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Riflessioni!

5 gennaio 2009 2 commenti

Quest’ estate, stavo camminando all’interno della Riserva dello Zingaro (San Vito Lo Capo), quando ad un certo punto mi sono fermato in una caletta rocciosa, completamente deserta, per riposarmi un pò.
Il mare era liscio come l’olio e il suo colore era verde come lo smeraldo.
L’acqua era così limpida che da sopra uno scoglio potevo osservare il fondo come se avessi avuto una maschera.
Alle mie spalle si innalzava la montagna con la vegetazione tipica della riserva: macchia mediterranea e palma nana.
Un vero paradiso! Sono un uomo fortunato mi sono detto! Tutti gli esseri che vivono su questa terra sono fortunati!

Riflettendoci un pò, cosa che forse non facciamo mai profondamente perché abbiamo troppe cose da fare, dovremmo renderci conto che la nostra presenza su questa terra è una cosa veramente incredibile.
Viviamo su un pianeta forse unico in tutto l’universo.
Un universo formato da migliaia, milioni di sistemi solari, ognuno di essi circondati da pianeti che non consentono la formazione di alcun sistema di vita, vuoi perché troppo freddi, vuoi perché troppo caldi, vuoi perché senza un briciolo di ossigeno e quindi di acqua.

E noi su questo pianeta, in un sistema solare posto in un punto qualunque dell’universo, abbiamo tutte le condizioni ideali per concedere una forma di vita.
Luce, calore, ossigeno, acqua, mare, fiumi, laghi, flora, fauna, uomo.
Io non credo che il nostro pianeta sia l’unico in tutto l’universo ad avere simili condizioni, ma sono anche convinto che qualora ve ne fosse uno posto in un sistema solare distante milioni di anni luce, saremmo da considerarci ugualmente soli per l’incommensurabile distanza che ci separa.
Una vera fortuna quindi la nostra, che però il più delle volte non riusciamo ad apprezzare nella sua giusta dimensione…
Ma quando ci troviamo in un luogo tranquillo a contatto della natura, con una compagnia scelta o meglio ancora da soli, soffermiamoci un attimo a meditare su tutto ciò.
Il nostro pianeta è una cosa estremamente perfetta, immenso, incredibilmente bello ed assolutamente irripetibile.
Ma lo stiamo distruggendo noi, piccoli uomini, con le nostre tecnologie, con le nostre esigenze, con i nostri motori che aspirano aria e restituiscono veleno in quantità enormi, paurose, e che lo stesso pianeta non riesce più a metabolizzare.
E noi continuiamo imperterriti finchè le ultime molecole d’aria consentiranno ai nostri corpi farfallati di far esplodere dentro i cilindri quella micidiale miscela composta da un grammo di carburante e quindici d’aria.
La colpa di tutto questo in parte è nostra poiché non sappiamo più rinunciare ad un mezzo di locomozione anche per andare a prendere le sigarette.

Ma chi muove i fili nella stanza delle marionette sa benissimo che non sono più sufficienti i loro ridicoli provvedimenti, le auto euro quattro, cinque o dieci, le domeniche a piedi, le targhe alterne, gli eco pass…
Tutti pannicelli caldi che non risolveranno mai nulla.
La terra ormai sta soffocando e di questo ormai ne hanno contezza.
Ma le auto devono continuare a vendersi e ogni anno devono superare il record dell’anno precedente.
Il carburante giungerà alle stelle, e noi continueremo a comprarlo, altrimenti le auto euro 10 che abbiamo acquistato con sacrifici, magari rottamando una euro 6 non avrebbero motivo di esistere!
E’ giunto il momento di prendere delle decisioni coraggiose, anche drastiche se è il caso; è giunto il momento di uscire dal cassetto quelle fonti alternative di energia che ancora sono chiuse lì in attesa che l’ultimo barile di petrolio venga battuto all’asta di sotheby’s all’incredibile cifra di 100 mila dollari!

Motociclisti da bar!

3 gennaio 2009 3 commenti

cocktailVicino casa mia vi è un bar molto alla moda, davanti al quale si possono ammirare a qualunque ora del giorno e della notte, stupende motociclette posteggiate in bella mostra, mentre i loro proprietari consumano seduti ai tavoli facendo sfoggio di caschi stupendi ed abbigliamenti motociclistici griffati.
Le loro cavalcature raramente denotano i segni di un uso intenso, che l’occhio di un buon motociclista sa immediatamente percepire!
Vi sono ipermoto da far felice il più incallito pistaiolo, che sicuramente non hanno mai respirato l’atmosfera di una pista, ma forse nemmeno quella più plebea di un’autostrada.
Vi sono supertourer che farebbero felice il più accanito macinatore di chilometri e che a stento sono arrivate a Mondello (rinomata località balneare a qualche chilometro di distanza dalla città).
Alcune volte  mi è capitato di ascoltare cosa dicono questi centauri dalle ipercavalcature, e ad onor del vero non ho mai sentito parlare di imprese particolari, di viaggi, di puntate velocistiche, di tempi sul giro, ma solo e più semplicemente di vendite, di futuri acquisti, di permute con mezzi ancora più performanti e costosi.
Ho la vaga impressione che non mi ritroverò mai a viaggiare in loro compagnia.
Ma a pensarci bene, forse non mi perdo nulla!

Un 2009 all’insegna della crisi? Speriamo di no!

31 dicembre 2008 3 commenti

Buon AnnoE’ stato annunciato che il  2009 sarà un anno terribile.
Questo tipo di notizia serve solo a seminare panico e non aiuterà di certo nessuno.
Occorre essere positivi, e noi motociclisti per fortuna lo siamo!

E così è trascorso un altro anno!
Ci lasciamo dietro un 2008 pieno di paure e che nulla di buono fa presagire per l’anno nuovo a venire.
Forse a mezzanotte del 31 dicembre potrebbe sembrare  persino superfluo augurarci un felice anno nuovo, come abbiamo sempre fatto, tanto siamo afflitti  dalle notizie che i mass media, con un martellante cinismo, ci propinano quotidianamente.
Questa crisi che ormai riempie le pagine dei giornali e dei notiziari TG, dove continue statistiche basate su percentuali cavate con chissà quale sistema, ci informano che tutti siamo diventati più poveri, che nessuno arriverà più alla fine del mese e che fra poco per mangiare dovremo piantare il granturco nei giardini delle nostre case o nei vasi dei nostri balconi.

Io da parte mia consiglierei di non prendere troppo seriamente queste notizie, e di cercare di vivere più serenamente la nostra vita, lasciando agli sciacalli dell’informazione il compito di scialare su questo nuovo filone che tanta audience procura loro, propinandoci quotidianamente interviste di negozianti che piangono, albergatori che mugugnano, ristoratori che lacrimano e cittadini che si lamentano.
Non è in questo clima che si supera una crisi e forse è meglio quando una volta le crisi c’erano lo stesso ma nessuno le propagandava ai quattro venti, proprio per evitare quel panico che oggi sta coinvolgendo tutti.

Cari amici motociclisti, a questo punto posso solo augurarvi  che  questa crisi voi la sentiate meno degli altri, e che le nostre amate moto ci aiutino a superare psicologicamente questo brutto momento.
Il panico dilagante non ha mai portato a nulla di buono e più che mai ci aiuterà a superare questo periodo.
Quindi su con la vita e continuiamo a macinare chilometri… ma sempre con il cervello collegato alla manetta del gas poiché sarà anche interessante vedere come andrà a finire tutta questa faccenda!

Io la moto l’ho scelta per vivere!

29 dicembre 2008 7 commenti

Triumph ThruxtonLa moto è un mezzo stupendo, che ci rende diversi, liberi, che dona sensazioni uniche, ma è al contempo pericoloso oltre che molto instabile, dove persino un piccolo animale che ci viene tra le ruote  può modificare il corso della nostra vita.
Il gatto o il cane che ti viene sotto, l’automobilista con la sua guida scriteriata, le insidie della strada, le macchie d’olio, le buche, il brecciolino, la pioggia, il gelo, le pozze d’acqua, tutti questi sono fattori difficili da valutare e da prevedere, che possono insidiare seriamente la nostra incolumità, ma che tutti sappiamo fanno parte del gioco.
Dinnanzi all’ imponderabile ci sono al contrario  fattori che possono essere gestiti e controllati dal motociclista, come la velocità, il rispetto dei limiti imposti dal codice, il buon senso, l’educazione.
Questi, assieme alla serietà, alla maturità e all’esperienza ci possono aiutare a ridurre notevolmente le mille insidie a cui periodicamente siamo soggetti.
Ma se chi usa la moto ne fa un mezzo d’arrembaggio, infischiandosene di tutto e di tutti, allora vuol dire che questo soggetto non ha proprio capito che con la moto ci si può far veramente male.
Lo testimoniano le statistiche, ma se qualcuno è particolarmente distratto da  non volersene rendere conto, allora che soffermi la propria attenzione su quei mazzi di fiori disseminati sul ciglio delle strade, a volte legati ad un palo o al montante di un guardrail, a volte posti dinnanzi a piccole cappelle con la foto e il nome di qualcuno che proprio in quel punto ha terminato la sua esistenza, e la stragrande maggioranza dei casi vuole che siano motociclisti.
E di questi luoghi di memoria adesso ce n’ è tanti… troppi!
Qualcuno li ha messi per ricordare, e forse anche a monito di chi ogni tanto dimentica… augurandosi che simili tragedie non debbano accadere a nessuno.
Ogni qualvolta mi capita di passare dinnanzi a questi luoghi mi viene la pelle d’oca, pensando alla disgrazia immane subita da quella famiglia, e mi rendo conto di quanto sia letale questo mezzo.
Tanto pericoloso quanto stupendo!
E allora riduco il ritmo e centuplico la mia concentrazione, perché io la moto l’ho scelta per vivere!

Non criticate le mie borse!

27 dicembre 2008 2 commenti

BMW R 1100 RMolto spesso vengo criticato da colleghi non bmwisti per quelle borse rigide montate sulla mia BMW R1100R.
In particolare, c’è un mio amico (possessore di un Honda CBR 600) il quale non riesce proprio a farne a meno, e ogni qualvolta ci incontriamo per una uscita, critica la presenza di queste ingombranti, antiestetiche, quanto inutili (dice lui) borse!
Che poi in genere tengo soltanto la borsa di destra, quella più capiente, dove ripongo dei capi che mi consentono di poter affrontare le più svariate condizioni climatiche e termiche.
Solamente nelle uscite più impegnative e con lunghe percorrenze, applico anche la seconda borsa, che peraltro ha una capacità ridotta per via del grosso silenziatore.
Qualche tempo fa, decidemmo di andare a pranzare presso un agriturismo in una località distante circa 150 chilometri da casa, percorrendo un’autostrada che attraversa il cuore della Sicilia e che inerpicandosi su maestosi viadotti raggiunge altitudini non indifferenti.
La giornata è bellissima e la temperatura primaverile.
Siamo precisissimi all’appuntamento ed io mi presento con i miei fedeli valigioni che come sempre generano il solito sfottò.
Hai portato il corredino per la notte? Dove hai messo l’aspirapolvere? E la caffettiera elettrica? (considerato che nella moto esiste una presa per allacciare una lampada o un mini compressore).
Lui invece, motociclista spartano, si presenta con pantaloni e giubbino in cordura, portafoglio nella tasca superiore destra, cellulare nella cerniera della manica sinistra, casco integrale e un paio di guanti.
Gli dissi: “guarda che nonostante la bella giornata al ritorno troveremo freddo, considerato che dobbiamo passare da Enna.
“Mi sento come un bimbo nel ventre della mamma” mi rispose, e così senza perdere tempo ci avviammo.
Il viaggio di andata va liscio che è un piacere e finalmente giunti nel complesso agrituristico attendiamo l’ora per pranzare.
Ci rimpinziamo con una infinità di antipasti, due portate di pasta, carciofi alla brace, il solito trittico di salsiccia, costoletta di maiale e castrato… rigorosamente alla brace, frutta, dolce, amaro e caffè.
Il tutto naturalmente innaffiato con buon vino rosso locale.
Non saremmo stati in grado di salire sulla moto nemmeno se ci  avessero issati sopra la sella con un paranco, così decidiamo di fare una digestiva passeggiata nei dintorni dell’agriturismo.
Il tempo passa e quando torniamo alla base il sole è già tramontato.
Prendiamo un buon caffè ed eccoci già sulla strada del ritorno.
Insieme a noi si unisce un gruppetto di motociclisti, anch’essi presenti al pranzo, dei veri e propri “smanettoni” smanettoni che peraltro non sembrano aver smaltito i fumi di vino “della casa”.
Vanno forte ed io non ho alcuna intenzione di far strada con loro.
Il mio amico è tentato di stargli dietro, ma quando si accorge di non vedermi quasi più nello specchietto, riduce la manetta e si riunisce al sottoscritto.
E’ quasi buio, e noi ci apprestiamo ad attraversare la zona interna della Sicilia.
Il freddo comincia a farsi sentire nelle ossa ed io lo desumo dall’andatura alquanto ridotta del mio compagno, che tutto accucciato dietro lo striminzito capolino, procede come un automa.
Giunti nei pressi di un’area di parcheggio mette la freccia e vi si infila dentro.
“Devi fare il bisognino?” chiedo io… “No, sto solo crepando di freddo!”.
“Porca vacca non potevi dirlo prima?” Scendo dalla moto, apro i due bauletti e metto a disposizione il mio campionario: pantalone cerato imbottito per le gambe; un caldo maglione e se non bastasse un giubbino smanicato in piume d’oca per il corpo.
Lui arraffa tutto e nel giro di un attimo è già bello e vestito.
Sembra un pò goffo, ma almeno adesso si sente meglio!
“E tu non senti freddo?”… E io “non ti preoccupare, sono ben cautelato, e nel caso sentissi freddo ho ancora qualche altra cosetta infilata nelle borse…”
Rientrati in città ci fermiamo nello stesso luogo da dove eravamo partiti.
Lui si toglie i capi prestati, e mi ringrazia per l’efficacia del mio pantalone imbottito e del giubbino.
“Senza di questi non ce l’avrei mai fatta… sarei morto di freddo… adesso capisco perché non ti separi mai da quelle borse!”
Da quel giorno non ha più detto nulla nei confronti di ciò che lui reputava “orrendi orpelli”, anzi, si rammarica di non essere riuscito a trovare qualcosa di decente da adattare alla sua moto!

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La sicurezza in moto prima di tutto!

22 dicembre 2008 4 commenti

Diverse volte abbiamo affrontato il tema della sicurezza in moto e quasi sempre un coro di scetticismo è scaturito nei confronti di sistemi air bag o di cinture di sicurezza.
Noi motociclisti siamo di per se tutti scaramantici, un po’ come gli uomini di mare, e tutto ciò che potrebbe alleviare la nostra incolumità viene visto di cattivo occhio.
Dopotutto ci crediamo tutti invulnerabili.
Non è così?
Solo dopo aver assaggiato il morso dell’asfalto ci rendiamo conto di quanto questo sia duro.
Ma prima di allora molti di noi non ci hanno mai pensato, e così continuano a circolare in moto senza un capo di abbigliamento con le dovute protezioni, ed in estate addirittura in pantaloncini corti e maglietta di cotone. E dire che in estate l’asfalto, anche se più caldo, è duro come in inverno!
Si parla di novità che un giorno sicuramente diverranno obbligatorie anche su una moto ed io sono d’accordo che vengano, poiché noi non abbiamo un abitacolo che ci protegge con cinture di sicurezza ed air bag, ma solo un casco in testa ed un abbigliamento tecnico (quando c’è).

Che ben vengano quindi i giubbotti air bag, le moto con sistemi air bag, anche se quest’ultimi non saranno mai efficaci come quelli di un’auto, ma che certamente riusciranno in qualche modo a minimizzare i danni derivanti da un determinato tipo di incidente.
Cari motociclisti, cerchiamo di vedere di buon occhio qualunque sistema che potrebbe dimostrarsi valido per la salvaguardia della incolumità, e se nel caso accettarne anche la sua obbligatorietà, così come abbiamo fatto con il casco!

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Un tempo c’era la Rumi!

18 dicembre 2008 9 commenti
Rumi 125 Sport

Rumi 125 Sport

Penso che solo poche fabbriche motociclistiche italiane  possano aver lasciato un segno così indelebile nel panorama nazionale ed internazionale.
Stiamo parlando della Rumi, fabbrica bergamasca, fondata nel 1929 dalla famiglia Rumi.
Si trattava delle Fonderie ed Officine Rumi  che si estendevano su un’area di 72 mila metri quadrati con la bellezza di 1500 operai.
In quell’epoca si era ancora ben lungi dal costruire motocicli, mentre la produzione durante il periodo bellico si basava su forniture per la marina militare e materiale rotabile per le ferrovie dello stato.

Quando Donnino Rumi, terminata la seconda guerra mondiale, prese in mano le sorti della fabbrica intuì immediatamente che occorreva convertire la produzione metallurgica in qualcosa che in quell’epoca era determinante per rimettere in movimento la popolazione che si stava nuovamente affacciando al mondo, dopo la vicissitudini del conflitto mondiale: la motocicletta.
Ma Donnino Rumi, artista estroso, non si limitò a costruire delle moto viste sotto l’ottica di semplici mezzi di trasporto,  peraltro prodotte in quel periodo da una miriade di piccole fabbriche sorte o riaperte proprio dopo il conflitto mondiale, ma volle distinguersi con una produzione particolare sia per le soluzioni meccaniche adottate sia per lo studio particolare della parte estetica.
Per quanto riguardava la parte motoristica affidò il progetto a Pietro Vassena approdato a fama mondiale per il suo sommergibile C3 che giunse alla profondita di 412 metri, il quale  si mise subito al lavoro mettendo in cantiere un motore rivoluzionario per quel periodo, considerato che molte fabbriche nell’intento di motorizzare la grande massa avevano scelto soluzioni semplici sia nella meccanica che nella componentistica.
Nacque così un progetto moderno con un motore bicilindrico parallelo a due tempi con disposizione orizzontale.

La cilindrata era di 125 cc., adatta ad una motoleggera dell’epoca, che doveva consumare poco, semplice nella manutenzione ed economica nelle riparazioni.
La prima Rumi venne commercializzata nel 1950.
Il suo motore  che  sviluppava all’inizio solo 6 cavalli a 6000 giri motorizzò tutta la produzione delle bicilindriche fino al 1962, data in cui la Rumi chiuse i battenti.

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