I telegiornali trasmettono molto spesso scene di incidenti a dir poco raccapriccianti, dove le auto, a causa dell’elevata velocità si riducono a brandelli. Lamiere accartocciate che nulla hanno a che vedere con quanto originariamente rappresentavano.Altro che air bag, cellule di sopravvivenza, cruscotti imbottiti, volanti collassabili e cinture di sicurezza con pretensionatori.
Tutto va a puttane quando un’auto si sbriciola dinnanzi ad un urto a velocità elevata.
La causa è sempre la velocità poiché in un’auto difficilmente ci si fa male in un incidente dove i mezzi transitano a ritmi non sostenuti.
Qualche graffio, qualche contusione, molto spavento, e niente più. Però la stampa, stranamente, dinnanzi a questa moria di automobilisti non calca la mano (o non vuole poiché l’auto rappresenta il pane per tutti).
Ci si limita solo alla mera elencazione del numero delle vittime ed alle eventuali cause che sono come sempre la velocità, il sonno, l’alcool, la droga, ricorrendo per di più ad agghiaccianti statistiche di mortalità rispetto agli anni precedenti.
La stessa cosa non accade invece per gli incidenti motociclistici, peraltro causati nella maggior parte da scooteristi, dove invece la notizia viene evidenziata con toni gravi e dove molte volte viene usata la frase: “motociclista si schianta”, che generalmente definisce l’epilogo di un incidente che vede coinvolto un mezzo a due ruote.
E quando si dice “motociclista si schianta” si immagina sempre un kamikaze che a velocità pazzesca perde il controllo del mezzo e si va a spalmare su un palo o su un guard rail.
Oppure ancora: “motociclista si schianta contro un’auto”.
E lì tutti a pensare a questa moto che per motivi sempre legati ad una folle corsa ed alla leggerezza del suo conducente abbandona la sua traiettoria per andarsi a disintegrare sull’auto di un povero disgraziato che veniva in senso contrario.
Non si danno spiegazioni sulla causa dell’incidente e il più delle volte si ricorre alla solita formula: “le cause dell’incidente sono al vaglio delle forze dell’ordine, ma si presume che l’alta velocità sia alla base di tutto”.
E si, perché quando un centauro, motociclista o scooterista che sia, muore o si procura gravi lesioni in un incidente allora la causa sarà sempre e solo quella: l’alta velocità e la mancanza di prudenza.
Ed allora ecco tutti puntare il dito sui motociclisti, categoria di strafottenti, imprudenti ed incoscienti.
Ed ecco allora che sorgono come funghi predicatori saccenti che fanno andare in fibrillazione i nostri legislatori che poi finiscono per produrre leggine, divieti, obblighi, restrizioni, inasprimenti.
Ma chi non capisce un tubo di moto non può immaginare che su un mezzo a due ruote, dall’equilibrio instabile come mai, si può avere un incidente mortale andando a 50 Km/h o anche meno.
Basta che qualcuno ti tagli la strada o ti costringa ad una manovra brusca che ti porta a finire chissà dove, e sei bello che fritto.
Ma un motociclista che va a finire su un palo, un albero, un muretto o su un guard rail o che prende di petto un’auto, o che inspiegabilmente esce di strada (magari per colpa di una irregolarità del manto stradale) è sempre uno che si “schianta”, anche se tutto avviene a velocità di codice!
Ma purtroppo lui è un motociclista, strafottente, incosciente e imprudente.
C’è una spiegazione a tutto questo? Forse si!
La colpa è di quei conduttori di mezzi a due ruote, che per l’appunto non chiamo motociclisti, che con le loro scorrerie hanno oscurato l’immagine del buon motociclista, rendendolo agli occhi di chi osserva come un soggetto strafottente ed inosservante delle regole.
E come tutti sappiamo, non è difficile fare di un filo d’erba un intero fascio!
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