Il segreto di un buon motociclista!
Sessantadue anni compiuti a luglio.
Quarantacinque di guida ininterrotta su due ruote, una buona varietà di moto possedute, centinaia di migliaia di chilometri percorsi, mai un incidente!
Non sono uno smanettone, nemmeno un manico, non ho mai sverniciato nessuno, non ho mai girato in pista, non ho mai inanellato gare con gli amici (o meglio: i nemici) del gruppo, anzi a dire il vero ho sempre evitato (tranne una volta) di uscirci, poiché so benissimo come va a finire!
Non ho particolari imprese da raccontare ai miei nipoti, non ho mai intrapreso viaggi a Capo Nord o in Africa.
Mi sono solo limitato, tranne qualche sporadico viaggio verso il nord d’Italia a girovagare nella magnifica terra di Sicilia, dove da tantissimi anni ormai risiedo e che sento mia a tutti gli effetti, e che ancora a distanza di tanto tempo non sono riuscito ad esplorare interamente.
Sono un comune mortale motociclista che va in moto non solo nei fine settimana, ma sempre!
Non mi interessano gli scarichi in carbonio, gli ammortizzatori ultraregolabili, le gomme racing, le centraline riprogrammate, i cerchi alleggeriti, le parti in alluminio ricavate dal pieno, le forcelle rovesciate con steli da 50 millimetri, i freni a 6 o 18 pistoncini della serie oro e platino, i telai perimetrali ultrarigidi, una dotazione infinita di cavalli, le rilevazioni sui 400 metri da fermo, la velocità finale, un contachilometri tarato a 320, un contagiri che segna 20 mila.
Nulla di tutto questo!
Sono solo un buon motociclista a cui interessa maggiormente la coppia motrice, il tiro, un buon rapporto peso potenza, l’affidabilità, la reperibilità dei ricambi, la certezza di avere fra le gambe una moto onesta, che sappia condurmi lontano, ma che mi riporti sempre a casa!
Questo sano e pacifico rapporto uomo-macchina mi ha consentito di spostarmi “sapendo osservare”, al contrario di molti motociclisti che trasformano questo rapporto uomo macchina in una forma concitata di guida e di stimoli adrenalinici, che non lasciano alcuno spazio a fattori ben più importanti, quale la contemplazione, la riflessione, il piacere puro.
Quando vado in moto riesco ancora a “vedere”, a riflettere e poi anche a scrivere, quindi a trasmettere!




 
 



Il giusto approccio alle due ruote . . . il resto è frenesia !
Complimenti.
“Chi va piano va sano e va lontano” , in due parole la filosofia del nostro amico niente di nuovo , la strada è di tutti ed ognuno la vive a modo proprio.
Hai detto giusto Rocket, la strada è di tutti e proprio per questo non va vissuta come pista personale. Lo dico perchè oggi molti motocicilsti utilizzano la strada pubblica come fosse proprietà privata senza pensare che un loro errore potrebbe causare causare gravi danni anche all’incolumità altrui. Non sono un cultore del detto “chi va piano…”
poichè anche a me piace aprire la manetta, ma lo faccio solo quando la strada e particolari circostanze di traffico me lo permettono.
Ciao