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Il motociclista misterioso

Transitava ogni sera davanti alla mia abitazione, con la stessa puntualità di un trenino locale.
Il suo ritmo di marcia era sempre lo stesso, come le stesse erano le sue traiettorie, le frenate, i cambi di marcia.
Siamo negli anni ’60, quando le strade di periferia, completamente sgombre dal traffico, consentivano di marciare con il ritmo preferito senza problemi di sorta. Io, ancora ragazzo, lo attendevo ogni sera sotto casa, stando seduto sul muretto all’angolo del crocevia.
La sua moto, una stupenda Gilera 300 (una maxi moto per l’epoca) la riconoscevo perfettamente già da lontano.
Le marmitte Silentium scandivano in maniera celestiale gli scoppi emessi dal suo bicilindrico parallelo.
Una vera musica!
Prima di giungere al crocevia il nostro centauro scalava in rapida successione due marce e come su un binario infilava con precisione micrometrica la svolta a destra.
Ancor prima di raddrizzare la moto apriva la manetta del gas e con una entusiasmante progressione snocciolava nuovamente terza e quarta.
Io lo avevo denominato il motociclista misterioso poiché il suo perfetto abbigliamento (giubbotto di pelle, guanti alla moschettiera, casco e occhialoni), donava al nostro soggetto un alone di mistero.
Ebbene, il motociclista misterioso divenne il mio idolo, l’esempio di come avrei guidato una moto quando sarei diventato grande.
Quando finalmente ebbi la possibilità di mettermi a cavalcioni di una Vespa 50 mi ritrovai, nel mio piccolo, ad emulare lo stile di guida del mio idolo.
Mentre tutti i miei compagni con altrettanti ciclomotori trascorrevano intere giornate cimentandosi in stupide evoluzioni ed in puerili virtuosismi delle due ruote, io mi dedicavo da solo nell’esplorazione dei dintorni, effettuando delle escursioni fuori porta.
Pur guidando un mezzo utilitario e dalle prestazioni modestissime mi comportavo come se avessi avuto fra le mani una vera moto.
Ho continuato così fino al giorno in cui io stesso potei acquistare (usato) un Gilera 300 B Extra, e non vi dico che soddisfazione.
Dopo quella moto ne seguirono tante altre: italiane, giapponesi, tedesche, e su queste ho percorso centinaia di migliaia di chilometri, senza mai un incidente, senza mai una banale scivolata.
Fortuna? Bravura? Eccessiva prudenza? Santi protettori? Sinceramente non lo so!
Fatto sta che ormai vado su due ruote da oltre quarant’anni e fino ad ora me la sono sempre cavata rimanendo saldamente in sella.
Una cosa comunque mi ha aiutato, e personalmente ne sono convinto: il motociclista misterioso!
Il sogno di potere un giorno guidare come lui ha forse contribuito alla mia “formazione motociclistica”.
Naturalmente tutta questa storia ha una morale che voi avrete naturalmente percepito.
Per questo vi dico, cari amici motociclisti in erba, di essere più umili, e di seguire sempre i consigli e gli esempi di coloro che usano la moto con coscienza e correttezza. Evitate di farvi condurre fuori strada da chi utilizza questo mezzo con eccessiva superficialità.

  1. Marco
    2 novembre 2007 a 22:02 | #1

    non potevi finire in modo migliore!
    Lampazzi motorizzati!
    Mark

  2. marcocugno
    3 gennaio 2008 a 21:02 | #2

    anche io avevo una gilera 300b, del 1954, di quelle colle teste piccoline e gli scarichi che uscivano come in fianco. La trovai in un cortile, tuta coperta di cacatine di picione, la prima cosa la lavai col aqua calda e il detersivo dela lavatrice, poi spurgai il serbatojo e il carburatore a vascheta laterale un delorto ub22bs2, ci misi la benzina dela tanica, colegai una bateria, una di quele in bakelite a 6 V un due cichetate, un tre pedalate piano e poi due più forte e la terza claclaclacblazblaz è andata in moto, i scarichi erano marzi e uscivano fumoruginenero e piume di picione e tuto il cortile suonava come le trombe di gerico e una vecia che biastemava bon meglio spegnere, e poi la spinsi per un tre kilometri perchè asicurazione non c’era e vigili sì, ma ala fine una salita dela madona, mi si perdòni, per arrivare alla stalla dove c’era l’”oficina”, alora la metto in moto in discesa libera e blablablam prima clac seconda clac terza, era una sera di estate col odore dei alberi, del’erba, dele pietre che perdono il caldo, dela super no ben combusta, sù nel aria fresca, la maglieta che si siuga subito, i ochi pieni di lagrime di aria e di contenteza per quel vechio mostro che mi porta in alto come una forte mano amica sotto il culo, il rigato che trema tutuno coi mai stanchi teleidraulici sul pavè, il vechio portone rugine per fortuna è aperto alora dentro un mezo salto virata, si alza polvere dela strada di tera subito motore al minimo che sbuffa che trema che suda un buon odore di olio un po’caldo i veci che guarda e piero che aspeta ridendo contento. Dopo, un anno di lavori sule moto dei altri pei soldi e sula mia di note per farla nova, vite per vite spessore per spessore, no done ma solo moto e moto, ma era altri tempi e altra forza.. e ogi più niente moto ma solo artrosi maledetta e moto di plastica e letronica per tutto, e fortuna che ancora mi ricordo di quando le cose si facevano e si capivano, e la moto era per chi sa usare testa, cannello e lima. Perdonate l’italiano, ma ho scritto con quello che uso per pensare, e scrivere certe cose in modo forbito è come mangiare le costine con forcheta e coltello… saluti cari a chi ha avuto una moto de sudor e chi non l’ha avuta che legga e che dopo pensi di essere forse un poco meno motociclista, e, per diventarlo, provi a non uarla se non dopo averci fatto ogni volta un po’ di lavoro…magari lucidare i ragi a mano colla straza e il crc.

  3. Melus
    4 gennaio 2008 a 11:28 | #3

    Bellissimo il tuo commento. Sai trasmettere benissimo le tue sensazioni, anche se il tuo italiano è infarcito da declinazioni che fanno percepire la tua nazionalità. Vivi in Italia o scrivi dal tuo paese? Facci sapere qualcosa di più. E’ bello comunque poter stare a sferragliare sulla propria moto, cosa che abbiamo compltamente dimenticato oggi per via dell’elettronica. Anch’io lavoravo personalmente sul mio Gilera 300 B Extra e non puoi immaginare la grande soddisfazione che provavo quando lo mettevo a punto perfettamente. I cavalli non erano molti ma la moto andava che era un piacere. La vendetti per 300 mila lire ad un medico della mia città. Feci una grande fesseria ed oggi mi rimane solo una sua foto con me a cavalcioni, all’età di 21 anni. Adesso che ne ho 40 in più sul groppone la ricordo con estrema nostalgia e se ne riuscissi a trovare una ben messa forse mi ci butterei a capofitto.
    Ciao Marcocugno e grazie nuovamente per il tuo bel commento.

    Melus

  4. marcocugno
    4 gennaio 2008 a 21:16 | #4

    ciau melus
    e ciao a tutti quelli che sono riusiti a capire il mio ricordo, sia per come scritto, sia….beh, per il cosa…a me è rimasto solo un disegno che avevo fatto quando la “b” era stata la mia seconda moto, tanti anni fa…ma non tantissimi. Non avevo la machina fotografica in allora…Non avevo tante cose che adeso ho, però tante sono anche le cose che potrei pur avere ma non voglio avere per restare un po’ come si era, come ERO, ed in buona parte sono rimasto. L’ odore delle sigarete rollate con le mani unte di olio, il senso della schiena stanca ma che non fa male, delle mani dure da non poter prendere la mazzetta e la volontà che te la fa prendere e menar giù botte sul maxegno, che è la pietra dura, forte che si facevano le case e DOPO anche le tracce pei tubi co’ uno voleva metter l’aqua in casa…cazate diranno tanti, frasi fatte…ma no, vita dei uomini, anche di queli che non hanno nazione o ne hanno una scomoda e nessuna terra.
    Scusate, scusa Melus, cose mie. Scrivo da un quadrato di tera che è mio perchè mio padre ed io lo abbiamo bagnato col nostro sudore, ma non propio in terra mia, vicino, in quel’Italia che mi ha dato pace ed anche nazionalità, e che, con tutte le critiche ed il dispiacere che mi danno, servo da tanti anni con le armi andando dove mi manda. Una volta in Albania un vechio che mi conosceva mi volle regalare una Gilera 500 VL
    del 1938 ma non l’ho presa perchè era meglio che se la vendesse, per il mangiare. Se mi dovese capitare una 300b ti farò sapere, ma è pieno di cajenne che fanno mercatura senza sentimento, ed è duro trovare la moto giusta dalla persona giusta. Le marmitte Silentium non vano bene… ci vogliono le sue vecie marmitte in aluminio omol. 460/S vedi cosa uno non si ricorda, e che guerra per trovarle!!! Auguri e saluti tanti a te e tuti i motociclisti!!!

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