Sospensione posteriore progressiva.
Quando negli anni ’80 ebbi modo di provare a lungo la Kawasaki GPZ 550, rimasi estremamente colpito per la particolare sospensione posteriore: un solo ammortizzatore posto centralmente fra ruota posteriore e motore.
Ma la vera novità stava nel fatto che l’occhiello inferiore dell’ammortizzatore non si infulcrava direttamente sul forcellone, ma si collegava a questo tramite l’interposizione di bellette.
Rispetto ai tradizionali sistemi “stereo” che fino a quel momento equipaggiavano la stragrande maggioranza delle moto, detto sistema aveva la peculiarità di rendere più progressiva la risposta della sospensione.
Denominata “Unitrak”, risultava particolarmente confortevole nell’uso cittadino, trasformandosi in sospensione “tosta” nell’uso veloce, assicurando quindi una eccellente adattabilità sia nell’uso turistico che in quello sportivo.
La sua peculiarità era inoltre quella di riuscire a copiare con estrema fedeltà tutte le asperità ed imperfezioni dell’asfalto.
Nulla a che vedere con quanto eravamo abituati ad usare fin a quel momento.
Pensai che il tempo degli ammortizzatori con attacchi diretti fosse ormai agli sgoccioli e che una nuova era si era affacciata nel campo delle sospensioni.
Ma non fu così! Ancora oggi si continua abbastanza frequentemente ad adottare la soluzione dei due ammortizzatori e quand’anche si optasse per un mono si continua a preferire il montaggio con attacco diretto fra telaio e forcellone.
Considerato che la sospensione progressiva con l’ausilio di leveraggi risulta essere indiscutibilmente più efficace e confortevole, mi chiedo come mai si opti ancora per il montaggio diretto dell’ammortizzatore fra telaio e forcellone.
Maggiore affidabilità? Riduzione della manutenzione? Semplicità di montaggio?
Sicuramente sarà anche una scelta legata alla riduzione dei costi, ma mi chiedo se non valga la pena far pagare qualcosa in più per dare all’utente una sospensione più confortevole e polivalente.




 
 



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