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Archivio per gennaio 2009

Acciaio nero! La nuova 883 Iron

30 gennaio 2009 77 commenti

Decisamente “cattiva” ma nello stesso tempo facile da domare; è la nuova proposta della casa di Milwaukee, un colosso capace di vendere oltre 300.000 moto all’anno.

La 883 Iron fa parte della serie Sportster che sono le H-D più apprezzate in Europa e soprattutto in Italia (pù di 1.400 pezzi venduti lo scorso anno tra la 1200 e la 883).

Il motore è interamente verniciato a polvere, neri i cerchi, nera la forcella, nere le poche sovrastrutture, compreso l’immancabile serbatoio “peanuts” da 12,5 litri.

La sella è monoposto ma si può aggiungere sia il sellino passeggero che lo schienalino.

In America è già ricercatissima e sono sicuro che anche in Italia verrà molto apprezzata. Considerando anche che le moto “dark” hanno da sempre avuto un grande fascino e soprattutto un grande riscontro nelle vendite.

 

Harley Davidson 883 Iron

Harley Davidson 883 Iron

Foto di “Birra”

30 gennaio 2009 2 commenti
Birra e la sua Yamaha FJR 1300 (Islanda).

Birra e la sua Yamaha FJR 1300 (Islanda)

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E se un giorno ritornassero i sidecar?

29 gennaio 2009 7 commenti

Bmw R 68 sidecarTempo addietro, parlando con un amico appassionato di moto, il discorso cadde sui sidecar.
Lui asseriva che ormai il sidecar è da considerare estinto poiché il tipo di circolazione d’oggi non consente più ad un mezzo del genere di districarsi agevolmente fra gli spazi ristrettissimi ormai a disposizione.
Rimanere intrappolati fra le maglie del traffico inalando i miasmi degli scarichi non è cosa da augurare a nessuno.
Cose d’altri tempi, quando questi rappresentava un efficace mezzo di trasporto per una intera famiglia, naturalmente quando non c’erano i soldi per potersi comprare una topolino, e quando le strade non erano ancora le bolgie che son diventate oggi.
Era un mezzo di trasporto per il lavoro, ma anche di svago nei giorni festivi, quando si caricava all’inverosimile per andare a trascorrere una giornata al mare.
Ci si metteva tutta la famiglia (a volte anche 4 persone).
Lui naturalmente alla guida, lei seduta sul carrozzino con un piccolo fra le gambe aggrappato al maniglione, il figlio maggiore seduto dietro il conducente, e se ce n’era un altro questi si andava a piazzare in uno strapuntino che si trovava nella coda del carrozzino, (non tutti ne erano dotati) aprendo un piccolo portello che bloccandosi in posizione verticale fungeva da schienale.
Tutte le vettovaglie si piazzavano dentro il muso del carrozzino, mentre l’ombrellone e qualche sediolina si legavano dove c’era la possibilità di attaccarli.
Camminare con il side non dava grandi soddisfazioni di guida, specie se caricato in quel modo, ma era pur sempre un mezzo che consentiva di allontanarsi autonomamente per raggiungere la meta preferita.
Un rimedio per chi non poteva acquistare un’auto, ma anche ambito da chi nemmeno poteva permettersi di comprare una Vespa.
Sul finire degli anni cinquanta cominciò il suo declino poiché il boom dell’auto prese campo anche in Italia dove le piccole Fiat Cinquecento e poi le Seicento, ne interruppero definitivamente la sua lodevole carriera.
Ho avuto modo negli anni ’80 di condurre una moto con side, ed esattamente una Jawa 350 con motore bicilindrico a due tempi.
Non era certo un grande andare: oltre i 70 all’ora già te la facevi addosso, e dopo alcuni chilometri le braccia e i polsi avevano bisogno delle attenzioni di un fisioterapista.
Però era un gran piacere guidarlo, specie quando riuscivi a trovare dei tragitti stradali con fondo regolare e prive di traffico.
Poi tutti ti guardavano incuriositi, magari pensando che una cosa del genere non serviva proprio a nulla se non per fare della “pomata”.
Ricordo poi un particolare curioso!
Un giorno attraversando una borgata della mia città, un gruppo di ragazzotti seduti su un muretto cominciarono a ridere a squarciagola e dulcis in fundo mi presero anche a pernacchie.
Capii che il side era considerato da loro come una stravaganteria, qualcosa per farsi guardare, e non certo il mezzo da loro sognato, quello che li avrebbe tolti dalla loro condizione di appiedati.
Ma ritornando ai nostri giorni ed all’affermazione del mio amico, io gli risposi che forse un giorno sarebbero ritornati e non tanto come dettame di una moda, ma più semplicemente come un mezzo ecologico.
Alla parola ecologico lui si incuriosì poiché non riusciva a capire cosa poteva avere un side di ecologico.

Gli spiegai che un giorno non molto lontano la trazione elettrica si sarebbe Royal Enfield sidecardimostrata una valida alternativa ai motori che utilizzano carburanti derivanti dal petrolio e che avrebbe certamente rappresentato una sorta di ponte fra quest’ultime motorizzazioni e quelle alternative che vedranno l’utilizzo di energie differenti dal petrolio.
Ecco il mio pensiero: un sidecar elettrico, che consente di stivare nel suo carrozzino tutte le batterie che si vogliono e che gli consentirà autonomie per ora impensabili ad un normale mezzo a due ruote.
Molto più piccolo e maneggevole di un’auto, poco più grande di questi mastodonti a due ruote con immense borse rigide, che oggi chiamiamo supertourer.

Motociclisti: una grande famiglia?

26 gennaio 2009 8 commenti

Harleysti VS BiemmewuistiBasta andare a curiosare in un qualunque forum motociclistico per rendersi conto di quanto sia variegata e disgregata questa nostra grande famiglia di motociclisti.

Ci accomuna il grande amore per questo mezzo, la passione, il sacrificio, il desiderio di libertà, il rischio!
Effettivamente siamo una grande famiglia, e come  tutte le grandi famiglie che si rispettino  vi sono anche, invidie, gelosie e contrasti.
Biemmewuisti contro guzzisti, ducatisti contro biemmewuisti, hondisti contro yamahaisti, suzuchisti contro kawasakisti.
Tutti quanti poi contro gli harleysti, che sono la categoria di motociclisti più criticata e da qualcuno persino odiata.
Fermoni, manici, smanettoni, mototuristi, pistaioli, enduristi, tutti contro tutti!Cultori del monocilindrico contro quelli del bicilindrico; quelli del tricilindrico contro il quadricilindrico.
Battaglie anche per la disposizione dei cilindri: il bicilindrico fronte marcia è meglio di quello a V, e sullo stesso V ci sono i sostenitori del  trasversale o del longitudinale; il quadricilindrico è meglio del bicilindrico e del tricilindrico, ma sullo stesso quadricilindrico vi sono i cultori del fronte marcia in linea e del V trasversale o longitudinale.
Ma anche sulla tipologia della moto vi sono continue battaglie: custom, enduro, naked, turistiche, sportive, ipersportive, supertourer.
Moto belle, moto brutte, moto buone, moto scarse, moto affidabili, moto inaffidabili.
Cultori del prodotto italiano contro gli esterofili.
Non è difficile immaginare cosa può scaturire da questa moltitudine di fattori.
Forse questo è il motivo per cui la nostra categoria è la più vessata fra quelle motorizzate e dove non vi è nessuna volontà  per  protestare e far valere le proprie ragioni.
Mi chiedo se non si potesse essere tutti contenti e rimanere  in pace ed uniti, anziché stare ad azzuffarci su ogni piccola cosa!

Troppi marchi italiani sono andati persi: perchè non farne rinascere qualcuno?

22 gennaio 2009 15 commenti

Aermacchi Ala Verde 250

Aermacchi Ala Verde 250

Troppi  marchi motociclistici italiani sono caduti nell’oblio: Rumi, Moto Maserati, Guazzoni, Parilla, Motobi, Laverda, Aermacchi, etc.

Tutte moto stupende che hanno segnato un passo della storia motociclistica italiana.
Pensate che sia improponibile farne rinascere qualcuno?
Possibile che non vi sia un imprenditore con un pò di soldini da investire, che non sia capace di acquistare uno di questi marchi e mettere sù una fabbrica che ricalchi le sue produzioni e le sue filosofie?
E non certo andando a cercare qualche assemblatore coreano o cinese che ci appioppa sopra il marchio originale della casa e che poi ci fa uno scooter o qualche altra moto dalle connotazioni chiaramente orientali, magari con frizione automatica!

Se fossi un imprenditore mi metterei al lavoro cercando di produrre moto il più simili possibile ai modelli storici, che ancor oggi fanno girare la testa a chi le osserva e a chi ne capisce ancora di moto!
Non mi andrei ad impelagare in progetti megalattici cercando di operare il rilancio facendo leva su produzioni di maxi-mega-ultra-iper moto, ma più semplicemente rispettando quelli che furono i canoni della casa, ovvero stupende monocilindriche o bicilindriche dalla cubatura media, leggere, agili, filanti e toste.

Un motore che ancora fa sentire i suoi colpi senza l’interposizione di catene, catenelle ed equilibratori.
Moto che vanno veloci perché i loro motori, anche se non straripanti di cavalli, dovranno spingere delle masse filanti che pesano poco, dal rapporto peso-potenza ottimale.
E allora signori imprenditori del settore, la strada è già aperta, i marchi sono pronti per essere “adottati”, la storia c’è pure, il mito non manca e la voglia di vederli ritornare in auge neanche!
Cosa aspettate?

“Escribe tu historia”

17 gennaio 2009 3 commenti

Lentamente scompare chi sceglie di percorrere ogni giorno la stessa strada.
Lentamente scompare chi maledice l’imprevisto.
Chi vuol sempre sapere cosa accadrà domani.
Chi non parla agli sconosciuti.
Scompare chi dà sempre la colpa alla sfortuna.
Chi non sa sostenere uno sguardo.
Essere vivo richiede uno sforzo maggiore del semplice respirare.

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Motociclisti furbacchioni!

14 gennaio 2009 Nessun commento

Mi riferisco a tutti coloro che non si creano scrupoli a nascondere i dati identificativi della loro targa per poter fare quello che meglio credono per la strada.

Con una targa resa indecifrabile non occorre attendere il verde, non si rispettano le segnaletiche orizzontali e verticali, si può andare a 200 dove il limite è solo di 50.
I 10 decimi del vigile o del poliziotto fanno cilecca mentre gli obiettivi degli autovelox e dei sistemi di videocontrollo, se non sono dotati di raggi X non potranno che registrare una targa illeggibile.
Per dare al motociclista la licenza di poter strafare ci sono dei trucchetti ormai abbastanza usuali.
Basta mettere un orpello che penzola davanti alla targa e il gioco è fatto.
Catene con lucchetti, foulard che svolazzano, caschi appesi, nastro adesivo.
Ma vi sono ancora altri sistemi, peraltro abbastanza efficaci, come la targa perennemente sporca di fango o annerita dai fumi dello scarico.
Ma la vera chicca di questo gioco a nascondino è rappresentata dalla targa inclinata, e quando dico inclinata non si parla di inclinazioni di 15 o 20 gradi rispetto alla verticale, ma di quasi 90 gradi.
Praticamente una targa rivolta verso il cielo.
Sono maggiormente gli smanettoni con le supersport a farne uso, anche perché una targa inclinata ben si abbina alla caratteristiche sportive della moto.
Tutto dev’essere rivolto all’ insù, la sella, gli scarichi, il codino… e perché non la targa?
Ma non è una questione di ricerca estetica o di aerodinamica!
Con quella targa ci si risparmiano un bel po’ di multe salate per eccesso di velocità o per comportamenti poco osservanti nei confronti del codice della strada.
A questo punto qualcuno potrebbe benissimo dire che sono fatti loro e che qualora dovessero essere fermati dai tutori dell’ordine, sarebbero per loro cavoli amari.
E invece no!
Io insisto nel dire che questi comportamenti poco edificanti non sono per niente fatti loro.
Gettano disonore sull’intera categoria dei motociclisti, peraltro già abbondantemente vessata, tartassata, mal vista e oserei dire anche odiata, da chi ci osserva e motociclista non è!

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