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Archivio per dicembre 2008

Un 2009 all’insegna della crisi? Speriamo di no!

31 dicembre 2008 3 commenti

Buon AnnoE’ stato annunciato che il  2009 sarà un anno terribile.
Questo tipo di notizia serve solo a seminare panico e non aiuterà di certo nessuno.
Occorre essere positivi, e noi motociclisti per fortuna lo siamo!

E così è trascorso un altro anno!
Ci lasciamo dietro un 2008 pieno di paure e che nulla di buono fa presagire per l’anno nuovo a venire.
Forse a mezzanotte del 31 dicembre potrebbe sembrare  persino superfluo augurarci un felice anno nuovo, come abbiamo sempre fatto, tanto siamo afflitti  dalle notizie che i mass media, con un martellante cinismo, ci propinano quotidianamente.
Questa crisi che ormai riempie le pagine dei giornali e dei notiziari TG, dove continue statistiche basate su percentuali cavate con chissà quale sistema, ci informano che tutti siamo diventati più poveri, che nessuno arriverà più alla fine del mese e che fra poco per mangiare dovremo piantare il granturco nei giardini delle nostre case o nei vasi dei nostri balconi.

Io da parte mia consiglierei di non prendere troppo seriamente queste notizie, e di cercare di vivere più serenamente la nostra vita, lasciando agli sciacalli dell’informazione il compito di scialare su questo nuovo filone che tanta audience procura loro, propinandoci quotidianamente interviste di negozianti che piangono, albergatori che mugugnano, ristoratori che lacrimano e cittadini che si lamentano.
Non è in questo clima che si supera una crisi e forse è meglio quando una volta le crisi c’erano lo stesso ma nessuno le propagandava ai quattro venti, proprio per evitare quel panico che oggi sta coinvolgendo tutti.

Cari amici motociclisti, a questo punto posso solo augurarvi  che  questa crisi voi la sentiate meno degli altri, e che le nostre amate moto ci aiutino a superare psicologicamente questo brutto momento.
Il panico dilagante non ha mai portato a nulla di buono e più che mai ci aiuterà a superare questo periodo.
Quindi su con la vita e continuiamo a macinare chilometri… ma sempre con il cervello collegato alla manetta del gas poiché sarà anche interessante vedere come andrà a finire tutta questa faccenda!

Io la moto l’ho scelta per vivere!

29 dicembre 2008 7 commenti

Triumph ThruxtonLa moto è un mezzo stupendo, che ci rende diversi, liberi, che dona sensazioni uniche, ma è al contempo pericoloso oltre che molto instabile, dove persino un piccolo animale che ci viene tra le ruote  può modificare il corso della nostra vita.
Il gatto o il cane che ti viene sotto, l’automobilista con la sua guida scriteriata, le insidie della strada, le macchie d’olio, le buche, il brecciolino, la pioggia, il gelo, le pozze d’acqua, tutti questi sono fattori difficili da valutare e da prevedere, che possono insidiare seriamente la nostra incolumità, ma che tutti sappiamo fanno parte del gioco.
Dinnanzi all’ imponderabile ci sono al contrario  fattori che possono essere gestiti e controllati dal motociclista, come la velocità, il rispetto dei limiti imposti dal codice, il buon senso, l’educazione.
Questi, assieme alla serietà, alla maturità e all’esperienza ci possono aiutare a ridurre notevolmente le mille insidie a cui periodicamente siamo soggetti.
Ma se chi usa la moto ne fa un mezzo d’arrembaggio, infischiandosene di tutto e di tutti, allora vuol dire che questo soggetto non ha proprio capito che con la moto ci si può far veramente male.
Lo testimoniano le statistiche, ma se qualcuno è particolarmente distratto da  non volersene rendere conto, allora che soffermi la propria attenzione su quei mazzi di fiori disseminati sul ciglio delle strade, a volte legati ad un palo o al montante di un guardrail, a volte posti dinnanzi a piccole cappelle con la foto e il nome di qualcuno che proprio in quel punto ha terminato la sua esistenza, e la stragrande maggioranza dei casi vuole che siano motociclisti.
E di questi luoghi di memoria adesso ce n’ è tanti… troppi!
Qualcuno li ha messi per ricordare, e forse anche a monito di chi ogni tanto dimentica… augurandosi che simili tragedie non debbano accadere a nessuno.
Ogni qualvolta mi capita di passare dinnanzi a questi luoghi mi viene la pelle d’oca, pensando alla disgrazia immane subita da quella famiglia, e mi rendo conto di quanto sia letale questo mezzo.
Tanto pericoloso quanto stupendo!
E allora riduco il ritmo e centuplico la mia concentrazione, perché io la moto l’ho scelta per vivere!

Non criticate le mie borse!

27 dicembre 2008 2 commenti

BMW R 1100 RMolto spesso vengo criticato da colleghi non bmwisti per quelle borse rigide montate sulla mia BMW R1100R.
In particolare, c’è un mio amico (possessore di un Honda CBR 600) il quale non riesce proprio a farne a meno, e ogni qualvolta ci incontriamo per una uscita, critica la presenza di queste ingombranti, antiestetiche, quanto inutili (dice lui) borse!
Che poi in genere tengo soltanto la borsa di destra, quella più capiente, dove ripongo dei capi che mi consentono di poter affrontare le più svariate condizioni climatiche e termiche.
Solamente nelle uscite più impegnative e con lunghe percorrenze, applico anche la seconda borsa, che peraltro ha una capacità ridotta per via del grosso silenziatore.
Qualche tempo fa, decidemmo di andare a pranzare presso un agriturismo in una località distante circa 150 chilometri da casa, percorrendo un’autostrada che attraversa il cuore della Sicilia e che inerpicandosi su maestosi viadotti raggiunge altitudini non indifferenti.
La giornata è bellissima e la temperatura primaverile.
Siamo precisissimi all’appuntamento ed io mi presento con i miei fedeli valigioni che come sempre generano il solito sfottò.
Hai portato il corredino per la notte? Dove hai messo l’aspirapolvere? E la caffettiera elettrica? (considerato che nella moto esiste una presa per allacciare una lampada o un mini compressore).
Lui invece, motociclista spartano, si presenta con pantaloni e giubbino in cordura, portafoglio nella tasca superiore destra, cellulare nella cerniera della manica sinistra, casco integrale e un paio di guanti.
Gli dissi: “guarda che nonostante la bella giornata al ritorno troveremo freddo, considerato che dobbiamo passare da Enna.
“Mi sento come un bimbo nel ventre della mamma” mi rispose, e così senza perdere tempo ci avviammo.
Il viaggio di andata va liscio che è un piacere e finalmente giunti nel complesso agrituristico attendiamo l’ora per pranzare.
Ci rimpinziamo con una infinità di antipasti, due portate di pasta, carciofi alla brace, il solito trittico di salsiccia, costoletta di maiale e castrato… rigorosamente alla brace, frutta, dolce, amaro e caffè.
Il tutto naturalmente innaffiato con buon vino rosso locale.
Non saremmo stati in grado di salire sulla moto nemmeno se ci  avessero issati sopra la sella con un paranco, così decidiamo di fare una digestiva passeggiata nei dintorni dell’agriturismo.
Il tempo passa e quando torniamo alla base il sole è già tramontato.
Prendiamo un buon caffè ed eccoci già sulla strada del ritorno.
Insieme a noi si unisce un gruppetto di motociclisti, anch’essi presenti al pranzo, dei veri e propri “smanettoni” smanettoni che peraltro non sembrano aver smaltito i fumi di vino “della casa”.
Vanno forte ed io non ho alcuna intenzione di far strada con loro.
Il mio amico è tentato di stargli dietro, ma quando si accorge di non vedermi quasi più nello specchietto, riduce la manetta e si riunisce al sottoscritto.
E’ quasi buio, e noi ci apprestiamo ad attraversare la zona interna della Sicilia.
Il freddo comincia a farsi sentire nelle ossa ed io lo desumo dall’andatura alquanto ridotta del mio compagno, che tutto accucciato dietro lo striminzito capolino, procede come un automa.
Giunti nei pressi di un’area di parcheggio mette la freccia e vi si infila dentro.
“Devi fare il bisognino?” chiedo io… “No, sto solo crepando di freddo!”.
“Porca vacca non potevi dirlo prima?” Scendo dalla moto, apro i due bauletti e metto a disposizione il mio campionario: pantalone cerato imbottito per le gambe; un caldo maglione e se non bastasse un giubbino smanicato in piume d’oca per il corpo.
Lui arraffa tutto e nel giro di un attimo è già bello e vestito.
Sembra un pò goffo, ma almeno adesso si sente meglio!
“E tu non senti freddo?”… E io “non ti preoccupare, sono ben cautelato, e nel caso sentissi freddo ho ancora qualche altra cosetta infilata nelle borse…”
Rientrati in città ci fermiamo nello stesso luogo da dove eravamo partiti.
Lui si toglie i capi prestati, e mi ringrazia per l’efficacia del mio pantalone imbottito e del giubbino.
“Senza di questi non ce l’avrei mai fatta… sarei morto di freddo… adesso capisco perché non ti separi mai da quelle borse!”
Da quel giorno non ha più detto nulla nei confronti di ciò che lui reputava “orrendi orpelli”, anzi, si rammarica di non essere riuscito a trovare qualcosa di decente da adattare alla sua moto!

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Buon Natale a tutti voi!

24 dicembre 2008 Nessun commento

Babbo Natale in Vespa

Arrivederci a dopo le feste…

La sicurezza in moto prima di tutto!

22 dicembre 2008 4 commenti

Diverse volte abbiamo affrontato il tema della sicurezza in moto e quasi sempre un coro di scetticismo è scaturito nei confronti di sistemi air bag o di cinture di sicurezza.
Noi motociclisti siamo di per se tutti scaramantici, un po’ come gli uomini di mare, e tutto ciò che potrebbe alleviare la nostra incolumità viene visto di cattivo occhio.
Dopotutto ci crediamo tutti invulnerabili.
Non è così?
Solo dopo aver assaggiato il morso dell’asfalto ci rendiamo conto di quanto questo sia duro.
Ma prima di allora molti di noi non ci hanno mai pensato, e così continuano a circolare in moto senza un capo di abbigliamento con le dovute protezioni, ed in estate addirittura in pantaloncini corti e maglietta di cotone. E dire che in estate l’asfalto, anche se più caldo, è duro come in inverno!
Si parla di novità che un giorno sicuramente diverranno obbligatorie anche su una moto ed io sono d’accordo che vengano, poiché noi non abbiamo un abitacolo che ci protegge con cinture di sicurezza ed air bag, ma solo un casco in testa ed un abbigliamento tecnico (quando c’è).

Che ben vengano quindi i giubbotti air bag, le moto con sistemi air bag, anche se quest’ultimi non saranno mai efficaci come quelli di un’auto, ma che certamente riusciranno in qualche modo a minimizzare i danni derivanti da un determinato tipo di incidente.
Cari motociclisti, cerchiamo di vedere di buon occhio qualunque sistema che potrebbe dimostrarsi valido per la salvaguardia della incolumità, e se nel caso accettarne anche la sua obbligatorietà, così come abbiamo fatto con il casco!

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Un tempo c’era la Rumi!

18 dicembre 2008 9 commenti
Rumi 125 Sport

Rumi 125 Sport

Penso che solo poche fabbriche motociclistiche italiane  possano aver lasciato un segno così indelebile nel panorama nazionale ed internazionale.
Stiamo parlando della Rumi, fabbrica bergamasca, fondata nel 1929 dalla famiglia Rumi.
Si trattava delle Fonderie ed Officine Rumi  che si estendevano su un’area di 72 mila metri quadrati con la bellezza di 1500 operai.
In quell’epoca si era ancora ben lungi dal costruire motocicli, mentre la produzione durante il periodo bellico si basava su forniture per la marina militare e materiale rotabile per le ferrovie dello stato.

Quando Donnino Rumi, terminata la seconda guerra mondiale, prese in mano le sorti della fabbrica intuì immediatamente che occorreva convertire la produzione metallurgica in qualcosa che in quell’epoca era determinante per rimettere in movimento la popolazione che si stava nuovamente affacciando al mondo, dopo la vicissitudini del conflitto mondiale: la motocicletta.
Ma Donnino Rumi, artista estroso, non si limitò a costruire delle moto viste sotto l’ottica di semplici mezzi di trasporto,  peraltro prodotte in quel periodo da una miriade di piccole fabbriche sorte o riaperte proprio dopo il conflitto mondiale, ma volle distinguersi con una produzione particolare sia per le soluzioni meccaniche adottate sia per lo studio particolare della parte estetica.
Per quanto riguardava la parte motoristica affidò il progetto a Pietro Vassena approdato a fama mondiale per il suo sommergibile C3 che giunse alla profondita di 412 metri, il quale  si mise subito al lavoro mettendo in cantiere un motore rivoluzionario per quel periodo, considerato che molte fabbriche nell’intento di motorizzare la grande massa avevano scelto soluzioni semplici sia nella meccanica che nella componentistica.
Nacque così un progetto moderno con un motore bicilindrico parallelo a due tempi con disposizione orizzontale.

La cilindrata era di 125 cc., adatta ad una motoleggera dell’epoca, che doveva consumare poco, semplice nella manutenzione ed economica nelle riparazioni.
La prima Rumi venne commercializzata nel 1950.
Il suo motore  che  sviluppava all’inizio solo 6 cavalli a 6000 giri motorizzò tutta la produzione delle bicilindriche fino al 1962, data in cui la Rumi chiuse i battenti.

Dove sono finiti gli scooter di una volta?

16 dicembre 2008 11 commenti

Voi pensate che ci possa essere qualcuno che fra una trentina d’anni si metta a restaurare uno di questi scooter fatti tutti di plastica?
Che una di queste vasche da bagno informi e prive di qualunque personalità possa un giorno essere considerata da qualcuno un mito?
Che qualcuno si possa mettere alla caccia di un determinato modello poiché lo stesso lo aveva posseduto suo padre o lui stesso tanti anni addietro?
Certo, la plastica gioca un ruolo determinante sulla longevità di un mezzo.
Le plastiche con gli anni perdono la loro elasticità e si cristallizzano.
Basta un nonnulla e si spaccano.
E finchè ci sono i ricambi allora tutto si sostituisce ma fra qualche decina d’anni cosa si può trovare nei magazzini se già sin d’ora è quasi impossibile recuperare qualche ricambio di un modello già uscito di produzione?
Il risultato: mezzi effimeri che nessuno un giorno cercherà e che cesseranno di esistere una volta mandati dagli sfasciacarrozze.

Nessun paragone potrà essere fatto con ciò che furono le nostre Vespe e Lambrette, vuoi come mezzi che rappresentarono la rinascita della motorizzazione nell’immediato dopoguerra, vuoi come mezzi che ancor oggi è possibile restaurare con una disponibilità di ricambi eccezionale, e, cosa più importante, poterne usufruire come fossero mezzi attuali.
Ho visto scocche di vespe e lambrette che sotto le mani di abili carrozzieri, saldatori e battilamiera sono tornate come nuove, pronte per accogliere i loro inseparabili motori.
Il segreto della riuscita di questi stupendi restauri sta nel desiderio del suo proprietario di far ritornare in vita qualcosa che ha fatto storia, che lo ha accompagnato per tanti anni della sua vita e che ha fatto breccia nel suo cuore.
Scusate tanto, ma credo proprio che questi effimeri scatoloni di plastica che il progresso oggi ci regala, non lasceranno dietro di se, altro che il nulla!

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