
Kawasaki 750 H2 Mach IV
Nessun modello odierno, per quanto potente e veloce, può essere paragonata a questa moto, che polverizzò ogni record al suo primo apparire.
Dire che era assolutamente spaventosa (anche per la ciclistica del tutto inadeguata) non è un esagerazione.
Mi diletto ogni tanto a leggere qualche numero della mia collezione di riviste motociclistiche d’epoca.
Dicembre 1971, Kawasaki 750 Mach IV: la prova consta di 14 pagine e la bellezza di 48 fotografie.
Altro che tre paginette delle prove di oggi dove poi alla fine si menzionano i capi d’abbigliamento adoperati dai tester per la prova.
Ma che volete che ci possa capire un futuro acquirente da una prova del genere?
E questo accade perchè in una rivista ci si devono infilare 100 argomenti che poi alla fine vengono tutti trattati superficialmente poichè la spazio è sempre lo stesso.
Per non parlare poi della pubblicità!
A volte capita di acquistare dei numeri voluminosi come enciclopedie, ma che poi guardando le pagine ti accorgi che non si tratta altro che di un ammasso di pubblicità che il più delle volte scorri senza prestare alcun interesse.
Questo commento lo trovate anche sulla rivista “DUERUOTE” del mese di maggio.
SCHEDA TECNICA KAWASAKI 750 MACH IV
- motore: tre cilindri in linea, due tempi rafreddato ad aria
- cilindrata: 748 cc
- potenza: 74 cv a 6800 giri
- ammissione attraverso la camicia del pistone
- alimentazione: 3 carburatori da 30 mm
- avviamento a pedale
- cambio a 5 velocità
- trasmissione a catena
- telaio a doppia culla tubolare
- sospensioni: anteriore telescopica; posteriore oscillante a 2 ammortizzatori
- freni: ant. a disco semplice da 300 mm; post. a tamburo a camma semplice da 200 mm
- ruote: anteriore da 19″; psteriore da 18″
- serbatoio: 17 litri
- peso: 195 kg
- velocità: 200 km/h
Domenica scorsa sono uscito in auto per raggiungere la mia residenza estiva.
105 Km suddivisi fra autosrada e strada nazionale.
Nessun problema tranne il tratto nazionale che vede un percorso ricco di curve e brevi rettifili, particolarmente adatto per gli smanettoni della domenica, ma anche frequentato da tanti camper, camion, gruppi di ciclisti e famiglie in auto che si recano nelle loro residenze di villeggiatura o che vanno a trascorrere una bella giornata a contatto con la natura. Un percorso bellissimo ma proporzionalmente insidioso in quanto non è difficile trovare in una curva cieca dei ciclisti che faticano in una salita o dei camper stracarichi che arrancano incolonnati come dei mezzi militari.
In questo varigato scenario di umanità che si sposta durante una giornata da dedicare allo svago e al riposo vi sono “loro”, gli smanettoni della domenica, i quali padroni assoluti di quel nastro ricoperto di asfalto, intrecciano i loro assurdi duelli noncuranti di tutto ciò che sta a loro attorno.
Accecati dall’adrenalina, orde di motociclisti si sfidano eseguendo delle manovre a dir poco racapriccianti.
Le loro moto sono tutte iper, super, special, xxx, zzz… mentre i loro piloti, inguainati nelle loro tute, duellano dimostrando all’avversario di turno la loro grande bravura, ma anche le particolari performance della loro moto dotata di uno scarico speciale, delle sospensioni modificate o della centralina elettronica rimappata.
Ho assistito ad un sorpasso effettuato su un breve rettifilo dove un manico demente, ad una velocita supersonica, riusciva ancora ad impennare la ruota anteriore.
Un gioco che ha il sapore della roulette russa, ma dove la sorte può a volte colpire colui che non c’entra nulla, durante una bella gita domenicale.
Cosa si può dire a questi signori del brivido?
Non ci sono parole per qualificarli, nè tanto meno mi sento personalmente in grado di giudicarli.
Bisogna però ammettere che questi smanettoni della domenica contribuiscono a rendere odiosa l’immagine del motociclista!
Conosco molti giovani che già soffrono di dolori alle ginocchia e che in inverno sono costretti a ricorrere a pomate e ginocchiere per lenire i fastidi.
Nel periodo invernale vedo molti giovani uscire in moto ben bardati e protetti, ma sotto un giubbotto supertecnico, un bellissimo integrale e un protettivo paio di guanti, il più delle volte si intravede un semplice jeans, magari più pesante del solito, ma completamente inadeguato al caso.
Cerchiamo quindi di fare in modo che le nostre ginocchia non soffrano mai il freddo.
Il segreto?
Nessun segreto… occorre solo un po’ di esperienza! Purtroppo quasi nessun neo motociclista ha tempo da perdere per fare esperienza, mentre i consigli dei più anziani suonano un po come delle monotone litanie.
E’ sempre meglio ascoltare i consigli di chi c’è già passato!
E allora, oltre ad indossare il capo giusto, quello che vi permetterà di stare con gli arti inferiori al calduccio, è sempre consigliabile portarsi dietro (specie quando si va fuori porta, e sempre che abbiate un luogo dove riporli) un capo da aggiungere (una calzamaglia, un sottopantalone di pile, un soprapantalone cerato, delle ginocchiere del tipo Gibaud).
Ci si ferma in un bar, si prende qualcosa di caldo, poi si va in bagno, ci si calano le braghe, e si aggiunge un elemento.
Basta avere la volontà di farlo!
Qualora siamo colti dal freddo e non abbiamo niente da aggiungere consiglio innanzi tutto di abbassare la media velocistica, poi di fermarsi ogni tanto e fare un po’ di movimenti per riattivare la circolazione.
Le flessioni sulle gambe sono ottime ma fatelo solo dopo aver scaldato i muscoli.
Errato cercare di continuare lo stesso, aumentando addirittura la velocità di crociera, nell’illusione che prima si giungerà alla meta, meno lunghe saranno le sofferenze da sopportare!
Commenti recenti