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Archivio per gennaio 2009

Anch’io un sardomobilista?

9 gennaio 2009 2 commenti

Ho acquistato da poco un’auto a gasolio, dopo oltre quattro decenni di auto a benzina.
Ho sempre odiato i motori diesel ma per forza di cose ho dovuto capitolare. Il motivo è ben chiaro: si risparmia notevolmente sul carburante, e non tanto perché il gasolio costa qualche centesimo meno della più nobile benzina, ma semplicemente perchè con 40 euro nel serbatoio ci giri mezza Sicilia.
Il piacere della novità, seguito da un fastidioso dolore al gomito, mi hanno ultimamente portato, nel tempo libero, a preferire l’auto per i miei spostamenti.
San Vito Lo Capo, Erice, Cefalù, Sciacca, Pergusa, Siracusa, Taormina, Piano delle Battaglie, Terrasini.
Tutti itinerari che prima percorrevo spesso con la mia moto e che adesso ripercorro seduto comodamente sulla mia auto, con il gomito destro appoggiato sul bracciolo, il cellulare con il vivavoce acceso, lo stereo che pompa bassi a iosa, e il motore diesel che spinge come una locomotiva.
Che pacchia ragazzi percorrere 200 chilometri con pochi litri di carburante!
E dire che la mia moto consuma come una portaerei.
E’un vero assillo quella spia rossa della riserva!
Sono diventato anch’io un sardomobilista?
Anch’io finirò per guardare con compassione i motociclisti che come me amavano andare con la pioggia e il freddo?
Ma proprio oggi, mentre con la mia auto percorrevo l’autostrada per recarmi a Cefalù, sono stato colto da un attacco di sonnolenza.
Rimedio immediatamente fermandomi al distributore Agip per prendere un buon caffè.
Qualche riflessione comincia a frullarmi per la mente: non sono mai stato preso dalla sonnolenza quando percorrevo lo stesso tragitto con la moto!
E dire che l’ho fatto una miriade di volte e per me è stato sempre un divertimento.
Altro che addormentarmi!
Riprendo la strada e accendo l’impianto stereo a gran volume, nella speranza che mi aiuti a restare sveglio.
Sempre la stessa strada, le stesse curve gli stessi rettilinei, le stesse gallerie.
Che noia!
Giunto a Termini Imprese prendo lo svincolo e mi immetto sulla nazionale.
Forse qui potrò impegnarmi maggiormente nella guida.
Ma il risultato è sempre lo stesso: una grande noia!
Percorro per alcuni chilometri un tratto dove una volta si correva la mitica Targa Florio ma alle prime curve il rollio della mia auto mi fa capire che non mi trovo sulla Ferrari di Vaccarella e torno a guidare con meno enfasi, ovvero come ho sempre fatto.
Certo che se avessi la moto qualche curvetta col ginocchietto che quasi sfiora l’asfalto la farei.
Giungo finalmente a Cefalù e passo dinnanzi al famoso bar dove tutti gli smanettoni e i manici si fermano per sgranchirsi le gambe e prendere un buon caffè.
Rallento e cerco un posto dove infilare il mio scatolone, ma le moto hanno occupato tutti gli spazi disponibili.
Un nugolo di motociclisti con le loro variopinte tute di pelle stazionano davanti all’ingresso del bar mimando con plateali gesti le loro imprese motociclistiche.
Un altro caffè non ci starebbe male, ma proprio lì non voglio prenderlo.
Mi sento fuori luogo.
Sulla strada del ritorno vengo superato da uno stormo di motociclette, ognuna col suo colore, ognuna col suo assetto, ognuna col suo rombo.
Motori pluricilindrici che sembrano Stukas in picchiata, altri che tuonano come i cannoni di Navarrone.
La loro compagnia mi mette subito allegria e senza accorgermene mi trovo risucchiato da loro, con il pedale del gas quasi a tavoletta.
Vorrei fare un pò di strada dietro a loro ma è solo un’illusione poiché dopo qualche attimo le loro sagome diventano dei minuscoli puntini per poi sparire del tutto.
Impossibile stargli dietro!
Rientro nei soliti ranghi velocistici e guardo nel retrovisore nella speranza di veder sopraggiungere un nuovo gruppo ma purtroppo più nulla. Riaccendo lo stereo, aggiusto il mio gomito sul bracciolo, regolo l’impianto di riscaldamento ed eccomi pronto ad affrontare il viaggio di ritorno.
Giunto a casa vado a infilare l’auto dentro il box.
In un angolo riposa la mia moto, ancora con il parabrezza e il fanale pieni di moscerini.
Preparati, le dico, domani riprenderemo a gironzolare.
Vuoi conoscere l’itinerario?
Cerda, Scillato, Caltavuturo, Castellana, Petralia Soprana, Geraci, Castelbuono, Isnello, Collesano, Campofelice, rettifilo di Buonfornello. Ripercorreremo passo passo lo storico circuito della Targa Florio!

Riflessioni!

5 gennaio 2009 2 commenti

Quest’ estate, stavo camminando all’interno della Riserva dello Zingaro (San Vito Lo Capo), quando ad un certo punto mi sono fermato in una caletta rocciosa, completamente deserta, per riposarmi un pò.
Il mare era liscio come l’olio e il suo colore era verde come lo smeraldo.
L’acqua era così limpida che da sopra uno scoglio potevo osservare il fondo come se avessi avuto una maschera.
Alle mie spalle si innalzava la montagna con la vegetazione tipica della riserva: macchia mediterranea e palma nana.
Un vero paradiso! Sono un uomo fortunato mi sono detto! Tutti gli esseri che vivono su questa terra sono fortunati!

Riflettendoci un pò, cosa che forse non facciamo mai profondamente perché abbiamo troppe cose da fare, dovremmo renderci conto che la nostra presenza su questa terra è una cosa veramente incredibile.
Viviamo su un pianeta forse unico in tutto l’universo.
Un universo formato da migliaia, milioni di sistemi solari, ognuno di essi circondati da pianeti che non consentono la formazione di alcun sistema di vita, vuoi perché troppo freddi, vuoi perché troppo caldi, vuoi perché senza un briciolo di ossigeno e quindi di acqua.

E noi su questo pianeta, in un sistema solare posto in un punto qualunque dell’universo, abbiamo tutte le condizioni ideali per concedere una forma di vita.
Luce, calore, ossigeno, acqua, mare, fiumi, laghi, flora, fauna, uomo.
Io non credo che il nostro pianeta sia l’unico in tutto l’universo ad avere simili condizioni, ma sono anche convinto che qualora ve ne fosse uno posto in un sistema solare distante milioni di anni luce, saremmo da considerarci ugualmente soli per l’incommensurabile distanza che ci separa.
Una vera fortuna quindi la nostra, che però il più delle volte non riusciamo ad apprezzare nella sua giusta dimensione…
Ma quando ci troviamo in un luogo tranquillo a contatto della natura, con una compagnia scelta o meglio ancora da soli, soffermiamoci un attimo a meditare su tutto ciò.
Il nostro pianeta è una cosa estremamente perfetta, immenso, incredibilmente bello ed assolutamente irripetibile.
Ma lo stiamo distruggendo noi, piccoli uomini, con le nostre tecnologie, con le nostre esigenze, con i nostri motori che aspirano aria e restituiscono veleno in quantità enormi, paurose, e che lo stesso pianeta non riesce più a metabolizzare.
E noi continuiamo imperterriti finchè le ultime molecole d’aria consentiranno ai nostri corpi farfallati di far esplodere dentro i cilindri quella micidiale miscela composta da un grammo di carburante e quindici d’aria.
La colpa di tutto questo in parte è nostra poiché non sappiamo più rinunciare ad un mezzo di locomozione anche per andare a prendere le sigarette.

Ma chi muove i fili nella stanza delle marionette sa benissimo che non sono più sufficienti i loro ridicoli provvedimenti, le auto euro quattro, cinque o dieci, le domeniche a piedi, le targhe alterne, gli eco pass…
Tutti pannicelli caldi che non risolveranno mai nulla.
La terra ormai sta soffocando e di questo ormai ne hanno contezza.
Ma le auto devono continuare a vendersi e ogni anno devono superare il record dell’anno precedente.
Il carburante giungerà alle stelle, e noi continueremo a comprarlo, altrimenti le auto euro 10 che abbiamo acquistato con sacrifici, magari rottamando una euro 6 non avrebbero motivo di esistere!
E’ giunto il momento di prendere delle decisioni coraggiose, anche drastiche se è il caso; è giunto il momento di uscire dal cassetto quelle fonti alternative di energia che ancora sono chiuse lì in attesa che l’ultimo barile di petrolio venga battuto all’asta di sotheby’s all’incredibile cifra di 100 mila dollari!

Motociclisti da bar!

3 gennaio 2009 3 commenti

cocktailVicino casa mia vi è un bar molto alla moda, davanti al quale si possono ammirare a qualunque ora del giorno e della notte, stupende motociclette posteggiate in bella mostra, mentre i loro proprietari consumano seduti ai tavoli facendo sfoggio di caschi stupendi ed abbigliamenti motociclistici griffati.
Le loro cavalcature raramente denotano i segni di un uso intenso, che l’occhio di un buon motociclista sa immediatamente percepire!
Vi sono ipermoto da far felice il più incallito pistaiolo, che sicuramente non hanno mai respirato l’atmosfera di una pista, ma forse nemmeno quella più plebea di un’autostrada.
Vi sono supertourer che farebbero felice il più accanito macinatore di chilometri e che a stento sono arrivate a Mondello (rinomata località balneare a qualche chilometro di distanza dalla città).
Alcune volte  mi è capitato di ascoltare cosa dicono questi centauri dalle ipercavalcature, e ad onor del vero non ho mai sentito parlare di imprese particolari, di viaggi, di puntate velocistiche, di tempi sul giro, ma solo e più semplicemente di vendite, di futuri acquisti, di permute con mezzi ancora più performanti e costosi.
Ho la vaga impressione che non mi ritroverò mai a viaggiare in loro compagnia.
Ma a pensarci bene, forse non mi perdo nulla!

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