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Archivio per febbraio 2008

Motociclisti. Una categoria del tutto ignorata!

25 febbraio 2008 2 commenti

Il momento delle elezioni si sta avvicinando alla velocità della luce e già le nostre città ed i nostri paesi sono affollati di gigantografie rappresentanti volti di uomini politici, sorridenti e persuasivi, che inneggiano slogan a destra e a manca promettendo migliorie su tutti i settori, e che puntualmente ritornano a promettere questo ponte sullo stretto, che ad onor del vero non interessa più a nessuno!
Ritornano a pensare alle famiglie disagiate, agli aumenti per quei poveri pensionati che vivono quasi in miseria, a questa benedetta ICI sulla prima casa che scende a fondo e poi riemerge come il diavoletto di Cartesio, etc.
In poche parole, ognuno annaspa cercando un compitino da svolgere per portare acqua al proprio mulino.
Saranno contenti gli elettori per quanto promesso e quindi i poveri pensionati voteranno, i proprietari di casa voteranno, i sostenitori del Ponte sullo Stretto voteranno, e così via dicendo!
Ma per noi motociclisti, per la nostra sicurezza non propone niente nessuno?
E dire che siamo una infinità, e che solo con i nostri voti potremmo portare un partito politico alle stelle.
E invece stiamo sempre zitti, in attesa che qualcuno preso dalla compassione spenda qualche parola per risolvere i nostri più annosi problemi che come risultato vedono in ballo qualcosa di moooolto più importante dei ponti e dell’ICI… la nostra vita!
Nessuno che spenda una parola per eliminare questi maledetti guard-rail che tagliano gambe e teste qualora un malcapitato motociclista ci si vada ad incagliare dentro; nessuno che spende una parola per dire che una buca più profonda del solito può rappresentare la fine per un centauro; nessuno che dice che i tombini dal coperchio ipogeo sono una trappola per chi ci passa sopra; nessuno che dice che certi pannelli pubblicitari incastonati in tubi di metallo, rasenti alle barriere architettoniche, rappresentano un pericolo mortale anche a seguito di una banale scivolata!
E potrei continuare ancora per molto ma mi fermo qui. Infine, e in questo caso non parliamo più di sicurezza, non ho mai sentito nessuno, naturalmente fra quelli che contano, spendere una parola per dire che occorrerebbe un po rivedere tutta la questione degli autovelox che a quanto sembra non sempre rappresentano un sistema di prevenzione per gli utenti della strada.
Questo è il momento, cari amici motociclisti, di fare sentire la nostra voce, di fare le nostre sacrosante richieste, chiedendo che si faccia quello che va fatto, e non tanto per la nostra tasca, peraltro abbastanza salassata, ma per la salvaguardia della nostra vita!

Moto d’epoca!

22 febbraio 2008 Nessun commento

Dedicarsi al restauro di una moto d’epoca è una cosa veramente entusiasmante.
Prima di lanciarsi in questa avventura occorre però fare un po di considerazioni, poiché altrimenti ci si potrebbe trovare in futuro a dover fare marcia indietro.
Acquistare un rottame di moto per poi rimetterlo in sesto è una vera e propria impresa oltre che un’ incognita!
Vuoi che ci si lavori personalmente, avendo le dovute attrezzature, il dovuto spazio, la dovuta pazienza e la dovuta disponibilità finanziaria, vuoi che si affidi ad un artigiano del mestiere.
Occorre poi tenere conto di una cosa importantissima: l’acquisto di una moto da restaurare dev’essere sempre collegato ad un particolare legame o ricordo nei confronti di quel determinato mezzo o marchio.
Il modello di moto che fu del padre, la moto tanto agognata quando non si aveva nemmeno una lira addosso per comprarla, la moto che si ricorda quando da ragazzi si sbavava al solo vederla, la moto che si possedette tanti anni addietro ma che poi fu stupidamente venduta per un tozzo di pane.
Restaurare o acquistare una moto già restaurata senza un passato particolare, che non stimoli in voi nessun sentimento e che non faccia vibrare le corde delle rimembranze è una moto che prima o poi finirà per andarsene, venduta al migliore offerente!
Una moto d’epoca con cui avrete un riscontro affettivo vi permetterà di operare su di essa con una pazienza centuplicata, consentendovi di superare scogli che altrimenti vi sembrerebbero insormontabili e che prima o poi vi condurrebbero a gettare la spugna!

Foto di “Pippo”

19 febbraio 2008 Nessun commento

Pippo e la sua Honda ST 1100 Pan European

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Harley Davidson. Moto di ferro!

17 febbraio 2008 3 commenti
Ogni costruttore che si rispetti fa la sua scelta prima di iniziare a progettare una moto.
Ma nel caso dell’ Harley non si tratta di una scelta nei riguardi di un determinato modello, qui si tratta di una filosofia costruttiva che è nata oltre 100 anni fa e che non si è mai fatta influenzare nel tempo.
Le Harley sono fatte di ferro, e non certo perché gli americani non sanno usare la plastica ma più semplicemente perché il metallo è immensamente più duraturo ed affidabile della plastica, e si può riparare facilmente dai suoi ammacconi o dalla ruggine.
Una moto fatta di ferro ce la potremo ritrovare dopo cinquant’anni ed anche molto più.
Vedi l’esempio della Vespa che ancor oggi vede circolare tranquillamente i suoi modelli risalenti agli anni ’50.
Certo che di un qualunque scooter d’oggi fra una decina d’anni o forse molto ma molto meno non se ne avrà più sentore, gettato come ferro vecchio in un rottamatore, il quale si dovrà pure prendere la briga di separare la plastica dal metallo.
La sua carrozzeria prenderà la forma di tappetini d’auto mentre telaio e motore serviranno per fare nuove caffettiere d’alluminio e cancelli di ferro.
I costruttori di moto sono sempre alla ricerca della leggerezza, appioppando plastica,fibra di vetro e di carbonio un po’ dovunque.
Motivi di economia?
Non di certo poiché un coperchietto in fibra di carbonio può costare 10 volte più di uno medesimo fatto in metallo.
Le cause di questo fenomeno della plastica si devono ricercare su altre strade: il consumismo e la leggerezza.
Oggi nessun meccanico che non sia un restauratore ti va a riparare un parafango di metallo ammaccato.
Molto più semplice quindi costruirlo di plastica.
Per quanto riguarda la leggerezza effettivamente le parti in plastica pesano molto meno di quelle in metallo.
Tutto questo perché dalle moto di oggi, sempre più performanti, occorre cavare ogni minimo grammo per migliorare il rapporto peso potenza.
Oltre 100 cavalli devono essere alla portata di tutte le medie cilindrate e non ci si può permettere il lusso di andarle ad appesantire con qualche chilo di ferro in più per perdere poi qualche cavallo alla ruota.
Tanto all’acquirente finale del prodotto che cosa gliene importa se quella moto fatta di plastica, fra una decina d’anni avrà bisogno di ricambi che sono ormai diventati introvabili?
Lui se la terrà solo uno o due anni e poi se la vedrà quello che verrà dopo.
Chi se ne frega se anche quella moto fra una ventina d’anni finirà dal rottamatore e scomparirà completamente dalla faccia della terra per essere trasformata in un altro prodotto, magari in un cestello per lavatrice?
La filosofia adottata dal’Harley è stupenda.
Moto meccanicamente essenziali, robuste, belle ed affidabili, costruite per il piacere di guida e non certo per produrre adrenalina a fiumi.
Niente svendite di fine stagione, niente flop, niente sconti particolari.
Se dovessi coniare uno slogan adatto per queste moto direi: “Un’Harley è per tutta la vita”.
Un’Harley può durare effettivamente tutta una vita e sicuramente non ne vedremo mai una abbandonata e semidistrutta su un marciapiede in attesa che qualche cercatore di metalli la vada a cannibalizzare, né tanto meno la incontreremo da un rottamatore in attesa di essere infilata sotto la pressa.
Magari ne potessi trovare una io!
La storia dell’Harley poi è a dir poco affascinante… ma di questo parlerò in un altro articolo.
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Brough Superior e Lawrence d’Arabia.

10 febbraio 2008 3 commenti

E dire che la moto aveva poco più di 60 cavalli, una cilindrata enorme per l’epoca, e pesava oltre i due quntali.
La casa madre indicava una velocità massima certificata di 100 miglia, ovvero 160 chilometri l’ora.
Certo che fare 100 miglia con le strade di una volta doveva essere veramente un’impresa ardua.
Ma c’era chi riusciva a spremere dal suo motore fino all’ultimo cavallo.
Questo signore nato a Tremadoc (Galles) nel 1888, si chiamava Thomas Edward Lawrence.
Non starò qui a raccontare le vicissitudini della sua vita, poiché oltre a non esserne in grado, finirei anche per esaurire tutta la memoria del mio portatile, ma dico solo che ebbe una parte di notevole rilievo nella lotta di liberazione degli arabi dalla dominazione turca, dove lui operò come militare, politico ed infiltrato. Un uomo che modificò le sorti dell’Arabia e di cui poteva anche divenirne Re.
Un uomo che parlava a tu per tu con Wiston Churcill, preferisce uscire dal mondo militare, delle conquiste e della politica per andarsi ad arruolare come meccanico aeronavale, in un piccolo aeroporto militare. In questa fase della sua vita nacque lo smoderato desiderio della moto, vista come mezzo liberatorio che gli avrebbe consentito di scaricare tutte le tensioni pensieri e rimorsi che frullano nella mente di quegli uomini che hanno avuto una vita travagliata dalle responsabilità e dal potere.
Ma per lui occorreva una moto fuori dai comuni standard rispetto a ciò che offrivano le fabbriche dell’epoca.
Nella sua mente si profilava una moto potente, veloce, affidabilissima e confortevole.
E la trovò divenendo anche grande amico del suo produttore, George Brugh, figlio di quel minatore che un giorno gettò pala e piccone per rintanarsi nel suo garage e costruire la sua prima moto.
George, ancora adolescente si mise a lavorare con il padre, ma quando ormai grandicello capì che le sue idee innovatrici cozzavano nettamente con quelle del genitore, se ne andò a lavorare da solo e li, nacque quella che fu, a mio parere, una delle più grandi moto della storia, la Brough Superior, detta anche la Rolls Royce delle moto.
Ebbene il nostro Lawrence se ne innamorò presto al punto da ordinarne 7 nell’arco di 12 anni e con cui percorse totalmente oltre 500 mila chilometri.
Le sue uscite, il più delle volte, non avevano un itinerari preciso!
Bastava aprire la manetta del gas e dare a quel magnifico propulsore della sua Brough tutta la forza per andare come il vento, sfidando sterrati e buche delle strade di una volta.
Purtroppo un brutto giorno cavalcando la sua ultima Brohg Superior denominata Gorge VII, superato un dosso si trovò dinnanzi una bicicletta montata da due ciclisti.
Nel tentativo di scansarli Lawrence perse il controllo della moto e finì disarcionato battendo violentemente il capo.
Ricoverato presso l’ospedale di Bovington Camp ed assistito dal medico personale di Gorge V, Re d’Inghilterra, non riuscì purtroppo a sopravvivere.
Nella chiesa di Saint Martin a Wareham, vi è un sarcofago che rappresenta Lawrence sul letto di morte vestito da beduino.
Le sue iniziali sono incise sul marmo, con accanto scritto: “che dovrebbe riposare tra i Re!”

Foto di “Franco”

5 febbraio 2008 Nessun commento

Franco e la sua Yamaha XJ 550

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Foto di “Piero”

1 febbraio 2008 Nessun commento

Piero e la sua Honda CBR 1000

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