Suzuki SVF 650 Gladius… con un occhio di riguardo al portafoglio!
Presentata al salone di Parigi tra le novità per il 2009, la Suzuki SVF 650 Gladius, rappresenta la terza generazione della bicilindrica SV 650.
Presentata al salone di Parigi tra le novità per il 2009, la Suzuki SVF 650 Gladius, rappresenta la terza generazione della bicilindrica SV 650.
Per quanto riguarda l’uso della plastica occorre dire che su questo modello l’Harley ha effettuato un drastico cambio di tendenza.
Quando fu presentata al motosalone sembrava semplicemente un’esercitazione stilistica sul tema Guzzi V7 e invece questa moto è entrata in produzione e a quanto sembra è già in vendita dai concessionari.
La sigla V7 ha sicuramente fatto vibrare le corde delle rimembranze ai vecchi guzzisti, quelli che in passato hanno avuto la fortuna di possederne una o altri che hanno sbavato al solo vederla ma che non avrebbero mai potuto permettersela.
Vorrei tranquillizzare questi signori facendo presente che questa moto non ha nulla a che vedere con la vecchia V7 Sport, divenuta ormai un mito.
Sotto il bellissimo serbatoio preso pari pari dalla sua antenata poi non v’è più nulla che possa anche lontanamente somigliarci.
E’ pur vero che sotto batte un motore a V di 90 gradi frontemarcia, ma nulla a che vedere con il biclindrico che motorizzò le vere V7.
Qui siamo dinnanzi ad un aste e bilancieri nato sotto la gestione De Tomaso che non ha mai avuto radicali innovazioni se non quelle atte a migliorarne l’affidabilità, che nelle vecchie versioni V35, V500 e V65 non brillava certo.
Adesso siamo giunti ad un 750, peraltro già montato sulle piccole Breva, che non è certo un mostro di potenza, anche se si tratta di un aste e bilancieri.
Non so quante V7 Classic potrà vendere la Guzzi, ma non mi sembra una moto che possa fare grandi numeri anche perché il prezzo non mi sembra abbastanza concorrenziale, considerando che si tratta di una piccola Breva mascherata da V7.
Prima di mettere in commercio un modello di moto occorre sempre fare alcuni conticini con ciò che offre la concorrenza e con le attuali tendenze dei motociclisti.
Purtroppo con la cifra che occorre sborsare per portarsi a casa questa V7 la concorrenza offre molto di più in termini di prestazioni, cavalli, coppia e allestimenti, senza bisogno poi di andare a raggiungere cilindrate di 750 cc.
Si fa leva, in particolare, sui nostalgici del modello e del mito che rappresenta il marchio?
Ma non credo che con questo concetto, considerato il costo di questa moto, si possano fare grandi numeri!
Il vero V7 aveva un motore che non finiva mai e non credo che questo del Classic possa esservi paragonato anche lontanamente.
Cinquanta cavalli per un 750 sono un po’ riduttivi, specie se l’impostazione della moto induce a farne un uso turistico, invogliando a viaggiare con un passeggero e del bagaglio.
Leggo su un’autorevole rivista motociclistica un articolo sulla nuova Stelvio della Moto Guzzi dal titolo: Moto Guzzi Stelvio, sfida alla BMW GS.
Su un’altra rivista leggo: Moto Guzzi Stelvio l’anti GS.
Ma dico io, come si può di una moto che ancora è allo stato di prototipo, decretarne il suo successo, al punto da poter insidiare la GS la cui stessa sigla fa già venire le fregole a chi sogna di possedere una enduro?
Adesso non voglio dire che questa Stelvio non incontrerà i favori del pubblico, anzi gli auguro personalmente di venderne a camionate, ma non riesco a capire perché quando la Guzzi sforna una novità subito si scrive che quel modello debba diventare l’anti BMW o l’anti chissachecosa.
Ce ne vuole di coraggio e fantasia!
Quando uscì la Breva 1100 le riviste decretarono che sarebbe diventata l’anti BMW della serie R, quest’ultima venduta a carrettate specie nella mia città.
Volete sapere quante volte ho incontrato una Breva da quanto è entrata in commercio?
Due volte! Una vera e propria mosca bianca!
Poi è uscita la Griso, una nuda che a dire dei media doveva infastidire anch’essa la BMW nel settore delle naked.
Non ne ho mai incontrata una, dico mai!
Poi è uscita la Norge che doveva contrastare la BMW RT, ma appena uscita ha accusato, come peraltro le prime Breva, dei problemi di gioventù, Forse per un’ affrettata messa in produzione.
Anche di questa moto, vera e propria mosca bianca non ne ho mai incontrata una (vista solo dai rivenditori).
Passiamo alla Bellagio.
Questa moto doveva rappresentare la filosofia custom all’italiana e doveva porsi in commercio come una valida alterativa dell’ Harley Davidson.
Moto vendute nella mia città: forse poco più di una!
Viste in circolazione: non credo che mai la vedrò!
Adesso questa Stelvio monta il motore a otto valvole che già altri marchi
adottano da una vita, e sembra che la Guzzi, che peraltro l’ha montato e tolto diverse volte dai suoi motori, l’abbia perfezionato solo ora dopo trent’anni.
A questo punto vorrei ricordare ai signori che scrivono per le varie riviste motociclistiche, di avere un pò di pazienza ed attendere un qualche tempo prima di decretare il successo di una moto o di scrivere che quest’ultima possa scalzare alla sua nascita lo strapotere di certi modelli ormai divenuti dei best seller per la loro qualità, affidabilità, diffusione e tenuta del valore nel tempo.
Cerchiamo di essere un pò più realisti!
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