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Dove sono finiti gli scooter di una volta?

Voi pensate che ci possa essere qualcuno che fra una trentina d’anni si metta a restaurare uno di questi scooter fatti tutti di plastica?
Che una di queste vasche da bagno informi e prive di qualunque personalità possa un giorno essere considerata da qualcuno un mito?
Che qualcuno si possa mettere alla caccia di un determinato modello poiché lo stesso lo aveva posseduto suo padre o lui stesso tanti anni addietro?
Certo, la plastica gioca un ruolo determinante sulla longevità di un mezzo.
Le plastiche con gli anni perdono la loro elasticità e si cristallizzano.
Basta un nonnulla e si spaccano.
E finchè ci sono i ricambi allora tutto si sostituisce ma fra qualche decina d’anni cosa si può trovare nei magazzini se già sin d’ora è quasi impossibile recuperare qualche ricambio di un modello già uscito di produzione?
Il risultato: mezzi effimeri che nessuno un giorno cercherà e che cesseranno di esistere una volta mandati dagli sfasciacarrozze.

Nessun paragone potrà essere fatto con ciò che furono le nostre Vespe e Lambrette, vuoi come mezzi che rappresentarono la rinascita della motorizzazione nell’immediato dopoguerra, vuoi come mezzi che ancor oggi è possibile restaurare con una disponibilità di ricambi eccezionale, e, cosa più importante, poterne usufruire come fossero mezzi attuali.
Ho visto scocche di vespe e lambrette che sotto le mani di abili carrozzieri, saldatori e battilamiera sono tornate come nuove, pronte per accogliere i loro inseparabili motori.
Il segreto della riuscita di questi stupendi restauri sta nel desiderio del suo proprietario di far ritornare in vita qualcosa che ha fatto storia, che lo ha accompagnato per tanti anni della sua vita e che ha fatto breccia nel suo cuore.
Scusate tanto, ma credo proprio che questi effimeri scatoloni di plastica che il progresso oggi ci regala, non lasceranno dietro di se, altro che il nulla!

  1. 11 gennaio 2009 a 14:56 | #1

    Queste si che sono delle moto. Oggigiorno i scooter sono lontanamente quello che avevamo a disposizione noi.

  2. lorenzo
    11 gennaio 2009 a 16:42 | #2

    La Vespa poi fu una geniale intuizione, simbolo dell’estro italiano nel mondo. L’ingegner Ascanio, appena finita la seconda guerra mondiale, davanti a tonnellate di alluminio e componentistiche aereonautiche di vario genere decide di innovare con il materiale che avrebbe dovuto buttare. Ecco allora telai di ferro e alluminio (per le fusoliere) piccole unità 2 tempi (motori di avviamento aeronautici) ruote di piccolo diametro (carrelli aeronautici) diventare il più celebre scooter del mondo: la Vespa. In quel periodo il motociclista ha la fama del delinquente, tutto sporco di olio, casinaro, ribelle.. da quel momento le due ruote diventano per tutti, ci si sposta nel traffico del boom economico senza assumere le sembianze di un centauro, senza sporcarsi di olio, senza rumoreggiare troppo. E’ il mezzo che avvicina anche le donne alle due ruote.
    Mi spiace ma invenzioni di questa portata non ce ne saranno mai più.

  3. Melus
    16 gennaio 2009 a 19:35 | #3

    Molto belle le tue delucidazioni su ciò che portò alla progettazione della Vespa. Non sono d’accordo invece sulla classificazine che fai del motociclista di quel periodo. La moto negli anni 40-50 fu quasi l’unico mezzo di locomozione della popolazione italiana. Solo pochi in quel periodo potevamo permettersi un’auto. Era già considerato fortunato chi poteva avere una moto con sidecar. Ho vissuto gli anni ’50, anche se ero un ragazzino, e ti posso garantire che l’immagine del motociclista, nonostante l’intromissione di scooter come Vespa e Lambretta, non era quella di delinquente, sporco, casinaro e ribelle. Se devo esere sincero preferisco l’immagine del motociclista di ieri a quella del motociclista d’oggi.

    Ciao

  4. lorenzo
    19 gennaio 2009 a 9:26 | #4

    @Melus
    Hai ragione Melus, ho dimenticato alcune precisazioni. Il motociclista aveva la fama di “delinquente” nella cinematografia (vedi Amarcord di Fellini, the Rebel con marlon brando, wild angels o su tutti easy rider). La vespa ha cambiato questa cultura a livello mondiale, non solo italiano. Perchè la vespa è la madre di ogni motorino, motoscooter, ciclomotore chiamiamolo come vogliamo, un modello che a livello di ciclistica non ha mai avuto nessun senso, ma forse per questo il più famoso di tutti!
    Anche io preferisco il motociclista di ieri, quello di oggi vuole inseguire uno status simbol più che una passione.

  5. Melus
    21 gennaio 2009 a 11:53 | #5

    Si può dire che quasi tutte le case motociclistiche hanno tentato nella loro storia di mettere in circolazione un loro scooter. Dopotutto lo scooter non è stato certo inventato dalla Piaggio poichè già dai tempi remoti del motociclismo diverse case lo producevano. Si trattava di progettare un mezzo semplice, economico, protettivo, comodo, con buona capacità di carico, pulito e semplice nella manutenzione. Una formula vincente ma che purtroppo non ha attecchito, tranne che in pochissimi casi.
    Solo la Piaggio, con la sua Vespa vi è riuscita totalmente.

    Ciao

  6. Antonino
    13 ottobre 2009 a 1:21 | #6

    Vi racconto cosa mi è successo…
    Nel giugno di quest’anno, attirato dalla novità e dalla qualità del marchio PIAGGIO, ho ordinato uno scooter Carnaby Cruiser 300 cc.
    La suddetta moto mi è stata consegnata circa il 10 Luglio.
    Rimasta ferma per inutilizzo per circa una decina di giorni, viene utilizzata per una passeggiata, da mio figlio, il quale, dopo pochi chilometri, a causa di uno sbandamento della moto, fortunatamente a bassa velocià, si ritrova per terra e la moto in una cunetta a bordo strada. Porto immediatamente con carro attrezzi lo scooter incidentato presso la concessionaria che me l’ha venduto, raccontando l’accaduto e chiedendo, oltre al preventivo per la riparazione, un controllo strutturale della stessa, vista la gravità di quanto accaduto (mio figlio testimonia di non aver potuto controllare la moto in seguito ad una sbandata improvvisa, a bassa velocità e senza alcuna avvisaglia precedente, tra l’altro condivide con me già da diversi anni una Kawasaki er6 senza alcun inconveniente all’attivo).
    Una decina di giorni dopo, recatomi presso la concessionaria, trovo la moto sigillata, mi si richiede di porre le firme e mi si consiglia di inviare, tramite avvocato, una lettera alla PIAGGIO chiedendo il controllo tecnico della moto.
    Prese le mie informazioni legali, decido (visto il chiaro tentativo di intimidazione attuato dalla PIAGGIO) di fare riparare a mie spese lo scooter rinunciando al controllo tecnico di un perito, per un totale di euro 1219,20 più IVA.
    Scrivo questa perchè amareggiato dal comportamento dell’agente della PIAGGIO che, invece di intervenire garantendo la sicurezza e la tranquillità di un cliente verificando un proprio prodotto, tenta di spostare il tutto nelle aule dei tribunali con minaccia di possibile ritorsione nei miei confronti.
    Inoltre dopo la consegna della moto riparata e provata dal meccanico ho riscontrato che ambedue gli ammortizzatori posteriori erano completamente scarichi.
    Ho fatto notare che il problema avrebbe potuto innescare lo sbandamento patito e quindi il conseguente incidente ma per tutta risposta ho ricevuto un deciso diniego con pesanti considerazioni sulla guida di mio figlio.
    Interpellata la PIAGGIO per email a tutt’oggi non mi ha degnato di alcuna risposta,
    Porto quindi questa testimonianza perchè anche altri potenziali clienti possano sapere cosa comprano e in quali mani rischiano di trovarsi.
    Ed inoltre perchè, in caso di altro eventuale mio incidente questa possa essere considerata come un precedente nel qual caso, certo, prenderei un avvocato anche se la decisione in famiglia è stata di vendere subito lo scooter poco affidabile per passare immediatamente alla concorrenza certo più affidabile (Honda SH 300).

  7. 13 ottobre 2009 a 17:21 | #7

    @Antonino
    Caro Antonino, se vuoi il mio parere penso proprio che quel meccanico ti aveva consigliato la strada giusta e non lo aveva fatto certo per intimorirti. La perdita di controllo a bassa velocità non dipende certo dagli ammortizzatori scarichi ma da una rottura strutturale di qualche organo della parte ciclistica (escludendo il fatto che il motore non abbia grippato.
    Potrebbe anche essere accaduto a seguito di una chiazza d’olio o da una forte irregolarità dell’asfalto, (e questo loro saranno tenuti a pensare). Se dovessero dare pieno credito alle dichiarazioni di tuo figlio dovrebbero, per rintracciare il problema che ha causato la perdita di controllo del mezzo, andare a smontare tutto lo scooter. Cosa che loro non faranno mai senza avere la certezza matematica (e non la possono avere) che quanto accaduto sia dipeso da un malfunzionamento o guasto strutturale. A questo punto penso che la richiesta di un controllo tecnico da parte di un legale doveva essere, da parte tua, un atto dovuto.

  8. Roberto
    15 ottobre 2009 a 12:36 | #8

    Caro antonino, purtroppo sei un ingnorante nel senso buono! Dovevi comunque affidarti ad un legale e pagare la perizia. Per risparmiare 1200 euro che avresti solo dovuto anticipare, adesso ne hai persi molti di più. Il concessionario è stato molto onesto ma tu non hai saputo cogliere l’attimo!

  9. 15 ottobre 2009 a 17:50 | #9

    @Roberto
    Penso che Antonino non sia un ignorante nel senso buono e nemmeno uno sprovveduto.
    Secondo me anche lui ha pensato che un’azione legale doveva essere supportata da una innegabile certezza e forse questa certezza che quacosa di strutturale avesse provocato la perdita di controllo del mezzo non l’aveva. Inoltre, ad onor del vero, non riesco a capire la spesa di 1200 euro a cosa sia dovuta in un motore che procedeva a bassa velocità.
    Posso capire che le plastiche di cui sono fatti questi scooter costano quanto le lamine d’oro
    ma 1200 euro mi sembrano un po troppini, tranne che la forcella non abbia anch’essa subito danni. Penso comunque, se la versione del figlio è veritiera, considerato che non vi sono stati controlli al fine di verificare le cause della perdita di controllo, che la cosa migliore sia quella di vendere il mezzo, anche perchè quando si è convinti che qualcosa non va come si deve si finisce per odiarla.

  10. driven71
    6 marzo 2010 a 23:09 | #10

    Io invece sono strenuo difensore del Ciao, motorino utilitario che faceva parte del panorama urbano di ogni località di Italia.
    Purtroppo, oggi, in nome del Dio Inquinamento (che ritengo solo una bufala politica del menga) di questo simpatico ciclomotore che ci ha accompagnato per anni in giro, ne abbiamo distrutti a tonnellate con le rottamazioni e quei pochi che si sono salvati, o sono al sicuro presso persone come me che li restaurano e li preservano perchè sono pezzi di storia oppure hanno preso la via dei paesi dell’Est o peggio ancora, del Nord Africa.
    Pensate a tutte le volte che avete buttato via un Ciao, un Bravo, un Boxer o un Sì, avete semplicemente buttato via il vostro passato, avete sbattuto fuori dei compagni di avventura adolescenziali e fedeli dalla vostra vita e tutto per portarvi a casa un tino con due ruote, per non definirlo sanitario a motore.
    E’ vero, il Ciao soffre il fatto di esser fatto anche di plastica, ma ha una meccanica che ripari anche con un po’ di bricolage casalingo, cosa che ti puoi scordare di fare con gli scaldabagni mangiariso che ci propongono dall’asia.
    Avete mai provato a smontare uno scooter cinese? Io sì
    Mi è capitato con quella specie di motopompa che ha la mia ragazza, un Sym Mio 50.
    per stringere il dado che tiene montata la freccia posteriore, ho dovuto praticamente smontare un mezzo scooter, peggio di un auto francese.
    E pensare che se debbo fare un tagliando ad un Ciao, che mi faccio da solo perchè i meccanici non ci capiscono niente, basta un cacciavite (sì, un cacciavite come diceva Battisti!!!) ed una chiave: in mezz’oretta circa, ho fatto.
    Abbiamo inventato la Vespa, la Lambretta, abbiamo insegnato al mondo il motociclismo utilitario e quello granturistico ed ecco che buona parte dei marchi italiani finisce in mano ai mangiariso.
    Prendete Benelli, per esempio: una casa dal grande blasone, un nome del grande motoagonismo italiano ridotto a produrre schifezze con ruote a formaggio in mano a un cion
    furgoncin; una cosa da far accapponare la pelle.
    La Lambretta? Pato come Patetica!!!
    E il Tuk Tuk? una volgare imitazione dell’Ape!!!
    Bisogogna che il motociclismo italiano risorga come era e questo non è il modo giusto, fatto di giochini finanziari da top management.

  11. 7 marzo 2010 a 13:23 | #11

    @driven71

    Condivido tutto, e solo a pensare al ciao mi viene un magone. Io cominciai la mia carriera di dueruotista motorizzato agli inizi degli anni ’60, con una Vespa 50. Adesso nel mio box c’è una vespa 50 special, restaurata e tenuta da mio figlio al pari di una reliquia.
    Penso comunque che la nostalgia per quelli che furono i nostri marchi storici, assale solo i soggetti di una certa età. Le nuove generazioni di scooteristi stanno benissimo sulle loro vasche da bagno Jacuzzi. Girano con la mano destra e con la sinistra tengono il cellulare all’orecchio. Figurati se pensano a far personalmente la manutenzione di loro mezzi, anche la più banale. Si va in conssionaria, e per far cambiare 2 litri d’olio e un filtro si pagano 150 euro se gli va bene. E ti dirò di più: ormai siamo avviati su una strada che ci portarà verso un mercato che fagociterà marchi, storia e tradizioni, dove tutto sarà aninimo, effimero e falso. Tornare indietro è semplicemente un sogno. Ma sognare non costa nulla!

    Ciao

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