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Archivio per ottobre 2008

Moto Guzzi 1200 Sport V4. Bella, nuda e sportiva!

26 ottobre 2008 2 commenti
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Presentata all’Intermot di Colonia, Moto Guzzi ci delizia con l’ultima arrivata 1200 Sport 4V. Sportività ed eleganza sono le credenziali principali di questa moto. Il motore è il potente bicilindrico a 90°, capace di sviluppare oltre 105CV a 7500 giri/min ed erogare una coppia pari a 110Nm a 6500 giri/min. Si presenta curata e tecnologicamente avanzata.

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L’impianto frenante e le sospensioni Brembo Serie Oro, le pedane arretrate in alluminio, il cupolino e il guscio copri-sella con tabelle portanumero rendono a questa moto un effetto racing, garantendo uno stile accattivante e grintoso fortemente ispirato al mondo delle competizioni. La 1200 Sport 4V è disponibile a partire da questo mese nella classica livrea nera lucido o nell’originale argento titanio. In entrambe le colorazioni sono presenti delle sottili strisce tricolore per ricordare la nazionalità tutta italiana. Bella, nuda e sportiva!

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Foto di “Pippo”

23 ottobre 2008 Nessun commento
Pippo e la sua Harley Davidson Heritage Softail del 1993

Pippo e la sua Harley Davidson Heritage Softail del 1993

Motociclisti: categoria di strafottenti, imprudenti e incoscienti…?

22 ottobre 2008 3 commenti
I telegiornali trasmettono molto spesso scene di incidenti a dir poco raccapriccianti, dove le auto, a causa dell’elevata velocità si riducono a brandelli. Lamiere accartocciate che nulla hanno a che vedere con quanto originariamente rappresentavano.
Altro che air bag, cellule di sopravvivenza, cruscotti imbottiti, volanti collassabili e cinture di sicurezza con pretensionatori.
Tutto va a puttane quando un’auto si sbriciola dinnanzi ad un urto a velocità elevata.
La causa è sempre la velocità poiché in un’auto difficilmente ci si fa male in un incidente dove i mezzi transitano a ritmi non sostenuti.
Qualche graffio, qualche contusione, molto spavento, e niente più. Però la stampa, stranamente, dinnanzi a questa moria di automobilisti non calca la mano (o non vuole poiché l’auto rappresenta il pane per tutti).
Ci si limita solo alla mera elencazione del numero delle vittime ed alle eventuali cause che sono come sempre la velocità, il sonno, l’alcool, la droga, ricorrendo per di più ad agghiaccianti statistiche di mortalità rispetto agli anni precedenti.
La stessa cosa non accade invece per gli incidenti motociclistici, peraltro causati nella maggior parte da scooteristi, dove invece la notizia viene evidenziata con toni gravi e dove molte volte viene usata la frase: “motociclista si schianta”, che generalmente definisce l’epilogo di un incidente che vede coinvolto un mezzo a due ruote.
E quando si dice “motociclista si schianta” si immagina sempre un kamikaze che a velocità pazzesca perde il controllo del mezzo e si va a spalmare su un palo o su un guard rail.
Oppure ancora: “motociclista si schianta contro un’auto”.
E lì tutti a pensare a questa moto che per motivi sempre legati ad una folle corsa ed alla leggerezza del suo conducente abbandona la sua traiettoria per andarsi a disintegrare sull’auto di un povero disgraziato che veniva in senso contrario.
Non si danno spiegazioni sulla causa dell’incidente e il più delle volte si ricorre alla solita formula: “le cause dell’incidente sono al vaglio delle forze dell’ordine, ma si presume che l’alta velocità sia alla base di tutto”.
E si, perché quando un centauro, motociclista o scooterista che sia, muore o si procura gravi lesioni in un incidente allora la causa sarà sempre e solo quella: l’alta velocità e la mancanza di prudenza.
Ed allora ecco tutti puntare il dito sui motociclisti, categoria di strafottenti, imprudenti ed incoscienti.
Ed ecco allora che sorgono come funghi predicatori saccenti che fanno andare in fibrillazione i nostri legislatori che poi finiscono per produrre leggine, divieti, obblighi, restrizioni, inasprimenti.
Ma chi non capisce un tubo di moto non può immaginare che su un mezzo a due ruote, dall’equilibrio instabile come mai, si può avere un incidente mortale andando a 50 Km/h o anche meno.
Basta che qualcuno ti tagli la strada o ti costringa ad una manovra brusca che ti porta a finire chissà dove, e sei bello che fritto.
Ma un motociclista che va a finire su un palo, un albero, un muretto o su un guard rail o che prende di petto un’auto, o che inspiegabilmente esce di strada (magari per colpa di una irregolarità del manto stradale) è sempre uno che si “schianta”, anche se tutto avviene a velocità di codice!
Ma purtroppo lui è un motociclista, strafottente, incosciente e imprudente.
C’è una spiegazione a tutto questo? Forse si!
La colpa è di quei conduttori di mezzi a due ruote, che per l’appunto non chiamo motociclisti, che con le loro scorrerie hanno oscurato l’immagine del buon motociclista, rendendolo agli occhi di chi osserva come un soggetto strafottente ed inosservante delle regole.
E come tutti sappiamo, non è difficile fare di un filo d’erba un intero fascio!

Centauri…

21 ottobre 2008 7 commenti
Willy, Benni, Fuji e Alex... in moto!

Willy, Benni, Fuji e Alex... in moto!

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La mia nuova moto!

20 ottobre 2008 7 commenti

Questo post è stato scritto da mio cugino Benni, neofita in quanto a moto ma con lo spirito del “buon motociclista”. Una moto può trasmettere belle emozioni e le righe che seguiranno ne sono una prova.

Apro la porta di casa.
Saluto il cane che ricambia dandomi una leccata sulla mano.
Vado nel piazzale.
Lei è li, leggermente inclinata sul cavalletto laterale.
Sorrido.
Apro la borsa laterale, prendo il casco e lo indosso.
Chiudo il giubbino.
Salgo in sella, metto le mani sulle manopole e levo il cavalletto.
Controllo l’equilibrio, respiro un istante e pigio il pulsante di accensione.
Il rombo è musica, da mesi aspettavo di poterlo sentire e poterlo domare.
Apro il cancello elettrico e spingo la moto fuori.
Metto il piede sul pedale e mi preparo ad inserire la prima marcia.
Ok, tutto pronto, mi sento come un pilota che si appresta a sfrecciare via…
Sarò forse esagerato ma da mesi aspettavo queste emozioni ed ora che le provo, le assaporo intensamente.
Prima andavo in giro con la mia amata Vespa 150, comoda, lenta, infaticabile, fidata.
Adesso ancora non mi capacito di avere una Bmw R 850 R.
Ovvio che si tratta di cose imparagonabili, ma è strano analizzare le sensazioni diverse che può provare un neo motociclista che inizia subito con 848 cc sotto il sedere.
Ingranare la marcia e partire è un senso di potenza nei confronti del mezzo, passare alle marce superiori da la soddisfazione di sentire lo scatto ed il motore salire di giri sempre più potente.
Oggi c’era il sole e ho preso la moto per andare all’università, prima volta in circonvallazione, strada veloce.
Prima, seconda, terza, quarta, quinta, la moto fila come se fosse da sempre la mia.
Docile, ben salda, tiene la strada da meraviglia e non mi da fatica nell’essere guidata.
Non corro, sono prudente.
Guardo il contachilometri e mi accorgo che sono già a 120 km/h…cazzo!
Non sentirli è fantastico, l’unica cosa che mi da avviso della velocità è il casco che inizia a tirare verso l’alto.
Il suono del motore è tranquillo, ovviamente è ancora ad una piccola percentuale delle sue prestazioni, però già a me basta.
Mentre cammino mi piace sentirlo e mi piace sentire il rumore del cambio.
La giornata di sole fa da perfetta cornice alla mia passeggiata.
Mi sento come se fossi in una scena di film e onestamente pensando ciò mi sento anche un pò cretino!
Sorrido.
Arrivo a destinazione.
Cerco posto, freno.
Metto il cavalletto e con un unico gesto scendo e inclino il manubrio dal lato opposto come mi hanno insegnato “quelli bravi”.
Poso il casco, metto l’antifurto.
La guardo, come si guarda una bella ragazza e come una bella ragazza la desideravo ed ora che ce l’ho sono felice.
Non è l’oggetto in se.
Non è felicità di possedere qualcosa di materiale e fisico.
Adesso posso capire tutti i centauri che considerano la moto come un qualcosa di terapeutico, liberatorio, basta solo sentire la velocità ed il vento che sibilano e pare quasi suonino.
Adesso l’ho provato, seppur per poco, ma posso dire che già sono entusiasta.
Attendo il giorno dopo per poter di nuovo uscire, libero, con la sua potenza nelle mie mani ben salde sul manubrio.
Per poter continuare a prendere confidenza.
Per poter di nuovo sentirla, potente e dolce.

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Moto Targa Vincenzo Florio.

15 ottobre 2008 Nessun commento
Il Moto Club Le Aquile di Palermo il 28 di Settembre 2008 con il patrocinio dei Comuni ricadenti nel circuito motociclistico (Cerda, Caltavuturo, Polizzi Generosa, Collesano e Campofelice di Roccella) ha organizzato la Rievocazione Storica Motociclistica denominata “2° Moto Targa Vincenzo Florio”.

Alle 08,30 i motociclisti provenienti da ogni parte della Sicilia con bellissime moto d’epoca si sono dati appuntamento alle storiche tribune di Floriopoli (CERDA) per ripercorrere il tortuoso medio circuito delle Madonie di 108 Km che negli anni venti fù attraversato da temerari piloti del calibro di Oreste Malvisi su Harley Davidson (vincitore assoluto della prima gara del 1920), Ernesto Barraja su Bianchi, Mazzola, Vannoni e Pillitteri su Motosacoche, diedero vita ad appassionanti competizioni.
Sin dalle prime ore del mattino le tribune di Cerda sono state animate dalla presenza di un gran numero di semplici appassionati che hanno voluto ammirare e fotografare le splendide moto presenti al raduno e di motociclisti possessori di moto storiche e d’epoca protagoniste delle gare

motociclistiche che si disputavano negli anni passati.

(clicca sulle foto per ingrandirle)
Presenti alla partenza una splendida Ganna Racing 175 del 1929 ben conservata e resa ancora più bella dai segni del tempo, una Moto Guzzi Sport 15, una rarissima Moto Guzzi Condor 500, una Gilera Saturno 500, una splendida Morini 175 del 1956 con allestimento da corsa, una Moto Guzzi V7, una bellissima BMW con sidecar degli anni ’30.
Si facevano ammirare una splendida BMW R12 750 del 1936 alla prima uscita dopo un paziente restauro, una Norton 16 H 500 del 1937, una Sertum 500 MCN del 1940, un Benelli 500 del 1940, una Moto Guzzi Airone Sport del 1952 ed un restauratissimo Motom Delfino 163 c.c del 1954. Si potevano ammirare anche diversi esemplari di Vespa e Lambretta degli anni ’50 e ’60.
Il Moto Club Le Aquile di Palermo è un’associazione di appassionati motociclisti sia di moto moderne che di moto d’epoca che organizza e promuove il moto turismo, cura ed incentiva il recupero ed il restauro di moto d’epoca e di interesse storico.
Il Moto Club nato nel 2000 da un gruppo di amici con la comune passione per le Moto Guzzi si è costituito in associazione nel 2003 ed affiliatosi alla Federazione Motociclistica Italiana è diventato un Moto Club aperto a tutte le marche che oggi conta circa 1000 associati.
Sia nel 2006 che nel 2007 il Moto Club è stato premiato dalla Federazione Motociclistica Italiana quale Club siciliano con maggior numero di associati.
Per saperne di più, visitate il sito ufficiale www.leaquileguzzi.com.
*Questo post è una sintesi di un comunicato stampa fatto dal Presidente del Club, Giuseppe Porretta.
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Motociclisti di ieri, motociclisti di oggi!

13 ottobre 2008 5 commenti

Mi sono sempre chiesto quale sia la differenza tra il motociclista di ieri e quello di oggi, e se la maggiore bravura dell’uno o dell’altro sia da attribuire ad una superiore attitudine di guida verso questi mezzi o semplicemente alla migliore qualità costruttiva di questi ultimi stessi.
Certo che portare una Brough Superior a raggiungere le 100 miglia orarie non era un’impresa tanto facile, anche se a guidarla era lo stesso Lawrence d’Arabia, per di più su strade nemmeno asfaltate e con freni e sospensioni nemmeno lontanamente paragonabili a quelli che dotano le moto d’oggi.
Ma lasciamo stare l’esempio del grande Lawrence e andiamo a periodi che un po’ tutti conosciamo.
Tornando ad una trentina di anni addietro chi non ricorda le stupende bicilindriche Laverda 750 e poi le tricilindriche 1000 Jota, le Guzzi V7 Sport, i pomponi Ducati, le Kawasaki Mack I, II, III, le Honda CB 750, le Triumph Trident etc.
Erano delle macchine che raggiungevano con facilità velocità prossime ai 200 Km/h, ma che non avevano nulla a che vedere con le odierne ipersport e che non potevano certo competere con loro per maneggevolezza, frenatura, sospensioni e telai.
Non vi erano centraline che dialogavano con il motore, regolando la portata d’aria agli iniettori o misurando la temperatura e la pressione esterna per meglio ottimizzare la carburazione.
Non vi erano frizioni antisaltellamento, ammortizzatori ultraregolabili, ABS, o il controllo automatico della stabilità (ASC).
Erano macchine dalla risposta spigolosa, pesanti, poco agili, mal frenate ed estremamente vibranti. Richiedevano centauri con braccia e polsi forti che le dovevano domare prendendole per le corna, con un’esperienza non certo comune a tutti i motociclisti.
Chi entrava da un concessionario Laverda, tanto per fare un esempio, per acquistare una 750 SF non era certo un pivellino di patente fresca che si era innamorato della moto leggendo la prova in una rivista, così come può accadere facilmente oggi.
Chi acquistava una moto del genere era uno che aveva i calli nel sedere e di chilometri e moto ne aveva macinati abbastanza.
E allora erano migliori i motociclisti di ieri?
Penso proprio di si, com’erano migliori i piloti da gara di moto e di auto di ieri che non avevano alle spalle tre meccanici solo per regolare la leva a pedale del cambio e cinque ingegneri pronti ad esaudire tutti i sospiri del campioncino di turno ed ascoltare i suoi piagnistei se la sua moto per quella volta non avesse vinto.
Altri tempi, altra stoffa, altra tempra!

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