello smorzare buche ed avvallamenti.
Furono momenti duri ma che ancora oggi riaffiorano nella mente lasciando un’emozione incredibile.
Ricordo anche quella Vespa che sembrava enorme e bellissima, con quel faro alto che per la prima veniva, in tale mezzo, montato sul manubrio anziché sul parafango.
Finalmente adesso l’ho incontrata, e precisamente a San Vito Lo Capo, ma non è mia e non la potrò avere mai.
Il suo proprietario non la vende e l’ha affidata ad un abile meccanico specializzato in restauro di vespe e scooter.
Certo che a vederla adesso non è affatto quella stupenda Vespa che per tanti anni era rimasta impressa nei miei ricordi.
Occorrerà un lavoro paziente e certosino per portarla nuovamente ai suoi antichi splendori, ma sono certo che alla fine il bravo Giuseppe Cipponeri vi riuscirà.
Spero solo che quando un giorno sarà pronta potrò farci un giro, naturalmente non più da passeggero ma finalmente da conducente, così come lo sognai nella mia giovinezza, durante quelle lunghe e massacranti trasferte.
(Questo articolo lo trovate anche nella rivista Sicilia Moto di novembre 2008).

DUE VESPE A CONFRONTO

Tipo: VL1T
Anno inizio produzione: 1955
Telaio n°: 1001
Ultimo telaio: 17000
Totale esemplari prodotti: 15.999
Cilindrata (cc): 145,6
Alesaggio/Corsa (mm): 57/54
Cavalli (cv/giri): 5,4/5000
Carburatore: TA 18D
Cambio: tre rapporti
Freni: T/T
Contachilometri: di serie
Faro: sul manubrio
Spia luci: rettangolare
Commutatore: a ventaglio
Cofano: senza serratura
Colore (Max Meyer): grigio 15048

Tipo: VL2T
Anno inizio produzione: 1956
Telaio n°: 17001
Ultimo telaio: 93101
Totale esemplari prodotti: 76.100
Cilindrata (cc): 145,6
Alesaggio/Corsa (mm): 57/57
Cavalli (cv/giri): 5,4/5000
Carburatore: TA 19C
Cambio: tre rapporti
Freni: T/T
Contachilometri: di serie
Faro: sul manubrio
Spia luci: tonda
Commutatore: rettangolare
Cofano: con serratura
Colore (Max Meyer): grigio 15081

Il futuro della moto italiana

9 febbraio 2009 3 commenti

Moto Guzzi fabbricaIl momento che sta attraversando la nostra industria motociclistica è veramente duro (la crisi è generale ed abbraccia tutti i settori, ma noi parliamo in questa sede di ciò che ci è più caro, ovvero la moto), ma è proprio in questo particolare momento di crisi che le nostre case motociclistiche dovrebbero trovare la forza per organizzarsi e puntare su una produzione di qualità, così da dare la certezza a chi acquista i loro prodotti di aver ben speso il proprio denaro.
Per noi motociclisti l’acquisto di una buona moto, che un giorno si possa rivendere per il suo giusto valore e non svendere come un capo di fine stagione, conta molto!
Vogliamo qualcosa che non crolli nella sua valutazione appena uscita dal concessionario.
Essere sicuri che il proprio  mezzo resti in produzione per un bel pezzo senza che dopo pochi mesi, a seguito di errate scelte di progettazione, non venga subito rimpiazzato da un nuovo modello, mentre ancora nei concessionari stazionano quelli precedenti che rimarranno invenduti o venduti con sconti pazzeschi.
Desideriamo che chi acquista una moto sia il suo felice fruitore finale e non colui che la dovrà effettivamente collaudare, riscontrandone tutte le sue magagne e per di più pagando sulla propria pelle le lunghe attese e l’incompetenza di certi riparatori.
Desideriamo che la rete di assistenza sia preparata e capillare nelle sue ubicazioni e che i magazzini dei ricambi siano forniti come è giusto che dovrebbero essere.
Questo è ciò che i nostri produttori dovrebbero capire e che consentirà loro di sopravvivere a questo momento, scongiurando il rischio di cassa integrazione o di licenziamenti, o peggio ancora di dover vendere il proprio marchio per un tozzo di pane.
Occorre anche evitare di creare modelli che vadano in competizione con altri  appartenenti a marchi di gran lunga più dotati strutturalmente ed economicamente.
Molto spesso si legge, quando esce un nuovo modello di moto italiana, che sarà l’anti questo o l’anti quello, quando poi quella moto non potrà reggere la concorrenza di certe industrie che non hanno pari nel nostro pianeta e che danno garanzie maggiori (vedi la Moto Guzzi Stelvio che doveva essere l’anti Bmw Gs).
Con i nostri limitati mezzi purtroppo non possiamo competere con loro, anche se le nostre moto non sono inferiori a nessuno.
Vi sono case motociclistiche straniere che nonostante abbiano prodotto delle moto poco affidabili continuano a vendere quel modello con il ritmo di sempre poiché l’acquirente ha fiducia in quel marchio e sa benissimo che i suoi problemi verranno sempre risolti.
La stessa cosa non si può dire per determinati marchi italiani i quali difettano per capillarità dei concessionari, di officine specializzate e di reperibilità dei ricambi.
Creare un nuovo modello con la fretta di metterlo in commercio senza le strutture sopracitate, non conduce da nessuna parte!

SEO Powered by Platinum SEO from Techblissonline