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Adesso vogliamo le moto che consumano poco?

11 novembre 2008 Melus 7 commenti
(Foto: Moto Guzzi V7 Classic, Ducati GT 1000, Triumph Scrambler)

Girando un pò per i forum motociclistici leggo sempre con maggiore frequenza commenti di utenti che chiedono alle case costruttrici di moto di costruire modelli che riescano a fare almeno 20 chilometri al litro.
Di contro però nessuno vuole rinunciare alle potenze a cui ormai i costruttori ci hanno abituato, potenze che una volta erano relegate solo a moto da gran premio e che oggi ci ritroviamo sotto il sedere con una patente fresca, fresca di giornata.
Ma con i motori a scoppio non si possono fare magie!
Se si vogliono cavare da una media cilindrata (leggasi oggi 600 cc.) oltre 100 cavalli alla ruota non vi sono scappatoie!
L’alchimia consiste nel dare da bere la quantità di benzina proporzionata alle prestazioni che si desiderano ottenere, altrimenti quel motore non renderà più di un 250 che consuma la sua dovuta quantità di carburante.
Miracoli quindi non se ne possono fare!
Vogliamo moto che consumino 20/25 chilometri al litro?
Bene, allora accontentiamoci di un 600 con 60 cavalli, ben costruito, affidabile e non considerato come moto per sfigati, e ci accorgeremo che anche con quella potenza ci potremo divertire un sacco e le nostre tasche non si svuoteranno.
Ma per ottenere questo occorre che noi per primi ci convinciamo che la strada da percorrere, in questo momento, dove ancora non vi sono alternative valide alla benzina, è quella di ridurre cilindrate e potenze.
Questo lo dovrebbero capire anche i nostri costruttori di moto che ancora continuano a gareggiare su iperpotenze ed ipermoto.
Son finiti i tempi delle vacche grasse e purtroppo dobbiamo adeguarci!

Carlo Talamo. Io lo ricordo così!

7 novembre 2008 Melus 3 commenti

Timido, riservato, con quel suo viso pacioccone che infondeva immediatamente simpatia e fiducia.
Era un vero genio nell’intuizione delle tendenze di mercato.
Ma Talamo non era solo un abile imprenditore.
Era anche un vero motociclista che passava gran parte del tempo a provare e riprovare modelli che lui riteneva bisognosi di cure e aggiornamenti, per meglio adeguarli alle esigenze del popolo italico, per poi proporne le modifiche alle stesse case costruttrici.
Ma dentro di lui vi era anche il poeta.
Carlo Talamo inanellava versi che non facevano obbligatoriamente rima con sole, cuore o amore.
Le sue disquisizioni poetiche si leggevano sotto le foto pubblicitarie delle sue Harley e parlavano di ferro, di olio che brucia, di forze ataviche, di notte dei tempi, di pulsazioni primordiali….
Talamo era riuscito a destare il nostro interesse verso una moto creata per una mentalità, un uso e un territorio completamente diversi da quelli del nostro Paese.
Come se ciò non bastasse si buttò a capofitto in un’altra impresa: la Numero Tre, dedicata ad un altro marchio altrettanto glorioso ma alquanto bisognoso di essere rilanciato e assimilato dal popolo motociclistico italico; la Triumph.
Anche in questa impresa riuscì nel suo intento ed anche in questo caso collaborò intensamente con la stessa casa produttrice per migliorarne la produzione e meglio adeguarla ai gusti dei nostri centauri.
Durante una delle sue uscite in moto (si dice che stesse testando un nuovo modello) è rimasto vittima di un incidente mortale che lo ha tolto dalla scena.
Se n’è andato un geniale imprenditore, un vero motociclista, un gentleman.
Io lo ricordo così!

Il segreto di un buon motociclista!

3 novembre 2008 Melus 3 commenti
(Foto: Melus e la sua Honda CX 500 degli anni ’80)

Sessantadue anni compiuti a luglio.
Quarantacinque di guida ininterrotta su due ruote, una buona varietà di moto possedute, centinaia di migliaia di chilometri percorsi, mai un incidente!
Non sono uno smanettone, nemmeno un manico, non ho mai sverniciato nessuno, non ho mai girato in pista, non ho mai inanellato gare con gli amici (o meglio: i nemici) del gruppo, anzi a dire il vero ho sempre evitato (tranne una volta) di uscirci, poiché so benissimo come va a finire!
Non ho particolari imprese da raccontare ai miei nipoti, non ho mai intrapreso viaggi a Capo Nord o in Africa.
Mi sono solo limitato, tranne qualche sporadico viaggio verso il nord d’Italia a girovagare nella magnifica terra di Sicilia, dove da tantissimi anni ormai risiedo e che sento mia a tutti gli effetti, e che ancora a distanza di tanto tempo non sono riuscito ad esplorare interamente.
Sono un comune mortale motociclista che va in moto non solo nei fine settimana, ma sempre!
Non mi interessano gli scarichi in carbonio, gli ammortizzatori ultraregolabili, le gomme racing, le centraline riprogrammate, i cerchi alleggeriti, le parti in alluminio ricavate dal pieno, le forcelle rovesciate con steli da 50 millimetri, i freni a 6 o 18 pistoncini della serie oro e platino, i telai perimetrali ultrarigidi, una dotazione infinita di cavalli, le rilevazioni sui 400 metri da fermo, la velocità finale, un contachilometri tarato a 320, un contagiri che segna 20 mila.
Nulla di tutto questo!
Sono solo un buon motociclista a cui interessa maggiormente la coppia motrice, il tiro, un buon rapporto peso potenza, l’affidabilità, la reperibilità dei ricambi, la certezza di avere fra le gambe una moto onesta, che sappia condurmi lontano, ma che mi riporti sempre a casa!
Questo sano e pacifico rapporto uomo-macchina mi ha consentito di spostarmi “sapendo osservare”, al contrario di molti motociclisti che trasformano questo rapporto uomo macchina in una forma concitata di guida e di stimoli adrenalinici, che non lasciano alcuno spazio a fattori ben più importanti, quale la contemplazione, la riflessione, il piacere puro.
Quando vado in moto riesco ancora a “vedere”, a riflettere e poi anche a scrivere, quindi a trasmettere!

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Un Harley è qualcosa di più!

30 ottobre 2008 Melus Nessun commento
Come spiegare le sensazioni che si provano guidando un’ Harley Davidson?
Vi è qualcosa di magico in queste moto!
Pensate che ogni qualvolta rientro da una passeggiata la mia schiena è a pezzi, anche perché non sono il tipo da fare il giretto di qualche chilometro.
Al ritorno, quando entro la moto nel box, sono sempre incazzato e dentro di me dico che non la toccherò finchè la mia schiena non avrà metabolizzato tutti i colpacci che ha preso, ovvero almeno per una settimana.
Ma stranamente l’indomani mattina sento già il bisogno di prenderla per riascoltare il sound del suo motore, godere della sua spinta e della serentità che dona nel condurla.
Mi piace guidarla lontano dalle autostrade, attraversando le strade strette dei paesi, dove lo scarico del bicilindrico si riflette sui muri producendo un suono possente ma per nulla fastidioso.
Mi piace osservare l’espressione di ammirazione dei passanti, letteralmente presi da quel pulsare asincrono che sembra distribuire suoni fatti di materia e non di onde sonore.
Mi piace notare coloro che si soffermano ad osservare il balzellante minimo da 60 giri al minuto, credendo che il motore si debba spegnere da un momento all’altro e rimanendo sbalorditi quando si accorgono che invece quel motore gira proprio così.
Mi piace fotografarla come fosse una modella quando trovo uno sfondo appropriato alla sua personalità.
Con le altre moto tutto ciò non mi era mai capitato!
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Motociclisti: categoria di strafottenti, imprudenti e incoscienti…?

22 ottobre 2008 Melus 3 commenti
I telegiornali trasmettono molto spesso scene di incidenti a dir poco raccapriccianti, dove le auto, a causa dell’elevata velocità si riducono a brandelli. Lamiere accartocciate che nulla hanno a che vedere con quanto originariamente rappresentavano.
Altro che air bag, cellule di sopravvivenza, cruscotti imbottiti, volanti collassabili e cinture di sicurezza con pretensionatori.
Tutto va a puttane quando un’auto si sbriciola dinnanzi ad un urto a velocità elevata.
La causa è sempre la velocità poiché in un’auto difficilmente ci si fa male in un incidente dove i mezzi transitano a ritmi non sostenuti.
Qualche graffio, qualche contusione, molto spavento, e niente più. Però la stampa, stranamente, dinnanzi a questa moria di automobilisti non calca la mano (o non vuole poiché l’auto rappresenta il pane per tutti).
Ci si limita solo alla mera elencazione del numero delle vittime ed alle eventuali cause che sono come sempre la velocità, il sonno, l’alcool, la droga, ricorrendo per di più ad agghiaccianti statistiche di mortalità rispetto agli anni precedenti.
La stessa cosa non accade invece per gli incidenti motociclistici, peraltro causati nella maggior parte da scooteristi, dove invece la notizia viene evidenziata con toni gravi e dove molte volte viene usata la frase: “motociclista si schianta”, che generalmente definisce l’epilogo di un incidente che vede coinvolto un mezzo a due ruote.
E quando si dice “motociclista si schianta” si immagina sempre un kamikaze che a velocità pazzesca perde il controllo del mezzo e si va a spalmare su un palo o su un guard rail.
Oppure ancora: “motociclista si schianta contro un’auto”.
E lì tutti a pensare a questa moto che per motivi sempre legati ad una folle corsa ed alla leggerezza del suo conducente abbandona la sua traiettoria per andarsi a disintegrare sull’auto di un povero disgraziato che veniva in senso contrario.
Non si danno spiegazioni sulla causa dell’incidente e il più delle volte si ricorre alla solita formula: “le cause dell’incidente sono al vaglio delle forze dell’ordine, ma si presume che l’alta velocità sia alla base di tutto”.
E si, perché quando un centauro, motociclista o scooterista che sia, muore o si procura gravi lesioni in un incidente allora la causa sarà sempre e solo quella: l’alta velocità e la mancanza di prudenza.
Ed allora ecco tutti puntare il dito sui motociclisti, categoria di strafottenti, imprudenti ed incoscienti.
Ed ecco allora che sorgono come funghi predicatori saccenti che fanno andare in fibrillazione i nostri legislatori che poi finiscono per produrre leggine, divieti, obblighi, restrizioni, inasprimenti.
Ma chi non capisce un tubo di moto non può immaginare che su un mezzo a due ruote, dall’equilibrio instabile come mai, si può avere un incidente mortale andando a 50 Km/h o anche meno.
Basta che qualcuno ti tagli la strada o ti costringa ad una manovra brusca che ti porta a finire chissà dove, e sei bello che fritto.
Ma un motociclista che va a finire su un palo, un albero, un muretto o su un guard rail o che prende di petto un’auto, o che inspiegabilmente esce di strada (magari per colpa di una irregolarità del manto stradale) è sempre uno che si “schianta”, anche se tutto avviene a velocità di codice!
Ma purtroppo lui è un motociclista, strafottente, incosciente e imprudente.
C’è una spiegazione a tutto questo? Forse si!
La colpa è di quei conduttori di mezzi a due ruote, che per l’appunto non chiamo motociclisti, che con le loro scorrerie hanno oscurato l’immagine del buon motociclista, rendendolo agli occhi di chi osserva come un soggetto strafottente ed inosservante delle regole.
E come tutti sappiamo, non è difficile fare di un filo d’erba un intero fascio!
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